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La Rubrica di Renata

di Renata Balducci, Presidente di Associazione Vegani Italiani Onlus

edizione Giugno 2017 di VS

Coltiviamo il nostro cibo

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L’estate è arrivata e con essa la grande quantità di frutta e verdura fresche e saporite che in questi mesi vedremo invadere le nostre case.
Pomodori, zucchine, melanzane di tutte le varietà, meloni, pesche, angurie e chi più ne ha, più ne metta. Questa è sicuramente la stagione durante la quale preferiamo consumare tutti questi alimenti soprattutto a crudo, molti sono però gli scarti che inevitabilmente il cibo porta con sé.
La buona notizia è che, in un mondo in cui la raccolta differenziata e il riciclo fanno sempre di più parte delle nostre abitudini, è possibile riutilizzare tutto ciò che non ci serve più di frutta e verdura. La passione per il giardinaggio è qualcosa che noi italiani portiamo dentro, grazie al clima favorevole che ci ritroviamo ad avere nel nostro paese, e gli orti sul balcone non sono più realtà così isolate. Il piacere di piantare un seme, far crescere una piantina e raccoglierne i frutti maturi è ineguagliabile. La grande soddisfazione di preparare piatti a tutti gli effetti a chilometro zero, sani e ricchi di sapore è una bella sensazione.
Non è importante possedere un grande terreno per coltivare le nostre piante, se dedicheremo loro un po’ di tempo e amore cresceranno anche in balcone. Lasciando loro l’accesso al sole, il riparo dal vento, innaffiandole e aggiungendo il concime alla terra nella quale cresceranno, le aiuteremo a rinforzarsi.
Il compost, ovvero il miglior nutriente per le nostre piante, lo possiamo ottenere nel giro di poco più di un paio di mesi, grazie agli scarti organici della cucina, come bucce e scarti di frutta e verdura, fondi di caffè e tè, pane raffermo, oppure fiori appassiti, erba, foglie, ramaglie, cenere ecc. Se avete tempo e passione, costruire una compostiera fai-da-te per il vostro balcone non sarà difficile, vi costerà pochissimo e vi permetterà di riutilizzare dei materiali di cui probabilmente siete già in possesso a casa.
Internet in questi casi è di grandissimo aiuto e di tutorial sul come costruire la vostra compostiera da balcone, ne esistono a decine. Tre piccoli accorgimenti: è assolutamente sconsigliato buttare alimenti di origine animale all’interno del compost, nota forse superflua per una rubrica dedicata al mondo vegan, ma è meglio ricordarlo a chi non è vegan o vive con un’altra persona onnivora; ricordarsi di posizionare la compostiera al riparo dal sole cocente e dal gelo; ricordarsi di dosare bene le parti secche e quelle umide, cercando di alternarle. Riutilizzare ciò che altrimenti finirebbe nella spazzatura è l’ideale per chi non sopporta lo spreco.

