Un rispettoso disaccordo che cambia il mondo

di Enrico Marone

“Quando nasceranno i miei figli, voglio che nascano in un mondo in cui speranza e trasformazione siano possibili. Voglio che nascano in un mondo in cui le storie hanno ancora potere. Voglio che crescendo abbiano la possibilità di essere Heiltsuk in ogni senso della parola. Di mettere in pratica le usanze e comprendere l’identità che ha reso forte la nostra gente per centinaia di generazioni. Questo non può accadere se non sosteniamo l’integrità del nostro territorio, le terre e le acque, e le pratiche di gestione che legano la nostra gente al paesaggio. In nome dei giovani della mia comunità, esprimo il mio rispettoso disaccordo nei confronti dell’idea di una qualunque forma di compensazione per la perdita della nostra identità, per la perdita del nostro diritto di essere Heiltsuk” (tratto da Naomi Klein, Una rivoluzione ci salverà – Rizzoli).
Questa è la testimonianza di Jess Housty, giovane poetessa appartenente al popolo degli Heiltsuk, davanti al Comitato di valutazione dell’oleodotto della Enbridge (per le famigerate sabbie bituminose) a Terrace in Columbia Britannica, Canada.

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Gli Heiltsuk sono un popolo nativo che da centinaia di anni vive in completa armonia con la Natura splendida di quei luoghi e ne conosce e rispetta i delicati equilibri. Le perdite dall’oleodotto e dal passaggio delle petroliere nei mari dai quali essi traggono il loro sostentamento (non speculazioni economiche), rischiano di uccidere il salmone rosso che è il cibo di orche marine e delfini dai fianchi bianchi, oltre che di foche e leoni marini. Ma non solo, perchè quando i salmoni entrano nelle acque dolci per la loro riproduzione, sfamano aquile, orsi bruni, grizzly e lupi i cui escrementi sono fonte di nutrimento per i licheni, i grandi cedri e gli abeti di Douglas della foresta pluviale temperata. Il salmone, un semplice pesce ai nostri occhi, diventa l’impensabile collegamento tra mare, acqua dolce e foresta. Se scompare il salmone, scompare un intero ecosistema e la popolazione che con esso convive.

Questa è la banale verità che la globalizzazione neoliberista semplicemente non considera, concentrata com’è alla massima realizzazione del profitto.
Di esempi di questo genere ce ne sono a migliaia in tutto il pianeta e di solito gli organi di informazione ne danno un’immagine distorta o li riducono a semplici lotte contro le compagnie petrolifere o minerarie o le altre svariate forme di sfruttamento economico delle risorse naturali. Solitamente lo scenario che viene presentato, è quello in cui chi vuole distruggere per pura speculazione diventa il paladino del progresso, mentre chi è integrato nella Natura e la ama è l’ostacolo.
Ma quello che non capiscono le multinazionali e i personaggi che ne pilotano le attività, azionisti compresi e governi complici, è che l’amore per la Terra e la Natura è una forza potentissima.

Aldilà dei conti economici, ciò che ha fatto la differenza e portato al successo è stata la forza con cui le comunità si sono pacificamente, ma risolutamente, opposte a tanti progetti distruttivi nei loro territori. Battaglie vinte di cui non si sente quasi mai parlare, come ad esempio la legge del Costarica che vieta l’estrazione a cielo aperto sul territorio nazionale, oppure l’opposizione alla trivellazione off-shore da parte dei residenti dell’arcipelago colombiano di San Andrés, Santa Catalina e Providencia. Il corallo è più importante del petrolio, dissero gli abitanti di quella regione, dove esiste una delle più grandi barriere coralline dell’emisfero occidentale. Il Sierra Club negli Stati Uniti dal 2002, insieme alle comunità locali ha impedito l’apertura di 180 impianti ed è riuscito a far chiudere 170 centrali a carbone. In Turchia, a Gerze, la pressione della comunità locale ha impedito l’apertura di una centrale a carbone sul Mar Nero.

