LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

21 Grand Hotel Varese

Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE è nato alla fine del 2015 e si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia. In questo nuovo appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE si dedicherà alla riscoperta di due siti in provincia di Varese, ovvero il cimitero abbandonato di Viggiù e il Grand Hotel Campo dei Fiori.
Viggiù è un piccolo borgo che conta poco più di 5.000 abitanti, molto attivo sotto il profilo culturale. La squadra di LOST ENCORE è qui per far luce sulle numerose e discutibili voci che si muovono attorno ad un piccolo cimitero non più in uso, collocato proprio nel cuore del paese. Un cimitero meta di curiosi e cacciatori di fantasmi. Andato alla ribalta della cronaca poco tempo fa, per avere ospitato la troupe del programma “Mistero”, il cimitero è parso subito colmo di presenze sovrannaturali, almeno a quanto ha voluto raccontare il programma televisivo. Chiave di lettura che, però, non ha affatto soddisfatto abitanti e amministrazione comunale, che ha trovato di cattivo gusto quanto confezionato dagli addetti ai lavori del programma TV. Il vecchio cimitero infatti, non è pregno di fantasmi e presenze, semplicemente resta testimonianza delle famiglie che in passato hanno vissuto a Viggiù e non ultimo, poiché oggi sconsacrato, è anche meta di interessanti e coinvolgenti attività culturali molto sentite e seguite dalla comunità.

23 Grand Hotel Varese

Tappa conclusiva della spedizione odierna, il Grand Hotel Campo dei Fiori, sopra il Monte Tre Croci. Una struttura ad oggi non del tutto abbandonata. Questo albergo, progettato nei primissimi anni del ‘900 dall’architetto Giuseppe Sommaruga – uno dei massimi punti di riferimento per l’architettura liberty italiana – resta uno degli esempi più importanti di questo stile, sia per la struttura che per gli arredi. Il primo decennio del secolo scorso vedeva Varese come meta molto ambita per le vacanze estive, ecco perché fu cosa semplice per questa imponente struttura, giungere presto all’apice dell’attività.
Nel 1911 venne anche inaugurata una funicolare, con tratto di competenza Vellone-Campo dei Fiori, che facilitava l’arrivo dei villeggianti. Vicino al suo arrivo, si trovava il Ristorante Belvedere, anch’esso progettato da Sommaruga ed inaugurato a pochi giorni di distanza dalla messa in attività della funicolare. Per decenni, questo complesso restò attivo, arricchendo l’offerta turistica della provincia di Varese, ma negli anni seguenti il secondo dopoguerra, tutto trovò un rapido ed inevitabile declino. Nel 1947 un incendio devastò l’ultimo piano del Grand Hotel, prontamente ripristinato. Tassello definitivo fu poi la cessazione dell’attività della funicolare, nel 1958. Difatti, da lì a pochi anni, era il 1968, chiusero i battenti anche il Ristorante Belvedere ed il Grand Hotel Campo dei Fiori. Oggi l’albergo resta semi abbandonato, poiché ancora un custode vive al suo interno e l’intera area è meta di curiosi, studiosi d’arte e architettura ed escursionisti, sono infatti molti i sentieri che passano per il Monte Tre Croci. Nei pressi del Grand Hotel, nel giardino del fronte posteriore, si trova la Grotta Marelli, una cavità carsica utilizzata in parte come cantina dell’albergo ed oggi meta di visite speleologiche su richiesta.
Senza dubbio da ricordare la recente giornata di openday, organizzata dal FAI e con la partecipazione di Vittorio Sgarbi, grazie a cui un folto pubblico ha avuto modo di vedere gli interni di questo tesoro abbandonato del nostro passato.
Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Turismo Sostenibile

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Democrazia e tutela della natura sono conciliabili?

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Ma siamo poi sicuri che la democrazia sia la forma di governo ideale per l’orbe terracqueo? Non per gli uomini, quindi, ma per la natura in generale. Non è una provocazione la mia. Chi mi conosce sa che sono un burlone, ma questa volta sono molto serio.
Partiamo da un presupposto che a mio modo di vedere, è ineludibile: per garantire una convivenza decente, non dico ideale, che non è oramai più possibile, fra uomo e natura, occorrerebbe adottare misure drastiche e anche impopolari. Alcuni esempi, limitandoci alla nostra terra.
D’ora in poi zero consumo di territorio in tutta Italia. Basta. Stop. È quello che tra l’altro richiede molto seriamente il forum nazionale Salviamo il Paesaggio a tutte le forze politiche.
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/sottoponiamo-la-nostra-proposta-di-legge-a-tutti-i-candidati-alla-prossima-tornata-elettorale/
Basta con nuove costruzioni ad uso abitativo, ma basta anche con tangenziali, superstrade, grandi opere, viarie o ferroviarie che siano. Il territorio italiano non se lo può più permettere, fragile e già disastrato com’è. Basta nuove costruzioni, ma anche abbattimento di tutte quelle abusive, con recupero dei relativi sedimi. Ci si lamenta che poi mancherebbero soluzioni abitative? Niente di più falso. Quanti sono gli alloggi sfitti oggi in Italia? Secondo l’ultimo censimento ISTAT del 2011, in Italia solo il 77,3% delle abitazioni risultava occupato da almeno una persona residente, il restante 22,7% era costituito da abitazioni vuote o occupate solo da persone non residenti. In Val d’Aosta circa la metà delle abitazioni sono vuote: ha senso?
http://www.ance.it/docs/docDownload.aspx?id=25011
Via allora ad una normativa fiscale che costringa i proprietari degli alloggi a mettere sul mercato delle locazioni le loro proprietà. Però non mi nascondo che l’adozione di misure draconiane farebbe perdere voti, e non certo guadagnarne a qualsiasi compagine di governo che li adottasse, come dicevo sopra. Eppure bisognerebbe agire così.

