Festeggiare in un altro mo(n)do

di Giulia Marone

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Con questo nuovo anno inizia un ciclo di novità! Ahaha, sorpresi? Non dovreste. Ogni giorno porta qualche novità. Il sole sorge ancora, è una novità? Bè, in effetti non c’è nulla che possa assicurarci che sorga anche domani, e quindi sì. Ci svegliamo e siamo ancora nei nostri panni di cittadini qualunque, eppure al mattino andando al solito bar… –toh, guarda!– ci salutano, ci riconoscono. Siamo qualcuno, in effetti. Siamo sempre in questo paese orribile e allo stesso tempo bellissimo, dove la gente si lamenta al bar e protesta solo per le partite di calcio, ok… eppure, guarda, stai leggendo una rivista che parla di cambiamento, un cambiamento a portata di mano. Già solo leggendolo tu stai cambiando qualcosa. Eppure sei un Italiano come tutti gli altri “lamentosi”. Se fossi tu la novità che, al posto di lamentarsi, proponga? Scegli una cosa rotta e aggiustala. Magari è il sanpietrino davanti alla porta di casa tua dove inciampi sempre, magari è il tuo intestino che non collabora, magari è tuo/a figlio/a che non capisce ancora cosa fare della sua vita e ha solo bisogno di ascolto, magari è il negozio dietro l’angolo che ha tanti prodotti buoni ma fatica a sbarcare il lunario, magari è la partecipazione che manca ad un’iniziativa che, guarda un po’, a pensarci bene ti piace proprio. Forse sei tu ad avere bisogno di cure, la stanchezza e il malumore invernale portano con sé tante riflessioni. Forse hai bisogno di trovare qualcosa per stare un po’ meglio. E guarda, un’altra novità… ti sei accorto di te stesso! Stavolta davvero, della persona che sei e che vuoi diventare. E che volevi diventare? Forse lo sei già ora, ma sei qui anche oggi e attorno a te ci sono tante persone che devono ancora conoscersi. Potresti essere tu a creare questi legami, senza dover salvare il mondo in un colpo solo, ma con piccoli gesti, a piccoli passi, con un po’ più di attenzione, ascolto e umiltà. Dobbiamo imparare ad amarci davvero, per amare quello che ci sta attorno. Iniziamo il nuovo anno guardandoci ancora una volta indietro, respirando e prendendo coraggio per poi voltarci verso il futuro. Non dimenticheremo, il primo Gennaio non sarà tutto diverso, non ci crollerà il cielo sulla testa o vinceremo alla lotteria del destino, non succederà più di quanto non sarebbe potuto succedere il 31 Dicembre, ma il tempo avanza, con o senza la nostra consapevolezza, e ogni giorno è una nuova occasione di cambiamento, ogni giorno una novità. La vita ci proporrà sempre nuove sfide, ma anche nuove gioie. Forse dobbiamo solo imparare ad abituarci a cambiare.
La novità del presente, è quello che auguro a tutti voi.
Buon anno a tutti, col cuore e la speranza che non solo una ragazza di 25 anni dovrebbe avere.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre 2017-Gennaio 2018, editoriale

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Festeggiare in un altro mo(n)do

di Enrico Marone

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Ci siamo quasi. Qualche attività commerciale parlava di Natale già un mese fa, come se fosse un normale appuntamento di lavoro, una fiera. È un periodo dell’anno che è diventato strano. All’intimità e riunione della famiglia per ritrovare affetti e formulare buoni propositi (sembra retorico eh?) per il futuro, si è volgarmente sovrapposto il “circo” commerciale. Che si è subdolamente infiltrato nei nostri sentimenti e ci ha riempito delle cianfrusaglie che si porta appresso. Generalizzare non è corretto, ma vedere come si trasformano e cosa offrono i centri commerciali e moltissimi negozi in questo periodo, porta automaticamente a farlo. Da festa di gioia e raccoglimento è stata trasformata in puro scambio commerciale, in ogni suo aspetto. Mi meraviglio che non ci siano ancora spot pubblicitari con i personaggi del presepe in abiti firmati o che arrivino su fiammanti auto sportive a vedere la nascita del bambinello. Del povero Babbo Natale non ne voglio parlare, ormai da anni testimonial involontario di una nota bibita (perchè glielo abbiamo permesso? A proposito Babbo Natale è sempre stato ciccione e vestito di bianco e rosso?).
Il risultato di tutto ciò è che Dicembre, con le sue festività, è diventato il mese della spazzatura. Appena dopo Natale, enormi cumuli di immondizia (soprattutto imballaggi e cibo che viene sprecato), lo sappiamo tutti, punteggiano le nostre vie e costringono gli operatori al lavoro straordinario nei giorni di festa per liberarcene. In questa triste storia c’è un protagonista che se ne sta in disparte, avrebbe il potere di cambiare tutto, ma sonnecchia. Subisce passivamente la pressione pubblicitaria e l’annichilimento della sua creatività. Chi è?
Beh, siamo noi. Con le nostre scelte e decisioni possiamo far sì che il Natale torni ad essere una festa “pura” di emozioni, socialità, solidarietà e bene condiviso. Non abbiate paura genitori, i vostri figli apprezzeranno di più la vostra presenza che non un oggetto che il mercato ha già previsto di sostituire tra pochi mesi. Un regalo fantastico è fare qualcosa insieme. Quindi che per una volta il mercato ignorante di sentimenti e falso di passioni, stia al suo posto. Non è più bello un Natale sincero e gioioso, invece di uno che imiti malamente uno spot pubblicitario?
Buon Natale a tutti con il cuore (e buon capodanno).

