A spasso con VS – momenti di vita della redazione

Il cuore di polvere di cacao si formava pian piano sulla superficie del cappuccino di soia. Il grigio del cielo si fondeva con la facciata della chiesa ed il ciottolato della piazzetta. Qualche genitore che portava i figli a scuola e qualche impiegato di anonime ditte, attraversava quello spazio ancora silenzioso, per cominciare una delle solite giornate.

Avevo trovato libero il tavolino vicino alla vetrina. Potevo così osservare la vita cittadina che lentamente si animava e cresceva di intensità. Quasi ogni passante era intento ad utilizzare il suo telefonino come fosse l’unico legame con la vita ed il mondo. Io che scrivevo su un blocco note di carta talvolta suscitavo curiosità ed il mio smartphone giaceva spento quindi inerte sul tavolo. Il piccolo locale era ormai pieno, nonostante ci fossero dei posti fuori la temperatura non consentiva agevoli colazioni.

Mi ha sempre divertito osservare le diverse reazioni delle persone alla temperatura esterna. Vedevo passare gente con pesanti giacconi invernali chiusi fino a coprire la bocca, con l’aggiunta del cappuccio ed altri invece con una semplice giacca aperta.

Il chiasso delle chiacchiere ormai impediva di scrivere fluidamente, ma almeno sconfiggeva l’orrido silenzio interiore dei social network.

Il gruppo di studentesse aumentava sempre di più, occupavano metà del locale in un’unica tavolata per niente colorata. Sembrava infatti che i colori di moda di questo autunno fossero bianco, nero e grigio sotto varie forme e sfumature. Quel fenomeno social-commerciale chiamato “moda” continuava a mietere vittime.

Anche la pianta grassa sul mio tavolino aveva un’angolazione tale che sembrava intenta a guardare fuori per curiosare su un mondo che non era il suo.

Dovevo attendere l’orario di apertura dei negozi per poter consegnare il numero appena uscito della rivista. L’espediente di scrivere qualcosa su un bloc notes mi consentiva di occupare il tavolo con più tranquillità e nel contempo mi faceva sentire un artista di fine ottocento, intento nella sua opera.

Che scemo! Cose e sensazioni da ragazzino; però mi divertiva. Ogni tanto guardavo la titolare del bar, una signora bionda con i capelli raccolti dietro la testa. Una bella donna, di quella bellezza che sembrava un po’ altezzosa, ma stemperata dal suo lavoro manuale e di servizio al cliente, dietro al bancone.

Ormai era quasi ora di andare. Avevo già in mente il percorso, ottimizzato come distanze e tempi per riuscire a consegnare anche nelle successive cittadine. Sempreché oggi i miei punti di distribuzione non fossero particolarmente chiacchieroni. Nell’ordine erboristeria, negozio di sementi e alimenti vari, studio grafico-fotografico, supermercato bio, erboristeria, centrifugati e frullati, libri usati, insomma un bel mix di attività e persone.

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Il bello delle donne in viaggio

a cura di Equotube e Viaggi Responsabili

Viaggiano e creano viaggi: le donne sono protagoniste a tutto tondo del mondo del turismo, il cui ruolo è stato spesso reso secondario da una cultura prevalentemente “al maschile”. Oggi le donne tornano al centro dell’attenzione, per diventare una figura centrale. Viaggiano, ricevono ospiti, creano itinerari: dalle donne per le donne, uno sguardo “al femminile” per una sfumatura di rosa in mezzo a tutto quello che è il mondo dei viaggi.

Formano piccole realtà di artigianato, ospitalità, enogastronomia, in rete tra loro in una “filiera virtuosa”, che valorizzino la cultura locale, che seguano regole etiche, sociali, economiche attente al genere ed al turismo responsabile. Le donne hanno grandi capacità e competenza per creare, commercializzare, promuovere, gestire lo sviluppo del turismo. La valorizzazione delle potenzialità femminili porta un vantaggio allo sviluppo della società e dell’economia locale e globale, per uomini e donne, in tutti i settori, compreso il turismo. Se quest’ambito vi incuriosisce, potete approfondire sul sito di GRT, Gender Responsible Tourism, una Rete tra donne del nord e del sud del mondo, fondata da Iaia Pedemonte, dove si parla di turismo sostenibile, etica e lotta alla povertà con il sostegno allo sviluppo di genere.

