Dai castagni autunnali ricchezza tutto l’anno

di Giulia Marone

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Quest’anno sono molto abbondanti, grosse e lucide nelle nostre valli: le castagne. Sono un alimento che fa parte delle nostra tradizioni da secoli, ma che attualmente è un po’ sottovalutato e poco consumato. Cosa ci stiamo perdendo?
La castagna è un alimento ricco di vitamine del gruppo B (utili nella trasformazione dei carboidrati in glucosio e per il metabolismo dei lipidi e delle proteine), vitamina E (antiossidanti), vitamina K (utile per l’apparato osseo e per la corretta coagulazione del sangue) e minerali quali potassio, fosforo, magnesio, zinco, rame e manganese. Ha un alto potere saziante e in effetti è abbastanza calorico. Ricordiamo però che non è importante il conto delle calorie degli alimenti se non è correlato a un reale valore nutritivo: la castagna contiene molti carboidrati ma pochissimi grassi, di cui una parte peraltro polinsaturi (omega 3 e omega 6, che aiutano a ridurre il colesterolo nel sangue). Hanno un alto contenuto di amido ma sono prive di glutine, quindi alimento adatto anche per i celiaci. Ben cotte sono facili da digerire e regolano l’intestino grazie alla buona presenza di fibre, che oltretutto limitano l’assorbimento del colesterolo. Il loro effetto prebiotico rende più attivi i probiotici al suo passaggio nello stomaco, aiutando i disturbi intestinali. Attenzione solo a chi soffre di aerofagia o di colite, non consumatene in eccesso: l’alto contenuto di tannino può risultare irritante per la mucosa intestinale e peggiorare la situazione. L’elevato indice glicemico le rende anche un alimento poco adatto a chi soffre di diabete.
Insomma, in queste splendide giornate di sole, andare a raccogliere le castagne può essere un tranquillo passatempo, utile per la nostra salute dato che diventa una buona scusa per muoverci e che arrichisce la nostra tavola di prodotti davvero a km zero, cruelty free e fuori dal circuito vizioso del consumismo di massa. Ne bastano poche per saziare tutta la famiglia!
Come consumare le castagne?
Bollite, arrostite al forno con un taglietto sulla buccia per non farle esplodere, oppure come farina.
La farina di castagne si ottiene in modo molto semplice dalle castagne già cotte. Se volete usarla subito per una ricetta potete bollire le castagne, sbucciarle e frullarle e il gioco è fatto. Fate conto che i vostri dolci/preparazioni saranno più umidi dato il minimo, ma esistente, contenuto di acqua delle castagne.
Se invece la vostra intenzione è quella di conservare la miriade di castagne che raccoglierete o avete già raccolto quest’anno, ecco come fare la vostra farina:
dopo averle bollite per 40 min, sbucciatele ancora tiepide, trituratele e passatele in forno per far evaporare la poca quantità di acqua che contengono. Dopo 60 min a 160 gradi potrete frullarle e conservare la vostra farina di castagne per ottenere dolci o preparazioni durante tutto l’anno.

Qualche idea sostenibile per utilizzarle in cucina? Torta vegana di Zucca e Castagne! Vai alla ricetta

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Alimentazione Consapevole

Erbe selvatiche ed “erbacce”: cosa sono in realtà?

di Marilena Ramus

Lì dove vive l’uomo, la Natura è Dispensa e Farmacia: ha messo piante che lui può usare come cibo e/o come cura. Da sempre le Donne hanno imparato a riconoscere le erbe, ad utilizzarle e a conservarle e hanno saputo trasmettere le loro conoscenze per millenni, così, accumulate da una generazione all’altra sono entrate nella Tradizione.
Le nostre nonne, andando in campagna, portavano a casa durante l’anno più di 250 erbe che sapevano trasformare in vari modi per tutta la famiglia. Poi, da alcuni decenni, queste erbe le abbiamo dimenticate.