Il giusto tempo

di Giulia Marzocca, Into the Light-La Danza dell’Anima

Ogni foglia che cade ha la sua danza,

ogni frutto che cogliamo ha la sua polpa,

ogni attimo nei suoni della Natura

è l’eterno che si esprime.”

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L’arrivo dell’autunno ci parla di qualcosa di nuovo, di ascolto, di attesa, di ritiro nella calda terra della nostra interiorità.
Dopo i grandi exploit dell’estate tutto inizia a rallentare, scivolando sotto le coperte di foglie secche, con il rumore del vento che celebra l’inizio di un nuovo tempo.

Da sempre l’umanità celebra questo passaggio stagionale con riti e feste: perché non farlo anche noi, con qualche caro amico o parente, a casa o nella Natura, per risaldare il legame con Madre Terra e sentirci veramente abitanti di questo meraviglioso pianeta?
Possiamo quindi accendere una candela (se possibile di un colore autunnale, ma va benissimo anche il rosso), lasciare un’offerta a Madre Terra (andiamo vicino a un albero e lasciamo della frutta secca o un dolcetto cucinato da noi) per ringraziarla dei doni che l’estate ci ha portato e che ci sosterranno nelle stagioni fredde: siano scorte di cibo, relazioni, sviluppi nel lavoro o nuovi stimoli creativi.

Per connetterci alle energie di questo momento dell’anno basta chiudere gli occhi, ascoltare il nostro respiro per qualche minuto, sentire la terra sotto i nostri piedi e il cielo sopra il nostro capo. Immaginiamoci foglia, che cade nel suo ritmo dolce, in una danza che la fa ricongiungere alle sue radici in un tempo delicato: un atterraggio morbido e indolore, un arrivo pieno di amore.
La foglia non ha paura di cadere, sa che diverrà nutrimento per l’albero che l’ha generata e amata, sa cosa è la cosa giusta da fare, quale è il momento per lei di lasciare il ramo, di gettarsi al vento e quindi al suo destino. Questo ci insegna l’equinozio di Autunno e il segno associato della Bilancia: avere la leggerezza nella decisione, la grazia nell’azione, l’equilibrio nel mutamento.

La Bilancia, associata a Venere, ci fa dondolare sulle note dolci di un jazz lento, dove un abbraccio e un bacio hanno la meglio su ogni discorso.
Essere centrati nel cuore, nel sentimento puro (che non è emozione passeggera, ma maturità del sentire perenne, come gli aghi dei sempreverdi) per qualcuno o qualcosa, ci fa vivere nel presente, ci fa gustare la materia sottile di cui siamo fatti, che altro non è che Amore.

L’inno della Natura ci porta sempre lì, all’apice del Creato, alla cima che nel nostro equilibrio di esseri umani possiamo assaporare, costruire, scoprire giorno per giorno. Per questo è importante ritrovare i ritmi naturali, i cicli delle stagioni, stare a contatto con la natura, coltivare momenti di relax e di lavoro interiore: è tornare ai ritmi della Vita, quella vera, quella dove si scorge la Bellezza nelle piccole cose.

Del resto qualcuno diceva: “La Bellezza salverà il mondo”… Io ci credo, e tu?

