FA’ LA COSA GIUSTA! 2018

23-25 marzo 2018 – Milano, fieramilanocity

FLCG generale

Il quindicesimo compleanno della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili sarà una festa a ingresso gratuito per tutti i visitatori

Dal 23 al 25 marzo 2018 Fa’ la cosa giusta!, l’edizione nazionale della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili compie quindici anni. Per festeggiare questo traguardo l’ingresso sarà eccezionalmente gratuito per tutti i visitatori.

L’edizione 2017 si è chiusa con 70mila presenze, 700 espositori e 400 appuntamenti nel programma culturale, 550 giornalisti accreditati, 2800 studenti partecipanti al progetto scuole.

Tra le novità dell’edizione 2018: SFIDE – la scuola di tutti, un vero e proprio salone dedicato ai temi dell’istruzione e della formazione, con insegnanti, dirigenti, studenti, amministratori, genitori, formatori, università, aziende. Il punto di partenza è un’idea di scuola inclusiva, aperta al territorio, innovativa, in grado di gestire la complessità, di promuovere la ricerca e la sperimentazione al fine di sviluppare percorsi per competenze in un’ottica di apprendimento continuo.

Il progetto sarà realizzato in collaborazione con Officine Scuola, un gruppo di lavoro composto da chi la scuola la vive ogni giorno, in veste di genitore, preside o insegnante.

Il Salone dedicato alla scuola comprenderà un’ampia area espositiva e proporrà seminari e workshop focalizzati su diverse aree tematiche: metodi, ambienti, didattica; sviluppo professionale; stare bene a scuola; comunicazione, gestione, amministrazione; dimensione europea; la scuola si racconta.

Fa’ la cosa giusta! 2018 darà spazio ad ambiti storici come la moda etica e l’arredamento sostenibile, a quelli più recenti come la scelta vegana e cruelty free e ai temi emergenti del consumo consapevole.

32mila m2 di area espositiva, arricchiti da un ampio programma culturale con incontri, laboratori e dimostrazioni pratiche.

Le iscrizioni per gli espositori sono aperte. A questo link https://falacosagiusta.org/espositori/ trovate tutte le informazioni per iscriversi e tutte le offerte.

 

Annunci

LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE è nato alla fine del 2015 e si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia.
In questo quinto appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE si dedicherà alla riscoperta di alcuni villaggi completamente abbandonati del nord Italia, spostandosi dalle alture di Stresa, sino all’Ossola.

Prima tappa, dunque, il Villaggio Neumann, in località Brisino. Immerso nel bosco, questo piccolo borgo, tenuto attivo da diverse famiglie di fattori, sembra ricordare silenziosamente quanto fosse altamente produttivo sino a pochi decenni fa. Una frazione autosufficiente e che offriva prodotti di diversa natura: dal latte al formaggio, dalla carne alla verdura. È presumibile pensare che, così come già accennato per i silos del Piano Grande di Fondotoce, anche qui era solito un piccolo commercio locale. Oltre alle strutture originali, sono presenti un paio di stabili su più piani rimasti incompiuti. Nell’area del Villaggio Neumann c’è anche una piccola gru. Tutto, insomma, sembra essersi improvvisamente fermato, le case abbandonate ed è impossibile reperire ulteriori informazioni a riguardo.

cuggine4

Dopo aver esplorato il Villaggio Neumann sulle alture di Stresa, è ora la volta di un misterioso villaggio in Valle Antigorio, in località Baceno, ovvero il borgo di Cuggine. Un piccolissimo nucleo composto da diverse strutture, erette tra il XVI ed il XVIII secolo, a partire da un arco, che sembra ricordare una sorta di percorso obbligato, appartenente all’antica mulattiera che portava in questo villaggio. Un villaggio autosufficiente e dedito al commercio doganale, pare già a partire dal X secolo. L’arco, datato 1582, sembra ricordare la forte componente pagana di questo sito, possiamo difatti riscontrare la sagoma in rilievo di una strana figura antropomorfa, una sorta di bambolotto – sembra una figura infantile piuttosto che adulta – con grande testa tonda e braccia conserte. E ancora, un’altra scultura non più nitida, ma che sembra raffigurare un volto di profilo con indosso una sorta di elmo o di cappello con piuma.