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edizione Maggio 2017 di VS

Cucinare bene per nutrirsi al meglio

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Mantenere le proprietà delle verdura quando si cucina è qualcosa che pensiamo avvenga sempre. Non è così, purtroppo. I vegetali, infatti, se sottoposti a temperature troppo elevate tendono a perdere i micronutrienti così importanti per la nostra salute.
Problemi di questo tipo non ne ha chi ha scelto un’alimentazione crudista, basata su una cottura che rimane al di sotto dei 42 gradi, ovvero la temperatura limite per permetterci di non disperdere negli alimenti vitamine, sali minerali, fitontrienti ed enzimi, tutte sostanze che nutrono le nostre cellule.
Per chi non ha ancora fatto questo passo, però, nulla è perduto.  Esistono diversi tipi di cotture che evitano di distruggere tutto questo bendidio, o comunque limitarne la perdita. La cottura al vapore è quella più conosciuta.
Utilizzata soprattutto nella cucina orientale, si è ampiamente diffusa anche in occidente grazie alle proprietà dietetiche e nutrizionali.
Le verdure cotte con questo metodo non disperdono i loro nutrienti nell’acqua di cottura, al contrario di quanto avviene con la bollitura, mantenendo il loro colore acceso e l’aroma. La cottura avviene sopra apposite griglie sulle quali si dispongono le verdure, poste all’interno di pentole, anche a pressione, dove il livello dell’acqua non raggiunge mai i vegetali (vanno bene anche le pentole con lo scolapasta in acciaio incorporato).
Scegliendo di cucinare al vapore ridurremo anche il tempo di cottura, risparmiando sul consumo del gas. Le verdure cotte in questo modo, infatti, solitamente non richiedono più di 15 minuti per esser pronte a essere mangiate, se tagliate finemente ancora meno.
Generalmente non si utilizzano grassi aggiunti, questo fa sì che le preparazioni rimangano più leggere. Quando i cibi vengono conditi, questo avviene a crudo, quindi i grassi presenti, non essendo cotti né tantomeno bruciati, nella giusta quantità, sono alleati della nostra salute. Esiste, però, un altro modo per cuocere le nostre pietanze a basse temperature e mantenerne le proprietà. Non ancora così diffusa, la cucina sottovuoto permette ai micronutrienti di non disperdersi proprio.
Questo tipo di cottura avviene aggiungendo le verdure, a crudo o con eventuali condimenti, all’interno di apposite buste per alimenti svuotate dell’aria attraverso una macchina per il sottovuoto estremo. Un metodo che permette di preparare piatti saporiti a basse temperature (50-100°), evitando l’ossidazione e la dispersione di micronutrienti.
Questa tecnica culinaria consente di prolungare fino a tre volte la durata di conservazione degli alimenti, poiché la mancanza di ossigeno rallenta la proliferazione batterica e l’ossidazione dei cibi.

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edizione Marzo 2017 di VS

Scelte alimentari per bambini sani

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La scelta di un’alimentazione vegan per i bambini è sicuramente uno degli argomenti su cui più cade l’attenzione e per il quale si cercano risposte quando ci si affaccia a questo stile di vita.
Grande l’eco mediatica per i casi di bambini malnutriti e finiti all’ospedale responsabilizzando una “fantomatica” alimentazione vegan dei piccoli. Dopo accertati riscontri presso le strutture di ricovero stesse, infatti, la verità è venuta a galla: i bimbi non erano vegan e le cause del ricovero erano ben altre!
Tralasciando inutili polemiche in merito e la grande disinformazione che gira intorno all’argomento, è sempre importante ricordare che chi decide di cambiare le proprie abitudini alimentari, senza essere in possesso di basi scientifiche è bene si faccia accompagnare dal controllo dei professionisti dell’alimentazione.
Molti sono i medici e i nutrizionisti aggiornati ed informati ai quali è possibile rivolgersi per consigli e supporti per una dieta Vegan correttamente bilanciata.
Un’alimentazione interamente a base vegetale ed uno stile di vita sano e attivo non sono solo fattibili, ma addirittura auspicabili in qualunque periodo della nostra vita, dallo svezzamento in poi.
Lo ha ricordato tra gli altri, la dott.ssa Michela De Petris durante la sesta puntata del VeganFest LIVE 2016 dedicata alla gravidanza e allo svezzamento, citando una delle più importanti società scientifiche del mondo come l’Accademy Of Nutrition and Dietetic.
Il problema della malnutrizione deriva infatti dalle abitudini occidentali alle quali ci siamo abituati, tralasciando la famosa dieta del dott. Ancel Keys, filosofo e biologo nutrizionista, “Padre della Dieta Mediterranea” che prevedeva un consumo minimo di prodotti di origine animale durante l’anno (tra cui carne e pesce – se e solo la domenica e per le feste), a favore di un eccesso di proteine animali e cibi spazzatura.
Oggi assistiamo ad un aumento del numero di bambini e giovani addirttura obesi e proprio l’Italia detiene il record europeo di bambini sovrappeso. I bambini che seguono una sana dieta vegana sono in importante aumento e sono meno soggetti, rispetto ai loro coetanei onnivori, alle patologie legate a un’errata alimentazione, come le malattie cardio-circolatorie o il diabete. Per evitare al bambino di incorrere in situazioni di salute così pesanti, univocamente i pediatri ed i nutrizionisti ben preparati ed aggiornati, affermano quanto sia fondamentale occuparsi del futuro stato di salute di un bimbo controllando l’alimentazione equilibrata della madre sin dalla gravidanza, fino all’allattamento e da lì per i primi anni di vita dei bambini in avanti.