E sono tantissimi altri gli esempi possibili; da noi la comunità della Val di Susa si oppone ormai da 25 anni alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità, riconosciuta ormai opera inutile persino dal governo italiano. (http://www.notav.info/post/crozza-mi-aspetto-che-cambino-nome-alla-valle-anzi-abituiamoci-gia-a-chiamarla-val-di-scusa/)
Insomma la strada da percorrere, come semplici cittadini appartenenti alla nostra comunità e al pianeta Terra, è quella della conoscenza, dell’amore per il proprio territorio e quindi delle scelte sempre più consapevoli sia nei consumi giornalieri che nella pianificazione del futuro comune. Solo così avremo a disposizione uno strumento per impedire alla speculazione di vincere sulla natura e sull’uomo.

“L’uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.” Mahatma Gandhi

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile+Maggio 2018, editoriale

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Respiriamo bene, respiriamo con la testa

di Enrico Marone

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Eccolo qua il grande allarme per lo smog nelle città italiane. Puntuale da molti anni, quando comincia ad avvicinarsi la stagione fredda e quest’anno è iniziato quando ancora gli impianti di riscaldamento non sono pienamente operanti. Sicuramente la situazione nel nostro paese è grave, se è vero che, come dice lo studio della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, muoiono 91.000 cittadini ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico. Un bilancio drammatico, come se fossimo in guerra contro un nemico che però usiamo giornalmente. Sì, perchè le sostanze tossiche che troviamo nell’aria che respiriamo, provengono dai combustibili fossili usati per il trasporto (auto, camion, ecc…), dagli impianti di riscaldamento, dalle industrie che producono ciò che utilizziamo o consumiamo ogni giorno e dall’agricoltura.
Ed è questo il nodo problematico, cioè il modello di funzionamento della nostra società, in particolare nelle città dove anche la carenza di verde e alte concentrazioni di mezzi e impianti determinano le situazioni più critiche e difficili da affrontare.
È ovvio che di fronte a questi numeri, che finora sono stati un po’ troppo ignorati (non è che negli anni precedenti non morisse nessuno per questa causa…), vietare la circolazione di una parte di autovetture in qualche città è sicuramente una misura insufficiente.
Oltre alle fonti citate ne esistono altre insospettabili, per noi semplici cittadini, ma pesantissime, dato che gli inquinanti tossici sono diversi: non solo il PM10 (polveri sottili) di cui si sente parlare spesso, ma anche il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3).
Per esempio, sempre secondo questo interessantissimo studio che vi consigliamo di leggere, il 35% del PM10 di Milano proviene indirettamente dall’agricoltura e dagli allevamenti. Inoltre i momenti critici dell’anno, durante i quali si arriva alle emergenze, sono più o meno sempre gli stessi, eppure non si fa nulla per prevenire, per quanto possibile o almeno ridurre, l’impatto del fenomeno, che già si sa che sta per ripresentarsi. In alcune città tra l’altro si registra ormai una situazione di emergenza quasi continua.
Che fare? Lo studio propone una serie di azioni e orientamenti per affrontare il problema, per esempio dovrebbe esserci un piano nazionale per la mobilità sostenibile, ma nella sostanza ci sono due considerazioni fondamentali da fare.
La prima è che si tratta di un problema che non si può affrontare da soli, neppure un’intera città, seppure grande, potrà da sola essere incisiva, ma occorre lavorare tutti assieme, come una comunità che deve curarsi prima di tutto della salute delle persone, ancor prima del profitto. La seconda è che sicuramente continuando a vivere ogni giorno nello stesso modo di ieri, cioè usando sempre l’auto, utilizzando sempre combustibili fossili o peggio il carbone, non adeguando mezzi ed impianti alle nuove tecnologie meno inquinanti, non si riuscirà mai a venirne fuori.
Occorre cambiare mentalità, aggiornarsi tecnologicamente, riavvicinarsi alla Natura e smetterla di essere dinosauri devastanti per noi, per le persone che amiamo e per l’intero pianeta.
Come vedete ciò che respiriamo è una questione di testa.

