Arrivano col caldo… e pungono. Cosa fare?

di Marilena Ramus

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VESPE E CALABRONI
Spesso quando vespe o calabroni ci pungono il loro pungiglione rimane sotto pelle e la loro ghiandola col veleno all’esterno, quindi è da estrarre delicatamente con una pinzetta, stando attenti a non premere la ghiandola che inietterebbe il veleno.
Le nostre nonne per alleviare il dolore usavano subito erbe che pulivano accuratamente con le mani e poi le stropicciavano, per far uscire i liquidi con i principi attivi.
Quelle erbe ci sono ancora, crescono dappertutto, quindi possiamo tornare ad utilizzarle in questo modo:
– cogliere sul posto foglie di tre piante diverse e sfregare la zona punta.
– frizionare con foglie fresche di piantaggine o di lavanda;
– sfregare con foglie di prezzemolo, basilico, salvia, timo, melissa, menta, calendula, sambuco, serpillo o aglio;
– sfregare con una fetta di limone o acqua e aceto per far passare il prurito;
– mettere sulla zona una fetta di cipolla.
Infine, si può usare anche il cerume prelevato dall’orecchio, spalmandolo sulla puntura.

ZECCHE

Quando fa caldo e andate a fare una passeggiata in campagna, siete preoccupati per le zecche? Da ora in poi, partite tranquilli!
Ecco un metodo semplicissimo per eliminare le zecche: mettere sapone liquido o qualsiasi olio su un batuffolo di cotone, coprire la zecca col cotone umido e senza premere smuoverlo delicatamente per circa 15/20 secondi, poi togliere il cotone, la zecca si è staccata dalla pelle ed aderisce al cotone.
Quando andate a camminare in campagna o in montagna, mettete in tasca un botticino di olio o di sapone liquido e un batuffolo di cotone, da usare appena si vede una zecca ferma sulla pelle. Tornati a casa, osservate attentamente la cute, i capelli e la pelle dalla testa ai piedi, sopratutto per i bambini che hanno giocato nell’erba alta o tra i cespugli.
Con questo metodo semplice e veloce, finita la paura delle zecche!

ZANZARE

Il profumo particolare dei gerani zonali messi sulla terrazza, balcone, finestre respinge le zanzare. Ma come eliminarle? Ecco una ricetta semplice.
Ingredienti:
-20cl di acqua;
-50 gr. di zucchero grezzo o integrale (attenti! Non usare zucchero bianco ulteriormente colorato);
-1 gr. di lievito di birra (lievito usato dai panettieri per il pane);
-una bottiglia di plastica da due litri.
Tagliare la bottiglia a metà, far scaldare l’acqua e far sciogliere lo zucchero e poi versare il tutto nella bottiglia, spolverizzare sopra il lievito, inserire la parte alta della bottiglia come un imbuto, avvolgere la bottiglia con carta nera, lasciando libera la zona imbuto e metterla in casa nell’angolo di una stanza o all’esterno. Le zanzare attirate dal gas prodotto dalla fermentazione dello zucchero, rimangono intrappolate nella bottiglia. Così si pulisce la casa e anche i dintorni.
Dopo una o due settimane sostituire il contenuto della bottiglia.

Buona estate a tutti!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione “Estate e dintorni…”

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Erbe selvatiche ed “erbacce”: cosa sono in realtà?

di Marilena Ramus

Lì dove vive l’uomo, la Natura è Dispensa e Farmacia: ha messo piante che lui può usare come cibo e/o come cura. Da sempre le Donne hanno imparato a riconoscere le erbe, ad utilizzarle e a conservarle e hanno saputo trasmettere le loro conoscenze per millenni, così, accumulate da una generazione all’altra sono entrate nella Tradizione.
Le nostre nonne, andando in campagna, portavano a casa durante l’anno più di 250 erbe che sapevano trasformare in vari modi per tutta la famiglia. Poi, da alcuni decenni, queste erbe le abbiamo dimenticate.