Camminando in mezzo al verde, tanti sono indifferenti, vanno senza vederle, altri non le riconoscono più, altri, vedendole, fanno fatica a ritrovare il loro nome, o si lamentano “che brutte erbacce!” senza nemmeno immaginare che possono avere virtù straordinarie. Crescono dappertutto, spesso dove non le vorremmo, invadono esuberanti lì dove non pensavamo che potessero crescere. Sono lì, rinascono ogni anno e non spariranno perché è in quel luogo che hanno trovato le condizioni ottimali per vivere: quella terra le ospiterebbe in ogni caso. Queste piante selvatiche, queste “erbacce” sono sicura che siamo in tanti a conoscerle, ma in quanti siamo a raccoglierle ed ad usarle per la cucina, il benessere e la salute?
Mi piacerebbe far sì che questa pratica diventasse accessibile a tanti. Ognuno di noi può imparare a riconoscere le erbe selvatiche, e anche molte delle cosiddette “erbacce”, a nominarle, a raccoglierle ed ad usarle dalla primavera all’autunno; sono buone nell’insalata mista profumata con fiori e foglie, nelle frittate e minestre e nei dolci… e sono sempre pronte ad alleviare disturbi di salute, a curare una ferita o una brutta tosse. Raccoglietele lungo viottoli, prati e boschi. Finché non avrete esperienza sufficiente, vi invito a verificarne le caratteristiche. Per riconoscerle ed evitare di raccogliere piante protette o velenose chiedete consiglio a chi sa, usate libri o internet.

Ecco alcune erbe, tra le più comuni, che crescono dappertutto: ortica, tarassaco, rovi, celidonia, silene, primule, papaveri, bardana, borragine, acetosella, iperico, consolida, malva, gramigna, trifoglio, aglio orsino, menta, camomilla, equiseto, eufrasia, alchemilla, artemisia, finocchietto, portulaca, rafano, timo origano, erba viperina, epilobio, centocchio, barba di becco, parietaria, lamio, farinaccio, borsa del pastore, barba di capra, saponaria, luppolo… E tante altre!
Avvicinandovi alla Natura e alle sue erbe, che dona con generosità, scoprirete un mondo straordinario, sempre rinnovato col cambio delle stagioni.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Orti e Giardini

La Piantaggine, un’erba meravigliosa

di Marilena Ramus

La piantaggine: plantago major, media, minore, lanceolata, alpina, erba di san Giuseppe. É un’erba perenne, conosciuta ed utilizzata da millenni per le sue straordinarie proprietà. La si trova in tutta Europa lungo sentieri, viottoli, nei ruderi e terreni incolti e anche lungo le strade. Le foglie sono utilizzate preferibilmente fresche, per uso interno o esterno.

piantaggine lanceolata

In cucina: in primavera, si mangia l’insalata di foglie e fiori di tarassaco e anche con foglie tenere di piantaggine. Molto utile anche l’infuso di piantaggine: un etto di foglie per un litro di acqua, si fa bollire 2-3 minuti e poi si lascia riposare coperto per 10 minuti. Berne 3-4 tazze al giorno fuori pasto.
Uso interno: la piantaggine è astringente, espettorante, antinfiammatoria, antibatterica, decongestionante: si usa sia in infuso sia in decotto. É utile per purificare il sangue, aiuta lo stomaco e l’intestino. Agisce sul sistema respiratorio: polmoni, bronchi e gola. I gargarismi fatti con l’infuso di foglie curano il raffreddore, la tosse e liberano dal catarro.
Uso esterno: per alleviare il dolore provocato dalle punture di insetti come vespe, calabroni, zanzare o formiche, appena punto, prendere subito due o tre foglie di piantaggine, pulirle accuratamente con le mani, poi stropicciarle per far uscire i liquidi carichi di principi attivi e sfregare la pelle. In pochi minuti il gonfiore e il dolore scompaiono. Per curare l’acne e per gli occhi arrossati o infiammati: far bollire le foglie di piantaggine per cinque minuti in un po’ d’acqua e usarle in compresse. Lo stesso metodo vale per gli occhi arrossati o infiammati, è ancora più efficace aggiungendo alcuni fiori di fiordaliso.
La piantaggine è cicatrizzante: con le foglie fresche si cura qualsiasi tipo di ferita, cicatrice, piaga (anche vecchia), ascesso, infatti la foglia assorbe il pus e la cicatrizzazione è veloce. Raccogliere foglie fresche e non rovinate, metterle una per volta sul palmo della mano e pulirle passando più volte con le dita dell’altra mano. Appoggiare la pagina superiore della foglia sulla piaga, mantenendola aderente con un cerotto o una fascia. Sostituire la foglia due o tre volte al giorno, togliendola quando sia diventata scura o quando si veda il pus e sostituirla. Si possono conservare le foglie in frigorifero dalla sera al mattino in un panno di cotone, mai in un contenitore di plastica.
D’estate, se dovete camminare tanto e/o con scarpe nuove, mettere foglie di piantaggine nelle scarpe, così non si formano né vesciche né piaghe. Tornati a casa, se i piedi sono doloranti fare un pediluvio aggiungendo all’acqua un infuso di foglie di piantaggine.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Maggio 2017, sezione Orti e Giardini