WWOOFING – Il viaggio dello spirito

di Giulia Marone

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Cosa vuol dire per me viaggiare? Un modo per uscire dalla propria realtà e scoprire cose nuove. Non solo i luoghi, ma le usanze di persone che vivono diversamente da me.
Portare solo se stessi e lasciare a casa le abitudini e le sicurezze mentali che ci mantengono in “equilibrio” (quello che pensiamo sia il nostro equilibrio, che il più delle volte è “routine”).
Quindi, quando ho scelto di allontanarmi dal mio quotidiano per un po’ non ho badato tanto a quanta distanza fisica avrei posto tra me e “casa”.
Leggendo qui, sul numero di Febbraio+Marzo 2018, l’articolo di Olimpia Medici sull’Eden Sangha di Ellen Bermann, mi sono illuminata: era il posto giusto.
Vicino a Biella, ma fuori dal mondo, al mio arrivo me ne sono resa conto subito. È una piccola oasi di verde selvaggio tra le colline. Circondati da piccole cime, si è isolati dalla vista della civiltà come viene definita ironicamente anche da Ellen e suo marito Lorenzo.
Io ero la Wwoofer di Aprile. Significa che scambiavo il mio lavoro mattutino per loro con ospitalità e cibo, entrambi di ottima qualità: Ellen e Lorenzo sono accoglienti e tranquilli, mi hanno lasciato modo di ambientarmi ed Ellen è una cuoca fantastica.
Le cose che di questa esperienza, durata due settimane, voglio condividere con voi sono alcune sensazioni.

Prima di tutte il senso di SPAZIO. Quello spazio che è vivere all’aperto, in contatto con la natura, che in città non si prova. È uno spazio privato, ma condiviso. Senti che è tuo. Forse perchè ti rendi conto che fa parte di te fin da subito: gli alberi, gli arbusti, le erbe aromatiche, la terra, i quarzi e i massi erratici che arredano l’architettura della “mia nuova casa”. Respiro.

Come secondo punto, direi un gran senso di VUOTO. Non è un vuoto negativo, sia chiaro, o meglio: spaventa, è vero. All’inizio fa paura rendersi conto di avere il TEMPO tutto per sé. Sei TU, tu e basta. Perchè dopo le quattro ore di lavoro mattutino, durante le quali si scarica il fisico e la mente attraverso le mani, le braccia, le gambe, i muscoli, nel pomeriggio si è liberi di usare il tempo come meglio si crede. È così strano avere del tempo davvero libero, staccato da tutto ciò con cui di solito lo riempiamo! E quante cose si riescono a produrre in un pomeriggio con se stessi? Cose belle e cose “brutte”.

Il terzo punto è il CONTEMPLARE semplicemente. Sorridere con l’anima alle cose. Osservare e non avere bisogno di fare nulla. Tutto vive, si muove, va avanti, anche senza di noi, senza il nostro continuo correre e fare. Solo noi che guardiamo e impariamo, nutriamo la mente con le immagini e le sensazioni.

Cosa cercavo da questa esperienza? Non lo so. Forse volevo mettermi alla prova e trovare un altro pezzo di me. L’ho fatto.
Grazie Ellen e Lorenzo, grazie a Yeti, Ariel, Totò, Byrony, Zelda, le galline più belle del mondo e tutti gli altri.
L’associazione Eden Sangha ospita incontri legati alla permacultura, che applica quotidianamente e i cui principi sono stati alla base della rinaturalizzazione dei suoi terreni. È un polo di idee in continua crescita, dove la ricerca della bellezza è alla base di ogni azione. Per contattarli potete seguire la loro pagina facebook (dove ci sono anch’io!) @edensangha oppure il sito www.edensangha.wordpress.com
Per capire meglio cos’è il wwoofing, il sito italiano è:
www.wwoof.it oppure potete leggere l’articolo di Rossana Vanetta sul numero di Maggio 2016 di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, che trovate QUI.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione “Estate e dintorni…”

