LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE è nato alla fine del 2015 e si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia.

10 Madonna delle Vigne

In questo quarto appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE continua in provincia di Vercelli, per occuparsi del cosiddetto “Triangolo del Diavolo”: una misteriosa miscela di aneddoti, fatti storici e leggende che coinvolge tre località del vercellese, note sin dalle loro origini per fatti misteriosi ed inquietanti, ovvero il cimitero abbandonato di Darola, l’adiacente Principato di Lucedio e il vicino Santuario della Madonna delle Vigne. Tappa conclusiva della spedizione sarà poi Leri Cavour, affascinante borgo del tutto depredato e dimenticato.
È tra la Cascina Darola, voluta dai frati cistercensi attorno al 1400, ed il Principato di Lucedio che sorge, silenzioso e misterioso, il cimitero abbandonato di Darola. La leggenda narra che era proprio in questo cimitero che il Diavolo era solito praticare canti satanici e sabba, danzando con le streghe. Uno dei fatti più inquietanti documentati risale al 1684, quando giovani donne e suore di Lucedio, pare presero parte a dei sabba proprio all’interno del piccolo cimitero. Sempre in provincia di Vercelli, si trova anche un altro cimitero abbandonato, in località Colombara, nel comune di Livorno Ferraris.

12 Madonna delle Vigne

Non meno saturo di leggende e zone d’ombra è il Principato di Lucedio, fondato dai monaci cistercensi nel 1123, pare su di un portale infernale, seppur non esplorato dal team, poiché già zona recuperata ed adibita a visite turistiche su prenotazione. Passaggi segreti, cripte con abati mummificati e disposti in cerchio attorno ad un sigillo demoniaco e la cosiddetta “colonna piangente”, sono solo alcuni dei misteri che arricchiscono queste zone. Non ultimo, lo spartito del diavolo. Una musica, uno strumento di difesa dal demonio, ancora inciso sulle mura della vicina chiesa sconsacrata della Madonna delle Vigne, a testimonianza di un periodo di oscurità e possessione durato 100 anni… Il Santuario sconsacrato della Madonna delle Vigne è stato costruito nella prima metà del XXVII secolo ed è stato meta, in passato, di sette sataniche da tutta europa. La chiesa, così come l’Abbazia di Santa Maria di Lucedio, è costruita su pianta a “croce capovolta”, ed è proprio al suo interno che si trova, appunto, il famoso spartito del diavolo. Infatti, oltre ad un esorcismo compiuto in gran segreto, a maggior riprova dell’imprigionamento del demonio, venne composta una musica, un brano che, secondo i racconti popolari, avrebbe potenzialità magiche ed esoteriche. Forse non a caso, decriptando le note presenti sullo spartito e sostituendo ad esso delle lettere, compaiono tre parole precise: Dio, Fede ed Abbazia. Non ultimo, i tre accordi iniziali sono canonici accordi di chiusura di un’esecuzione. Insomma, se lo spartito suonato in un senso imprigiona il demonio, suonato al contrario… Ma gli stupri della nostra memoria non conoscono vergogne.

15 Leri Cavour

Spostiamoci dunque, in chiusura di esplorazione, a Leri Cavour, poco distante da Lucedio. Un piccolo paese dove si trova la residenza campana del Conte Camillo Benso di Cavour, oggi spesso utilizzata come fortino finale da conquistare nelle battaglie di soft-air. Una volta, tra queste mura, c’era anche una statua a lui dedicata. La testa della statua del Conte è stata decapitata e mai più ritrovata. Lo stato attuale di degrado di Leri Cavour ha origine negli anni ‘80 del secolo scorso, quando l’Enel decide di costruire la seconda centrale nucleare a ridosso di Trino Vercellese. Per circa quindici anni la società instaurerà nel borgo gli uffici logistici e amministrativi necessari. Ma nel 1987 arriverà il Referendum che bloccherà del tutto il progetto. Alla fine degli anni ‘90 finalmente Enel svuota gli uffici nel borgo e sarà da questo momento che l’intero paese, ancora di proprietà di Enel, inizierà ad essere saccheggiato e vandalizzato senza alcun rispetto storico e civile. Leri Cavour sarà poi venduto all’Amministrazione per la simbolica cifra di circa 1.000 euro. Nel 2011, in occasione dei 150 dell’Unità d’Italia, alcuni finanziamenti hanno agevolato diverse opere di recupero e di parziale messa in sicurezza della dimora cavouriana, ma ciò non è bastato per salvare questo piccolo splendido tesoro del nostro bel Paese. Piccolo borgo, tra l’altro nemmeno inserito nei “Percorsi cavouriani”. Un luogo simbolo dell’unità d’Italia, un luogo dove la storia si è fatta per davvero e che oggi rispecchia il mal rispetto che i cittadini hanno verso il proprio passato, verso le proprie origini. Responsabilità anche e soprattutto dello Stato, che avrebbe dovuto fermare per tempo un insulto così grande.
Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