Camminando in mezzo al verde, tanti sono indifferenti, vanno senza vederle, altri non le riconoscono più, altri, vedendole, fanno fatica a ritrovare il loro nome, o si lamentano “che brutte erbacce!” senza nemmeno immaginare che possono avere virtù straordinarie. Crescono dappertutto, spesso dove non le vorremmo, invadono esuberanti lì dove non pensavamo che potessero crescere. Sono lì, rinascono ogni anno e non spariranno perché è in quel luogo che hanno trovato le condizioni ottimali per vivere: quella terra le ospiterebbe in ogni caso. Queste piante selvatiche, queste “erbacce” sono sicura che siamo in tanti a conoscerle, ma in quanti siamo a raccoglierle ed ad usarle per la cucina, il benessere e la salute?
Mi piacerebbe far sì che questa pratica diventasse accessibile a tanti. Ognuno di noi può imparare a riconoscere le erbe selvatiche, e anche molte delle cosiddette “erbacce”, a nominarle, a raccoglierle ed ad usarle dalla primavera all’autunno; sono buone nell’insalata mista profumata con fiori e foglie, nelle frittate e minestre e nei dolci… e sono sempre pronte ad alleviare disturbi di salute, a curare una ferita o una brutta tosse. Raccoglietele lungo viottoli, prati e boschi. Finché non avrete esperienza sufficiente, vi invito a verificarne le caratteristiche. Per riconoscerle ed evitare di raccogliere piante protette o velenose chiedete consiglio a chi sa, usate libri o internet.

Ecco alcune erbe, tra le più comuni, che crescono dappertutto: ortica, tarassaco, rovi, celidonia, silene, primule, papaveri, bardana, borragine, acetosella, iperico, consolida, malva, gramigna, trifoglio, aglio orsino, menta, camomilla, equiseto, eufrasia, alchemilla, artemisia, finocchietto, portulaca, rafano, timo origano, erba viperina, epilobio, centocchio, barba di becco, parietaria, lamio, farinaccio, borsa del pastore, barba di capra, saponaria, luppolo… E tante altre!
Avvicinandovi alla Natura e alle sue erbe, che dona con generosità, scoprirete un mondo straordinario, sempre rinnovato col cambio delle stagioni.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Orti e Giardini

La Piantaggine, un’erba meravigliosa

di Marilena Ramus

La piantaggine: plantago major, media, minore, lanceolata, alpina, erba di san Giuseppe. É un’erba perenne, conosciuta ed utilizzata da millenni per le sue straordinarie proprietà. La si trova in tutta Europa lungo sentieri, viottoli, nei ruderi e terreni incolti e anche lungo le strade. Le foglie sono utilizzate preferibilmente fresche, per uso interno o esterno.

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In cucina: in primavera, si mangia l’insalata di foglie e fiori di tarassaco e anche con foglie tenere di piantaggine. Molto utile anche l’infuso di piantaggine: un etto di foglie per un litro di acqua, si fa bollire 2-3 minuti e poi si lascia riposare coperto per 10 minuti. Berne 3-4 tazze al giorno fuori pasto.
Uso interno: la piantaggine è astringente, espettorante, antinfiammatoria, antibatterica, decongestionante: si usa sia in infuso sia in decotto. É utile per purificare il sangue, aiuta lo stomaco e l’intestino. Agisce sul sistema respiratorio: polmoni, bronchi e gola. I gargarismi fatti con l’infuso di foglie curano il raffreddore, la tosse e liberano dal catarro.
Uso esterno: per alleviare il dolore provocato dalle punture di insetti come vespe, calabroni, zanzare o formiche, appena punto, prendere subito due o tre foglie di piantaggine, pulirle accuratamente con le mani, poi stropicciarle per far uscire i liquidi carichi di principi attivi e sfregare la pelle. In pochi minuti il gonfiore e il dolore scompaiono. Per curare l’acne e per gli occhi arrossati o infiammati: far bollire le foglie di piantaggine per cinque minuti in un po’ d’acqua e usarle in compresse. Lo stesso metodo vale per gli occhi arrossati o infiammati, è ancora più efficace aggiungendo alcuni fiori di fiordaliso.
La piantaggine è cicatrizzante: con le foglie fresche si cura qualsiasi tipo di ferita, cicatrice, piaga (anche vecchia), ascesso, infatti la foglia assorbe il pus e la cicatrizzazione è veloce. Raccogliere foglie fresche e non rovinate, metterle una per volta sul palmo della mano e pulirle passando più volte con le dita dell’altra mano. Appoggiare la pagina superiore della foglia sulla piaga, mantenendola aderente con un cerotto o una fascia. Sostituire la foglia due o tre volte al giorno, togliendola quando sia diventata scura o quando si veda il pus e sostituirla. Si possono conservare le foglie in frigorifero dalla sera al mattino in un panno di cotone, mai in un contenitore di plastica.
D’estate, se dovete camminare tanto e/o con scarpe nuove, mettere foglie di piantaggine nelle scarpe, così non si formano né vesciche né piaghe. Tornati a casa, se i piedi sono doloranti fare un pediluvio aggiungendo all’acqua un infuso di foglie di piantaggine.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Maggio 2017, sezione Orti e Giardini