Settore energia. Graduale dismissione di tutte le fonti di produzione che non siano rinnovabili, dal petrolio, al carbone, al gas. Nel contempo, però, stop alla realizzazione di nuovi impianti idroelettrici, che depauperano i corsi d’acqua. Stop altresì ai parchi eolici sui crinali delle montagne, che deturpano il paesaggio. E stop anche al solare a terra, che impoverisce i terreni agricoli. Chiaramente, una soluzione di tal fatta, comporterebbe necessariamente avere meno energia a disposizione ed un cambiamento secco nei nostri stili di vita. Chiamiamola decrescita, felice o meno, ma sarebbe di fatto quella la conseguenza.

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Settore alimentare. Ripensamento dei nostri stili di vita alimentari. Adozione di misure per un graduale abbandono dell’intensivo, sia esso allevamento quanto produzione agricola. Ci si nutrirà meglio e si farà soffrire meno gli altri animali. Altre misure invece dovrebbero essere volte a disincentivare le importazioni di prodotti alimentari, e a ridurre i trasporti, e questo non solo in campo alimentare.

E poi ancora altri provvedimenti “di contorno”, come il divieto della caccia e della pesca per puro divertimento, l’aumento delle aree protette terrestri, ma soprattutto marine, il commissariamento dei comuni che non raggiungano valori elevati di raccolta differenziata, lo stop alla vendita di armi a paesi in guerra, e così via.
I partiti vanno alla ricerca del consenso popolare: se lo perdono ne traggono la conseguenza di avere adottato politiche sbagliate. Niente di più sciocco. Un provvedimento, anzi, spesso più è impopolare e più fa bene alla biocenosi. Ma mi chiedo: è possibile che accada questo in una democrazia?

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Scelte Ecosotenibili

Speciale Alimentazione Naturale

Quante attività ci sono nelle nostre zone che rispettano la stagionalità, il km zero, il biologico e tutto ciò che chi è attento alla salute e all’ambiente vuole trovare sulla tavola?
Alcune hanno deciso di parlare ai lettori di Vivere Sostenbile Alto Piemonte e far crescere il loro impegno, già importantissimo, verso la sostenibilità ambientale!

L’Alveare che dice Sì cerca nuovi Gestori!

Si chiamano Alveari, ma non hanno niente a che vedere con le api. Sono dei gruppi d’acquisto, comunità di persone che si uniscono per comprare… continua

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Un balcone sul Mottarone, la montagna dei milanesi. Monte Falò (Coiromonte – NO -)

di Mauro Carlesso – scrittore e camminatore vegano

Percorrere a piedi le montagne d’inverno ha sempre un fascino particolare. E non devono per forza essere quelle imponenti, di alta quota. Quelle che si possono percorrere d’inverno, per assaporare quel gusto speciale che d’estate si dissolve, possono essere anche quelle facili, docili, appena fuori di casa e che alle volte a torto, snobbiamo. Rientra tra queste il Monte Falò, montagna dal nome austero ed evocativo che sulle guide resta impietosamente declassato ad “altura”. Ma camminare sulla sua cresta invernale comoda e facile ci conduce la mente ed il cuore alle grandi montagne ed ai grandi orizzonti ai quali, sempre, si finisce per affezionarsi.

mappa 3 gobbi

La scheda
Località di partenza: Coiromonte (mt.820) –NO-
Località di arrivo: Coiromonte (mt.820) –NO-
Cime sul percorso: Monte Falò (mt. 1.080)
Dislivello: mt. 260 circa
Tempo di percorrenza: ore 2 (soste escluse)
Difficoltà: T
Periodo: Sempre (sconsigliata d’estate per la bassa quota)

monte falo orizzonte

L’itinerario
Dall’A26 uscire a Carpugnino, seguire per Gignese e proseguire per Armeno/Orta fino a Sovazza, dove si svolta a destra per Coiromonte. Poco prima del centro dell’abitato si prende una ripida salita a destra che dopo poche centinaia di metri scollina verso Armeno. A questo punto, di fronte ad un agriturismo, si lascia la macchina e si prende la sterrata a destra (indicazioni). Si continua a salire tenendo la destra ai bivi. Si cammina piacevolmente su sterrate tra luminosi boschi di betulle. Si raggiunge un cartello con l’indicazione “3 montagnette sasso”. Sempre in salita su larga pista sterrata si sbuca sul larghissimo crinale erboso, dove appare il panettone del Monte Falò di fronte e noi. Da qui si può salire direttamente alla vetta per prati in pochi minuti. Oppure continuare sulla sterrata fino a raggiungere la dorsale ovest del monte risalendo la quale con piacevole camminata di cresta si toccano una dopo l’altra le tre elevazioni (3 montagnette) che costituiscono la cima. Da qui il panorama a 360° è mozzafiato, col Mottarone che appare vicinissimo ed il Monte Rosa imponente dietro di noi. La via di discesa può ripercorrere liberamente una o l’altra via percorsa in salita.