13 Centrale Leri Cavour

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre 2017+Gennaio 2018, sezione Scelte Ecosostenibili

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Samon, la fine dell’estate e la Canna palustre

di Ossian d’Ambrosio

Canna palustre, madre protettrice
Porta la mia coscienza alla consapevolezza
Aiutami a vedere tutto il mio sé
La vista del mondo nel cambiamento
e la porta della coscienza interiore
Che guida la mia trasformazione
E guarisce la mia anima

Samonios segna l’inizio dell’anno celtico. È il momento in cui si entra nella metà scura (e oscura) dell’anno. Come la terra entra nella stagione del riposo, anche l’uomo è chiamato a rivolgersi verso la sua essenza più introspettiva e la spiritualità.
Vi sono due piante nella tradizione celtica che segnano il periodo che va dalla fine di Ottobre a metà Novembre ma vengono identificate con lo stesso nome gaelico in Negtal, la prima più comune è la canna palustre e la seconda è il brugo.
La Canna è una pianta strettamente collegata all’elemento acqua, sede delle nostre emozioni e dei ricordi. Ricordi del passato e dei nostri antenati, i famigliari di sangue che sono dipartiti dalla dimensione tangibile della vita e gli antenati del nostro territorio.
Le canne sono state e sono usate da tempi antichi per la costruzione di strumenti a fiato, sono strumenti che in questo periodo dell’anno ci proiettano immagini lugubri delle anime dei defunti che vengono convocate nell’aldilà, mentre nel periodo luminoso dell’anno il suono delle siringhe di canna manifestano la ripresa della vita, come il suono emesso dal dio greco Pan.
Gli antichi Celti hanno da sempre onorato queste piante, in quanto producono musica mentre si piegano con grazia nel vento e per questo collegate al mondo degli spiriti, ma la loro sottigliezza ricorda delle frecce argentee che volano nell’aria in direzioni sconosciute, ed in effetti le canne, in antichità, venivano usate anche per fabbricare le frecce. Scagliare frecce nel buio è un’espressione del desiderio di ottenere delle verità fondamentali, in quanto, se lanciate senza una direzione il luogo dell’atterraggio sarà casuale, mentre se focalizziamo un obiettivo, daremo determinazione e convinzione al senso dello scopo, ma l’atto diverrà secondario all’evento stesso.
Sognare le canne palustri mosse dal vento indica che non tutti i vostri amici sono sinceri.

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Le radici della canna penetrano profondamente nell’acqua da cui prendono il nutrimento. Queste radici sono la parte più forte della canna, infatti la sua vera forza è doppiamente nascosta, sotto l’acqua e sul pavimento dello stagno o sul lago dove cresce. Se siete nati sotto questo segno (28 Ottobre-28 Novembre), anche voi avete una forza segreta, e forse anche motivazioni segrete. La sfida è quella di utilizzare saggiamente le vostre “capacità intuitive”, non minare gli altri o trovare le loro debolezze, ma trasformarsi in un individuo profondamente percettivo la cui saggezza può essere usata per insegnare agli altri.
La canna palustre è collegata anche alla dea celtica Rhiannon, dea degli inferi e dei morti, ha il dono di mutare forma ed è conoscitrice di ogni pianta ed albero perché in vari miti essa viene descritta nell’atto di danzare con dei rami. Nasce al plenilunio, è la dea della fertilità, della rinascita, della saggezza, della magia, della trasformazione, della bellezza, dell’ispirazione artistica e della poesia. Rhiannon si manifesta come una bellissima giovane donna vestita di oro, cavalcando un cavallo bianco, con uccelli cangianti che volano intorno alla sua testa. Il loro canto può svegliare gli spiriti dei morti o dare sonno ai mortali, come le atmosfere novembrine.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Orti e Giardini

