Respiriamo bene, respiriamo con la testa

di Enrico Marone

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Eccolo qua il grande allarme per lo smog nelle città italiane. Puntuale da molti anni, quando comincia ad avvicinarsi la stagione fredda e quest’anno è iniziato quando ancora gli impianti di riscaldamento non sono pienamente operanti. Sicuramente la situazione nel nostro paese è grave, se è vero che, come dice lo studio della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, muoiono 91.000 cittadini ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico. Un bilancio drammatico, come se fossimo in guerra contro un nemico che però usiamo giornalmente. Sì, perchè le sostanze tossiche che troviamo nell’aria che respiriamo, provengono dai combustibili fossili usati per il trasporto (auto, camion, ecc…), dagli impianti di riscaldamento, dalle industrie che producono ciò che utilizziamo o consumiamo ogni giorno e dall’agricoltura.
Ed è questo il nodo problematico, cioè il modello di funzionamento della nostra società, in particolare nelle città dove anche la carenza di verde e alte concentrazioni di mezzi e impianti determinano le situazioni più critiche e difficili da affrontare.
È ovvio che di fronte a questi numeri, che finora sono stati un po’ troppo ignorati (non è che negli anni precedenti non morisse nessuno per questa causa…), vietare la circolazione di una parte di autovetture in qualche città è sicuramente una misura insufficiente.
Oltre alle fonti citate ne esistono altre insospettabili, per noi semplici cittadini, ma pesantissime, dato che gli inquinanti tossici sono diversi: non solo il PM10 (polveri sottili) di cui si sente parlare spesso, ma anche il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3).
Per esempio, sempre secondo questo interessantissimo studio che vi consigliamo di leggere, il 35% del PM10 di Milano proviene indirettamente dall’agricoltura e dagli allevamenti. Inoltre i momenti critici dell’anno, durante i quali si arriva alle emergenze, sono più o meno sempre gli stessi, eppure non si fa nulla per prevenire, per quanto possibile o almeno ridurre, l’impatto del fenomeno, che già si sa che sta per ripresentarsi. In alcune città tra l’altro si registra ormai una situazione di emergenza quasi continua.
Che fare? Lo studio propone una serie di azioni e orientamenti per affrontare il problema, per esempio dovrebbe esserci un piano nazionale per la mobilità sostenibile, ma nella sostanza ci sono due considerazioni fondamentali da fare.
La prima è che si tratta di un problema che non si può affrontare da soli, neppure un’intera città, seppure grande, potrà da sola essere incisiva, ma occorre lavorare tutti assieme, come una comunità che deve curarsi prima di tutto della salute delle persone, ancor prima del profitto. La seconda è che sicuramente continuando a vivere ogni giorno nello stesso modo di ieri, cioè usando sempre l’auto, utilizzando sempre combustibili fossili o peggio il carbone, non adeguando mezzi ed impianti alle nuove tecnologie meno inquinanti, non si riuscirà mai a venirne fuori.
Occorre cambiare mentalità, aggiornarsi tecnologicamente, riavvicinarsi alla Natura e smetterla di essere dinosauri devastanti per noi, per le persone che amiamo e per l’intero pianeta.
Come vedete ciò che respiriamo è una questione di testa.

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/09/29/smog-in-italia-laria-piu-inquinata-fra-grandi-paesi-ue_e67464ab-6575-4fb9-8ec3-510ffa3e4883.html

https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2017/09/Report_La_sfida_della_qualita_dell_aria_nelle_citta_italiane_2017.pdf

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, editoriale

Di cosa sono fatte le case in cui abitiamo?

di Arch. Emanuela Cacopardo – Ing. Roberta Tredici

speciale bioedilizia 2_01La casa rappresenta per molti l’investimento più importante della vita, sia che si scelga di acquistarne una nuova, sia che si decida di ristrutturarla. Tuttavia spesso, nelle fasi decisionali che precedono l’attuazione delle scelte, ci fermiamo a fare valutazioni di carattere estetico e funzionale, senza considerare l’aspetto più importante, per il nostro benessere futuro, che riguarda il modo in cui questa è costruita. Negli ultimi anni si sta spostando sempre di più l’attenzione sull’utilizzo di materiali naturali in edilizia, perché proprio grazie a questi è possibile ottenere case sane in cui vivere bene.

Capiamo meglio come: in molte delle case che conosciamo si riscontrano spesso problemi di umidità, formazione di condensa sulle pareti e i vetri, presenza di muffe, intonaci rigonfi, freddo in inverno e caldo in estate. A volte, dopo una lunga permanenza all’interno di un edificio, può capitare di avvertire mal di testa, irritazione agli occhi, al naso o alla gola. Questo accade perché i materiali utilizzati nell’edilizia convenzionale (mattoni, calcestruzzo additivato, cemento, vernici a base di solventi, polistirene) non sono traspiranti, sovente emettono sostanze nocive, non sono efficaci per quanto riguarda l’isolamento, in particolare dal caldo estivo. Da tutto ciò deriva scarsa circolazione e inquinamento dell’aria che respiriamo in casa, oltre a disagio per temperature o umidità inadeguate. Al contrario i materiali naturali, come ad esempio intonaci in calce o argilla, pitture a base di acqua, cappotti isolanti in cannicciato palustre o fibra di legno, muri in calce e canapa o paglia, sono traspiranti, non rilasciano sostanze nocive, sono regolatori di umidità, sono ottimi isolanti sia in inverno sia in estate (grazie alla loro notevole massa). Se correttamente usati ci consentono di avere abitazioni con aria pulita e temperature e umidità confortevoli, offrendoci ambienti fisicamente sostenibili e sani.

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La sostenibilità è inoltre ambientale, poiché questi materiali consumano poca energia durante tutto il loro ciclo di vita (molti sono prodotti di scarto derivati da altre lavorazioni). Di conseguenza sono anche sostenibili economicamente (diffidiamo di chi ci propone una bioedilizia eccessivamente costosa). La sostenibilità economica riguarda infine la gestione futura, poichè case costruite con questi sistemi non necessitano di impianti troppo potenti per mantenere temperature accettabili. In generale, soprattutto per quanto detto in premessa, è sempre importante informarsi sui materiali o prodotti che ci vengono proposti e che intendiamo usare nella nostra casa. Abituiamoci a pensare all’involucro delle nostre abitazioni come a una terza pelle o a un abito che indossiamo per gran parte del nostro tempo, ricordandoci che una casa sana è una casa che garantisce il benessere delle persone che la abitano e allo stesso tempo rispetta l’ambiente che ci circonda.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile 2017, sezione Speciale Bioedilizia