E per viaggiare al femminile? Ecco due idee che abbiamo selezionato per voi, che potrete trovare anche sul portale dedicato ai lettori di Vivere Sostenibile.

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Ecuador – Cooperazione rosa

Le donne che lavorano con la Fondazione Maquita (o con associazioni connesse ad essa) sono quasi 9.000. Circa 512 sono occupate nel turismo, 7.000 nella produzione di cacao, 350 nell’artigianato, 509 in agricoltura, 806 nei prodotti andini. La ricezione alberghiera occupa 350 donne in 20 organizzazioni sparse in 4 province. Sono le donne la vera risorsa sociale. Sono loro che crescono i figli, studiano per migliorare il loro futuro, lavorano per far crescere la comunità. Donne abituate a lavorare da sole, a coltivare il loro campo, ad andare al mercato; mani pazienti che seguono il lavoro agricolo o producono tessuti di straordinaria bellezza. Donne che però hanno anche bisogno di stare in gruppo, legare tra loro, rassicurarsi, scambiarsi le conoscenze e le diverse competenze. Pensato e organizzato con la Fondazione, che da anni lavora in Ecuador impegnandosi nel promuovere la cultura della sostenibilità, la commercializzazione equa e il turismo responsabile, il programma di viaggio nelle terre della Mitad du Mundo saprà coinvolgervi dall’inizio alla fine. Avrete modo di visitare tutti e tre i primi progetti di turismo comunitario iniziati dalla fondazione situati rispettivamente sulle Ande, nella foresta Amazzonica e sulla verdeggiante costa oceanica. Visiterete le Salinas di Bolivar, un esempio di comunità dedita ai principi della sostenibilità e della responsabilità, con le sue microimprese di carattere locale femminile, dove vi renderete conto che nulla è impossibile da realizzare se davvero lo si desidera.  Conoscerete con calma Quito, la capitale dell’Ecuador, patrimonio dell’umanità dell’Unesco e Guayaquil, città di porto, di mare, confusa e affascinante.

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Kenya – Le donne Maasai

Ci spostiamo in Africa, nel cuore del Kenya, nel piccolo villaggio di Merrueshi, dove le donne sono molto importanti, come racconta Simayiai, fondatrice dell’associazione che gestisce il villaggio di manyatta ai piedi del Kilimangiaro destinato ai viaggiatori. È stata la prima ragazza del villaggio a terminare gli studi, poi con altri giovani del villaggio ha costruito un pozzo, una scuola, un dispensario… ed ora chi arriva al villaggio può assaggiare le bontà della loro cucina, scoprire la loro musica, l’artigianato, l’allevamento, le erbe e i segreti delle leggende che si raccontano davanti al fuoco la sera. Le donne partecipano alla gestione e alle attività. Sono loro che hanno costruito le manyatta in modo tradizionale con legno, erba, fango e pietra. La sala da pranzo è situata nel centro del villaggio, in uno spazio aperto con vista sul bush. Sono una serie di progetti, volti al miglioramento delle condizioni di vita, in collaborazione con il nostro tour operator, per restituire più dignità alle donne Maasai. Il cuore del viaggio è proprio nelle manyatta, per tutti quei visitatori che desiderano sostenere il sistema turistico culturale ed ecologico della comunità. È un progetto di valorizzazione del territorio e di viaggi responsabili, per il mantenimento dei progetti di sviluppo realizzati, che rispecchia l’amore che i Maasai hanno per l’ambiente in cui vivono, e rappresenta il riappropriarsi delle popolazioni rurali dei valori primordiali e della la gestione del proprio territorio, in modo etico e responsabile. Per far sì che per il viaggiatore sia un’esperienza indimenticabile e per la popolazione locale una possibilità di futuro, senza dimenticare la propria provenienza e le proprie origini.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile 2017, sezione Turismo Sostenibile

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