Presto arriva la Primavera! Il 21 marzo è il giorno dell’Equinozio primaverile

di Marilena Ramus

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Già nei tempi più remoti l’Uomo osservava il ciclo regolare degli astri e stabiliva su di essi la misura del tempo, il calendario. In Europa, uno dei primi osservatori pare che sia il sito neolitico di Stonehenge, in Inghilterra; basta vedere il preciso allineamento delle pietre con i quattro giorni particolari del ciclo solare, cioè l’Equinozio di primavera il 21 marzo, il Solstizio d’estate il 21 giugno, l’Equinozio d’autunno il 23 settembre e il Solstizio d’inverno il 22 dicembre. Ad ognuno di questi giorni – momenti magici segnati da festeggiamenti – i Celti hanno associato un albero: il faggio per il Solstizio invernale considerato come il primo giorno dell’anno, la quercia per l’Equinozio primaverile, la betulla per il Solstizio estivo e l’ulivo per l’Equinozio autunnale. Così i nostri lontani antenati hanno diviso il ciclo solare in quattro stagioni e concepito un oroscopo con gli alberi, associandoli a periodi particolari dell’anno in modo da conoscere le caratteristiche dei bambini che nascevano. Per i lavori agricoli, hanno inventato il calendario organizzato secondo i cicli della Luna e la data mobile della Pasqua ce lo ricorda ancora oggi.

Immersi nella natura che procurava loro cibo, medicine e materie prime, vivevano in armonia con essa. Noi invece alziamo ancora lo sguardo verso il cielo? Ci sentiamo felici guardando lo spuntar del sole, un bel tramonto, il cielo di una notte serena con la Luna piena? Sentiamo la gioia dentro di noi scorgendo Venere? O li abbiamo dimenticati?
Forse camminiamo nelle nostre città con lo sguardo rivolto a terra o – peggio ancora – concentrati sul telefonino con le orecchie tappate. Siamo sconnessi! Non guardiamo, non sappiamo, non riflettiamo, abbiamo consegnato ad altri la nostra vita, la nostra intelligenza. I mass media ci dicono cosa fare, cosa pensare, ci sovraccaricano di informazioni, ci paralizzano con la paura e così non ci accorgiamo che diventiamo loro schiavi. Vogliamo fare la scelta di vivere bene? Allora torniamo ai Fondamentali!
Uno di questi è la Natura. Ci aspetta! Con l’arrivo della primavera possiamo decidere di passare giornate immersi nel verde. La cosa importante è avere occhi nuovi:
– Guardiamo il verde dei prati: non è erba, ma centinaia, migliaia di specie di erbe selvatiche commestibili, medicinali, ornamentali che ci attirano con le loro varietà di forme, profumi, colori e la promessa di cibo buono.
– Osserviamo gli alberi e scopriamo ognuno di loro: quante personalità, quanti caratteri diversi: fusto, chioma, profumo, fiori e frutti, habitat e la complementarietà tra loro e le erbe che crescono sotto.
– Ascoltiamo i rumori della natura: la musica di rami e foglie mossi dal vento, il canto degli uccelli, uno strisciare, rumori di zoccoli, il mormorio dell’acqua che scende dalla montagna saltellando tra le rocce e caricandosi di un’energia potente che mette a disposizione di tutti gli esseri viventi.
– Sentiamo l’aria, la carezza di un soffio di vento o di un caldo raggio di sole. Gonfiamo i polmoni e facciamo entrare dentro di noi energia, tranquillità, pace, forza e poi liberiamo tensioni e tossine.
Fate l’esperienza straordinaria di stabilire una relazione armoniosa con la natura e scoprirete che è una sorgente di vita: con una semplice passeggiata, vi dona l’energia del cielo e della terra e vi permette di rigenerare corpo, mente e spirito.
Buona primavera a tutti!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Marzo 2017, sezione Orti e Giardini