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Donne e ambiente: la coppetta mestruale

di Patrizia Accettulli

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Chissà quante di voi conoscono la coppetta mestruale?
Forse tutte, forse molte la usano già, forse però qualcuna ha bisogno di una spinta in più e qualcun’altra non ne ha mai sentito parlare! Anni fa non esistevano gli assorbenti, ma il ciclo sì, quello esiste da sempre e allora come si faceva?
Le donne egiziane usavano i papiri ammorbiditi come tamponi. In Grecia, i tamponi erano fatti di garza avvolta intorno piccoli pezzi di legno. E a Roma, assorbenti e tamponi erano fatti di lana morbida. In altre parti del mondo carta, muschio, lana, pelli di animali e l’erba sono stati usati e adattati come assorbenti per il flusso mestruale. Finché nel 1896 venne messa in vendita la prima marca di assorbenti che però non riscosse un gran successo, tanto che sin dall’inizio del ventesimo secolo le donne americane usavano tamponi fatti in casa con lo stesso cotone assorbente usato per i pannolini.
Poi finalmente, nel 1930 Leonora Chalmers, brevettò e produsse la prima coppetta mestruale che però, dopo l’avvento dei prodotti usa e getta, non trovò larghissima fruibilità tra il pubblico femminile. Da qualche anno invece le coppette hanno subìto un notevole sviluppo sia in termini di miglioramento quanto di numero di donne che le utilizzano e dal 1980 l’utilizzo di coppette oppure di assorbenti lavabili è notevolmente aumentato!
Le più comuni sono sagomate a forma di campana, fatte di gomma o silicone alimentare/farmaceutico, materiali completamente inerti e sicuri, morbidissimi e facilmente maneggiabili. Il marchio che storicamente ha fatto conoscere questo sistema in Italia è Mooncup a cui si sono affiancati poi nuovi marchi e varietà di forme e colori. La coppetta si utilizza in modo simile al tampone, ma il sangue viene raccolto al suo interno e non assorbito, questo ne dà garanzia di sicurezza igienica e impedisce lo sviluppo di infezioni da contatto. È una scelta ECOLOGICA ed ECONOMICA, visto che si lava e riutilizza (una coppetta può durare fino a 10 anni) di giorno in giorno evitando la produzione di rifiuti e in termini economici già dopo 4 settimane di utilizzo la spesa è ammortizzata!

Eden Sangha: il rifugio per rinascere – intervista ad Ellen Bermann

di Olimpia Medici

Ellen e cavallo

Ellen Bermann vive in una cascina di pietra con una grande vetrata affacciata su un mare di verde, a 1000 metri di quota. Siamo sul Tracciolino, la strada che collega il Santuario di Oropa a Graglia in provincia di Biella, un luogo di prati, ampi spazi e panorami a perdita d’occhio, ma anche un luogo isolato, che è facile definire fuori dal mondo. La casa di Ellen però è sempre aperta e trasmette un senso di vita e di armonia più che di solitudine. Quando ha deciso di vivere quassù si è proposta di rendere questo luogo una sorta di rifugio dove le persone, a partire da se stessa, potessero rigenerarsi e in un certo senso rinascere.
“Sono arrivata qui quasi per caso” racconta Ellen. Cercavo una nuova vita, volevo mettere in atto un cambiamento a livello sia globale che personale. Ho iniziato la mia ricerca dalle mete più ovvie: la Toscana, l’Umbria, le Marche. Poi ho letto un annuncio su Terranuova che parlava di una proprietà in vendita nel Biellese. Io allora abitavo tra Milano e Como e quasi non sapevo dove fosse, il Biellese. Ho deciso di dare un’occhiata e ho fatto una gita in giornata senza nessuna aspettativa. Sono rimasta folgorata! Subito ho colto un’energia del luogo molto particolare e in me hanno iniziato a muoversi diverse cose. Qualche giorno dopo sono tornata con il mio compagno e nostro figlio e nel giro di pochissimo abbiamo deciso di comprare con l’idea di trasferirci qui in tempi brevi. È stata la cosa più irrazionale che abbia fatto in tutta la mia vita, una scelta tutta di cuore e di intuito. E non me ne sono pentita”.
“Abbiamo chiamato il progetto Eden Sangha. In sanscrito ‘sangha’ significa ‘comunità’, quindi ‘comunità dell’Eden’, un nome che mi piace anche per quel tocco di sincretismo tra Oriente e Occidente. Da anni ero impegnata su temi come sostenibilità, cambiamento, transizione, così ho sentito l’esigenza di mettermi in gioco personalmente. Prima vivevo in una situazione di comfort in una classica villetta a schiera. Cercavo una sfida e un apprendimento confrontandomi con la situazione più aspra della montagna. Il primo anno è stato duro, durante la ristrutturazione ho dormito in tenda nel fienile per tutto l’inverno con mio figlio di 10 anni. I lavori all’interno della casa li ho fatti in buona parte di persona. Mi sono resa conto che cambiare richiede un grande sforzo e sono diventata più comprensiva verso chi non se la sente. Prima premevo un pulsante e avevo il gas, adesso non c’è più niente di scontato”.