Dalle Antiche Sacerdotesse alla Strega – analisi del divino femminile primordiale

di Ossian D’Ambrosio

DIANA
Dai mille volti e da un unica essenza
Una essenza di luce propria
Lei brilla dal profondo delle foreste
Illuminando il nuovo sentiero davanti ai tuoi occhi
Gli animi la conoscono, come un’ essenza conosce il suo fiore
Segui il sentiero e non girarti mai perché ella ti condurrà…

Così viene decantata in una moderna poesia Diana, la dea delle selve e della luna, della caccia e della luce e come narra il mito nel “Vangelo delle Streghe” di Charles Godfrey Leland, la Dea si unisce a suo fratello Lucifero, anche esso signore del sole, della luna e della luce, generando Aradia che discenderà sulla Terra per aiutare i poveri e gli oppressi insegnando loro l’arte della stregoneria.
Cosa è la stregoneria? Fondamentalmente è una parola che spesso incute ancora timore per via dei secoli di demonizzazione ma soprattutto per ignoranza della sua vera essenza.
Ancora oggi si legge sui più famosi dizionari che la stregoneria è l’arte connessa ad un commercio con gli spiriti del male o alla facoltà di operare attraverso poteri soprannaturali con l’ausilio di forze demoniache a danno di altri ma ci sarebbe da fare un grande revisionismo culturale a riguardo in quanto la pratica della stregoneria non ha un retaggio demoniaco ma pagano e nella sua etica non esisteva, e non esiste neppure oggi con il neo paganesimo, la visione del male assoluto incarnato in una divinità dedita a nefandezze scaturite solamente dalla fantasia di menti perverse.