cresta 3 gobbi

La nota storica
Camminare in questo territorio significa essere al cospetto del Mottarone (1.492 mt.), montagna complessa e discussa per gli accessi stradali, per le costruzioni affastellate sulla vetta (seconde case, alberghi, stazioni radio e meteo, impianti di sci e ottovolanti). Per i puristi della montagna non c’è scampo: vetta da evitare! Ma il Mottarone ha una storia nel turismo assai nobile. Da fine ottocento a metà del novecento, propugnata con fervore dall’avvocato valsesiano Orazio Spanna, era la montagna della Belle Epoque milanese e non solo. Quello del Mottarone era, allora, un turismo d’élite. Gli aristocratici di Milano facevano della vetta del Mottarone la loro montagna dalla quale poter ammirare la loro Milano e, nelle giornate terse, il brillio della Madunina…
La presenza sulla vetta del Grand Hotel Mottarone risultava un’attrattiva non da poco per gli intrepidi turisti che potevano raggiungerlo però faticosamente salendo a piedi da Stresa, con l’aiuto di carri trainati dai buoi dei contadini per il trasporto di bauli e valigie. Dal 1911 la salita divenne più agevole e decisamente più aristocratica con l’inaugurazione di un glorioso trenino a cremagliera a trazione elettrica (il primo impianto del genere in Italia) rimasto in funzione fino al 1963, quando entrò in servizio l’attuale funivia che, con partenza direttamente dal Lago Maggiore, raggiunge la vetta in soli 20 minuti.

Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: radicchio con champignon raw (in olio e limone)

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre+Gennaio 2017/2018, sezione Turismo Sostenibile

LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE è nato alla fine del 2015 e si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia.

10 Madonna delle Vigne

In questo quarto appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE continua in provincia di Vercelli, per occuparsi del cosiddetto “Triangolo del Diavolo”: una misteriosa miscela di aneddoti, fatti storici e leggende che coinvolge tre località del vercellese, note sin dalle loro origini per fatti misteriosi ed inquietanti, ovvero il cimitero abbandonato di Darola, l’adiacente Principato di Lucedio e il vicino Santuario della Madonna delle Vigne. Tappa conclusiva della spedizione sarà poi Leri Cavour, affascinante borgo del tutto depredato e dimenticato.
È tra la Cascina Darola, voluta dai frati cistercensi attorno al 1400, ed il Principato di Lucedio che sorge, silenzioso e misterioso, il cimitero abbandonato di Darola. La leggenda narra che era proprio in questo cimitero che il Diavolo era solito praticare canti satanici e sabba, danzando con le streghe. Uno dei fatti più inquietanti documentati risale al 1684, quando giovani donne e suore di Lucedio, pare presero parte a dei sabba proprio all’interno del piccolo cimitero. Sempre in provincia di Vercelli, si trova anche un altro cimitero abbandonato, in località Colombara, nel comune di Livorno Ferraris.

12 Madonna delle Vigne

Non meno saturo di leggende e zone d’ombra è il Principato di Lucedio, fondato dai monaci cistercensi nel 1123, pare su di un portale infernale, seppur non esplorato dal team, poiché già zona recuperata ed adibita a visite turistiche su prenotazione. Passaggi segreti, cripte con abati mummificati e disposti in cerchio attorno ad un sigillo demoniaco e la cosiddetta “colonna piangente”, sono solo alcuni dei misteri che arricchiscono queste zone. Non ultimo, lo spartito del diavolo. Una musica, uno strumento di difesa dal demonio, ancora inciso sulle mura della vicina chiesa sconsacrata della Madonna delle Vigne, a testimonianza di un periodo di oscurità e possessione durato 100 anni… Il Santuario sconsacrato della Madonna delle Vigne è stato costruito nella prima metà del XXVII secolo ed è stato meta, in passato, di sette sataniche da tutta europa. La chiesa, così come l’Abbazia di Santa Maria di Lucedio, è costruita su pianta a “croce capovolta”, ed è proprio al suo interno che si trova, appunto, il famoso spartito del diavolo. Infatti, oltre ad un esorcismo compiuto in gran segreto, a maggior riprova dell’imprigionamento del demonio, venne composta una musica, un brano che, secondo i racconti popolari, avrebbe potenzialità magiche ed esoteriche. Forse non a caso, decriptando le note presenti sullo spartito e sostituendo ad esso delle lettere, compaiono tre parole precise: Dio, Fede ed Abbazia. Non ultimo, i tre accordi iniziali sono canonici accordi di chiusura di un’esecuzione. Insomma, se lo spartito suonato in un senso imprigiona il demonio, suonato al contrario… Ma gli stupri della nostra memoria non conoscono vergogne.