Ma perché passare volutamente da una situazione di comfort a una di disagio, quando buona parte del mondo sogna il cambiamento opposto? Perché non premere più il pulsante del gas? È la grande domanda dietro al movimento della decrescita. Sentiamo la risposta di Ellen.
“Perché si inizia ad apprezzare il valore delle cose. Ogni volta che accendo la stufa e comincia a diffondersi il calore lo apprezzo e avverto un senso di ringraziamento. Ringrazio l’albero, ringrazio mio marito che ha fatto legna. Vivendo in modo più naturale aumentano la consapevolezza e la riconoscenza. Credo anche che in futuro molti saranno costretti a rivedere i propri stili di vita; noi li stiamo anticipando. Ora vivo più all’aria aperta, mi sento in connessione con gli elementi, con la natura. Anche il fisico si abitua ai ritmi naturali, vivo meglio, non mi ammalo quasi mai. E soprattutto ho meno bisogni. La vita diventa più essenziale”.

L’idea del progetto di Ellen è di creare un centro di riconnessione con la natura attraverso il selvatico e la bellezza… continua

La salute: un bene prezioso da coltivare in Corpo Anima Mente

a cura della dott.sa Barbara Camilli

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La salute è il più grande dono che la vita ci fa, nostro dovere onorarla. Purtroppo spesso ciò non avviene usando e abusando della salute fino al suo completo esaurimento: posture scorrette, pensieri tossici, emozioni che inquinano, parole che alimentano false convinzioni, un’alimentazione che altera il ph, la disidratazione da acqua per assumere liquidi con un elevata percentuale di zuccheri o alcool. Si sente spesso parlare di purificare il corpo attraverso l’idratazione e la corretta alimentazione. Vero, peccato che se mi limito al corpo, gli effetti positivi non è detto che si mantengano nel tempo.
Da anni sto portando avanti un programma denominato, Programma CAM (Corpo, Anima, Mente) al fine di educare ai corretti stili di vita e attraverso i corsi, realizzo dei percorsi di “Educazione al Ben Essere” nella versione Nutriziopoli per i bambini e i giovani. La gente in questo modo impara che, se la mente e il cuore non si attivano, nessun rimedio avrà effetto a lungo termine sul corpo. Le diete non avranno successo se non scatta la presa di coscienza e l’idea di cambiare stile di vita alimentare.
Così come ci curiamo del corpo, dobbiamo curarci della mente e delle emozioni.
Il problema non sono solamente le tossine dei prodotti di scarto degli alimenti, quanto le emozioni acidificanti che viviamo quotidianamente, con elevata intensità in alcuni momenti. Per non parlare dei modi di pensare a volte stagionati da generazione in generazione che sono nocivi per lo spirito vitale. Attraverso il percorso del Programma CAM si impara a prendere con se stessi l’impegno di avere cura della propria persona, stabilendo pratiche quotidiane sostenibili nel lungo periodo.