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/09/29/smog-in-italia-laria-piu-inquinata-fra-grandi-paesi-ue_e67464ab-6575-4fb9-8ec3-510ffa3e4883.html

https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/2017/09/Report_La_sfida_della_qualita_dell_aria_nelle_citta_italiane_2017.pdf

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, editoriale

Goletta dei Laghi di Legambiente – monitoraggio sulla salute del Lago Maggiore 2017

di Enrico Marone

logo_legambiente_1Da diversi anni Legambiente, con la sua campagna Goletta dei Laghi, tutela i bacini lacustri italiani e ci consente di conoscere la situazione dell’inquinamento delle loro acque, informazione che oltre a salvaguardare la nostra salute ha anche ricadute per il turismo e quindi per le attività commerciali del territorio. L’impegno o il disinteresse verso l’ambiente che ci circonda ha sempre delle conseguenze.
Come è andata quest’anno?golettadeilaghi_1
Nelle analisi della Goletta vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che si trovano lungo le rive dei laghi, punti spesso segnalati dai cittadini attraverso il servizio SOS Goletta*: situazioni che sono i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, dovuta all’insufficiente depurazione degli scarichi civili che attraverso i corsi d’acqua arrivano nel lago. Legambiente esegue un campionamento puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni.
I campioni prelevati quest’anno nella provincia di Novara hanno mostrato cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge a Dormelletto, alla foce del rio Arlasca, presso lo scarico del depuratore e in corrispondenza della stazione di sollevamento presso via Oberdan, contrariamente a quanto rilevato nella passata edizione; ad Arona in corrispondenza di Corso Marconi 93 e sul lungolago Caduti di Nassiriya presso scarico fognario (Rio San Luigi). Rientra, invece, nei livelli consentiti dalla normativa l’acqua prelevata a Lesa in corrispondenza di via Vittorio Veneto, confermando quanto registrato nel 2016. Nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola sono Stresa e Verbania a segnare il risultato peggiore, presso lo sfioratore di piazza Marconi e la foce del fiume Toce, entrambi i punti, infatti, sono risultati “fortemente inquinati”. Rientra nei limiti di legge, come nella passata edizione della campagna, la foce del torrente San Bernardino a Verbania.
Come ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, i dati raccolti evidenziano un peggioramento delle condizioni di inquinamento rispetto all’anno scorso.
Per il secondo anno il lavoro di campionamento di Goletta dei Laghi ha riguardato anche il monitoraggio delle microplastiche presenti nelle acque. La maggiore densità di particelle su chilometro quadro è stata riscontrata nel transetto tra Dormelletto, Arona e Angera, porzione del lago che subisce la presenza del torrente Vevera (che mostra una situazione di inquinato cronico dalle analisi di Goletta dei Laghi, a causa di problemi di depurazione delle acque fognarie).
I dettagli del monitoraggio sono su: www.legambiente.it/marinelitter/
A testimonianza dell’attenzione al tema, alla conferenza stampa è seguito un confronto pubblico con i Sindaci dei Comuni rivieraschi promosso dal circolo di Legambiente “Amici del Lago” dal titolo Contratto di Lago, un approccio di sistema – Il problema delle microplastiche. Al tavolo dei relatori: Stefano Ciafani direttore nazionale di Legambiente, Franco Borgogno dell’European Research Institute, Franco Borghetti presidente del circolo Legambiente VCO “il Brutto Anatroccolo”, Massimiliano Caligara presidente circolo Legambiente sud Verbano “Gli Amici del Lago” e i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni rivieraschi.
Speriamo naturalmente che il peggioramento della situazione stimoli l’azione di controllo, prevenzione e intervento da parte degli amministratori pubblici, magari spronati dai cittadini.