15 Leri Cavour

Spostiamoci dunque, in chiusura di esplorazione, a Leri Cavour, poco distante da Lucedio. Un piccolo paese dove si trova la residenza campana del Conte Camillo Benso di Cavour, oggi spesso utilizzata come fortino finale da conquistare nelle battaglie di soft-air. Una volta, tra queste mura, c’era anche una statua a lui dedicata. La testa della statua del Conte è stata decapitata e mai più ritrovata. Lo stato attuale di degrado di Leri Cavour ha origine negli anni ‘80 del secolo scorso, quando l’Enel decide di costruire la seconda centrale nucleare a ridosso di Trino Vercellese. Per circa quindici anni la società instaurerà nel borgo gli uffici logistici e amministrativi necessari. Ma nel 1987 arriverà il Referendum che bloccherà del tutto il progetto. Alla fine degli anni ‘90 finalmente Enel svuota gli uffici nel borgo e sarà da questo momento che l’intero paese, ancora di proprietà di Enel, inizierà ad essere saccheggiato e vandalizzato senza alcun rispetto storico e civile. Leri Cavour sarà poi venduto all’Amministrazione per la simbolica cifra di circa 1.000 euro. Nel 2011, in occasione dei 150 dell’Unità d’Italia, alcuni finanziamenti hanno agevolato diverse opere di recupero e di parziale messa in sicurezza della dimora cavouriana, ma ciò non è bastato per salvare questo piccolo splendido tesoro del nostro bel Paese. Piccolo borgo, tra l’altro nemmeno inserito nei “Percorsi cavouriani”. Un luogo simbolo dell’unità d’Italia, un luogo dove la storia si è fatta per davvero e che oggi rispecchia il mal rispetto che i cittadini hanno verso il proprio passato, verso le proprie origini. Responsabilità anche e soprattutto dello Stato, che avrebbe dovuto fermare per tempo un insulto così grande.
Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

13 Centrale Leri Cavour

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre 2017+Gennaio 2018, sezione Scelte Ecosostenibili

Erbe selvatiche ed “erbacce”: cosa sono in realtà?

di Marilena Ramus

Lì dove vive l’uomo, la Natura è Dispensa e Farmacia: ha messo piante che lui può usare come cibo e/o come cura. Da sempre le Donne hanno imparato a riconoscere le erbe, ad utilizzarle e a conservarle e hanno saputo trasmettere le loro conoscenze per millenni, così, accumulate da una generazione all’altra sono entrate nella Tradizione.
Le nostre nonne, andando in campagna, portavano a casa durante l’anno più di 250 erbe che sapevano trasformare in vari modi per tutta la famiglia. Poi, da alcuni decenni, queste erbe le abbiamo dimenticate.


Camminando in mezzo al verde, tanti sono indifferenti, vanno senza vederle, altri non le riconoscono più, altri, vedendole, fanno fatica a ritrovare il loro nome, o si lamentano “che brutte erbacce!” senza nemmeno immaginare che possono avere virtù straordinarie. Crescono dappertutto, spesso dove non le vorremmo, invadono esuberanti lì dove non pensavamo che potessero crescere. Sono lì, rinascono ogni anno e non spariranno perché è in quel luogo che hanno trovato le condizioni ottimali per vivere: quella terra le ospiterebbe in ogni caso. Queste piante selvatiche, queste “erbacce” sono sicura che siamo in tanti a conoscerle, ma in quanti siamo a raccoglierle ed ad usarle per la cucina, il benessere e la salute?
Mi piacerebbe far sì che questa pratica diventasse accessibile a tanti. Ognuno di noi può imparare a riconoscere le erbe selvatiche, e anche molte delle cosiddette “erbacce”, a nominarle, a raccoglierle ed ad usarle dalla primavera all’autunno; sono buone nell’insalata mista profumata con fiori e foglie, nelle frittate e minestre e nei dolci… e sono sempre pronte ad alleviare disturbi di salute, a curare una ferita o una brutta tosse. Raccoglietele lungo viottoli, prati e boschi. Finché non avrete esperienza sufficiente, vi invito a verificarne le caratteristiche. Per riconoscerle ed evitare di raccogliere piante protette o velenose chiedete consiglio a chi sa, usate libri o internet.

Ecco alcune erbe, tra le più comuni, che crescono dappertutto: ortica, tarassaco, rovi, celidonia, silene, primule, papaveri, bardana, borragine, acetosella, iperico, consolida, malva, gramigna, trifoglio, aglio orsino, menta, camomilla, equiseto, eufrasia, alchemilla, artemisia, finocchietto, portulaca, rafano, timo origano, erba viperina, epilobio, centocchio, barba di becco, parietaria, lamio, farinaccio, borsa del pastore, barba di capra, saponaria, luppolo… E tante altre!
Avvicinandovi alla Natura e alle sue erbe, che dona con generosità, scoprirete un mondo straordinario, sempre rinnovato col cambio delle stagioni.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Orti e Giardini

Che tempo farà?

di Giancarlo Fantini

In questa primavera dominata dalla variabilità del clima, le domande che mi vengono poste si alternano tra le “solite” lamentele sull’inaffidabilità del “tempo” e sulla ricerca di previsioni attendibili. Una volta tanto ho delle certezze nel dare le risposte: una bella soddisfazione, in questi tempi, ma, soprattutto, su questo argomento. Queste certezze, che sempre di più stupiscono i miei interlocutori, mi derivano da una serie di conoscenze, tra le quali, ultime per arrivo, ma non certo per efficacia, grazie alle moderne tecnologie.