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Si imparerà a:
depurare l’organismo dalle tossine che inevitabilmente sono state accumulate nel tempo;
– creare uno stile di vita affine con i bisogni e valori;
gestire efficacemente le emozioni che via via provi!
Ricordate: la salute non è soltanto assenza di malattie; è uno stato metabolico che vede corpo, anima e mente funzionare al meglio in totale efficienza. L’obiettivo è creare uno spazio per un nuovo stile di vita al fine di rendere la vostra esistenza esattamente come la desiderate!
Imparerete ad avere lo stesso rispetto anche per il mondo intorno a voi. Come? Affinando la sensibilità e la consapevolezza.
Sapete che cos’è il Earth Overshoot Day? Quest’anno è caduto il 2 Agosto 2017. È il Giorno del sovrasfruttamento della Terra, una data che si anticipa sempre di più a causa della pesca eccessiva, la deforestazione, l’eccessivo consumo di acqua, l’estrazione di combustibili fossili e le relative emissioni di gas serra, le pratiche agricole intensive, il consumo di suolo per allevamento e attività antropiche. Basti pensare che l’allevamento del bestiame produce più emissioni dell’intero settore trasporti: gli allevamenti genererebbero 32 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno, il 51% delle emissioni di gas serra a livello mondiale, mentre le industrie di latticini e carne usano il 30% di tutta l’acqua dolce del mondo.
Ognuno di Noi può contribuire a favore della Terra lasciando un’impronta ecologica più piccola possibile. Come? Cambiando stile di vita a favore, ad esempio, di un maggior consumo di frutta e verdura, ma anche legumi e farine. Questo agevolerebbe molto il nostro pianeta. Come dentro così fuori! Io imparo a essere la persona che desidero nel rispetto dell’ambiente in cui vengo ospitato e vivo.

Da anni Nutriziopoli e il Programma CAM stanno riscuotendo favori e successi, incontrando dal 2014 ad oggi circa 7000 persone tra studenti di ogni età e adulti.
Attraverso laboratori divertenti e interattivi, si rendono protagonisti i bambini in un crescere consapevole su cosa è giusto e corretto fare per stare bene e in salute. La modalità utilizzata è quella del Metodo CAM, ideato dalla dottoressa Barbara Camilli presto in libreria: un metodo che invita ad attingere alle proprie inesauribili risorse di Corpo, Anima, Mente.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre+Gennaio 2017/2018, sezione Benessere Corpo e Mente

Festeggiare in un altro mo(n)do

di Giulia Marone

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Con questo nuovo anno inizia un ciclo di novità! Ahaha, sorpresi? Non dovreste. Ogni giorno porta qualche novità. Il sole sorge ancora, è una novità? Bè, in effetti non c’è nulla che possa assicurarci che sorga anche domani, e quindi sì. Ci svegliamo e siamo ancora nei nostri panni di cittadini qualunque, eppure al mattino andando al solito bar… –toh, guarda!– ci salutano, ci riconoscono. Siamo qualcuno, in effetti. Siamo sempre in questo paese orribile e allo stesso tempo bellissimo, dove la gente si lamenta al bar e protesta solo per le partite di calcio, ok… eppure, guarda, stai leggendo una rivista che parla di cambiamento, un cambiamento a portata di mano. Già solo leggendolo tu stai cambiando qualcosa. Eppure sei un Italiano come tutti gli altri “lamentosi”. Se fossi tu la novità che, al posto di lamentarsi, proponga? Scegli una cosa rotta e aggiustala. Magari è il sanpietrino davanti alla porta di casa tua dove inciampi sempre, magari è il tuo intestino che non collabora, magari è tuo/a figlio/a che non capisce ancora cosa fare della sua vita e ha solo bisogno di ascolto, magari è il negozio dietro l’angolo che ha tanti prodotti buoni ma fatica a sbarcare il lunario, magari è la partecipazione che manca ad un’iniziativa che, guarda un po’, a pensarci bene ti piace proprio. Forse sei tu ad avere bisogno di cure, la stanchezza e il malumore invernale portano con sé tante riflessioni. Forse hai bisogno di trovare qualcosa per stare un po’ meglio. E guarda, un’altra novità… ti sei accorto di te stesso! Stavolta davvero, della persona che sei e che vuoi diventare. E che volevi diventare? Forse lo sei già ora, ma sei qui anche oggi e attorno a te ci sono tante persone che devono ancora conoscersi. Potresti essere tu a creare questi legami, senza dover salvare il mondo in un colpo solo, ma con piccoli gesti, a piccoli passi, con un po’ più di attenzione, ascolto e umiltà. Dobbiamo imparare ad amarci davvero, per amare quello che ci sta attorno. Iniziamo il nuovo anno guardandoci ancora una volta indietro, respirando e prendendo coraggio per poi voltarci verso il futuro. Non dimenticheremo, il primo Gennaio non sarà tutto diverso, non ci crollerà il cielo sulla testa o vinceremo alla lotteria del destino, non succederà più di quanto non sarebbe potuto succedere il 31 Dicembre, ma il tempo avanza, con o senza la nostra consapevolezza, e ogni giorno è una nuova occasione di cambiamento, ogni giorno una novità. La vita ci proporrà sempre nuove sfide, ma anche nuove gioie. Forse dobbiamo solo imparare ad abituarci a cambiare.
La novità del presente, è quello che auguro a tutti voi.
Buon anno a tutti, col cuore e la speranza che non solo una ragazza di 25 anni dovrebbe avere.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre 2017-Gennaio 2018, editoriale

