Samon, la fine dell’estate e la Canna palustre

di Ossian d’Ambrosio

Canna palustre, madre protettrice
Porta la mia coscienza alla consapevolezza
Aiutami a vedere tutto il mio sé
La vista del mondo nel cambiamento
e la porta della coscienza interiore
Che guida la mia trasformazione
E guarisce la mia anima

Samonios segna l’inizio dell’anno celtico. È il momento in cui si entra nella metà scura (e oscura) dell’anno. Come la terra entra nella stagione del riposo, anche l’uomo è chiamato a rivolgersi verso la sua essenza più introspettiva e la spiritualità.
Vi sono due piante nella tradizione celtica che segnano il periodo che va dalla fine di Ottobre a metà Novembre ma vengono identificate con lo stesso nome gaelico in Negtal, la prima più comune è la canna palustre e la seconda è il brugo.
La Canna è una pianta strettamente collegata all’elemento acqua, sede delle nostre emozioni e dei ricordi. Ricordi del passato e dei nostri antenati, i famigliari di sangue che sono dipartiti dalla dimensione tangibile della vita e gli antenati del nostro territorio.
Le canne sono state e sono usate da tempi antichi per la costruzione di strumenti a fiato, sono strumenti che in questo periodo dell’anno ci proiettano immagini lugubri delle anime dei defunti che vengono convocate nell’aldilà, mentre nel periodo luminoso dell’anno il suono delle siringhe di canna manifestano la ripresa della vita, come il suono emesso dal dio greco Pan.
Gli antichi Celti hanno da sempre onorato queste piante, in quanto producono musica mentre si piegano con grazia nel vento e per questo collegate al mondo degli spiriti, ma la loro sottigliezza ricorda delle frecce argentee che volano nell’aria in direzioni sconosciute, ed in effetti le canne, in antichità, venivano usate anche per fabbricare le frecce. Scagliare frecce nel buio è un’espressione del desiderio di ottenere delle verità fondamentali, in quanto, se lanciate senza una direzione il luogo dell’atterraggio sarà casuale, mentre se focalizziamo un obiettivo, daremo determinazione e convinzione al senso dello scopo, ma l’atto diverrà secondario all’evento stesso.
Sognare le canne palustri mosse dal vento indica che non tutti i vostri amici sono sinceri.

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Le radici della canna penetrano profondamente nell’acqua da cui prendono il nutrimento. Queste radici sono la parte più forte della canna, infatti la sua vera forza è doppiamente nascosta, sotto l’acqua e sul pavimento dello stagno o sul lago dove cresce. Se siete nati sotto questo segno (28 Ottobre-28 Novembre), anche voi avete una forza segreta, e forse anche motivazioni segrete. La sfida è quella di utilizzare saggiamente le vostre “capacità intuitive”, non minare gli altri o trovare le loro debolezze, ma trasformarsi in un individuo profondamente percettivo la cui saggezza può essere usata per insegnare agli altri.
La canna palustre è collegata anche alla dea celtica Rhiannon, dea degli inferi e dei morti, ha il dono di mutare forma ed è conoscitrice di ogni pianta ed albero perché in vari miti essa viene descritta nell’atto di danzare con dei rami. Nasce al plenilunio, è la dea della fertilità, della rinascita, della saggezza, della magia, della trasformazione, della bellezza, dell’ispirazione artistica e della poesia. Rhiannon si manifesta come una bellissima giovane donna vestita di oro, cavalcando un cavallo bianco, con uccelli cangianti che volano intorno alla sua testa. Il loro canto può svegliare gli spiriti dei morti o dare sonno ai mortali, come le atmosfere novembrine.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Orti e Giardini

L’Edera tra libertà ed unione

di Ossian D’Ambrosio

Seguendo la tradizione del calendario arboreo celtico, il periodo che va dal 30 di Settembre al 27 Ottobre è dedicato all’edera che in gaelico antico si chiama Gort.
Siamo alla fine della vendemmia e vicini al portale della parte oscura dell’anno con la festività del Samonios (Samhain – Halloween), per questo la pianta assume una forte connotazione magico spirituale, sempre seguendo la trama della magia degli intermedi e prima di varcare la soglia della fine dell’estate. Essa è considerata una pianta parassita dalla maggior parte degli uomini moderni che non ne comprendono la sua vera essenza. Infesta le altre piante non sempre per distruggerle, ma più che altro per proteggerle da agenti che potrebbero danneggiare il loro legno (radiazioni inquinanti) e spesso continua a vivere anche quando la sua pianta ospite è morta, a simboleggiare che la vita continua anche dopo, nell’infinito ciclo di morte e rinascita. L’edera ha un potere feroce e determinato. La sua abilità risiede nel fatto di poter legare diversi alberi insieme e di bloccare il passaggio verso il bosco. Molto spesso soffoca ed uccide gli alberi, persino la più imponente Quercia.

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L’aspetto distruttivo dell’Edera però è sempre un avvertimento, perché essa rappresenta la ricerca del Sè e l’anima errante alla ricerca dell’illuminazione.
In questo periodo bisogna operare per connettersi maggiormente con la parte più introspettiva di noi e l’edera ci aiuta ad allontanare la negatività dalla nostra vita e creare una barricata contro ciò che ci danneggia.
Nel mondo magico viene utilizzata per rituali di guarigione, protezione, cooperazione ma anche per potenziare il legame tra due amanti. Le corone fatte di edera venivano indossate anche dagli sposi, proprio per il potere di “legare” gli amori ma non solo. Essa detiene anche la proprietà di concentrare maggiormente l’attenzione, rinsaldare la forza di volontà ed espandere la coscienza, specialmente quando la corona è fatta di foglie fresche ancora vibranti di forza vitale.
Anche il culto di Dionisio, snaturato con il tempo, vedeva nella corona di edera un modo per neutralizzare gli effetti indesiderati dell’alcol, in quanto bere era un modo per entrare in comunione con lo Spirito del Vino (Dionisio) che era associato alla vegetazione e alle sue divinità.
Un canto tradizionale inglese del solstizio d’inverno, “The holly and the Ivy”, descrive le due piante agrifoglio ed edera in un trionfo dualistico tra uomo (Agrifoglio) e donna (Edera) che si completano l’uno con l’altra come lo Yin e lo Yang. L’edera vi legherà ad altre anime, perché se il vostro vagare verso un unico concetto vi porterà solamente verso un danno ed una restrizione, se riuscirete ad abbracciare più concetti ed avere confidenza con più percorsi, potrete mettervi in contatto con la vostra reale libertà e le vostre risorse più intime.

L’agrifoglio e l’edera
quando entrambi cresciuti in pieno sono
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono dell’allegra ghironda
è dolce cantare in coro.
– Ossian

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione Ottobre 2017, sezione Benessere Corpo e Mente