Infine, sempre appartenente alla medesima struttura, ci si può imbattere in un rilievo che a prima vista sembra ricordare uno stemma, anche se molto più probabilmente si tratta della raffigurazione di un corpo di rana o di rospo. Una raffigurazione che non può che spostare ipotesi e supposizioni nel mondo dell’esoterismo, realtà per altro già molto forte nella memoria storica e folkloristica di Baceno e della Valle Antigorio. Rane e rospi, infatti, rappresentavano non solo fecondità e fortuna, ma erano anche forti alleati delle streghe. Figura, quella delle streghe, ben conosciuta nel vicino comune di Baceno, con episodi inerenti sabba e stragi di donne che riecheggiano nelle memorie processuali della Santa Inquisizione (Vivere Sostenibile n.5). Come detto prima, il villaggio era autosufficiente, a ragion di questo, possiamo ancora ammirare dei piccoli mulini, con macine all’interno, alcuni datati addirittura 1776.

Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, sezione Turismo Sostenibile

Al cuore del cioccolato: cosa si nasconde dietro questo prodotto tanto amato?

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

Cosa si nasconde dietro al cioccolato, uno dei prodotti più amati da tutti noi? Certamente la materia prima di cui è fatto, il cacao, contribuisce ad ottenere un cioccolato di qualità. Ma ancora meglio se viene prodotto nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori che contribuiscono alla sua produzione. Quasi tutto il cioccolato si produce e si consuma in Europa e negli Stati Uniti. L’80% del mercato è controllato dalle multinazionali occidentali, ma la materia prima, il cacao, proviene da diversi Paesi del Sud del Mondo. La maggior parte di questi sono localizzati nella fascia tropicale: il 70% in Africa (soprattutto Costa d’Avorio e Ghana), il 20% in Asia (Indonesia) e il restante 10% in America latina (Brasile ed Ecuador).

cake-pops-693645_1920

Anche se il 90% dei produttori di cacao sono piccoli coltivatori locali, la maggior parte delle coltivazioni appartengono a grandi proprietari che con le loro scelte fanno la differenza nella filiera produttiva del cioccolato. Già nel 2010, il documentario The dark side of Chocolate, raccontava gli ingenti interessi legati a questa materia prima e di cosa si cela dietro il suo prezzo fissato in borsa. Emergeva uno sfruttamento dei lavoratori e l’impiego della manodopera minorile. Ad oggi, ci sono stati seri tentativi di contrasto di questo fenomeno, che in parte si è ridotto, ma certo non è stato debellato. Dietro al cioccolato ci sono quindi gravi questioni etiche, ma emergono anche importanti conseguenze ambientali. In Ghana e Costa d’Avorio, oltre il 90% dei terreni di riserve forestali è stato convertito illegalmente in piantagioni di cacao. Ciò ha determinato una vasta deforestazione con importanti conseguenze per la biodiversità che ha visto restringere gli habitat di molti animali, come ad esempio scimpanzé ed elefanti.

Anche in Ecuador, molte aree sono a rischio dal disboscamento selvaggio e molte delle piantagioni di cacao nazionale sono state soppiantate da una pianta geneticamente modificata, CCN-51. Questa è maggiormente resistente agli antiparassitari e più redditizia dal punto di vista economico, ma sta alterando la biodiversità del territorio, tanto che dal 1991 al 2009 si è passati da 550.000 ettari di coltivazioni di cacao nazionale a 255.000 ettari. Il cacao clonato ha poi qualità organolettiche molto differenti da quelle del cacao nazionale e per sopperire a questa mancanza viene arricchito con aromi. Tutto ciò fa sì che si stia alterando questa preziosissima materia prima ed emerge l’insostenibilità di una produzione industriale ed intensiva.

Una valida alternativa è data dai prodotti del mercato equosolidale, che sostiene il lavoro dei piccoli produttori contribuendo a migliorare le loro condizioni di vita e garantendo allo stesso tempo diritti e condizioni commerciali più eque. Inoltre, a differenza dei metodi di produzione intensivi, dove vengono seminate 1100 piante in un ettaro di terreno, il cacao equosolidale cresce in piccoli orti (huertas) con coltivazioni biologiche. Qui ogni pianta gode di un proprio ampio spazio di crescita (300 o 400 piante in un ettaro) e convive con altre specie vegetali (limone, arance e mandarini, banane, caffè, papaia, altre specie tropicali) che conferiscono al cacao un particolare aroma floreale e fruttato. Se abbiamo a cuore il cioccolato, è necessario sostenere un consumo più responsabile di questa preziosa risorsa a tutela della sua qualità e anche nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei produttori locali!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, sezione Speciale Alimentazione Consapevole

Insieme un sogno diventa la nuova realtà

di Enrico Marone

“Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia” (John Lennon?, proverbio africano?, Che Guevara? …origine non ben definita).

