WEDO FabLab – Pallet Design Contest

di Massimiliano Ferrè

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Si chiama Matteo Di Riso il vincitore del “Pallet Design Contest”, indetto da WE DO FABLAB tra i mesi di Ottobre e Novembre. Al concorso, che ha visto la preziosa sponsorizzazione di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, hanno partecipato nove makers – tra uomini e donne – tutti con progetti differenti e innovativi.
La sfida lanciata dall’Associazione WE DO FABLAB, che da anni si occupa di diffondere la cultura del “fai da te” e del riciclo, consisteva nell’ideare una serie di tavoli partendo dai bancali industriali (chiamati anche “pallet”): smontando, modificando e assemblando le assi di legno di cui sono composti infatti si possono realizzare a costo zero scaffali, tavoli, sedie, porta vasi, ecc… Nel laboratorio condiviso per la fabbricazione di Bellinzago Novarese, la necessità era quella di avere dei tavoli da utilizzare per i corsi di formazione ed i workshop… da qui il concorso aperto al pubblico!
Il team di valutazione, composto da Massimiliano Ferré (presidente Associazione WE DO FABLAB), Andrea Barcheri (Make-Arch) e Luca Papini (Luca Papini Design Studio), ha valutato i progetti in base al Concept (idea, presentazione grafica, chiarezza delle informazioni) e al Design (fattore economico, modularità, mobilità, funzionalità), premiando in particolare chi mostrasse delle soluzioni complessive prendendo in considerazione il Layout dello spazio.
Matteo, oltre a vincere il premio in denaro (200 euro), si riserva la possibilità di utilizzare 100 crediti sulle lavorazioni CNC presso il laboratorio di Via A. Antontelli 29. È Andrea Barcheri che si occupa della realizzazione delle postazioni di lavoro, assistito dal vincitore Matteo Di Riso.
Riutilizziamo gli oggetti generalmente considerati obsoleti per dargli una seconda vita: We Do Fablab è anche questo! Sul sito www.wedofablab.it è possibile visionare parte dei progetti candidati con foto e punteggi.

Nota della Redazione: siamo felici di aver partecipato al contest di WEDO Fablab, per vari motivi. La messa in condivisione di risorse ed apparecchiature, l’utilizzo di materiali riciclati, la possibilità di imparare ad utilizzare software e strumenti innovativi per dare forma alle proprie idee. Ci è sembrato importante, utile e stimolante.

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La Corte dell’Oca

di Giulia Marone ed Enrico Marone

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La Corte dell’Oca nasce in un antico ed elegante edificio nel centro di Arona, con un romantico giardino ottocentesco ed un portico che consente di stare all’aperto anche nelle giornate piovose. Lì Roberto Crivellaro insedia anni fa il suo laboratorio, con un torchio per l’incisione. Già amico di Nicola Pankof, che trasferisce il suo laboratorio accanto a Roberto, il luogo diventa naturalmente un centro di fermento artistico, e si circonda di collaborazioni interne ed esterne al cortile. Nasce così l’associazione culturale che ha però bisogno di un nome. E quale nome darsi? La leggenda narra che la colpa fu dell’oca, che viveva tranquilla nel magico cortile. Ma forse non è tutta colpa sua, ma anche della storia del luogo, che Roberto è sempre felice di ricordare ai visitatori. Ma cos’è “La Corte dell’Oca”? Difficile sintetizzare una definizione viste le mille sfaccettature delle loro attività e progetti, possiamo però dire che si tratta di un gruppo di pittori, scultori, musicisti, scrittori, incisori che esercita la propria arte all’interno della città, ma nello stesso tempo anche al di fuori della fretta e della ressa tipica del mondo attuale. Senza peraltro chiudersi in una roccaforte intellettuale isolata ed irraggiungibile. La Corte dell’Oca si è impegnata spesso in attività con la comunità che le sta intorno.
Nata come centro per la diffusione e rivalutazione dell’arte dell’incisione, si è poi trasformata in centro aggregativo culturale che lavora con bambini e ragazzi con handicap, avvicinandoli all’arte in modo molto particolare.

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Negli anni, e sono già molti, ha sviluppato progetti basati su concetti ed esperienze che hanno sempre avuto riscontri positivi.
Il concorso internazionale di ex-libris, che ha portato a una collezione di 3000 ex-libris, al quale parteciparono trenta nazioni, con relativi riconoscimenti e pubblicazioni.
Il progetto Social Street, per conoscere ed interagire con i propri vicini di casa.
E poi l’applicazione della Pedagogia della Lumaca, rivolta ai bambini con il coinvolgimento dei genitori. L’idea dei “disegni lunghi”, sviluppati su rotoli di fogli lunghi fino a 30 mt., dove i bambini nel tempo aggiungono qualcosa della loro storia e della evoluzione della loro espressività.
E poi il magnifico lavoro svolto insieme ai ragazzi disabili e ai bambini su un rotolo di carta pesante, lungo circa 200 mt. Un’opera coloratissima e fantastica che viene srotolata ed esposta sotto portici o lungo scalinate che la possano ospitare viste le dimensioni ed il peso (oltre 80Kg). Opera che attende un’istituzione a cui donarla, che abbia un luogo dove poterla esporre in modo semi-definitivo (la vedete nella foto).

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Organizzano e collaborano con vari laboratori di creatività e pittura in giro per il territorio, sempre per coinvolgere i bambini e le famiglie ed avvicinarli all’arte e far conoscere la propria espressività.
Le anime della “Corte” sono Roberto Crivellaro, artista nel tepo libero, Fabio Fichera, conta storie, Grazio Rinelli, scultore, Nicola Pankof, artista a tempo pieno, e altri che collaborano attivamente.
L’arte che pulsa dentro una città è come un cuore sano in un corpo che vive intensamente, seguitela insieme alla Corte.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte di Giugno n4, sezione Artigianato, Riuso e Riciclo