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Infatti la mia fonte “esterna” per le previsioni è il bollettino meteo che ascolto al “gazzettino padano”, o meglio Radio Rai, proveniente da quel gioiello di mezzi, ma soprattutto di uomini e donne che è il centro di Campo dei fiori, sopra Varese che, fondato dal mitico Prof. Furia, con costanza eroica resiste grazie ai finanziamenti della regione Lombardia. Vista la vicinanza coi luoghi in cui vivo e la serietà degli addetti questa è una di quelle fonti di informazione meteo che consiglio senza alcuna esitazione.
Ma, nel frattempo è arrivato anche qualcosa di meglio, soprattutto perché “portatile”: infatti ho avuto la possibilità di inserire nel mio cellulare tra le cosiddette APP quella di “meteo svizzera” che, oltre ad essere gratuita è particolarmente interessante in quanto consente di vedere le animazioni in tempo reale delle precipitazioni, i pericoli derivanti dagli eccessi del clima e le previsioni vere e proprie.
A proposito delle quali va ribadito che sono attendibili solo quelle che arrivano fino a 5 giorni, perché oltre nessun metereologo potrebbe (e dovrebbe) spingersi senza utilizzare il termine “tendenze”.
Personalmente poi mi affido anche al Monte Rosa: transitando quasi ogni mattina sulla superstrada del Sempione, ho potuto verificare, da decenni, come le condizioni in cui mi appare la seconda vetta d’Europa all’altezza della piana di Piedimulera saranno tali per le successive 6- 8 ore nella valle ossolana in cui lavoro.
Non a caso ho utilizzato il termine “decenni” per riaffermare però un’altra certezza , che è quella della conoscenza del territorio e del ripetersi dei fenomeni metereologici: perché, in ogni caso, nonostante “non ci siano più le stagioni di una volta”, non possiamo ignorare di vivere in una delle tre aree italiane con la più alta piovosità e che, da sempre, le alluvioni come le piene del lago si siano manifestate in autunno o, appunto, primavera. Ciò che sfugge ai più, purtroppo, sono i dati sul lungo periodo: soprattutto chi vive in città e vede il clima solo dalle proprie finestre non si rende conto di quali siano i veri problemi derivanti dal clima e misura l’entità dei  propri guai metereologici solo sulla base del guardaroba e del “non si sa più come vestirsi”. Invece, senza voler fare del terrorismo, azione di cui si sono invece più volte dimostrati capaci di muoversi soggetti diversi (privati e pubblici) consci della capacità di influenzare scelte commerciali e spostamenti di milioni di consumatori, voglio qui ribadire che continua il deficit idrico di cui soffrono le nostre contrade (monti, laghi, falde acquifere) e che questa situazione non può più essere ignorata, ad ogni livello, perché dalla disponibilità di acqua, buona e pubblica, dipende la sopravvivenza (anche) della nostra specie. Infine sarebbe bene tornare ad insegnare non solo la Geografia e la Meteorologia, ma anche trovare quei, sempre più rari, anziani conoscitori dei venti e di tutti quei segni che la Natura ci ha offerto da millenni (in assenza di onde radio e di App). Ma questa è davvero un’altra storia e le previsioni in proposito non sono felici, soprattutto nel lungo periodo. Di mio mi sono impegnato negli anni a studiare, cercare, osservare e qualcosa in proposito l’ho messo nei cassetti delle mie conoscenze, per cui difficilmente la pioggia mi trova impreparato e altrettanto difficilmente capita, a chi accompagno in visite sul territorio, di rischiare il bagno fuori stagione. Mi piacerebbe però saperne ancora di più e chissà che non mi capiti di incontrare qualche altro Maestro.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Agri-Cultura

Le cime tra i due laghi

Mauro Carlesso – Scrittore e camminatore vegano

Monte Cerano (cresta “tre gobbi”) Poggio della Croce e Monte Zuccaro (Alpe Quaggione – Omegna)

Questo trittico di montagne di facile salita sono collocate come per magia nel mezzo del territorio compreso tra il Lago Maggiore ed il Lago d’Orta. Dalle loro cime ma anche lungo tutto il percorso lo sguardo è attirato dai panorami aggraziati di questi due specchi lacustri che invitano a soffermarci su un paesaggio che apre il cuore e ci invita a rallentare la nostra premura di vivere.lagodorta

La scheda
Località di partenza: Alpe Quaggione (mt.1.142) –NO-
Località di arrivo: Alpe Quaggione
Cime sul percorso: Monte Cerano (mt.1.702), Poggio della Croce (mt.1.765), Monte Zuccaro (1.338)
Dislivello: mt.  630 circa
Tempo di percorrenza: ore 5,00 (soste escluse)
Lunghezza: Km 12 circa
Difficoltà: E
Periodo: dalla tarda Primavera al tardo Autunno (in presenza di neve, ghiaccio o anche con pioggia attenzione sulla cresta del Cerano i cui pendii sulla val Strona si presentano ripidi ed insidiosi)