Siamo alla vigilia dei nostri due anni di vita, nei quali l’esplorazione e la comunicazione ci hanno permesso di arrivare a voi. Di questo siamo felici perchè sappiamo che ci apprezzate e questo ci aiuta a mantenere sempre vivo l’impegno. Ma ci dice anche un’altra cosa. I temi che trattiamo interessano e le persone vogliono saperne di più e se quel di più è sul loro territorio ancora meglio.

tree-2718836_1920

È evidente la necessità e la voglia di cambiamento, di voltare pagina perchè ormai è finito il tempo degli inquinamenti nascosti, dell’imprenditore mascalzone, del vecchio modo di intendere la società e la solidarietà, dell’egoismo ottuso, dell’ignoranza su ciò che ci circonda, dell’ingiustizia di chi ha soldi e potere… Le resistenze sono ancora molte e molto dipende anche da noi, dal nostro potere di scelta, sia per ciò che consumiamo abitualmente, sia per il nostro modo di vivere ed interagire con gli altri. Noi siamo già dall’altra parte, osserviamo e vi portiamo ad ogni numero notizia di ciò che abbiamo visto, scoperto, conosciuto, perchè siamo convinti che condivisione, trasparenza e indipendenza (soprattutto nell’informazione) siano punti nevralgici del nuovo modo di vivere in comunità più o meno grandi. E chiediamo anche a voi di fare lo stesso: condividere, essere trasparenti. È un qualcosa che dà leggerezza all’animo e ci permette di affrontare le difficoltà che ci sono sempre, più serenamente. Una strada che ci porta con semplicità ad essere anche più giusti, cosa di cui il mondo ha tanto bisogno.

Oltre ai nostri lettori la strada ci ha portato, come compagni di viaggio, diverse attività economiche e commerciali che hanno visto nella rivista un mezzo utile per far conoscere la loro esperienza, il loro viaggio che si sovrapponeva nelle intenzioni alle nostre. Dobbiamo ringraziare anche loro e le splendide persone che ci stanno dietro, per aver contribuito alla crescita di questo progetto di informazione pulita, semplice che viene spesso dal cuore e mira ad un futuro migliore per tutti. E siamo lieti di aver contribuito con il nostro lavoro a farli conoscere.

Il numero di lettori cresce, così come il numero di punti di distribuzione nei quali si può trovare la rivista e che è già un modo per far avvicinare le persone alla propria attività.
Care attività imprenditoriali e commerciali che fate parte di questa nuova visione, diventa chiaro che fare pubblicità su VS è l’occasione migliore per arrivare a quel pubblico attento alle vostre proposte, che verranno lette con attenzione e interesse. Non è uno sforzo nei nostri confronti, ma una interessante opportunità che si presenta per far crescere anche i vostri progetti, il vostro modo di intendere la vita, le vostre idee. Immaginate di avere un pubblico di decine di migliaia di lettori che aspettano ad ogni uscita di leggere le pagine della rivista, se ci siete vi vedranno e capiranno.

Parlatene con noi, sognare insieme funziona!

Naturalmente vi aspettiamo a “Fà la cosa giusta” a Milano il 23-25 marzo.

SOSTIENI VIVERE SOSTENIBILE! RACCOLTA FONDI FINO AL 15 FEBBRAIO, FAI LA TUA PARTE!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, editoriale