 

La moneta buona si ispira alla natura

di Alessandro Brandoni – Piemex

“Tendo a fidarmi maggiormente di poeti e filosofi che degli economisti.” (cit.)
Solitamente mi identifico senza fatica in questa osservazione di incerta paternità. Niente di personale intendiamoci; è che la pretesa di voler ricondurre una scienza sociale, quale dovrebbe essere la materia che sovrintende alla gestione e all’indirizzo delle risorse, a grafici ed equazioni matematiche che tengono poco conto o considerano in maniera distorta o fuorviante la variabile “uomo”, sia quantomeno velleitario. Non me ne vogliano quindi i tanti ottimi studiosi (e ce ne sono di veramente preparati nonché illuminati) delle “regole” (nomos) della “casa” (oykos) ma la sensazione che, soprattutto negli ultimi anni, la maggior parte di loro sia stata costretta a dover riconsiderare proiezioni e previsioni dell’andamento dei dati macroeconomici la dice lunga sulla possibilità reale della corretta interpretazione degli stessi. La sensazione poi che alcuni di questi siano in qualche modo asserviti alle esigenze dei potenti di turno è qualcosa di più di una semplice percezione. Giova ricordare al riguardo come il teorema Reinhart-Rogoff, che ha dato copertura accademica alla scelta mitteleuropea di perseguire le politiche di austerità, sia stato totalmente confutato da un ragazzino neolaureato che ha individuato un banale errore di calcolo nella tabella excel. La Grecia ha subìto un vero e proprio massacro sociale a causa di quella “svista”; nessuno ha chiesto scusa; forse è stata vittima di una decisione già presa che necessitava solamente di un pretesto autorevole per essere resa operativa? Ai posteri l’ardua sentenza, nel frattempo però nel mirino della Trojka sono finiti Spagna, Portogallo e Italia. Su un aspetto però è facile trovarsi completamente d’accordo con gli studiosi delle discipline già indagate da Aristotele e Platone, ed è la definizione che universalmente viene data della moneta: il “sangue dell’economia”. Già proprio il sangue, la linfa vitale che nutre, veicola, difende, purifica, circola e scorre ininterrottamente negli esseri viventi. Scorre, ricircola (si calcola che mediamente il cuore di un uomo pompi ogni giorno circa 700 litri di sangue, circa 100.000 battiti, a fronte di una presenza effettiva di 5-6 lt) apporta i benefici vitali a tutto l’organismo senza che alcun organo, capillare, cellula o tessuto trattenga ciò che riceve. pila monete germoglio_1
Tutto in armonia, in equilibrio e in costante allerta verso i nemici più pericolosi e letali: gli accumuli e le emorragie. È facile per il lettore cogliere la metafora e comprendere quindi quale dovrebbe essere la corretta funzione della moneta. Mezzo di scambio e misura di valore per i beni e i servizi, nonché per il tempo dedicato a produrli ed erogarli, che soddisfano i nostri bisogni e le nostre esigenze; con posizioni debitorie e creditorie alla ricerca del costante equilibrio. Non strumento di arricchimento o prevaricazione e men che meno elemento speculativo che determina drenaggio di risorse verso centri di potere economico finanziario sempre più ingordi e sempre più distanti. Il modello Sardex offre un esempio sano di come dovrebbe funzionare la moneta. All’interno del circuito (paradigma del sistema cardiocircolatorio) ogni associato offre una parte della propria potenzialità di produzione e consumo in proporzione alla propria funzione e dimensione in un’ottica collaborativa senza competitività esasperate (così come nel nostro organismo un capillare non si duole certo del fatto che i reni vengano maggiormente irrorati): non appena si realizza una vendita subito si pensa a come utilizzare i crediti in acquisto (il sangue si riceve e si rilascia immediatamente) le risorse e i profitti restano sul territorio (senza emorragie quindi) la circolazione dei crediti genera un transato che non sarebbe realizzabile solo in base alla liquidità disponibile (ricordate i pochi litri di sangue che per il nostro cuore si centuplicano?). Ispirandosi alla natura quindi la moneta che circola e ricircola diventa generatrice di valore, non solo economico ma anche sociale, culturale e formativo e, al pari degli esseri umani che, riuscendo a raggiungere e consolidare una dimensione armonica con sé stessi e con gli altri, migliorano le proprie prestazioni (una persona sana e in equilibrio con la natura, corre più veloce, salta più in alto, acuisce i sensi, aspira meritatamente alla felicità) anche la moneta “buona” fa cose straordinarie, rivitalizzando il tessuto economico locale e offrendo spazi di autentica espressione di talento passione e competenza imprenditoriale inimmaginabili nel mercato tradizionale. Del resto di piccoli e grandi miracoli quotidiani è ormai costellata la storia di Sardex e già si colgono i segnali perché lo possa essere anche quella di Piemex e di tutti gli altri circuiti regionali.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Settembre 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