L’itinerario
Da Gravellona Toce si va ad Omegna da dove si risale la Val Strona passando da Germagno fino all’Alpe Quaggione (1142), dove si lascia l’auto nell’ampio parcheggio.
Ci si incammina sulla strada asfaltata in direzione del Monte Zuccaro, sovrastato da una croce imponente. Al termine dell’asfalto si trova l’indicazione del sentiero per il Monte Cerano che taglia il pendio a mezza costa tra le felci, entra nella faggeta e conduce ad una bellissima sella boscosa che separa la valle del Bagnone dalla piana del Toce e Omegna. Dalla sella si prosegue dritti fino ad uscire dal bosco affrontando il ripido sentiero che risale la dorsale del Cerano. È questo il tratto più faticoso della salita definito dei “Tre Gobbi” che costituiscono di fatto la cresta del monte. Si raggiunge la Croce un po’ discosta dalla vetta ed in posizione aggettante sulla valle.
La vetta vera e propria (1702) la si raggiunge un centinaio di metri dopo questo punto. Dalla cima si scende tagliando il pendio su un malagevole sentiero in direzione del Poggio Croce (1765) che si raggiunge facilmente risalendo la cresta erbosa. Su questa vetta è presente un altare. Si scende seguendo la cresta opposta in  direzione della Bocchetta del Bagnone (1589). Da qui si lascia la  cresta e scendendo a sinistra nel bosco di faggi, si toccano i ruderi dell’Alpe Cappella (1470) dove incontriamo le indicazioni per l’Alpe Morello. Si percorre adesso un lungo traverso a mezza costa tra spazi aperti e boschi fino all’Alpe Morello di Sopra (1242) dove si incrocia la strada asfaltata. La seguiamo in discesa per circa 1,5 km, fino all’indicazione per l’Alpe Quaggione. Da qui si risale per faggeta fino a raggiungere la sella boscosa percorsa all’andata. Dalla sella si rientra verso Quaggione. Poco prima di riprendere l’asfalto ci si dirige a destra per il ripido sentiero a tratti gradinato che porta allo spettacolare balcone del Monte Zuccaro (1338) con la graziosa cappelletta ai piedi dell’imponente croce. Ridiscesi da questa cima ci si innesta sulla strada asfaltata che in ripida discesa conduce in pochi minuti al parcheggio dell’Alpe Quaggione.

La nota storicacroce cerano
Forse non a tutti è noto come Omegna, oltre a far parte del più grande distretto industriale della rubinetteria sia culla di due aziende che hanno segnato la storia del boom economico nazionale. Nei primi del novecento sono nate proprio qui la pentola a pressione e la moka. Due modi di interpretare e cavalcare l’entusiasmo del benessere post bellico con due operazioni di marketing che hanno segnato un epoca. La lungimiranza dei fondatori, Lagostina e Bialetti con i disegnatori Osvaldo Cavandoni creatore de “La Linea” e Paul Campani inventore dell’ “Omino coi baffi”, hanno promosso l’utilizzo di due oggetti ormai di uso comune in tutto il mondo. Fu la grande quantità di acque alpine e l’abilità degli artigiani locali nelle lavorazioni dei metalli appresa all’estero in tempo di emigrazione, a suggerire a questi pionieri di insediarsi proprio nel territorio Cusiano con le prime piccole officine metallurgiche. Oggi le trasformazioni sociali e di mercato hanno oscurato quell’epoca di grandi cambiamenti che hanno costituito per questo territorio motivo di lavoro e di orgoglio.

Pranzo al sacco veg
Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: insalatina di tofu, sedano, aglio con olive e capperi, pomodori secchi e peperoncino

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Turismo Sostenibile

Il territorio è la nostra ricchezza, rispettiamolo!