Festeggiare in un altro mo(n)do

di Giulia Marone

edit2

Con questo nuovo anno inizia un ciclo di novità! Ahaha, sorpresi? Non dovreste. Ogni giorno porta qualche novità. Il sole sorge ancora, è una novità? Bè, in effetti non c’è nulla che possa assicurarci che sorga anche domani, e quindi sì. Ci svegliamo e siamo ancora nei nostri panni di cittadini qualunque, eppure al mattino andando al solito bar… –toh, guarda!– ci salutano, ci riconoscono. Siamo qualcuno, in effetti. Siamo sempre in questo paese orribile e allo stesso tempo bellissimo, dove la gente si lamenta al bar e protesta solo per le partite di calcio, ok… eppure, guarda, stai leggendo una rivista che parla di cambiamento, un cambiamento a portata di mano. Già solo leggendolo tu stai cambiando qualcosa. Eppure sei un Italiano come tutti gli altri “lamentosi”. Se fossi tu la novità che, al posto di lamentarsi, proponga? Scegli una cosa rotta e aggiustala. Magari è il sanpietrino davanti alla porta di casa tua dove inciampi sempre, magari è il tuo intestino che non collabora, magari è tuo/a figlio/a che non capisce ancora cosa fare della sua vita e ha solo bisogno di ascolto, magari è il negozio dietro l’angolo che ha tanti prodotti buoni ma fatica a sbarcare il lunario, magari è la partecipazione che manca ad un’iniziativa che, guarda un po’, a pensarci bene ti piace proprio. Forse sei tu ad avere bisogno di cure, la stanchezza e il malumore invernale portano con sé tante riflessioni. Forse hai bisogno di trovare qualcosa per stare un po’ meglio. E guarda, un’altra novità… ti sei accorto di te stesso! Stavolta davvero, della persona che sei e che vuoi diventare. E che volevi diventare? Forse lo sei già ora, ma sei qui anche oggi e attorno a te ci sono tante persone che devono ancora conoscersi. Potresti essere tu a creare questi legami, senza dover salvare il mondo in un colpo solo, ma con piccoli gesti, a piccoli passi, con un po’ più di attenzione, ascolto e umiltà. Dobbiamo imparare ad amarci davvero, per amare quello che ci sta attorno. Iniziamo il nuovo anno guardandoci ancora una volta indietro, respirando e prendendo coraggio per poi voltarci verso il futuro. Non dimenticheremo, il primo Gennaio non sarà tutto diverso, non ci crollerà il cielo sulla testa o vinceremo alla lotteria del destino, non succederà più di quanto non sarebbe potuto succedere il 31 Dicembre, ma il tempo avanza, con o senza la nostra consapevolezza, e ogni giorno è una nuova occasione di cambiamento, ogni giorno una novità. La vita ci proporrà sempre nuove sfide, ma anche nuove gioie. Forse dobbiamo solo imparare ad abituarci a cambiare.
La novità del presente, è quello che auguro a tutti voi.
Buon anno a tutti, col cuore e la speranza che non solo una ragazza di 25 anni dovrebbe avere.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre 2017-Gennaio 2018, editoriale

Novembre disponibile on line e nei punti di distribuzione!

Appena passato il capodanno celtico, Samonios, inizia un mese di primi freddi (chissà?) e come sempre di proposte sostenibili della zona Alto Piemonte. State cominciando a conoscerla meglio? Vi sentite parte di un territorio che, mese dopo mese, cerchiamo di raccontare? Il nostro sondaggio è ancora aperto! Dacci la tua opinione.

Questo mese abbiamo una bella novità: quattro pagina dedicate alla provincia di Varese. Siamo vicini di casa eppure non ci conosciamo bene! Vogliamo cominciare a parlare di sostenibilità anche dall’altro lato del lago. Vuoi farne parte anche tu? Contattaci!

E poi parliamo di fatto a mano: in evidenza gli artigiani che mettono non solo le mani e le proprie capacità, ma anche il cuore in quello che fanno… Buona lettura!

november2_01

 

Qui per leggerlo online

Qui per riceverlo a casa tua in carta riciclata!

Qui dove lo trovi nella tua città

Qui per riceverlo online ogni mese!

 

La transizione alimentare parte dalle nostre scelte

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

La transizione è quel periodo di tempo nel quale si inizia a prendere consapevolezza del proprio stile di vita, per iniziare a mettere in pratica alcune strategie di cambiamento verso uno più sano e sostenibile. Transizione alimentare significa quindi uscire dalla propria zona di comfort alimentare, ossia dalle proprie abitudini nutrizionali e provare ad attuare alcune modifiche a favore della nostra salute e dell’ambiente. Questo non sempre può risultare facile e può generare un po’ di inquietudine. Una strategia che può facilitare l’avvio di una transizione, può essere quella di cominciare ad attuare piccoli cambiamenti. Ad esempio, provare ad essere più informati sulla scelta dei prodotti presenti sul mercato. La globalizzazione del sistema alimentare ha portato una grande varietà di cibi disponibili in ogni momento. Sui banchi dei supermercati troviamo abbondanza frutta e verdura, che spesso però non è legata alla stagionalità e alla territorialità. Basti pensare alle fragole in febbraio o ai pomodori a dicembre. Per rifornirsi di questi alimenti, che non possono essere prodotti localmente, sono necessari trasporti a lungo raggio e ritmi produttivi intensivi.
Per soddisfare l’elevata domanda di prodotti a un prezzo sempre più basso, si è arrivati ad un’iper-specializzazione del sistema agro-alimentare dove coltivazioni e allevamenti vengono sfruttati in condizioni del tutto incompatibili con il loro benessere.
Infatti, se un terreno è adibito ogni anno alla stessa coltura, si impoverisce e ha bisogno di essere reintegrato con fertilizzanti e ammendanti, concimi artificiali.
Anche gli allevamenti intensivi, per far raggiungere peso il più rapidamente possibile agli animali, attuano selezioni genetiche e costringono gli animali in edifici sovrappopolati, bui e privi di ogni stimolo naturale.
È possibile però evitare tutto ciò, prestando attenzione ad alcune etichette che offrono informazioni sulle condizioni delle colture e degli allevamenti.