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Goletta dei Laghi è anche su:
Facebook: fb.com/golettadeilaghi
Twitter: @golettadeilaghi
Web: www.legambiente.it/golettadeilaghi

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Video dei monitoraggi e delle analisi:
https://drive.google.com/open?id=0Bx7XdcFmH-iMaTROeHZJRXFLVUk
Gallery fotografica dei campionamenti:
https://drive.google.com/open?id=0Bx7XdcFmH-iMYzQyOVpyQm95TVU
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*SOS Goletta: Per segnalare casi di inquinamento è possibile inviare una email a sosgoletta@legambiente.it con una breve descrizione della situazione, l’indirizzo e le indicazioni utili per identificare il punto, le foto dello scarico o dell’area inquinata e un recapito telefonico o chiamando il 349/4597928.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Settembre 2017, sezione Scelte Ecosostenibile

La transizione alimentare parte dalle nostre scelte

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

La transizione è quel periodo di tempo nel quale si inizia a prendere consapevolezza del proprio stile di vita, per iniziare a mettere in pratica alcune strategie di cambiamento verso uno più sano e sostenibile. Transizione alimentare significa quindi uscire dalla propria zona di comfort alimentare, ossia dalle proprie abitudini nutrizionali e provare ad attuare alcune modifiche a favore della nostra salute e dell’ambiente. Questo non sempre può risultare facile e può generare un po’ di inquietudine. Una strategia che può facilitare l’avvio di una transizione, può essere quella di cominciare ad attuare piccoli cambiamenti. Ad esempio, provare ad essere più informati sulla scelta dei prodotti presenti sul mercato. La globalizzazione del sistema alimentare ha portato una grande varietà di cibi disponibili in ogni momento. Sui banchi dei supermercati troviamo abbondanza frutta e verdura, che spesso però non è legata alla stagionalità e alla territorialità. Basti pensare alle fragole in febbraio o ai pomodori a dicembre. Per rifornirsi di questi alimenti, che non possono essere prodotti localmente, sono necessari trasporti a lungo raggio e ritmi produttivi intensivi.
Per soddisfare l’elevata domanda di prodotti a un prezzo sempre più basso, si è arrivati ad un’iper-specializzazione del sistema agro-alimentare dove coltivazioni e allevamenti vengono sfruttati in condizioni del tutto incompatibili con il loro benessere.
Infatti, se un terreno è adibito ogni anno alla stessa coltura, si impoverisce e ha bisogno di essere reintegrato con fertilizzanti e ammendanti, concimi artificiali.
Anche gli allevamenti intensivi, per far raggiungere peso il più rapidamente possibile agli animali, attuano selezioni genetiche e costringono gli animali in edifici sovrappopolati, bui e privi di ogni stimolo naturale.
È possibile però evitare tutto ciò, prestando attenzione ad alcune etichette che offrono informazioni sulle condizioni delle colture e degli allevamenti.

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Un esempio sono le uova, dove nell’etichettatura è indicato un codice che ha un numero distintivo per il metodo di allevamento, uno per la provenienza, informazioni sul produttore e, facoltativo, il sistema di alimentazione. Una delle cose più importanti da verificare è il primo numero, che indica la modalità di allevamento. In particolare, “0” sono le uova da agricoltura biologica, che per legge sono soggette a doppi controlli e deposte in allevamenti che rispettano pienamente le loro caratteristiche naturali. “1” è il codice per le uova da galline allevate all’aperto. Molto diverso è il codice “2” che identifica le galline allevate a terra. In realtà, le ovaiole vivono in capannoni con pavimenti di cemento ricoperti da paglia o sabbia, in un sovraffollamento da nove galline a metro quadro, che non vedranno mai il sole perché illuminate con luce artificiale. Infine il codice “3” per le galline ovaiole allevate in gabbia, 25 galline per metro quadrato, solo 15 cm per gallina: come vivere in una scatola di scarpe per tutta la vita!
Un sistema così è insostenibile! È tempo di trasformare i nostri consumi verso un sistema che porti benefici a tutti: consumatori, agricoltori, animali e ambiente.
Con le nostre scelte alimentari possiamo attuare una transizione a tutela della fertilità del suolo e della salute degli animali, per garantire la qualità del cibo e quindi della nostra vita!