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edizione Febbraio 2017 di VS

Vita di coppia… vegan

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Vivere insieme a un’altra persona porta con sé una serie di compromessi da condividere e rispettare al fine di poter rendere una convivenza la migliore possibile.
Decidendo di passare la propria vita con un altro essere umano che, sappiamo, condividerà i nostri spazi e le nostre abitudini, si può andare incontro a situazioni a prima vista insormontabili.
Sono molte le persone che, dopo aver scelto, ad esempio, di diventare vegane, si chiedono come sia possibile continuare a vivere con una persona che non ha nessuna intenzione di cambiare le sue abitudini, soprattutto dal punto di vista dell’alimentazione.
Può sembrare impossibile, ma, alla fine, comprendendo le ragioni di entrambe le parti, far apprezzare al proprio partner una cucina diversa da quella a cui è abituato può convincerlo e fargli capire che non c’è bisogno di portare in tavola la sofferenza di nessuno per vivere felici. Le alternative ormai sono realtà.
Esistono ormai molte coppie conosciutesi proprio grazie al grande interesse e alla curiosità che questo mondo in continua crescita porta con sé.
Gli eventi vegan ai quali partecipare sono sempre più numerosi e la possibilità di incontrare persone, anche online, con le stesse passioni è diventata maggiore.
Le difficoltà possono affacciarsi nella nostra vita di coppia quando uno dei due decide di diventare vegano e abbandonare qualsiasi prodotto o comportamento che implichi la sofferenza di altre creature. In questo caso se una relazione è forte, stabile e affonda le sue radici nell’amore e nel rispetto non sarà complicatissimo condividere anche questo aspetto della nostra vita.
Molto sta nel modo in cui si esprimono le proprie conoscenze e le proprie idee, perché, se si sa di poter vivere in pace amando le altre creature, è fondamentale che si rispetti anche le altre persone che fanno parte della nostra vita.
Un atteggiamento saccente e scontroso, probabilmente, porterà il vostro partner a chiudersi nei confronti dell’argomento e a rifiutare di provare anche solo ad assaggiare ciò che gli proporrete.
Come in ogni altro aspetto della vita, bisogna capire e far capire quanto sia importante, argomentando, ciò per cui avete deciso di cambiare stile di vita. Per cambiare si deve capire e il dialogo può essere molto costruttivo.
Chi prende di mira i vegani per il loro essere arroganti, lo fa per attirare l’attenzione, proprio perché esiste, come per tutte le categorie di persone, una grande maggioranza che, sottovoce e senza urlare contro a nessuno, diffonde le ragioni di questa scelta etica, anche solo con l’esempio concreto, riuscendo a dimostrare come sia possibile vivere una vita sana senza portare sofferenza a nessuno.

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edizione Dicembre+Gennaio 2016 di VS

Vivere sostenibilmente porta alla consapevolezza del fatto che è impossibile pensare di andare avanti consumando le risorse del pianeta, rischiando l’esaurimento delle stesse, anche con la scelta dell’alimentazione. Dicembre è per antonomasia il mese delle festività: in gran parte del mondo occidentale si celebra il Natale, festa di Amore e Pace.
È anche, però, un periodo in cui si registra l’aumento della domanda e del consumo di alimenti di origine animale, con tutto quello che ciò comporta in termini di sfruttamento animale e ambientale.
Oggi, le cose stanno cambiando e sempre più persone scelgono di vivere con la consapevolezza che anche una piccola azione, come la scelta della spesa, può fare la differenza per qualcun’altro, umano o animale che sia.
Per queste festività, quindi, vi propongo una ricetta sfiziosa e facile da preparare, senza il bisogno di portare in tavola il dolore di nessuno.

Ravioli ROSSI… al cavolo NERO (2 persone)

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Impasto
100 gr di farina 0
1/2 rapa rossa già lessata
Sale

Ripieno
Cavolo nero
Lievito in scaglie
Brodo vegetale
Olio E.V.O.
Cipolla
Fior di sale q.b.
Peperoncino
Aglio
Condimento
Pinoli
Semi di papavero
Margarina vegan
Salvia

Preparazione
Frullare la rapa rossa e ricavare il liquido colorato passando al setaccio il composto ottenuto.
Unire al liquido la farina e il sale, per ottenere un impasto ben modellabile. Evitare che appiccichi e mettere da parte.
Mondare il cavolo nero, sfilando le foglie,lavare accuratamente e tagliarlo a striscioline.
Lessarlo in abbondante brodo vegetale, in cui faremo anche riprendere morbidezza ai pinoli.