immagine-2-galline1

Un esempio sono le uova, dove nell’etichettatura è indicato un codice che ha un numero distintivo per il metodo di allevamento, uno per la provenienza, informazioni sul produttore e, facoltativo, il sistema di alimentazione. Una delle cose più importanti da verificare è il primo numero, che indica la modalità di allevamento. In particolare, “0” sono le uova da agricoltura biologica, che per legge sono soggette a doppi controlli e deposte in allevamenti che rispettano pienamente le loro caratteristiche naturali. “1” è il codice per le uova da galline allevate all’aperto. Molto diverso è il codice “2” che identifica le galline allevate a terra. In realtà, le ovaiole vivono in capannoni con pavimenti di cemento ricoperti da paglia o sabbia, in un sovraffollamento da nove galline a metro quadro, che non vedranno mai il sole perché illuminate con luce artificiale. Infine il codice “3” per le galline ovaiole allevate in gabbia, 25 galline per metro quadrato, solo 15 cm per gallina: come vivere in una scatola di scarpe per tutta la vita!
Un sistema così è insostenibile! È tempo di trasformare i nostri consumi verso un sistema che porti benefici a tutti: consumatori, agricoltori, animali e ambiente.
Con le nostre scelte alimentari possiamo attuare una transizione a tutela della fertilità del suolo e della salute degli animali, per garantire la qualità del cibo e quindi della nostra vita!

Articolo pubblicato su Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione giugno 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

Tra nostalgia e progresso

di Laura Fanchini, liceale

environment-722060_1920

Chi si ostina a mantenere un atteggiamento nostalgico nei confronti del passato è un illuso. É molto diffusa – in particolare tra le persone più anziane – l’idea secondo la quale “si stava meglio quando si stava peggio”; si fa scioccamente appello a un’antica Arcadia splendida e illusoria, che rimanda a un tempo idillico e ormai perduto. Il tempo perfetto non è mai esistito, per il semplice fatto che l’uomo è imperfetto. Negli ultimi due secoli l’umanità ha assistito a cambiamenti che si sono susseguiti con straordinaria rapidità, e anche se è difficile giudicare in maniera obiettiva se ciò sia stato un bene o un male, è insensato continuare a lamentarsi del presente, confrontandolo con gli aspetti migliori del passato. D’altra parte, è innegabile che oggi stiamo vivendo un momento di profonda crisi, che si presenta sotto diverse forme: economica, ambientale, interculturale, immigrazione, instabilità dei governi… Tuttavia, ognuna di tali sfaccettature è riconducibile a un’unica problematica più profonda: la crisi dei valori, che consiste nel sovvertimento dell’ordine di quelle virtù etiche e morali che si pensa essere innate nell’essere umano. La causa di una simile distorsione risiede in una serie di fattori culturali, e in particolare nell’equivoca interpretazione di un parola: crescita. Il concetto di “crescita”, in ambito economico, ha iniziato a essere esaltato con l’avvento del capitalismo, con il quale i grandi imprenditori hanno visto nel connubio scienza-tecnica l’arma vincente che avrebbe portato a uno sviluppo infinito, a un progresso senza limiti: mai, prima di allora, l’uomo si era sentito tanto potente, mai era stato tanto ottimista quanto cieco. Oggi viviamo le conseguenze di un sistema produttivo che si è rivelato fallimentare, e ci appare dunque evidente che il principio della crescita infinita è errato nella sua stessa definizione: in un mondo finito non può essere possibile una crescita infinita soprattutto se le risorse che ci ostiniamo a sfruttare sono “non rinnovabili”. Siamo tutti d’accordo che è necessario un cambiamento, ma non in senso progressista. Si tratta di abbandonare una logica sbagliata, con cui siamo cresciuti: quella consumistica.
“Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati”: è una celeberrima frase di Albert Einstein che ci invita a cambiare mentalità e, in questo caso, a rivalutare le parole crescita e progresso. Non si interpreti questa posizione come se fosse volta a smentire la tesi della perfettibilità umana: l’uomo può e deve impegnarsi per migliorare continuamente se stesso, ma considerando direzioni alternative. Mutare un’opinione, un pensiero, un’idea è relativamente facile, lo facciamo continuamente. Ma cambiare un’abitudine è estremamente difficile, perciò ci aspetta una battaglia dura, ma inevitabile. Non possiamo più permetterci di vivere nel sogno delle molteplici opportunità, come poteva succedere negli anni del “boom economico” del dopoguerra, dobbiamo invece prendere atto della situazione in cui ci troviamo e riformare la società dal suo interno, a partire dalle nostre scelte quotidiane: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, esortava Gandhi. É una posizione tanto comoda quanto utile rievocare il passato nella vana speranza di un suo ritorno. Lamentarsi della società presente è comprensibile, ma è da ipocriti, dal momento che ne siamo tutti dipendenti: volenti o nolenti, siamo immersi in un sistema dal quale non riusciamo a liberarci. Siamo sinceri: chi di noi potrebbe fare a meno dell’automobile, di un telefonino o della connessione internet? Inoltre dobbiamo ricordare che il presente l’abbiamo costruito noi, la nostra società è figlia dei nostri padri, e se questa ha qualche difetto è nostro compito correggerlo. L’uomo è artefice del proprio destino: sentiamoci responsabili del mondo in cui viviamo. Ognuno di noi, per il solo fatto di esistere, è una componente attiva nella storia, perciò ognuno di noi è costretto a prendere una posizione, scegliendo tra vivere in maniera sostenibile, oppure vivere come un parassita.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Scelte Sostenibili