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Arriva l’estate e la luce del sole risveglia la nostra memoria

di Marilena Ramus

sunset2Millenni prima di Cristo, gli Uomini vivevano in simbiosi con la Natura ed hanno imparato a scoprirla e a conoscerla. Con concetti concreti come freddo, caldo, alba e tramonto si orientavano nello spazio; sono i nostri punti cardinali: nord, sud, est, ovest.
L’osservazione quotidiana ha svelato loro il movimento dei corpi celesti e fenomeni come le eclissi. Hanno scoperto lo scorrere del tempo: il ciclo giornaliero, più o meno lungo,
misurato poi con le prime meridiane; il ciclo lunare, con le varie fasi, dalla Luna nuova alla Luna piena e ritorno alla Luna
nuova, incidendo tacche su un bastone hanno saputo quanto durava il viaggio della Luna nel cielo, ed ecco la nascita del calendario.
Associando tutto ciò al ciclo della vegetazione, hanno identificato le stagioni e anche i quattro giorni particolari che segnano l’inizio di ognuna: i due equinozi – a marzo e a
settembre – il solstizio d’inverno e il solstizio d’estate.
Il 21 giugno è il giorno del solstizio d’estate, primo giorno di una nuova stagione. La parola “solstizio” deriva dal latino “sol”, “sole”, e “sistere”, “fermarsi”. Ed è una data fatidica cioè il giorno più lungo dell’anno. Il sole raggiunge il punto più alto a nord ed è al culmine della sua potenza. Poi comincia a decrescere sorgendo sempre più a sud: dal 21 giugno, in
modo impercettibile, le giornate cominciano ad accorciarsi.
Dopo il semestre ascendente che si termina il 21 giugno, si entra nel semestre del sole discendente, che si conclude il 22 dicembre – solstizio d’inverno – con la notte più lunga dell’anno. Dal 21 al 24 giugno, per tre giorni, il sole sorge e tramonta sempre nello stesso punto, come se si fermasse. Poi dal 24 giugno, ricomincia a muoversi nel cielo e sorge pian piano sempre più a sud. In epoche pre-cristiane il cambio di direzione del sole
rappresentava un momento particolare e magico. Le popolazioni antiche erano convinte che il sole si fermasse e tale fenomeno era, per gli Antichi, molto inquietante. Credevano
che sotto questo fenomeno ci fosse una magia potentissima. Ecco perché già nei tempi più remoti, i simboli solari sono presenti dappertutto e il culto solare importantissimo in tutte le culture antiche. All’origine, il 24 giugno si festeggiava il solstizio d’estate: si
celebrava SOL, il Re del Solstizio d’Estate. Il solstizio d’estate è lo specchio di quello invernale, che accade fino al 25 dicembre, anch’esso accompagnato da riti al Sole, nella speranza che ritorni a riscaldare la terra e a portare vita. Nell’Antichità greco-romana, i solstizi, venivano chiamati “Porte”. “Porta degli Uomini” a giugno, “Porta degli Dei”
a dicembre, ed erano il confine tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Il dio Giano è l’iniziatore, l’asse del mondo, colui che conduce alle due porte solstiziali. Dio bifronte,
con due volti, uno giovane e l’altro barbuto, è la divinità del principio e della fine, delle porte e dei confini.
Attraverso tali porte, il sole dava inizio alle due metà – ascendente e discendente – del suo percorso annuale: a giugno il corso materiale della creazione, a dicembre quello
del regno divino e soprannaturale.

La festa di San Giovanni
A guardia delle porte solstiziali il dio Giano è stato sostituito da San Giovanni Battista per il solstizio d’estate (24 giugno), e San Giovanni Evangelista per il solstizio invernale (27 dicembre). Johannes in latino e la somiglianza fonetica fra Janus (Giano) e Joannes (Giovanni) è evidente, la scelta della Chiesa non è stata casuale. Il nome della festa è legato alla religione cristiana: la Chiesa l’ha chiamata così perché, secondo il suo calendario
liturgico si celebra San Giovanni Battista. In realtà, il culto di San Giovanni Battista si è innestato in un substrato culturale molto più antico. La Chiesa ha cancellato il culto arcaico, e l’ha “riscritto” in termini cristiani, così ha cristianizzato le feste dei
culti già esistenti, per esempio nella nostra zona, quelli celtici.
L’antica festa del solstizio Dal Nord Europa fino alle coste del Mediterraneo e anche
in Nord Africa, da tempi antichissimi, la notte che va dalla mezzanotte del 23 giugno, fino alle prime luci dell’alba, è considerata speciale, carica di magie, prodigi e meraviglie.
La notte in cui il mondo naturale e quello soprannaturale si compenetrano e allora, cose ritenute impossibili diventano possibili, con riti risalenti agli antichi culti solari. E’ la notte per eccellenza, la più corta dell’anno con particolari festività piene di mistero e di magia, è l’apoteosi della luce sulla Terra, la festa della rigenerazione e della fecondità.