Festeggiare in un altro mo(n)do

di Enrico Marone

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Ci siamo quasi. Qualche attività commerciale parlava di Natale già un mese fa, come se fosse un normale appuntamento di lavoro, una fiera. È un periodo dell’anno che è diventato strano. All’intimità e riunione della famiglia per ritrovare affetti e formulare buoni propositi (sembra retorico eh?) per il futuro, si è volgarmente sovrapposto il “circo” commerciale. Che si è subdolamente infiltrato nei nostri sentimenti e ci ha riempito delle cianfrusaglie che si porta appresso. Generalizzare non è corretto, ma vedere come si trasformano e cosa offrono i centri commerciali e moltissimi negozi in questo periodo, porta automaticamente a farlo. Da festa di gioia e raccoglimento è stata trasformata in puro scambio commerciale, in ogni suo aspetto. Mi meraviglio che non ci siano ancora spot pubblicitari con i personaggi del presepe in abiti firmati o che arrivino su fiammanti auto sportive a vedere la nascita del bambinello. Del povero Babbo Natale non ne voglio parlare, ormai da anni testimonial involontario di una nota bibita (perchè glielo abbiamo permesso? A proposito Babbo Natale è sempre stato ciccione e vestito di bianco e rosso?).
Il risultato di tutto ciò è che Dicembre, con le sue festività, è diventato il mese della spazzatura. Appena dopo Natale, enormi cumuli di immondizia (soprattutto imballaggi e cibo che viene sprecato), lo sappiamo tutti, punteggiano le nostre vie e costringono gli operatori al lavoro straordinario nei giorni di festa per liberarcene. In questa triste storia c’è un protagonista che se ne sta in disparte, avrebbe il potere di cambiare tutto, ma sonnecchia. Subisce passivamente la pressione pubblicitaria e l’annichilimento della sua creatività. Chi è?
Beh, siamo noi. Con le nostre scelte e decisioni possiamo far sì che il Natale torni ad essere una festa “pura” di emozioni, socialità, solidarietà e bene condiviso. Non abbiate paura genitori, i vostri figli apprezzeranno di più la vostra presenza che non un oggetto che il mercato ha già previsto di sostituire tra pochi mesi. Un regalo fantastico è fare qualcosa insieme. Quindi che per una volta il mercato ignorante di sentimenti e falso di passioni, stia al suo posto. Non è più bello un Natale sincero e gioioso, invece di uno che imiti malamente uno spot pubblicitario?
Buon Natale a tutti con il cuore (e buon capodanno).

Il giusto tempo

di Giulia Marzocca, Into the Light-La Danza dell’Anima

Ogni foglia che cade ha la sua danza,

ogni frutto che cogliamo ha la sua polpa,

ogni attimo nei suoni della Natura

è l’eterno che si esprime.”

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L’arrivo dell’autunno ci parla di qualcosa di nuovo, di ascolto, di attesa, di ritiro nella calda terra della nostra interiorità.
Dopo i grandi exploit dell’estate tutto inizia a rallentare, scivolando sotto le coperte di foglie secche, con il rumore del vento che celebra l’inizio di un nuovo tempo.