Rimedi naturali contro le zanzare

di Rossana Vanetta

mosquito-swarm-1837648_1920

Benvenuta estate: finalmente arrivano il caldo, le lunghe giornate e le vacanze.
Ma con l’afa, soprattutto per chi vive tra le risaie, arriva anche un fastidioso problema: le zanzare! Per non sopperire all’annosa questione e rinchiudervi in casa, con finestre chiuse e aria condizionata al massimo (veramente poco sostenibile) ecco qualche semplice consiglio per allontanare gli odiati insetti senza usare prodotti chimici ed inquinanti.
Per prima cosa dovete sapere che le zanzare sono più attratte da alcune persone rispetto che altre. Ci sono dei fattori sui quali non è possibile intervenire: i geni del nostro dna, alcune sostanze naturalmente repellenti presenti nel sudore di alcune persone ed il gruppo sanguigno (se avete il gruppo A siete i più fortunati, il gruppo 0 è, invece, il più svantaggiato). Su altri elementi possiamo fortunatamente impegnarci di più: vestirci con indumenti di colore chiaro (evitiamo in particolare il nero ed il rosso che maggiormente attraggono le zanzare), evitare di bere birra (sappiamo quanto sia gratificante una bella birretta fresca d’estate, ma uomo avvisato..), non utilizzare creme per il corpo dal profumo dolce o fruttato e infine, anche se dovevamo già pensarci mesi fa, perdere peso (il respiro delle persone in sovrappeso è un richiamo per le zanzare, a causa del maggiore scambio ossigeno/anidride carbonica, così come un elevato colesterolo nel sangue).
Per risolvere la situazione all’origine possiamo installare sui nostri balconi o nei nostri giardini una bat box: una cassetta di legno appositamente costruita con lo scopo di ospitare i pipistrelli, i naturali predatori delle zanzare. (Posso sfatare alcuni luoghi comuni su questi animali bistrattati? La loro pipì non è corrosiva, non si attaccano ai capelli di poveri malcapitati e…non si trasformano in vampiri!). Potete acquistare le bat box nei supermercati, nei vivai e nei pet shop. Al termine dell’estate non rimuoviamo però la cassetta, ma lasciamola anche durante l’inverno per donare un riparo ai nostri nuovi alleati.
Verificate inoltre di non avere ristagni d’acqua sui balconi e nei sottovasi, dove le zanzare amano deporre le uova.
Per l’ambiente domestico possiamo profumare le stanze con candele alla citronella (attenzione al materiale: escludiamo la paraffina e scegliamo candele in cera naturale d’api o di soia) o se possediamo un diffusore ad ultrasuoni possiamo utilizzare 15 gocce di oli essenziali come il geranio, la citronella, la lavanda, la menta ed il basilico. Anche le corrispettive piante, ovviamente, tengono lontane le zanzare, sarebbe quindi bene tenerle sul balcone vicino alle porte finestre. Un’alternativa meno profumata è quella di posizionare agli angoli della stanza spicchi d’aglio, fette di cipolle o, meglio, chiodi di garofano.
Per proteggere la nostra pelle quando usciamo fuori casa sfruttiamo il potere di questi oli essenziali ma ricordiamoci di non usarli mai puri in quanto troppo concentrati.
Ecco quindi una ricetta per uno spray repellente naturale: miscelare in un flacone con vaporizzatore 85 ml di acqua distillata e 20 ml di alcool (potete usare l’alcool alimentare a 95° che trovate nel reparto liquori del supermercato) a cui aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella e 20 gocce di olio essenziale di geranio. A questa base, a vostro piacere, potete aggiungere 10 gocce di un altro olio essenziale a scelta tra: menta, limone, lavanda, basilico o timo.
Infine, se proprio venite punti, per dare sollievo alla pelle irritata potete applicare aloe vera o poche gocce di oli essenziali di lavanda o tea tree (questi due o.e. fanno eccezione e possono essere utilizzati puri sulla pelle).
Dopo tutti questi consigli non mi resta che augurarvi di godervi al meglio le calde e profumate notti estive!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Estate Naturale