Witch

Proviamo a fare qualche passo a ritroso nel tempo e cercare anche semplicemente di dare una spiegazione ad un culto antico e naturale che poi viene classificato con la stregoneria, la stessa egittologa inglese del primo novecento Margaret Murray nel suo testo “Le streghe nell’Europa Occidentale”, descrive in modo accademico ipotizzando che la stregoneria non fosse altro che un culto pagano, unico sopravvissuto all’avvento del cristianesimo. Da allora molti importanti aspetti della tesi sono stati screditati e l’idea di una resistenza pagana clandestina altamente organizzata che persisteva nel periodo pre-moderno è considerata una fantasia. Nonostante la diffusa disapprovazione per questa tesi, va però sottolineato che alcune sue intuizioni sono considerate ora corrette e la maggior parte degli storici della stregoneria concordano che le credenze e le pratiche originarie del paganesimo sopravvissero nell’età pre-moderna e che il conflitto tra tali credenze e il cristianesimo aiutò ad accelerare la caccia alle streghe in Europa. Per paradosso fu proprio l’opera dell’inquisizione cristiana a raccogliere ed appiattire dentro un unico fantomatico culto diabolico tutte le variegate sopravvivenze di origine pagana che andava perseguitando ed estirpando.
In Europa la stregoneria nasce principalmente nelle zone alpine e poi si diffonde lentamente al resto delle regioni, questo possiamo affermarlo perché proprio nelle zone rurali montane sono sopravvissute la maggior parte delle storie e leggende legate a personaggi prettamente femminili dedite a culti e pratiche magiche precristiane, il più delle volte al limite tra la figura della Fata oppure della Strega, ma quale è la differenza?
Nel Biellese, per esempio, vi sono diverse leggende improntate su un mitico popolo fatato chiamati “pe’ d’oca” (piedi d’oca). Uno di questi narra di stranieri alti, biondi e con occhi azzurri che giunsero nel territorio dell’attuale comune di Muzzano, accolti benevolmente dalla popolazione perché promisero di insegnare l’arte di trovare ed estrarre l’oro dalle montagne e dai fiumi. Un’altra causa della generosa ospitalità offerta fu la bellezza e la “formosità” delle loro donne. Mogli ed aspiranti tali, dei muzzanesi, si opposero senza successo a questa sgradevole situazione che le poneva in evidente inferiorità, fino a quando una sera durante un ballo dinanzi al fuoco, una giovinetta si accorse che sotto alle vesti lunghe fino a terra delle straniere spuntavano dei piedi d’oca. L’ilarità generale e lo scherno a cui furono sottoposte le donne, offese i “cercatori d’oro”. Difesi da una Fata e da un grosso serpente, che impedirono ai muzzanesi di riportarli indietro con la forza, se ne partirono senza aver rivelato il loro segreto.
Dietro questa leggenda si celano simboli che si ritrovano in molti miti di origine celtica, come per esempio quello dei Tuata de Danan, popolo semi divino che giunsero nell’attuale Irlanda scacciando il popolo autoctono dei Fomori, di cui quest’ultimo viene descritto come maggiormente primitivo del primo.
Posso asserire che il termine “fata” si identifica per lo più per descrivere una sorta di “straniero” che ha sembianze quasi divine. In fondo, sempre nella tradizione celtica, gli artigiani, soprattutto gli orafi, erano considerati persone semi divine in quanto erano in grado di trasformare materialmente un’idea e quindi di portare un pensiero di forma nella dimensione della realtà, guarda caso nella leggenda dei Pè d’oca si parla dell’arte di estrarre l’oro.
Sempre nella tradizione celtica irlandese, la Dea Aine era considerata una divinità solare e soprattutto regina del popolo delle fate del Sidhe, una sorta di aldilà celtico. Regno invisibile e dimora del “popolo delle colline”, immortali e potenti maghi che partecipavano a eterni banchetti in luoghi fuori dallo spazio e dal tempo, collocati spesso all’interno degli antichi tumuli o in prossimità di dolmen o dei laghi. Danzavano sotto la luna, oppure ancora rapivano bambini, tutti aspetti che ritroviamo anche nelle streghe.
Possiamo analizzare che fondamentalmente la fata acquista un potere maggiormente sovrannaturale rispetto alla più “terrena” strega, luoghi particolari come fonti sacre, cerchi di pietre e alberi secolari sono protetti miticamente da fate e meno da streghe.
Ma chi è la strega?
L’immaginario romantico l’ha spesso descritta come vecchia, laida e soprattutto malefica per non contare i danni causati dagli inquisitori medioevali e rinascimentali.
Sono sempre più convinto ed allineato con le discusse teorie della Murray, che la stregoneria e soprattutto la strega, non siano altro che i depositari di un’antica conoscenza e culto precristiano dedito ai segreti ed ai misteri della Terra e della Natura divinizzata.
Un mio amico ed insegnante di filosofia, durante una sua lezione narrò della nascita della religione, secondo il suo punto di vista solamente la donna in epoca preistorica ebbe maggiormente il tempo di alzare gli occhi al cielo e quindi dedicare il suo pensiero alle meraviglie del cosmo, mentre l’uomo era, diciamo, più impegnato e completamente assorbito dalla caccia e la raccolta del cibo mentre la donna gestiva la prole e la casa e con l’avvento dell’agricoltura e l’allevamento il tempo per meditare alla vita aumentava sempre di più.