Da sempre l’umanità celebra questo passaggio stagionale con riti e feste: perché non farlo anche noi, con qualche caro amico o parente, a casa o nella Natura, per risaldare il legame con Madre Terra e sentirci veramente abitanti di questo meraviglioso pianeta?
Possiamo quindi accendere una candela (se possibile di un colore autunnale, ma va benissimo anche il rosso), lasciare un’offerta a Madre Terra (andiamo vicino a un albero e lasciamo della frutta secca o un dolcetto cucinato da noi) per ringraziarla dei doni che l’estate ci ha portato e che ci sosterranno nelle stagioni fredde: siano scorte di cibo, relazioni, sviluppi nel lavoro o nuovi stimoli creativi.

Per connetterci alle energie di questo momento dell’anno basta chiudere gli occhi, ascoltare il nostro respiro per qualche minuto, sentire la terra sotto i nostri piedi e il cielo sopra il nostro capo. Immaginiamoci foglia, che cade nel suo ritmo dolce, in una danza che la fa ricongiungere alle sue radici in un tempo delicato: un atterraggio morbido e indolore, un arrivo pieno di amore.
La foglia non ha paura di cadere, sa che diverrà nutrimento per l’albero che l’ha generata e amata, sa cosa è la cosa giusta da fare, quale è il momento per lei di lasciare il ramo, di gettarsi al vento e quindi al suo destino. Questo ci insegna l’equinozio di Autunno e il segno associato della Bilancia: avere la leggerezza nella decisione, la grazia nell’azione, l’equilibrio nel mutamento.

La Bilancia, associata a Venere, ci fa dondolare sulle note dolci di un jazz lento, dove un abbraccio e un bacio hanno la meglio su ogni discorso.
Essere centrati nel cuore, nel sentimento puro (che non è emozione passeggera, ma maturità del sentire perenne, come gli aghi dei sempreverdi) per qualcuno o qualcosa, ci fa vivere nel presente, ci fa gustare la materia sottile di cui siamo fatti, che altro non è che Amore.

L’inno della Natura ci porta sempre lì, all’apice del Creato, alla cima che nel nostro equilibrio di esseri umani possiamo assaporare, costruire, scoprire giorno per giorno. Per questo è importante ritrovare i ritmi naturali, i cicli delle stagioni, stare a contatto con la natura, coltivare momenti di relax e di lavoro interiore: è tornare ai ritmi della Vita, quella vera, quella dove si scorge la Bellezza nelle piccole cose.

Del resto qualcuno diceva: “La Bellezza salverà il mondo”… Io ci credo, e tu?

 