Articolo pubblicato su Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione giugno 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

Riscaldamento globale: azione personale e locale

di Enrico Marone
È recente l’allarme della NASA per i valori di temperatura da record del mese di aprile, ma in realtà è da sette mesi che tali valori superano le medie per il periodo. Le previsioni per i mesi caldi non sono buone e il nostro governo non sembra si stia muovendo per pianificare interventi efficaci. A questo punto ci sembra giusto che tutti facciano la loro parte per limitare il più possibile i danni, quindi pubblichiamo una serie di consigli, alcuni semplici ed economici altri più complessi o costosi affinchè tutti possiamo avere qualche spunto per azioni concrete. Come potete vedere nel grafico ISTAT che riportiamo, il tasso di mortalità nel 2015 ha avuto un picco drammatico proprio nei mesi più caldi.
E’ tempo che si faccia seriamente qualcosa e noi possiamo personalmente fare qualcosa.
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Sostituite le lampadine con quelle a Led
Fanno spendere fino al 50% in meno rispetto a quelle a risparmio energetico.
Installate un termostato programmabile
Quasi metà dell’energia che usiamo in casa se ne va per il riscaldamento o il  condizionamento dell’aria.
Acquistate solo apparecchiature ad alta efficienza energetica (almeno Classe A)
Non lasciate le apparecchiature elettriche in stand-by
Spegnete completamente gli apparecchi. Un televisore acceso per 3 ore al giorno (media EU) e lasciato in stand-by per le rimanenti 21 ore, usa circa il 40% dell’energia
nella modalità stand-by.
Spegnete le luci quando non ci siete
Staccate i trasformatori dei caricabatterie
I trasformatori elettrici dei caricabatterie per cellulari, e di molte altre apparecchiature, rimangono sotto tensione ed assorbono energia anche quando l’apparecchio è spento o scollegato. Ognuno di essi consuma da 1 a 5 watt: se in una casa ne avete una dozzina, semplicemente staccandoli dalla presa di corrente quando non ne avete bisogno potreste risparmiare qualche decina di € all’anno.
Usate le batterie ricaricabili invece delle pile usa e getta
Mettete i doppi vetri alle finestre
richiede un piccolo investimento iniziale, ma la vostra casa sarà più calda a parità di energia e ciò ripagherà la spesa nel lungo termine. Potrete risparmiare fino al 70%
di energia.
Mettete un coperchio sulle pentole quando cucinate
Il cibo raggiungerà più in fretta la temperatura necessaria facendovi risparmiare energia.
Usate lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico
Se dovete usarle quando non sono piene, usate il programma a mezzo carico o il programma economico. Non impostate temperature troppo alte, i detergenti
moderni sono efficaci anche a basse temperature.
Fate una doccia invece di un bagno
Una doccia richiede circa un quarto dell’acqua, e dell’energia per scaldare la stessa, rispetto ad un bagno.
Usate i diffusori a risparmio energetico per i rubinetti
Sia in bagno che in cucina. Con un diffusore risparmiate non solo acqua, ma anche energia quando l’acqua è calda (ne usate di meno).