Per il futuro dell’uomo: ritroviamo la via della natura

di Enrico Marone

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disegno di Giulia Marone

In un certo senso è stato come uno tsunami, un’onda potente ed inarrestabile che, soprattutto ma non solo, nel dopoguerra ha spazzato via culturalmente e socialmente conoscenze e pratiche, talvolta secolari, per sostituirle con altre veicolate dalla pubblicità e dalla frenesia commerciale-industriale. Accettate di buon grado dalla gente, smaniosa di lasciarsi alle spalle quel passato cupo e pericoloso, fatto di rinunce e dolore.
Questo non è successo solo per gli elettrodomestici, la moda, le auto, ecc… ma anche nel settore della salute e del benessere. Un mondo nuovo di rimedi, soprattutto chimici, per la bellezza, la giovinezza, le acconciature e per contrastare malattie e disturbi alcuni dei quali, si vedrà poco più avanti ed ancora oggi, in crescita e per i quali quei rimedi nuovi non hanno evidentemente avuto il successo sperato nel combatterli.
Certamente progressi in campo farmaceutico e nelle tecnologie e pratiche mediche ne sono stati fatti è innegabile, ma nonostante questo le persone continuano a soffrire di disturbi spesso poco chiari ed intrecciati ad aspetti psicologici e sociali che ne complicano la riconoscibilità. Non è un caso che lo “stress”, per esempio, sia diventato una delle cause spesso utilizzate quando non si riesce ad identificare correttamente un disturbo. Ed in effetti talvolta è realmente così: anche se non c’è una definizione certa e riconosciuta dello “stress”, esso coinvolge tanti aspetti che spesso la medicina o il medico, se non preparato, fatica a individuare o non considera nel loro insieme.
Inoltre gli esseri umani si sono staccati progressivamente e soprattutto per motivi di lavoro, da Madre Terra e hanno riempito in modo anche drammatico gli agglomerati urbani (è da pochi anni che a livello planetario il numero di persone che vivono nelle città ha superato quello di chi abita fuori). La stessa cosa ha fatto l’industria alimentare, sempre più lontana dalla Natura pur di migliorare l’efficienza produttiva.
Insomma i progressi tecnici, le novità del vivere quotidiano, la società hanno dimenticato per strada qualcosa: l’essere umano e la sua necessità di essere un tutt’uno con l’ambiente naturale che lo circonda e sostiene. Respirare aria inquinata, bere acqua sigillata nella plastica, mangiare cibi di pessima qualità, passare giornate insoddisfacenti e sempre in tensione, udire continuamente rumori fastidiosi, mantenere sempre vigile l’attenzione nel traffico, come può essere un modo di vivere vicino alle nostre necessità psico-fisiche?
È quindi evidente che occorre rivolgere attenzione e riportare al centro degli interessi umani proprio l’uomo integrato con la Natura. Il mercato e la finanza, con il loro enorme carico di problemi, violenze ed ingiustizie devono avere un ruolo secondario.
Ed è all’interno di questo ragionamento che il mondo olistico ci aiuta a vivere meglio, a prendersi cura di noi con antiche e nuove pratiche e discipline, pulite, naturali, non impattanti verso l’ambiente. Tanti modi per riportarci più vicini alle nostre esigenze fisiche, mentali e anche spirituali differenti per ognuno di noi e più vicine alla Natura. Ne parliamo in questo numero.

I numeri del cancro in Italia
http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdfhttp://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdf

Rapporto Osservasalute
http://www.osservatoriosullasalute.it/rapporto-osservasalute

La sorveglianza Passi – Sovrappeso e obesità
http://www.epicentro.iss.it/passi/dati/sovrappeso.asp
http://www.tumori.net/it3/datinbreve.php?page=trend
http://www.tumori.net/it3/datinbreve.php?page=trend_proiezioni

Diabete in Italia
https://www.istat.it/it/archivio/202600

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Settembre 2017, editoriale

Speciale Festival Estivi

Luglio e Agosto sono mesi caldi, il periodo migliore per festeggiare la natura a ritmo di musica! Questo è lo spirito che ci ha spinto ad organizzare lo Speciale sui Festival Estivi, dove i partecipanti ci raccontano come è nato il loro evento e perchè… Sfogliateli tutti qui sotto e partecipate a tutti! Buona Estate!