Si osservavano gli astri, il loro moto ed i cambiamenti della Natura e tutto ciò con il tempo divenne religione, perché le comunità espletavano insieme rituali atti a rabbonire i grandi spiriti che regolavano i flussi energetici e magici che portavano abbondanza e fertilità, diversamente da carestia e morte e con il tempo qualcuno iniziò a gestire queste pratiche, coordinando cerimoniali e soprattutto cercando di comunicare con gli spiriti per poter meglio leggere ed interpretare i segni che giungevano in diversi modi.
In base agli storici e archeologi possiamo convenire che la donna, il principio femminino, è stata la prima detentrice di una cultura spirituale e religiosa.
Marija Gimbutas con il suo testo “Il linguaggio della dea”, del 1989, rivoluziona tutte le teorie degli storici precedenti sulle tradizionali assunzioni circa l’inizio della civiltà europea. La Gimbutas, analizzando le configurazioni architettoniche, le strutture sociali, l’arte e la religione della vecchia Europa del neolitico, considera che la civiltà europea inizialmente è prettamente matriarcale e ginocentrica e la cultura patriarcale, portata solamente all’età del bronzo dagli indoeuropei, si sarebbero fuse secondariamente generando le società classiche dell’Europa storica, aspetto che venne aspramente criticato dagli accademici tradizionalisti e aggiungo anche di ambiente maschilista.Gufo di athena
Non diventa molto difficile ragionare sia sugli aspetti storici che mitologici e folklorici della figura della strega, se partiamo dal presupposto che la prima sacerdotessa dell’Europa antica era una donna e non un uomo. Con il susseguirsi dei secoli, troviamo poi il grande ostacolo della politica e del dominio dell’uomo, sia applicato sul territorio che sull’uomo stesso e questo ha generato nella storia solamente orrori e sangue, ma soprattutto secondo la regola alchemica del “solve et coagula”, per ricostruire bisognava distruggere e quindi per costruire una “nuova religione” patriarcale.
Bisognava eliminare completamente quella matriarcale o per lo meno tutta una serie di tradizioni legate ad una devozione della Terra e del femminile, lo stesso termine “femmina” significa si essere preposto alla fruttificazione, ma anche di poca fede. D’altronde il posto delle donne nella storia del cristianesimo per esempio è sempre stato subordinato a quello degli uomini e le ‘aperture’ di Papa Francesco, non sembrano contenere in realtà novità rilevanti: le donne sono certamente fondamentali nella visione cristiana, ma il loro posto è sempre accanto, un po’ sotto, agli uomini, come Maria ai piedi della Croce.
La paranoia maschile nei confronti del potere femminile, assieme all’odio cristiano per tutto cio’ che e’ pagano, soprattutto riti e devozioni in onore della divinita’ femminile, contribuisce a spiegare la scomparsa della stregoneria e dello sciamanismo nell’Europa occidentale. Con il Cristianesimo i poteri sovrannaturali, divennero estremamente sospetti, persino tra santi, monaci ed altri ecclesiastici che operavano spesso “miracoli”, molto simili alle gesta delle antiche divinita’ e naturalmente degli sciamani. Con il tempo il clero maschile si approprio’ del diritto di operare questo tipo di magia, intimidendo le donne che continuavano a praticarla con la minaccia di venire accusate di intrattenere rapporti con il diavolo, trasformandole cosi’ in “streghe cattive”. Ad un certo punto questo atteggiamento cristiano si cristallizzo’ attorno all’idea che qualunque magia fosse opera di Satana e che tutte le streghe fossero cattive. Da quel momento anche al clero fu proibito di praticare la magia.
Per l’apologeta cristiano e il moderno razionalista scientifico, la stregoneria e lo sciamanismo sono residui di un passato pagano che fortunatamente abbiamo superato. Se indaghiamo sui motivi della difficoltà a rintracciare le pratiche sciamaniche e stregonesche nell’europa occidentale, dobbiamo prendere in seria considerazione l’ombra che e’ stata volutamente fatta cadere, creata dal complesso di superiorità cristiano-europeo che sostiene la totale supremazia della civilta’ occidentale sui suoi antenati pagani e soprattutto sulle culture che non condividono la moderna ideologia occidentale ed il suo stile di vita. L’idea di una superiorità culturale e razziale ci impedisce di riconoscere un’eredità dell’europa pagana che non per questo era incivile.
Analizziamo ora il termine stesso di “strega” che deriva dal latino “strix” il quale ha due connotati, il primo connesso alla mitologia romana delle strigae, uccelli notturni di cattivo auspicio ma allo stesso tempo, come racconta Petronio nel Satyricon, sono esseri che vengono di notte con urla stridenti a reclamare l’anima di un defunto e quindi assumono una componente sciamanica da psicopompo. Conosciamo invece che in greco il termine strigae significa “gufo” animale totemico della città di Atene e della dea Atena, entrambe connesse alla conoscenza e saggezza.
La strega tradotta nell’idioma anglosassone è witch che deriva dall’antico inglese wicce e wicca, forma maschile e femminile, che significa letteralmente uomo o donna di conoscenza, mago e veggente.
Anche in Francia la strega è la torciere che si traduce in veggente ed in Spagna troviamo la Bruja o la Sorgin che si identifica sempre nella veggente, come anche la tedesca Hexen. Insomma un termine quasi universale che non si identifica nella donna dedita al male, ma alle conoscenze e poteri occulti. Sinonimo di sopravvivenza nei tempi antichi e remoti, se messe in pratica a scopo curativo, con l’uso dei poteri fitoterapici delle piante “magiche”, delle fonti sacre oppure profezie e visioni. Potevano in qualche modo guadagnare i favori di personaggi influenti e nobili che avrebbero garantito cibo e protezione in tempi molto bui.