Ti ricordi… il Natale? Come averne uno anche quest’anno

Il Natale Felice è quello per la Terra!

di Giulia Marone

ramo

Vi capita mai, verso la fine dell’anno, di ripensare a quello appena passato (e che in realtà si sta ancora concludendo) dicendo a voi stessi: l’ho sfruttato bene? Credo che venga naturale a tutti farlo, tirare le somme del proprio operato e poter dire “è stato un bell’anno” ma sì, in fin dei conti… tutti speriamo di dirlo, anche per l’anno che ci aspetta. “Il prossimo anno sarà meglio”.

Auguro sinceramente a tutti di pensarla così, perché la speranza e la positività sono un sentimento che non dovrebbe mai mancare alla tavola di Natale, con i propri cari, che sia tutta la famiglia o solo la mamma o il papà. Forse si pensa che con l’andare avanti degli anni non sia più necessario essere propositivi e felici, per rallegrare gli altri. È compito dei giovani!

Perchè?

I “vecchi” sono giunti a un’età per la quale non si può più far nulla? Il vostro compito è stato assolto, a 50 anni magari? Avete raggiunto lo scopo della vostra vita e quindi potete mettervi il cuore in pace? Vuol dire che siete felici e non avete più nulla per cui “combattere”?

Forse è così. Forse volete solo che il tempo si dimentichi di voi, e che altri facciano quello che non siete riusciti a fare. Ma siamo tutti insostituibili e importanti, nessuno dovrebbe mai pensare: la mia parte per salvare il mondo ai miei tempi l’ho fatta, ora deve farla qualcun’altro. Perché non serve proprio a niente, il più delle volte è una scusa, una corazza.

A Natale regalatevi un nuovo sogno. Oppure, cercatene uno vecchio chiuso nel cassetto, e usatelo! Usatelo per regalarvi un altro po’ di Vita, quella vera, quella entusiasta che “solo i giovani” dovrebbero avere.

Com’è bello ricordare di quando si era piccoli, il Natale brillava di luce e aspettativa, ma non tanto per i regali, no? Era scoprire se Babbo Natale ci avrebbe premiati. Anche lì ci chiedevamo… sono stato bravo quest’anno? E se Babbo Natale passava… sì, sì mi vuole bene! Ho fatto il bravo! Ed era una festa, una grande festa non per il cibo, io che sono golosa fatico a ricordare un cenone di Natale fino ai miei 10 anni. Quello che ricordiamo è l’atmosfera di festa che ci circondava, perché eravamo bambini, non pensavamo ai “doveri” natalizi, erano un dato di fatto. Il Natale si passa con chi ci vuole bene, anche se magari odiavamo la zia che ci stropicciava la faccia e temevamo i cugini più grandi. E i regali più belli erano quelli che ti lasciavano dentro qualcosa, quelli che ricordi per la vita, che ti facevano scoprire un lato di te creativo, sognatore, una tua dote.

pallona

Ora siamo grandi, e il regalo deve essere qualcosa di ricercato, di desiderato, di utile, ma che costi poco, perché c’è la crisi. E poi, dove si fa il pranzo? E la cena? E la messa? Ci andiamo quest’anno oppure siamo troppo lontani da “Dio” per strisciare in una chiesa e fingere di aver fatto i bravi cristiani? E i parenti? Chi va da chi e cosa facciamo? Compriamo dei dolci, ma magari avranno già mangiato, bé prendiamo questi che costano poco e mal che vada li teniamo per Capodanno. E Capodanno? È così vicino, cosa farò? Con chi? Dove? Ma perché?