Albori music festival – il meglio della scena indipendente italiana

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Celtica Valle d’Aosta – la festa di musica, arte e cultura celtica più alta d’Europa

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Vegan Life Festival – consapevolezza e rispetto

veganlifefestival

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Musica in Quota – la magia delle note sale in vetta

Musica in quota nel Parco dell'Alpe Devero

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Festival Alta Felicità – un festival per la bassa velocità

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Balla Coi Cinghiali – divertimento con meno emissioni

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Che tempo farà?

di Giancarlo Fantini

In questa primavera dominata dalla variabilità del clima, le domande che mi vengono poste si alternano tra le “solite” lamentele sull’inaffidabilità del “tempo” e sulla ricerca di previsioni attendibili. Una volta tanto ho delle certezze nel dare le risposte: una bella soddisfazione, in questi tempi, ma, soprattutto, su questo argomento. Queste certezze, che sempre di più stupiscono i miei interlocutori, mi derivano da una serie di conoscenze, tra le quali, ultime per arrivo, ma non certo per efficacia, grazie alle moderne tecnologie.

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Infatti la mia fonte “esterna” per le previsioni è il bollettino meteo che ascolto al “gazzettino padano”, o meglio Radio Rai, proveniente da quel gioiello di mezzi, ma soprattutto di uomini e donne che è il centro di Campo dei fiori, sopra Varese che, fondato dal mitico Prof. Furia, con costanza eroica resiste grazie ai finanziamenti della regione Lombardia. Vista la vicinanza coi luoghi in cui vivo e la serietà degli addetti questa è una di quelle fonti di informazione meteo che consiglio senza alcuna esitazione.
Ma, nel frattempo è arrivato anche qualcosa di meglio, soprattutto perché “portatile”: infatti ho avuto la possibilità di inserire nel mio cellulare tra le cosiddette APP quella di “meteo svizzera” che, oltre ad essere gratuita è particolarmente interessante in quanto consente di vedere le animazioni in tempo reale delle precipitazioni, i pericoli derivanti dagli eccessi del clima e le previsioni vere e proprie.
A proposito delle quali va ribadito che sono attendibili solo quelle che arrivano fino a 5 giorni, perché oltre nessun metereologo potrebbe (e dovrebbe) spingersi senza utilizzare il termine “tendenze”.
Personalmente poi mi affido anche al Monte Rosa: transitando quasi ogni mattina sulla superstrada del Sempione, ho potuto verificare, da decenni, come le condizioni in cui mi appare la seconda vetta d’Europa all’altezza della piana di Piedimulera saranno tali per le successive 6- 8 ore nella valle ossolana in cui lavoro.
Non a caso ho utilizzato il termine “decenni” per riaffermare però un’altra certezza , che è quella della conoscenza del territorio e del ripetersi dei fenomeni metereologici: perché, in ogni caso, nonostante “non ci siano più le stagioni di una volta”, non possiamo ignorare di vivere in una delle tre aree italiane con la più alta piovosità e che, da sempre, le alluvioni come le piene del lago si siano manifestate in autunno o, appunto, primavera. Ciò che sfugge ai più, purtroppo, sono i dati sul lungo periodo: soprattutto chi vive in città e vede il clima solo dalle proprie finestre non si rende conto di quali siano i veri problemi derivanti dal clima e misura l’entità dei  propri guai metereologici solo sulla base del guardaroba e del “non si sa più come vestirsi”. Invece, senza voler fare del terrorismo, azione di cui si sono invece più volte dimostrati capaci di muoversi soggetti diversi (privati e pubblici) consci della capacità di influenzare scelte commerciali e spostamenti di milioni di consumatori, voglio qui ribadire che continua il deficit idrico di cui soffrono le nostre contrade (monti, laghi, falde acquifere) e che questa situazione non può più essere ignorata, ad ogni livello, perché dalla disponibilità di acqua, buona e pubblica, dipende la sopravvivenza (anche) della nostra specie. Infine sarebbe bene tornare ad insegnare non solo la Geografia e la Meteorologia, ma anche trovare quei, sempre più rari, anziani conoscitori dei venti e di tutti quei segni che la Natura ci ha offerto da millenni (in assenza di onde radio e di App). Ma questa è davvero un’altra storia e le previsioni in proposito non sono felici, soprattutto nel lungo periodo. Di mio mi sono impegnato negli anni a studiare, cercare, osservare e qualcosa in proposito l’ho messo nei cassetti delle mie conoscenze, per cui difficilmente la pioggia mi trova impreparato e altrettanto difficilmente capita, a chi accompagno in visite sul territorio, di rischiare il bagno fuori stagione. Mi piacerebbe però saperne ancora di più e chissà che non mi capiti di incontrare qualche altro Maestro.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Agri-Cultura

Il territorio è la nostra ricchezza, rispettiamolo!