Il matrimonio fra sole e luna
La festa cade nel solstizio d’estate, tempo di mietitura, con chiaro riferimento alla simbologia del fuoco e alle sue funzioni purificatrici e propiziatrici. In questa festa, secondo un’antica credenza, il SOLE (fuoco) si ferma per sposarsi con la LUNA (acqua). Ciò carica di energia il nostro pianeta, riversando i poteri positivi del fuoco (luce e calore) provenienti dal Sole, nell’acqua in cui penetra, con energie derivanti dalla Luna e tutto ciò si svolge nel buio della notte, che simboleggia la parte oscura umana. In età precristiana, questo periodo era considerato sacro.
Tutto nasce dai ritmi immutabili, scanditi dai fenomeni astronomici. Da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti fino ad oggi nella tradizione contadina e popolare.
Si accendevano grandi falò e si raccoglieva la rugiada all’alba.
La notte fra il 23 e il 24 giugno è considerata magica perché il mondo naturale e quello soprannaturale si compenetrano e in quel momento accadono “cose strane”. Non ci credete? Perfino Shakespeare le ha descritte nel suo “Sogno di una notte di mezza estate”… Nel segno del sole, anche la notte doveva essere tutto un brillare e quindi i contadini si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline e montagne,
preparavano grosse cataste di legna e accendevano grandi fuochi. Accendere il fuoco per portare la luce nella notte. I falò erano accompagnati da grida, canti e balli, si facevano
lunghe processioni con le torce accese. Perché? Il rogo, il falò, nella mentalità popolare, doveva servire per sostenere il sole affinché conservasse la sua forza, ma serviva anche a rallentare idealmente la sua discesa e bruciare il “troppo pieno” di sole che, durante l’estate, avrebbe potuto distruggere i raccolti, ma anche ottenere la protezione del sole espellendo tutto ciò che può essere dannoso. I falò accesi la notte di San Giovanni erano considerati anche purificatori, per questo vi si gettavano dentro cose vecchie, ruote di fascine, perché il fumo che ne scaturiva tenesse lontani gli spiriti maligni. La gente si riuniva attorno al falò, famiglia, amici, vicini tutti insieme e c’era tanta allegria e la condivisione del pane. Si saltava il fuoco per essere sicuri di non dover soffrire il mal di reni per tutto l’anno. Si gettavano nel fuoco erbe particolari, come la verbena per allontanare la malasorte. La mattina del 24 giugno le persone giravano tre volte intorno
alla cenere lasciata dal falò e se la passavano sui capelli o sul corpo per scacciare tutti i mali. Anche questi riti erano organizzati per ottenere la benevolenza del sole e propiziarsi
la buona sorte.

L’acqua di San Giovanni
“L’acqua di San Giovanni guarisce tutti i mali”. Un’usanza contadina consisteva nel raccogliere la rugiada stillata in questa notte dei miracoli, perchè si era convinti che facesse crescere i capelli, curasse la pelle, allontanasse le malattie e favorisse la fecondità. In certi posti c’era l’abitudine di usarla sul momento, in altri di raccoglierla stendendo un panno sull’erba e strizzandolo poi il mattino successivo.
Per confezionarla, il 23 giugno, di notte, bisognava raccogliere foglie e fiori di iperico, di lavanda, menta, ruta e rosmarino, si mettevano a bagno in un bacile colmo d’acqua di fonte che si lasciava per tutta la notte fuori casa, esposto così all’influsso della luna. La mattina successiva, le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la propria bellezza, migliorare e fortificare la pelle e preservarsi da malattie e malasorte. La prima acqua attinta la mattina del 24 manteneva la vista buona. Volete dare una chance alle credenze dei nostri antenati? Provate! Tentar non nuoce.