La moneta buona si ispira alla natura

di Alessandro Brandoni – Piemex

“Tendo a fidarmi maggiormente di poeti e filosofi che degli economisti.” (cit.)
Solitamente mi identifico senza fatica in questa osservazione di incerta paternità. Niente di personale intendiamoci; è che la pretesa di voler ricondurre una scienza sociale, quale dovrebbe essere la materia che sovrintende alla gestione e all’indirizzo delle risorse, a grafici ed equazioni matematiche che tengono poco conto o considerano in maniera distorta o fuorviante la variabile “uomo”, sia quantomeno velleitario. Non me ne vogliano quindi i tanti ottimi studiosi (e ce ne sono di veramente preparati nonché illuminati) delle “regole” (nomos) della “casa” (oykos) ma la sensazione che, soprattutto negli ultimi anni, la maggior parte di loro sia stata costretta a dover riconsiderare proiezioni e previsioni dell’andamento dei dati macroeconomici la dice lunga sulla possibilità reale della corretta interpretazione degli stessi. La sensazione poi che alcuni di questi siano in qualche modo asserviti alle esigenze dei potenti di turno è qualcosa di più di una semplice percezione. Giova ricordare al riguardo come il teorema Reinhart-Rogoff, che ha dato copertura accademica alla scelta mitteleuropea di perseguire le politiche di austerità, sia stato totalmente confutato da un ragazzino neolaureato che ha individuato un banale errore di calcolo nella tabella excel. La Grecia ha subìto un vero e proprio massacro sociale a causa di quella “svista”; nessuno ha chiesto scusa; forse è stata vittima di una decisione già presa che necessitava solamente di un pretesto autorevole per essere resa operativa? Ai posteri l’ardua sentenza, nel frattempo però nel mirino della Trojka sono finiti Spagna, Portogallo e Italia. Su un aspetto però è facile trovarsi completamente d’accordo con gli studiosi delle discipline già indagate da Aristotele e Platone, ed è la definizione che universalmente viene data della moneta: il “sangue dell’economia”. Già proprio il sangue, la linfa vitale che nutre, veicola, difende, purifica, circola e scorre ininterrottamente negli esseri viventi. Scorre, ricircola (si calcola che mediamente il cuore di un uomo pompi ogni giorno circa 700 litri di sangue, circa 100.000 battiti, a fronte di una presenza effettiva di 5-6 lt) apporta i benefici vitali a tutto l’organismo senza che alcun organo, capillare, cellula o tessuto trattenga ciò che riceve. pila monete germoglio_1
Tutto in armonia, in equilibrio e in costante allerta verso i nemici più pericolosi e letali: gli accumuli e le emorragie. È facile per il lettore cogliere la metafora e comprendere quindi quale dovrebbe essere la corretta funzione della moneta. Mezzo di scambio e misura di valore per i beni e i servizi, nonché per il tempo dedicato a produrli ed erogarli, che soddisfano i nostri bisogni e le nostre esigenze; con posizioni debitorie e creditorie alla ricerca del costante equilibrio. Non strumento di arricchimento o prevaricazione e men che meno elemento speculativo che determina drenaggio di risorse verso centri di potere economico finanziario sempre più ingordi e sempre più distanti. Il modello Sardex offre un esempio sano di come dovrebbe funzionare la moneta. All’interno del circuito (paradigma del sistema cardiocircolatorio) ogni associato offre una parte della propria potenzialità di produzione e consumo in proporzione alla propria funzione e dimensione in un’ottica collaborativa senza competitività esasperate (così come nel nostro organismo un capillare non si duole certo del fatto che i reni vengano maggiormente irrorati): non appena si realizza una vendita subito si pensa a come utilizzare i crediti in acquisto (il sangue si riceve e si rilascia immediatamente) le risorse e i profitti restano sul territorio (senza emorragie quindi) la circolazione dei crediti genera un transato che non sarebbe realizzabile solo in base alla liquidità disponibile (ricordate i pochi litri di sangue che per il nostro cuore si centuplicano?). Ispirandosi alla natura quindi la moneta che circola e ricircola diventa generatrice di valore, non solo economico ma anche sociale, culturale e formativo e, al pari degli esseri umani che, riuscendo a raggiungere e consolidare una dimensione armonica con sé stessi e con gli altri, migliorano le proprie prestazioni (una persona sana e in equilibrio con la natura, corre più veloce, salta più in alto, acuisce i sensi, aspira meritatamente alla felicità) anche la moneta “buona” fa cose straordinarie, rivitalizzando il tessuto economico locale e offrendo spazi di autentica espressione di talento passione e competenza imprenditoriale inimmaginabili nel mercato tradizionale. Del resto di piccoli e grandi miracoli quotidiani è ormai costellata la storia di Sardex e già si colgono i segnali perché lo possa essere anche quella di Piemex e di tutti gli altri circuiti regionali.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Settembre 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