di Giulia Marone

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Parliamo di Cambiamento, sempre. Perchè si cambia sempre. Senza cambiamento non c’è evoluzione, non c’è vita. Siamo di fronte all’arrivo dell’estate, sole e caldo finalmente si affacciano (a volte si sporgono un po’ troppo per la verità e ci fanno venire un coccolone), la frenesia della vita cittadina e la calma delle campagne in fiore ci inebriano di voglia di vivere. È così anche per voi? Per qualcuno forse inizia il periodo più difficile: per le attività turistiche il lavoro aumenta e le vacanze sembrano sempre troppo lontane. Come reagire al caldo estivo?
Come sempre il nostro territorio ha le risposte: una passeggiata all’aperto, organizzare una piccola gita fuori porta (che può anche voler dire nelle campagne poco distanti o al lago o una bella passeggiata sulle montagne biellesi, ossolane o in Valsesia) sono piccoli rituali che possono rigenerare l’anima. Purtroppo questi luoghi sono spesso lasciati a loro stessi e non vengono valorizzati, in particolare i sentieri collinari e i percorsi della pianura. Sono poco indicati o mal segnalati, e senza una persona che conosca il luogo è faticoso avventurarsi. Siamo certi che il lavoro fatto finora dagli enti e dai privati cittadini potrebbe essere meglio supportato dagli organi pubblici, ma mentre aspettiamo che lo Stato Italiano si ricordi di avere un patrimonio meraviglioso ed unico, cominciamo a ricordarlo noi!
Troppo spesso scarichiamo il barile addosso a chi ha più potere di noi (idealmente), senza renderci conto che sono davvero le azioni, i pensieri e le parole che facciamo e diciamo ogni giorno a cambiare e dare potere ad una cosa piuttosto che ad un’altra.
Sentiamoci Italiani serenamente: impariamo ad amare e rispettare il nostro territorio, ne abbiamo solo uno e rischia di durare ancora poco se non siamo noi ad invertire la rotta, anziani e giovani, l’età non conta quando si parla di rispetto.
Quando andrete a camminare o a nuotare, non lasciate in giro carte, non “pulitevi” con i fazzoletti se poi li buttate in mezzo alla natura, per quanto la carta sia biodegradabile non è un bel vedere per nessuno. Lasciate a casa le sigarette se potete, l’aria pulita è molto più rilassante della nicotina. Cercate di portarvi appresso un pranzo che rispetti il luogo: non è obbligatorio essere vegani per rinunciare agli affettati industriali! Cerchiamo di essere più coerenti con noi stessi e ci sentiremo fedeli a quello che siamo davvero, eliminando i condizionamenti come una maschera e tornando alla nostra anima più ancestrale.
Anche questo mese vi proponiamo un itinerario nelle vicinanze, ma siamo lieti di accogliere le vostre idee e proposte per le prossime uscite! Siamo certi che tutti voi avete qualcosa da dire e da raccontare. Anche trovare un momento per mettere assieme le idee e contribuire a un progetto territoriale come Vivere Sostenibile Alto Piemonte può essere un buon modo per dare una mano alla propria comunità.
Per le vostre vacanze di più giorni vi abbiamo già fatto alcune proposte nel numero di Maggio, ma anche questo mese gli amici di Equotube propongono strutture e modi di viaggiare che rispettano il modello di turismo responsabile anche all’estero. Se siete avventurosi e volete provare a cimentarvi in una nuova attività e vedere il mondo attraverso altri occhi, provate il Wwoofing, in Italia o all’estero, che vi permetterà di sperimentare la vita agricola dando una mano a persone che offrono ospitalità e vitto in cambio di qualche ora di lavoro. Esistono anche viaggi organizzati da associazioni ed enti che valorizzano il territorio, ad esempio le vacanze di Legambiente e del Fai.
Vi auguriamo di trovare un momento di ogni vostra giornata per godere del benessere che ci circonda, un benessere leggero e sottile che possiamo sentire solo se, respirando, chiudendo gli occhi e riaprendoli, vedremo di fronte a noi il tutto e il poco e poi di nuovo sentiremo di essere presenti a noi stessi. Anche il pistillo di un fiore contiene la bellezza dell’universo, anche il più brutto degli insetti ha un complesso sistema dentro di sé, anche le montagne che sfumano nei famosi azzurri leonardeschi racchiudono la fragilità di quell’equilibrio naturale che ancora possiamo ritrovare dentro noi stessi.
Buon mese di Giugno a tutti!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, editoriale

La dorsale sopra Oropa (Biella) Cima Tressone, Monte Becco, Cimone e Monte Cucco

di Mauro Carlesso – scrittore e camminatore vegano

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Dal Monte Becco verso il Cimone e, più in basso il pacifico Monte Cucco – foto di Mauro Carlesso

Cornice classica dei Santuari è spesso la cerchia di montagne tra le quali sono edificati. Non fa eccezione il Santuario della Madonna Nera d’Oropa che visibile già dall’Autostrada si staglia tra le arcigne Alpi Biellesi. E’ curioso notare come il complesso monumentale sia posto esattamente sotto la verticale del Monte Tovo dalla perfetta forma piramidale. Le facili cime di questa escursione si trovano sulla sinistra idrografica della valle Oropa e consentono una visione spettacolare del Santuario a picco sotto di noi.