Le erbe magiche di San Giovanni
La notte di San Giovanni è anche la notte delle Donne della Medicina che la Chiesa ha chiamato “streghe”. In certe tradizioni rivivono figure di folletti, maligni o dispettosi.
Si riteneva che in quella notte “le donne della medicina” si riunissero e scorrazzassero per la campagna, alla ricerca di erbe spontanee. Le più note da raccogliere nella notte di San Giovanni erano l’iperico, detto anche erba di San Giovanni, l’artemisia, dedicata a Diana-Artemide, il ribes rosso, il gelsomino e anche lavanda, menta, biancospino, ruta e rosmarino, aglio, cipolla, giglio di San Giovanni… Si preparavano bei mazzi “porta fortuna” da tenere in casa o da regalare, per tenere lontani gli spiriti maligni. In certe zone
si raccoglievano 24 spighe di grano, conservate tutto l’anno, come amuleto contro le sventure. Ogni regione aveva le sue erbe si San Giovanni, sono alcune tra le erbe più comuni e che fioriscono in quel periodo. Gli Antichi pensavano che, in questa notte magica, tutte le piante e le erbe fossero esaltate dagli influssi astrali, perciò acquisivano forza e sacralità e tutte le loro proprietà erano aumentate, raggiungendo la massima concentrazione di oli essenziali, quindi in grado di scacciare ogni malattia e servivano comunque sempre contro i sortilegi, il malocchio, la malasorte e contro il diavolo. Fatte seccare al sole, si utilizzavano durante l’anno per preparare pozioni magiche e per confezionare incantesimi.

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Albero di noce e nocino
Alla notte di San Giovanni era associato l’albero di noce ed i suoi frutti. Una credenza secolare è che in questo periodo solstiziale le così dette “streghe” si riunissero nella notte tra il 23 ed il 24 giugno attorno ad un antichissimo albero di noce.
Con i frutti di questi alberi “magici”, raccolti ancora verdi e bagnati di rugiada, proprio nella notte di San Giovanni, si preparava il nocino, liquore ottenuto dalla macerazione delle noci ancora verdi e immature nell’acquavite. Era considerato terapeutico. L’utilizzo del mallo di noce come ingrediente per medicinali e liquori risale a tempi antichissimi: il culto del noce come “albero delle Donne della Medicina” era di origine druidica, infatti i Britanni si preparavano pozioni ritenute magiche utilizzando noci acerbe…

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, numero 4 (Giugno), sezione “Agri-cultura, Orti e Giardini”

Eco Soul

sitoIl 25 Giugno non mancate a Eco Soul, piccolo festival del naturale a Borgomanero. Perchè?

Perchè ci saranno tanti appuntamenti a partecipazione libera assolutamente da non perdere:

Marilena Ramus terrà una conferenza sulle erbe spontanee, per conoscere meglio la natura che ci circonda e risvegliare gli antichi saperi che anche i nostri nonni conoscevano e utilizzavano… Perchè la natura ha già pensato a tutto, dobbiamo solo riscorpirlo, nel suo pieno rispetto!

Chiara Sacco, insegnante di yoga, sarà presente con la sua attività per introdurci alle tecniche di respirazione di questa benefica e celebre disciplina.

Antonio, di Samas Martial Arts, ci dimostrerà cos’è la pratica del Wing Chun, arte marziale cinese che sviluppa velocità nei movimenti ed esplosività nei colpi, dove il corpo stesso diventa l’espressione del dualismo Yin e Yang.

Luana Bigioni, danzaterapeuta, ci guiderà nel movimento espressivo-creativo, per imparare a migliorare l’integrazione tra corpo e psiche, fonte primaria del benessere.

Potrete ammirare le opere di Claudio Baroni, fotografo della natura, che esporrà durante le giornata: una piccola mostra assolutamente da contemplare!

E poi tante altre attività da conoscere! Caprilla e i prodotti per bambini non inquinanti, la Grotta di Sale che farà conoscere i benefici dell’aria marina, Dookil, studio grafico e non solo improntato al riuso e riciclo, il ciruito monetario complementare Piemex

…e per concludere il pomeriggio, concedetevi un bell’aperitivo veg da Dolce Caffè! Il tutto corredato da musica a km zero (chitarra e djambe in acustico offerta da ragazzi del paese)! 😉

Quindi vi aspettiamo tutti, per un pomeriggio all’insegna della leggerezza, mentale e ambientale!

Eco Soul si terrà nel cortile interno di Dolce Caffè, via IV Novembre 1, Borgomanero (NO), dalle ore 15.00 in poi!

Presentazioni e conferenze si terrano nel pomeriggio, a seguire aperitivo vegetariano/vegano per concludere la serata.