Forse, se la voglia di festeggiare ci passa, è comprensibile. Troppa aspettativa.

Allora facciamo i buoni per poter dire “Babbo Natale passerà anche quest’anno”, non compriamo o non ostentiamo cibi che impressionano amici e parenti, ma che distruggono un po’ alla volta qualche foresta dall’altro capo del mondo. Non dimentichiamoci i famigliari in difficoltà perché non siamo dell’umore di ascoltare. Non parliamo solo di noi stessi e dei nostri problemi, ma troviamo delle soluzioni insieme e attuiamole, potrebbero essere un nuovo sogno. Non regaliamo l’ennesimo taldeitalipiagiamacalzinicellularesoprammobile, creiamo qualcosa di diversamente piccolo e semplice, che parli al cuore e non al portafogli. Non rinunciamo a parlare con “Dio”, qualunque esso sia, perché ci vergogniamo di noi stessi. Non dimentichiamo gli altri meno fortunati, che ci saranno sempre, sempre, ma forse un pensiero buono per loro può fare una differenza soprattutto per noi. E non pensiamo e organizziamo niente che non sia desiderato dalla nostra anima, che non faccia del bene a noi e ai nostri cari. Accettiamo con semplicità la nostra vita e rendiamola più colorata, rendiamola una festa con la nostra allegria: ovunque saremo e qualsiasi cosa faremo, l’allegria sarà il sapore della giornata. E forse ce la faremo a cambiare qualcosa, e lo sentiremo dentro il solletico della speranza. Forse è questo che la crisi ci ha fatto dimenticare.

Quest’anno, quest’anno di crisi, quest’anno di sogni chiusi nei cassetti e di torpore energetico, quest’anno massmediatico, quest’anno di delusioni e rivincite. Quest’anno. Non pensiamo al Natale. Pensiamo alla Terra.

Pensiamo a quanto ci dona, nonostante il nostro continuo perseverare nei comportamenti sbagliati. Nonostante il continuo sopruso, in buona o mala fede che sia, il menefreghismo, l’egoismo fine a sé stesso, l’ipocrisia, che tutti noi adulti ormai conosciamo.

Pensiamo ai mari, sconfinati oceani, che ci circondano da sempre, dall’inizio del genere umano e animale e vegetale, che rischiano di non dare più la vita a nulla. Alle foreste, verdi e lussureggianti amazzoniche e montane, ai pini e ai salici che abbracciano il cielo con le loro fronde e donano ossigeno alle civiltà inquinate, sfruttate dal mercato per ottenere minerali, carne, profitto da ogni moda. Ai deserti infiniti, dorati, caldi e gelati, dove vivono e muoiono popolazioni in cerca di un rifugio, come lo siamo noi. Ai grandi ghiacci che sovrastano la linea dell’orizzonte montano, che riempie il cuore ad ogni uomo al guardarlo al tramonto; alle sorgenti trasparenti che nascono da loro, che creano i fiumi e i laghi. Dove andiamo a riprendere fiato, dalla città. Dove facciamo passeggiate romantiche e rilassiamo la mente. Quanto tempo abbiamo ancora per godere di questa vista? Quanti selfie potremmo farci ancora in mezzo a questi meravigliosi paesaggi?

Questo è il Natale. L’amore. La nascita. L’origine. La nostra origine è il mondo e il mondo è il nostro destino, che lo scegliamo o meno. È un dato di fatto. Sei un essere umano, hai la responsabilità del libero arbitrio. Questo Natale e quest’anno nuovo, non lasciare che tutto scivoli nel flusso trascinante del quotidiano, ma segui il tuo flusso. Scegli di riprendere in mano la tua vita, il tuo sogno abbandonato, il tuo potere di consumatore, di cittadino, il tuo pianeta. Scegli di Vivere Sostenibile. Sceglilo con noi.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre+Gennaio 2016, editoriale