La scheda
Località di partenza: Galleria Rosazza (1.488 mt) –Oropa – BI-
Località di arrivo: Locanda Galleria Rosazza (1.488 mt)
Cime sul percorso: Cima Tressone (1.724 mt), Monte Becco (1.730 mt), Cimone (1.702 mt) e Monte Cucco (1.515 mt)
Dislivello: mt.  250 circa
Tempo di percorrenza: ore 3,30 (soste escluse)
Difficoltà: E (un tratto EE per scendere dal Cimone)
Periodo: Primavera e Autunno (a Maggio straordinaria fioritura di narcisi)
punta del cimone

Sotto la vetta di massi accatastati del Cimone – foto di Lodovico Marchisio

L’itinerario
Dai parcheggi del Santuario si sale lungo la strada della Galleria Rosazza. Si imbocca con precauzione il tunnel e sbucati sul versante della Val Cervo si lascia l’auto nei pressi della

Locanda (1488 mt). Percorsi un centinaio di metri su asfalto in discesa fino ad una stretta curva, si diparte una traccia che ripida porta sulla dorsale. A destra si staglia la piramide del Monte Tovo e lungo una traccia di sentiero si raggiunge l’ammasso di pietre della Cima Tressone (1.724 mt), con spettacolare vista sul versante Sud Est del Tovo. Ripercorrendo i nostri passi riprendiamo la dorsale all’altezza del Colle della Colma (1.630 mt) e seguiamo la traccia contrassegnata D5 che scavalca la Galleria Rosazza e giunge sul Monte Becco (1.730 mt). Il panorama è ampio sulla pianura di fronte a noi, sugli importanti rilievi del Mucrone e Monte Mars e sul Santuario in fondo alla valle. Continuiamo lungo la comoda dorsale che ci conduce sulla cuspide del Cimone (1.702 mt). Davanti a noi il panorama è sempre più ampio, con l’arrotondato Monte Cucco più in basso nostra prossima meta c

he raggiungeremo con il sentiero che ne cavalca pacificamente l’intera dorsale. Dal Cimone si scende con precauzione tra i massi accatastati dalla vetta raggiungendo il sentiero tra i bassi arbusti che in leggera discesa e facilità ci condurrà sul Monte Cucco (1.515 mt) ove è presente una caratteristica Madonnina Nera. Da qui a vista si raggiunge in basso a destra la cascina Alpone superiore (1.452 mt) dove ci si innesta sul sentiero con segnavia D16 (detto “dei profughi polacchi”) che con  ampio e pianeggiante mezzacosta termina al Tempietto Belvedere nei pressi della strada asfalta della Galleria Rosazza. Risalendo il nastro d’asfalto per alcune centinaia di metri raggiungiamo il tunnel che attraverseremo raggiungendo l’auto.

La Galleria Rosazza –portale della valle Oropa- foto di Mauro Carlesso

galleria rosazzaLa nota storica
La strada che dal Santuario di Oropa sale alla Galleria Rosazza per scendere poi al Santuario di San Giovanni, la galleria con annessa Locanda e gli edifici lungo il percorso, furono ideati e costruiti in soli otto anni da Federico Rosazza (1813-1899) mecenate, filantropo e amante delle discipline esoteriche. Ritrovatosi molto ricco ma privo di affetti familiari, con il pittore Maffei decise di dedicarsi all’arte e al miglioramento delle condizioni della vallata che contribuirono a valergli la nomina, nel 1892, a senatore del Regno. La sua opera più ambiziosa fu sicuramente la galleria che porta il suo nome, ideata seguendo le indicazioni degli spiriti guida. Proprio per questo la galleria fu per anni osteggiata dai valligiani che all’ardito traforo indicato dallo spirito guida, preferivano una più prosaica stradina a mezzacosta. La galleria fu iniziata nel 1893 ed inaugurata il 17 luglio 1897. È lunga 367 metri e posta ad un’altezza 1.488 metri sul livello del mare. I lavori di scavo, interamente manuali, impiegarono squadre di minatori, con turni anche di notte, per quattro anni nei mesi da aprile a novembre, con l’aiuto di numerose donne locali per i servizi di vettovagliamento.