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Scolare il cavolo nero e saltarlo per insaporirlo,in un tegame di coccio con cipolla affettata, olio, aglio peperoncino, e fior di sale per aggiustare.
Non appena sarà pronto togliere l’aglio ed aggiungere un paio di cucchiai di lievito in scaglie e mescolare bene e lasciare che si raffreddi un po’. Appena raffreddato, tritare il tutto grossolanamente.
Lasciare i pinoli nell’acqua per il condimento finale.

Stendere la sfoglia di pasta.
Distribuire il ripieno sulla pasta stesa in modo equidistante e ricoprire con altro nastro di pasta.
Ricavare ora i ravioli, schiacciando intorno al ripieno e tagliando con l’apposita rotella taglia ravioli della forma preferita.
Scolare i pinoli lasciati nell’acqua di cottura del cavolo nero
Sciogliere la margarina vegan insieme alla salvia.
Impiattare condendo con i pinoli, la margarina, la salvia e dei semini di papavero.

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edizione Novembre 2016 di VS

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Inauguro questa mia nuova rubrica con un argomento che potrebbe sembrare non inerente al mondo vegan. Al contrario, esso riguarda tutti noi consumatori europei.
A giugno dello scorso anno l’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) ha emanato un parere scientifico dopo aver condotto un’accurata valutazione dei rischi per la salute pubblica connessi all’acrilammide presente negli alimenti arrivando alla conclusione che tale sostanza potenzialmente aumenta il rischio di sviluppare il cancro nei consumatori di tutte le fasce d’età.
L’acrilammide è una sostanza chimica che si forma naturalmente nei prodotti alimentari amidacei durante la normale cottura ad alte temperature (frittura, cottura al forno e alla griglia e anche lavorazioni industriali a più di 120° con scarsa umidità). Si forma per lo più a partire da zuccheri e aminoacidi (principalmente un aminoacido chiamato asparagina) che sono naturalmente presenti in molti cibi. Il processo chimico che causa ciò è noto come “reazione di Maillard” e conferisce al cibo quel tipico aspetto di “abbrustolito” che lo rende più gustoso.
A fine Novembre i vari paesi Membri dell’Unione Europea, fra cui l’Italia, voteranno  per la proposta legislativa sui livelli di acrilammide consentiti nei cibi, a tal proposito SAFE (Safe Food Advocacy Europe), associazione europea con sede a Bruxelles che intende tutelare e rappresentare i consumatori dell’UE, accoglie la proposta da parte di DG SANTE per ridurre i livelli di acrilammide presenti nei cibi ma, lancia una campagna per informare i consumatori della pessima proposta legislativa della Commissione Europea che è possibile ancora modificare firmando la petizione online.
La proposta di DG SANTE, infatti, non ridurrà il livello di acrilammide specificatamente per i diversi cibi in commercio, né permetterà ai singoli stati membri dell’Unione Europea di abbassarne ulteriormente i livelli, ma porrà dei Valori Indicativi, non obbligatori, eccessivamente alti e dannosi rispetto all’effettiva pericolosità per la salute dei cittadini e che verranno controllati dagli operatori della stessa industria alimentare.
SAFE, tramite la sua campagna, chiede alla Commissione Europea di proporre un progetto di regolamentazione che:
– riduca davvero i livelli di acrilammide nei cibi ponendo un livello massimo vincolante per le diverse categorie di alimenti (inferiore ai valori indicativi proposti);
– dare la libertà agli Stati membri di adottare misure più rigorose se preferiscono;
– sviluppare un codice di buone pratiche basato sul lavoro di autorità per la sicurezza alimentare pubblica e non su quello dell’industria alimentare, definendo un ruolo chiaro per le agenzie per la sicurezza alimentare a livello nazionale.
Associazione Vegani Italiani Onlus e VEGANOK, in quanto membri di SAFE e in collaborazione con SAFE invitano tutti a reagire firmando la petizione. Possiamo ancora modificare una legislazione che in pochi mesi diventerebbe obbligatoria in Italia e non tutelerebbe i consumatori italiani.
Per firmare la petizione visita i siti www.promiseland.it oppure www.safefoodadvocacy.eu

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