di Giulia Marone

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Parliamo di Cambiamento, sempre. Perchè si cambia sempre. Senza cambiamento non c’è evoluzione, non c’è vita. Siamo di fronte all’arrivo dell’estate, sole e caldo finalmente si affacciano (a volte si sporgono un po’ troppo per la verità e ci fanno venire un coccolone), la frenesia della vita cittadina e la calma delle campagne in fiore ci inebriano di voglia di vivere. È così anche per voi? Per qualcuno forse inizia il periodo più difficile: per le attività turistiche il lavoro aumenta e le vacanze sembrano sempre troppo lontane. Come reagire al caldo estivo?
Come sempre il nostro territorio ha le risposte: una passeggiata all’aperto, organizzare una piccola gita fuori porta (che può anche voler dire nelle campagne poco distanti o al lago o una bella passeggiata sulle montagne biellesi, ossolane o in Valsesia) sono piccoli rituali che possono rigenerare l’anima. Purtroppo questi luoghi sono spesso lasciati a loro stessi e non vengono valorizzati, in particolare i sentieri collinari e i percorsi della pianura. Sono poco indicati o mal segnalati, e senza una persona che conosca il luogo è faticoso avventurarsi. Siamo certi che il lavoro fatto finora dagli enti e dai privati cittadini potrebbe essere meglio supportato dagli organi pubblici, ma mentre aspettiamo che lo Stato Italiano si ricordi di avere un patrimonio meraviglioso ed unico, cominciamo a ricordarlo noi!
Troppo spesso scarichiamo il barile addosso a chi ha più potere di noi (idealmente), senza renderci conto che sono davvero le azioni, i pensieri e le parole che facciamo e diciamo ogni giorno a cambiare e dare potere ad una cosa piuttosto che ad un’altra.
Sentiamoci Italiani serenamente: impariamo ad amare e rispettare il nostro territorio, ne abbiamo solo uno e rischia di durare ancora poco se non siamo noi ad invertire la rotta, anziani e giovani, l’età non conta quando si parla di rispetto.
Quando andrete a camminare o a nuotare, non lasciate in giro carte, non “pulitevi” con i fazzoletti se poi li buttate in mezzo alla natura, per quanto la carta sia biodegradabile non è un bel vedere per nessuno. Lasciate a casa le sigarette se potete, l’aria pulita è molto più rilassante della nicotina. Cercate di portarvi appresso un pranzo che rispetti il luogo: non è obbligatorio essere vegani per rinunciare agli affettati industriali! Cerchiamo di essere più coerenti con noi stessi e ci sentiremo fedeli a quello che siamo davvero, eliminando i condizionamenti come una maschera e tornando alla nostra anima più ancestrale.
Anche questo mese vi proponiamo un itinerario nelle vicinanze, ma siamo lieti di accogliere le vostre idee e proposte per le prossime uscite! Siamo certi che tutti voi avete qualcosa da dire e da raccontare. Anche trovare un momento per mettere assieme le idee e contribuire a un progetto territoriale come Vivere Sostenibile Alto Piemonte può essere un buon modo per dare una mano alla propria comunità.
Per le vostre vacanze di più giorni vi abbiamo già fatto alcune proposte nel numero di Maggio, ma anche questo mese gli amici di Equotube propongono strutture e modi di viaggiare che rispettano il modello di turismo responsabile anche all’estero. Se siete avventurosi e volete provare a cimentarvi in una nuova attività e vedere il mondo attraverso altri occhi, provate il Wwoofing, in Italia o all’estero, che vi permetterà di sperimentare la vita agricola dando una mano a persone che offrono ospitalità e vitto in cambio di qualche ora di lavoro. Esistono anche viaggi organizzati da associazioni ed enti che valorizzano il territorio, ad esempio le vacanze di Legambiente e del Fai.
Vi auguriamo di trovare un momento di ogni vostra giornata per godere del benessere che ci circonda, un benessere leggero e sottile che possiamo sentire solo se, respirando, chiudendo gli occhi e riaprendoli, vedremo di fronte a noi il tutto e il poco e poi di nuovo sentiremo di essere presenti a noi stessi. Anche il pistillo di un fiore contiene la bellezza dell’universo, anche il più brutto degli insetti ha un complesso sistema dentro di sé, anche le montagne che sfumano nei famosi azzurri leonardeschi racchiudono la fragilità di quell’equilibrio naturale che ancora possiamo ritrovare dentro noi stessi.
Buon mese di Giugno a tutti!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, editoriale

Speciale Turismo Responsabile

Questo mese abbiamo parlato di Turismo, dato che finalmente siamo alle porte dell’estate e la voglia di viaggiare ci pervade. Ma come farlo? Se volete rispettare l’etica sostenibile come noi, abbiamo delle proposte da farvi: eccone qui alcune che, senza dovervi allontanare troppo da casa, possono ispirarvi!

EquoTube

equotuboSicuramente vi sarà capitato di sentir parlare di turismo sostenibile e quest’anno le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2017, dopo 15 anni dalla prima celebrazione, Anno Internazionale del turismo sostenibile, per ribadire la necessità di riflettere sul nostro modo di viaggiare.
In realtà preferiamo utilizzare un termine più completo, ossia Turismo Responsabile, che racchiude tante accezioni come turismo consapevole, ecoturismo, turismo culturale, turismo comunitario, turismo sostenibile, turismo equo-solidale. Spesso siamo portati a pensare che tutto questo si riferisca solo a viaggi in paesi lontani, con culture diverse dalla nostra, che versano in difficoltà economiche: assolutamente no! Il turismo responsabile è un approccio più consapevole anche nei brevi viaggi o addirittura nei weekend vicino a casa nostra. In pratica, con le nostre piccole scelte, possiamo contribuire positivamente allo sviluppo dei territori e delle comunità locali. Ognuno di noi ha il “potere” di scegliere e, se sempre più persone sceglieranno di essere più responsabili nelle loro scelte, gli effetti positivi saranno sempre più evidenti. Viaggiare responsabilmente non è solo per pochi, ma è per tutti e soprattutto non è un sacrificio, anzi è divertente e vi farà vivere più intensamente l’esperienza del viaggio.
Avete mai pensato a scegliere con la vostra testa e non seguendo le mode e le masse, la meta, le persone e le strutture che vi ospiteranno? In Italia stanno aumentando sempre di più le proposte turistiche che vi faranno vivere in sinergia con il territorio, le persone che lo animano e l’ambiente che vi accoglie, differenti soluzioni ma con lo stesso denominatore comune: prodotti locali, tipici, a km 0, biologici o equosolidali, gestione energetica con fonti rinnovabili, riduzione degli sprechi, salvaguardia e rispetto per l’ambiente, il territorio ed il lavoro, coinvolgimento con la comunità locale, alta qualità dell’esperienza turistica e dialogo. Forse vi starete chiedendo come poter trovare proposte con la certezza di trovare operatori che applicano realmente i principi del turismo responsabile: possiamo aiutarvi proponendovi i nostri prodotti Equotube, pacchetti regalo con diverse tipologie di offerte, dalle esperienze sul territorio a cene e soggiorni in tutta Italia, insieme a partner selezionati. Di seguito ecco qualche struttura che vi potrà accogliere viaggiando con Equotube!