Comprate in modo intelligente
Una bottiglia da 2 litri richiede meno energia per essere prodotta, e produce meno rifiuti di una da 1 litro. Comprate prodotti di carta riciclata: richiedono dal 70% al 90% di energia in meno per essere prodotti, ed in più preserverete le foreste. No all’usa e getta.Scegliete i prodotti con il minimo imballaggio, e acquistate le ricariche.
Piantate alberi
Un albero assorbe mediamente una tonnellata di diossido di carbonio nel suo ciclo vitale. E rinfrescandoci alla sua ombra potremo ridurre le spese per l’aria condizionata dal 10 al 15%.
Passate all’energia pulita
Cambiare fornitore di elettricità e sceglietene uno che produca l’energia da fonti pulite e  rinnovabili.
Acquistate alimenti prodotti localmente (km0)
Acquistare frutta, verdura, carne e pesce prodotti nelle vicinanze della tua città aiuteranno a risparmiare sul carburante e faranno girare l’economia nella vostra comunità.
Comprate prodotti freschi invece dei surgelati
I surgelati richiedono circa 10 volte più energia dei cibi freschi per essere confezionati.
Consumate cibo BIOlogico
I terreni coltivati organicamente catturano e trattengono molta più anidride carbonica rispetto alle coltivazioni industriali.
Mangiate meno carne o eliminatela del tutto
Il metano è il secondo gas serra per quantità, e le vacche ne sono grandi produttrici. Inoltre gli allevamenti intensivi determinano la deforestazione di grandi quantità di territorio.
Fate meno chilometri in macchina: usate la bici o i trasporti pubblici
Evitando 10 km al giorno in auto per 5 giorni a settimana, potete eliminare fino a 8 tonnellate di anidride carbonica all’anno!
Iniziate a condividere l’auto con i vostri colleghi (car pooling)
Condividere il tragitto in auto con un’altra persona per soli 2 giorni a settimana ridurrebbe le vostre emissioni di anidride carbonica di circa 700 chili all’anno, per un tragitto medio casa-lavoro o casa-scuola.
Guidate senza sbalzi e risparmiate carburante
Migliorate lo stile di guida: usate gomme adatte, non accelerate a fondo, mantenete la velocità costante, quando possibile usate il freno motore invece del freno a pedali e spegnete sempre il motore quando il veicolo resta fermo per più di un minuto.
Controllate spesso che la pressione delle gomme sia appropriata
Una pressione delle gomme ottimale può abbattere il consumo di carburante di oltre il 3%.
Quando è ora di cambiare l’auto, scegliete un veicolo a bassi consumi
Sfruttate il car sharing
Avete bisogno dell’auto ma non volete comprarne una? Le organizzazioni di car sharing mettono a disposizione la macchina, in cambio di una quota di iscrizione che copre
carburante, manutenzione e assicurazione.
Proteggete le foreste e i polmoni verdi
Le foreste giocano un ruolo fondamentale contro l’effetto serra, in quanto trattengono la CO2. Quando le foreste vengono bruciate o tagliate, l’anidride carbonica che contengono viene rilasciata nell’atmosfera: la deforestazione contribuisce per il 20% alle emissioni di
diossido di carbonio.
Per saperne di più:

Festa dell’albero: www.legambiente.it/contenuti/campagne/festa-dellalbero

Impatto Zero: www.lifegate.it/imprese/progetti/impatto-zero-imprese/impatto-zero-progetto

Chilometro zero: it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_zero

Classi energetiche: http://www.enea.it/it/pubblicazioni/pdf-opuscoli/OpuscoloEtichettaEnergetica.pdf

Car Sharing: www.icscarsharing.it/main

Impronta ecologica: www.wwf.it/il_pianeta/sostenibilita/il_wwf_per_una_cultura_della_sostenibilita/perche_e_importante2/gli_indicatori_di_sostenibilita_

Deforestazione: www.greenpeace.org/italy/it/campagne/foreste/Le-foreste-del-pianeta

Lampade a LED: http://www.rinnovabili.it/energia/efficienza-energetica/quanto-si-risparmia-lampade-a-led-666

Riscaldamento globale: http://www.riscaldamentoglobale.it/consigli

Articolo Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione di Giugno n4, sezione Scelte Ecosostenibili.

Quando l’illusione finisce. Quando arriva il tempo di cambiare

di Enrico Marone, altopiemonte@viveresostenibile.net

trivelle

PPAAAAMMM, lo scoppio dell’airgun che ricerca idrocarburi sotto la superficie del mare e che disturba, ferisce o addirittura uccide i più grandi mammiferi del mondo, i cetacei.
TUNF, TUNF, TUNF il suono ritmico della trivella che porta in superficie il petrolio e che
intossica la vita intorno a sé.
KABOOM il tuono delle bombe lanciate dagli aerei militari per “difendere” i territori nei quali esistono i giacimenti.
TATATAA TATATATA così fanno i proiettili che escono dai kalashnikov dei terroristi che li
comprano vendendo petrolio (ma chi compra quel petrolio?) o dai fucili dei militari che portano “la democrazia” nei paesi che hanno importanti fonti fossili.
VRRRRRRRRR il rumore dei gommoni che trasportano i disperati che sfuggono dalle guerre in corso spesso per questioni energetiche.
Tump Tump il tonfo dei manganelli che impediscono ai profughi delle guerre di attraversare il confine di qualche stato.
$ $ € € il tintinnare delle monete dei venditori di armi, dei fomentatori di guerre e di odio, dei mercanti di petrolio e delle nostre anime.
SCCCHSCCCCH lo scioglimento dei ghiacciai delle nostre montagne e dei ghiacci artici.
………….. Il silenzio del calore del pianeta Terra che aumenta e che determina disastri climatici che ancora non possiamo immaginare.
Tutto questo per il petrolio, tutto questo alimentato dal petrolio.
Ma allora dov’è il progresso, dov’è il futuro? E soprattutto, posso fare qualcosa per ostacolare tutto questo? Si, moltissime cose.
Sono un consumatore, come vuole quest’ordine sociale, bene quindi posso decidere cosa comprare. Per esempio evitare di acquistare prodotti di quei paesi o multinazionali o aziende che hanno a che fare con il petrolio o le guerre.
Di converso posso aiutare con i miei acquisti quei soggetti che, come me, vogliono cambiare questo stato di cose, per far diventare più forte la nostra voce.
Posso parlare e dialogare per avvicinare invece di dividere, perchè dividere è il primo passo verso l’odio e poi verso la guerra.
Posso consumare meno così avremo meno bisogno di petrolio. Staremo meglio fisicamente, aiuteremo il clima e le casse dello Stato.
Posso interessarmi alle mille alternative a questo modo di vivere dell’umanità sul nostro pianeta (per esempio leggendo Vivere Sostenibile).
Posso avvicinarmi alla Terra e alle persone ed allontanarmi dalle cose, dai soldi e dal potere.
Posso spegnere la televisione e guardare in faccia il mio vicino di casa, piantare un albero, fare una passeggiata nei campi o in un bosco, coltivare un orto, fare marmellate e confetture, il pane in casa e lo yoghurt. Quante cose! Ho il potere di ricostruire questo mondo in pace e armonia secondo Natura.
Ah! Posso votare SI al referendum contro le trivellazioni in mare il 17 Aprile.
Ebbene SI, posso!

Per informarsi:

Interessante documento sul funzionamento dei vari tipi di “cannoni” per sondare il sottosuolo marino alla ricerca di depositi di gas o di greggio:
https://stopombrina.files.wordpress.com/2016/01/rapporto_ispra-1_airgun.pdf

Interessante articolo che esamina e spiega come si è arrivati al referendum del 17 Aprile:
https://geograficamente.wordpress.com/2015/11/10/un-mare-di-trivelle-la-ricerca-di-gas-e-petrolio-mette-in-pericolo-coste-terraferma-e-mari-italiani-lestrazione-di-idrocarburi-entro-le-dodici-miglia-marine-e-lo-stato-che-si-da-piu-pote/

La Basilicata sta affrontando il problema dell’inquinamento dovuto alle estrazioni di petrolio, alcuni dati utili: http://www.peacelink.it/basilicata/a/28713.html

Lo sapete anche voi che guerre e petrolio sono strettamente legati:
http://nena-news.it/?s=petrolio
http://serenoregis.org/2014/07/18/le-guerre-per-lenergia-del-xxi-secolo-michael-t-klare/