Per il futuro dell’uomo: ritroviamo la via della natura

di Enrico Marone

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disegno di Giulia Marone

In un certo senso è stato come uno tsunami, un’onda potente ed inarrestabile che, soprattutto ma non solo, nel dopoguerra ha spazzato via culturalmente e socialmente conoscenze e pratiche, talvolta secolari, per sostituirle con altre veicolate dalla pubblicità e dalla frenesia commerciale-industriale. Accettate di buon grado dalla gente, smaniosa di lasciarsi alle spalle quel passato cupo e pericoloso, fatto di rinunce e dolore.
Questo non è successo solo per gli elettrodomestici, la moda, le auto, ecc… ma anche nel settore della salute e del benessere. Un mondo nuovo di rimedi, soprattutto chimici, per la bellezza, la giovinezza, le acconciature e per contrastare malattie e disturbi alcuni dei quali, si vedrà poco più avanti ed ancora oggi, in crescita e per i quali quei rimedi nuovi non hanno evidentemente avuto il successo sperato nel combatterli.
Certamente progressi in campo farmaceutico e nelle tecnologie e pratiche mediche ne sono stati fatti è innegabile, ma nonostante questo le persone continuano a soffrire di disturbi spesso poco chiari ed intrecciati ad aspetti psicologici e sociali che ne complicano la riconoscibilità. Non è un caso che lo “stress”, per esempio, sia diventato una delle cause spesso utilizzate quando non si riesce ad identificare correttamente un disturbo. Ed in effetti talvolta è realmente così: anche se non c’è una definizione certa e riconosciuta dello “stress”, esso coinvolge tanti aspetti che spesso la medicina o il medico, se non preparato, fatica a individuare o non considera nel loro insieme.
Inoltre gli esseri umani si sono staccati progressivamente e soprattutto per motivi di lavoro, da Madre Terra e hanno riempito in modo anche drammatico gli agglomerati urbani (è da pochi anni che a livello planetario il numero di persone che vivono nelle città ha superato quello di chi abita fuori). La stessa cosa ha fatto l’industria alimentare, sempre più lontana dalla Natura pur di migliorare l’efficienza produttiva.
Insomma i progressi tecnici, le novità del vivere quotidiano, la società hanno dimenticato per strada qualcosa: l’essere umano e la sua necessità di essere un tutt’uno con l’ambiente naturale che lo circonda e sostiene. Respirare aria inquinata, bere acqua sigillata nella plastica, mangiare cibi di pessima qualità, passare giornate insoddisfacenti e sempre in tensione, udire continuamente rumori fastidiosi, mantenere sempre vigile l’attenzione nel traffico, come può essere un modo di vivere vicino alle nostre necessità psico-fisiche?
È quindi evidente che occorre rivolgere attenzione e riportare al centro degli interessi umani proprio l’uomo integrato con la Natura. Il mercato e la finanza, con il loro enorme carico di problemi, violenze ed ingiustizie devono avere un ruolo secondario.
Ed è all’interno di questo ragionamento che il mondo olistico ci aiuta a vivere meglio, a prendersi cura di noi con antiche e nuove pratiche e discipline, pulite, naturali, non impattanti verso l’ambiente. Tanti modi per riportarci più vicini alle nostre esigenze fisiche, mentali e anche spirituali differenti per ognuno di noi e più vicine alla Natura. Ne parliamo in questo numero.

I numeri del cancro in Italia
http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdfhttp://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdf

Rapporto Osservasalute
http://www.osservatoriosullasalute.it/rapporto-osservasalute

La sorveglianza Passi – Sovrappeso e obesità
http://www.epicentro.iss.it/passi/dati/sovrappeso.asp
http://www.tumori.net/it3/datinbreve.php?page=trend
http://www.tumori.net/it3/datinbreve.php?page=trend_proiezioni

Diabete in Italia
https://www.istat.it/it/archivio/202600

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Settembre 2017, editoriale

Speciale Festival Estivi

Luglio e Agosto sono mesi caldi, il periodo migliore per festeggiare la natura a ritmo di musica! Questo è lo spirito che ci ha spinto ad organizzare lo Speciale sui Festival Estivi, dove i partecipanti ci raccontano come è nato il loro evento e perchè… Sfogliateli tutti qui sotto e partecipate a tutti! Buona Estate!

Albori music festival – il meglio della scena indipendente italiana

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Celtica Valle d’Aosta – la festa di musica, arte e cultura celtica più alta d’Europa

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Vegan Life Festival – consapevolezza e rispetto

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Musica in Quota – la magia delle note sale in vetta

Musica in quota nel Parco dell'Alpe Devero

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Festival Alta Felicità – un festival per la bassa velocità

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Balla Coi Cinghiali – divertimento con meno emissioni

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