Equotube soc. cooperativa – C.so Roma 51/E
Trecate (NO) 0321-1810556 info@equotube.it
SCONTI PER I LETTORI DI VIVERE SOSTENIBILE

 

Embnb

Embnb6IMG-20170411-WA0004Empathic srl è una start-up innovativa che ha l’obiettivo di sviluppare un turismo di tipo relazionale. Fabio Bianchi, fondatore della società, ideando questo progetto ha unito le sue passioni per viaggi, biciclette e relazioni umane.
Bed&Breakfast&Bike è la naturale evoluzione del portale Embnb che si sta  sviluppando in collaborazione con i B&B di Casepiemontesi e nasce dal desiderio di sviluppare un turismo slow, a basso impatto ambientale, sostenibile, pulito, divertente, sano.
Il progetto Bike vuole offrire al turista la possibilità di spostarsi sul territorio con Mountanbike date in dotazione ai B&B iscritti al portale e inseriti nel percorso delle grandi direttrici ciclabili segnalate dalla Regione Piemonte.
I viaggiatori così potranno esplorare il territorio e spostarsi da un B&B ad un altro senza preoccuparsi per la restituzione delle bici, che verranno lasciate nella struttura dove decideranno di fermarsi prima di tornare a casa.
EmBnB è un portale ideato unicamente per Bed&Breakfast che propone un approccio differente nella scelta del luogo dove soggiornare, si basa infatti principalmente sull’affinità con il gestore. La scelta si orienta su hobbies, passioni, sport in comune con il gestore del B&B, percepito come un incontro tra persone e non come una sistemazione low cost. È una filosofia e non un approccio di business.
La collaborazione con l’associazione Case Piemontesi del VCO e del Novarese, garantisce il rispetto di questi principi. Nella Carta di Qualità sottoscritta dai soci si riporta infatti che il turista che sceglie il B&B ricerca un’ospitalita genuina, familiare che ha la sua tipicita nell’entusiasmo dei rapporti umani nello stretto legame con le radici culturali, le tradizioni locali e il territorio che si desidera visitare e conoscere.
Alla luce di questi valori Case Piemontesi ed Embnb hanno voluto stringere una importante e innovativa collaborazione per riqualificare un tipo di viaggio davvero bellissimo.

Empathic BnB
www.embnb.it 
fabio@embnb.it
Case Piemontesi www.bb-piemonte.it
FB: @embnb

 

Otium B&B – alla riscoperta dell’anima

atmo_01Otium è un bed and breakfast che si propone di riscoprire gli antichi principi di accoglienza, che prevedevano lo scambio e l’arricchimento continuo e reciproco tra chi accoglie e chi giunge per essere accolto. Otium offre un soggiorno rigenerante per il corpo, la mente e l’anima dell’ospite, attraverso il pieno contatto con la natura  circostante, nella quale “oziare” nei modi più vari. La struttura è una cascina di fine ‘800, ristrutturata in modo da mantenerne il fascino storico, ma anche sensibile alla sostenibilità energetica grazie al sistema di energia solare.
È immersa in un’oasi verde di 11000 mq, lasciata il più possibile al proprio stato naturale, nel quale vivere esperienze uniche e dal quale partire alla scoperta del territorio e dello spirito. Situato in posizione strategica, a Cavallirio, a due passi dal Lago Maggiore e dal Lago d’Orta, sulle pendici del Monte Rosa e raggiungibile comodamente dai grandi centri, consente di godere di paesaggi mozzafiato.
Le attenzioni, la cura e le attività a disposizione dell’ospite sono pensate per creare un soggiorno energeticamente positivo.

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Per il benessere della mente e del fisico gli ospiti possono partecipare ad attività quotidiane di antiche arti orientali quali il Tai Chi e il Qigong, delle quali la padrona di casa è insegnante, formata dal DTB (federazione tedesca di TaiChi e Qigong abilitata dal sistema sanitario tedesco). La struttura mette a disposizione mountain bikes per fruire dei bellissimi percorsi immersi in un paesaggio dalla particolarità unica, dove vigneti e colline si mescolano a boschi selvatici. Il campo da mini volley, il ping pong e i giochi sono dedicati a coloro che preferiscono la tranquillità del parco. Il bed and breakfast arrichisce la propria accoglienza non dimenticando altri generi di piacere: colazioni curate e naturali e organizzazione di itinerari eno-gastronomici e culturali nel territorio renderanno la permanenza dell’ospite ancor più indimenticabile.
Otium, quindi, non è solo bed and breakfast, ma anche luogo aperto al territorio per incontri, scambi e corsi di formazione. Le proposte fioccano durante tutto l’anno, ma la primavera è la stagione di rinascita per eccellenza.

Otium B&B di Jasmina Laage
Cascina Stoccada 5 – Cavallirio (NO)
0163 80978 – 3423013300 otiumbeb@gmail.com
www.otiumbedandbreakfast.com
FB Otiumb&b

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Maggio 2016, sezione Speciale Turismo Responsabile