Per un pranzo al sacco Veg
Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: torta salata con tofu e bietole.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Maggio 2017, sezione Speciale Turismo Responsabile

Da casa a ecovillaggio – un progetto per Zuccaro, Valsesia

di Francesca Farina

È dal concetto di co-housing che ho iniziato a pormi delle domande su come più individui potessero vivere insieme, condividendo spazi e beni; un’idea difficile per una società individualistica come la nostra. Il co-housing è un’evoluzione del vivere comunitario, strutturato in spazi condivisi e altri privati, per ottimizzare l’utilizzo di fonti di energia, dei beni di consumo e dell’organizzazione del tempo libero attraverso la suddivisione delle mansioni all’interno dell’abitazione. Questo è stato il punto di partenza che mi ha portato a conoscere la realtà degli ecovillaggi, dove alla base del vivere assieme in più persone di nuclei familiari diversi, si unisce uno stile di vita ecosostenibile, in sintonia con la natura, facendo della terra (nella maggior parte dei casi) la principale fonte di sostentamento. L’idea di uno stile di vita ecosostenibile ed immerso nella natura è per me un punto fondamentale, che nasce anche dal periodo storico che stiamo vivendo, dove finalmente inizia ad esserci una sensibilizzazione forte verso il benessere del pianeta e dopo tanto deterioramento iniziamo a porci domande sullo sfruttamento delle risorse e sull’inquinamento. Si fa più reale il bisogno di tornare alla natura e il vivere frenetico delle grandi città e degli ambienti di lavoro troppo stressanti ci fanno riflettere e proiettare verso nuovi stili di vita più salutari.IMG_4318
Per Ecovillaggio, quindi, si intende una comunità caratterizzata da due elementi fondamentali: l’intenzionalità e l’ecosostenibilità. Anche se il termine pone l’accento sull’aspetto ecologico, esso vuole promuovere una sostenibilità a 360°, ovvero l’attitudine di un gruppo umano a soddisfare i propri bisogni migliorando allo stesso tempo le prospettive delle generazioni future. È qualcosa di più di una semplice condivisione degli spazi: si tratta di sperimentare concretamente, nel quotidiano, uno stile di vita in armonia con la natura, basato sui valori di solidarietà, partecipazione, ecosostenibilità e sobrietà.
Non è stato facile riuscire ad organizzare visite agli ecovillaggi, alcuni sono stati più disponibili ed altri meno. Alla fine ne ho visitati due, dei quali i residenti, molto gentili, mi hanno raccontato la loro storia.

È così che è nato il mio progetto di laurea:  DA SEMPLICE CASA UNIFAMILIARE AD ECOVILLAGGIO.
Ne ho riprogettato gli spazi, partendo da uno schema basato sulle nuove necessità  dell’abitazione: quante persone ospitare, le funzioni interne, gli ambienti di lavoro e quelli di svago o relax.
Ho deciso che la progettazione di un ecovilaggio sarebbe diventato il mio argomento di tesi nel momento in cui, oltre al mio personale interesse, si è presentata l’occasione di una vera struttura a disposizione, data dal desiderio di un amico di riutilizzare la vecchia abitazione di famiglia.
IMG_4259A rafforzare il progetto è indubbiamente la sua futura collocazione: ci troviamo a Zuccaro, un piccolo paese sito in Valsesia, a pochi chilometri dal Lago d’Orta. Una zona ancora piuttosto chiusa nelle proprie tradizioni, con una media di abitanti di età adulta ed una bassa percentuale di giovani che tendono sempre più a vivere nuove esperienze lontano dalla valle. Questo fattore diventa un grande punto di motivazione per la realizzazione di questo progetto: a mio avviso porterebbe indubbiamente una ventata di freschezza e di nuove possibilità per i giovani, come la rete lavorativa per la vendita dei prodotti o l’organizzazione di attività e corsi per un pubblico esterno; la curiosità porterebbe ad un incremento del turismo incanalato in maniera ecosostenibile e quindi a una frequentazione delle zone circostanti, con un conseguente maggior afflusso alle attività presenti nelle zone limitrofe.
Insomma, spero che la mia idea possa portare, oltre a tutto ciò, anche alla valorizzazione del territorio nel quale sono nata e in cui ancora attualmente vivo: la vallata valsesiana.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile 2017, sezione Speciale Bioedilizia