Ossian D’Ambrosio
http://www.anticaquercia.com
http://www.cerchiodruidico.it

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Luglio+Agosto 2016, sezione Speciale Streghe

Streghe e stregoni sulle alte cime alpine dell’Ossola (1450-1615)

di Battista Beccaria

Gli studi sull’Inquisizione e il fenomeno stregonico a Novara datano da poco più di una
ventina d’anni. Prima degli Anni Novanta il mondo accademico negava persino che a Novara ci fosse stato un tribunale dell’Inquisizione e fossero esistite streghe e stregoni
sicuramente documentati.
Ma la ricerca d’archivio ha smentito questi luoghi comuni. Pionieri di queste ricerche
sono stati il prof. Thomas Deutscher, dell’Università Cattolica d’America, il prof. don
Tullio Bertamini, rosminiano e fondatore della rivista storica Oscellana, e, soprattutto, chi
scrive, membro della redazione di Nouarien., prestigiosa Rivista di Storia della Chiesa Novarese. Che ha dimostrato per primo esserci a Novara non uno, ma ben due Tribunali della Santa Inquisizione. Quello papale-romano, gestito dai Domenicani, e quello curiale del vescovo, gestito dai suoi Vicari generali. Il primo sanguinario e venale, il secondo più mite e garantista. Purtroppo tra la metà del Quattrocento e il 1590 furono i soli Domenicani
dell’Inquisizione romano-papale a gestire i processi contro stregoni e streghe soprattutto in Ossola, territorio montano che il vescovo novarese Bascapé (1593-1615) definì emblematicamente come “le Indie di questi padri domenicani”, dove cioè costoro lucrarono ingenti somme e ricchezze per ingrandire i loro conventi mediante la confisca dei beni dei condannati ai roghi. I processi iniziarono intorno al 1460 nella Valle Diveria, la Valle del Sempione. Nel 1520 ci furono decine e decine di inquisiti nelle Valli Antigorio e
Formazza e segnatamente nelle località di Pomatten (Formazza), Baceno, Croveo e Premia (Valle Antigorio). L’inquisitore Domenico Visconti mandò al rogo decine di uomini e donne. caccia-alle-streghe-foto 2

Più si arretra nel tempo, infatti, e più il numero degli stregoni sovrasta il numero delle streghe. Solo tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, quando il più garantista tribunale del vescovo riuscì a sfilare di mano ai Domenicani la competenza sui reati di stregoneria, le parti si invertirono a tutto sfavore delle donne. Che, a partire dall’episcopato del presule Carlo Bascapé, non furono più bruciate ma solo tenute prigioniere nel carcere vescovile! Con l’arrivo del vescovo cardinal Taverna (1515-1520) la caccia a streghe e stregoni cessò del tutto in diocesi di Novara con largo anticipo sulle altre diocesi italiane e soprattutto sulla cronologia complessiva europea. Le “truci imprese” dei
Domenicani novaresi costellarono tutto il Cinquecento con processi soprattutto nei villaggi alpini dell’Ossola (ma non solo, anche il lago d’Orta e il Borgomanerese
ne furono pesantemente coinvolti). Do solo alcune scarne date per segnare la sequenza dei processi domenicani, che furono in realtà sempre dei “maxiprocessi” contro venti o più inquisiti, vere “retate” periodiche, seguite ai cosiddetti “Tempi di Grazia”, periodi
di qualche mese in cui streghe e stregoni (ma nessuno di loro era cosciente di esserlo) avrebbero avuto la possibilità di pentirsi e confessarsi dall’inquisitore, evitando l’arresto
e il processo: 1465, 1468, 1505, 1519, 1520, 1535, ecc. I processi che ci sono rimasti sono solo le punte d’iceberg di una documentazione andata distrutta soprattutto durante la Rivoluzione francese e il periodo napoleonico! A partire dal 1570 imperversa nel Novarese il terribile e sadico inquisitore Domenico Buelli da Arona (1570-1602), personaggio che con il vescovo Bascapè e altri ecclesiastici è uno degli attori chiave del bel romanzo di Sebastiano Vassalli La Chimera (Premio Strega 1990), storia di una giovane strega combusta sul rogo. Le retate del Buelli più devastanti sono quella del 1570-1574 in Valle Antigorio (Croveo, Baceno, Rivasco di Premia), quella del 1580 nella Valle del Sempione (Trasquera e altri paesi) e l’ultima del 1590, sempre nella “Triora antigorina” (Baceno, Croveo, Premia), bloccata fortunatamente dal Vescovo Pietro Martire Ponzone, che
invalidò il processo del domenicano. L’ultimo maxi-processo (1609-1611) fu invece celebrato a Baceno contro 23 persone dal vescovo Bascapè, che si limitò a imprigionare gli inquisiti. Il Sabba spettacolare di questo processo si celebrava sulle alte cime del Devero (il Monte Cervandone e i Piani della Rossa) con l’intervento, oltre che di Satanasso in capo, di un nutrito gruppo di diavoli e diavolesse lascivi.
Dell’argomento se ne parlerà nel congresso interregionale (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) che si terrà al Salone delle Terme di Premia sabato 30 luglio 2016.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Luglio+Agosto 2016, sezione Speciale Streghe