M’illumino di Meno 2018 con i piedi per Terra

La Terra sta sotto i nostri piedi e a volte ce la dimentichiamo.
La calpestiamo indifferenti al suo futuro che è anche il nostro. Il cambiamento climatico sta accelerando, bisogna cambiare passo​.
I nostri piedi sono il punto di contatto con la Terra.
Il 23 febbraio, per M’illumino di Meno 2018, cominciamo a pensare con i piedi.

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Facciamo una marcia, un percorso, una processione
Andiamo da un punto a un altro – da una periferia verso il centro; da una piazza bella a una ancora più bella; dalla Cattedrale al Municipio, dal Museo al Centro sportivo; saliamo sul campanile. Andiamo dall’aperitivo alla trattoria, passeggiamo insieme e mangiamo cibo di strada insieme. Cibo a piedi.

Corriamo
Una Maratona, una Mezza Maratona, un quartino di Maratona, un quartino di Mezza Maratona. Una passaggiatona, una sgambatina, ​una fiaccolata.

Organizziamo una staffetta
Io vado da qui a lì, poi ti passo il testimone e tu vai avanti. Portiamo un messaggio al sindaco, al preside, alla zia.

Muoviamoci con la Musica
Organizziamo un Corteo musicale dietro alla Banda Cittadina.
Teniamo il ritmo, riuniamo la banda.

Balliamo
Perché si balla con i piedi: tango in piazza; mazurka in periferia; danza sportiva, acrobatica, classica. Danze Popolari. Merengue per M’illumino di Meno, una serata da ballo per salvare il Pianeta. In punta di piedi.

Scendiamo dall’auto
e facciamo un pezzo a piedi. Andiamo al lavoro a piedi: un pezzo, un pezzettino, l’ultimo pezzo. Basta poco. Un passo dopo l’altro.

PER LE SCUOLE
Si parla molto di cittadinanza: certifichiamo la nostra Cittadinanza Ecologica

Andiamo a scuola a piedi
Si chiama Pedibus, lo fanno tanti bambini e da molto tempo. Il 23 febbraio facciamolo tutti.

Organizziamo un Giretto Spegniluci
una piccola marcia nei corridoi della scuola con strumenti musicali, inventiamo slogan sul risparmio energetico.

Raccogliamo idee
progetti, prototipi, tesine sul risparmio energetico. Da condividere per farle diventare di tutti.

Il 23 febbraio 2018 c’è M’illumino di Meno: spegniamo le luci e mettiamo in piedi qualcosa.

#MilluminoDiMeno
www.caterpillar.rai.it/milluminodimeno

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Eden Sangha: il rifugio per rinascere – intervista ad Ellen Bermann

di Olimpia Medici

Ellen e cavallo

Ellen Bermann vive in una cascina di pietra con una grande vetrata affacciata su un mare di verde, a 1000 metri di quota. Siamo sul Tracciolino, la strada che collega il Santuario di Oropa a Graglia in provincia di Biella, un luogo di prati, ampi spazi e panorami a perdita d’occhio, ma anche un luogo isolato, che è facile definire fuori dal mondo. La casa di Ellen però è sempre aperta e trasmette un senso di vita e di armonia più che di solitudine. Quando ha deciso di vivere quassù si è proposta di rendere questo luogo una sorta di rifugio dove le persone, a partire da se stessa, potessero rigenerarsi e in un certo senso rinascere.
“Sono arrivata qui quasi per caso” racconta Ellen. Cercavo una nuova vita, volevo mettere in atto un cambiamento a livello sia globale che personale. Ho iniziato la mia ricerca dalle mete più ovvie: la Toscana, l’Umbria, le Marche. Poi ho letto un annuncio su Terranuova che parlava di una proprietà in vendita nel Biellese. Io allora abitavo tra Milano e Como e quasi non sapevo dove fosse, il Biellese. Ho deciso di dare un’occhiata e ho fatto una gita in giornata senza nessuna aspettativa. Sono rimasta folgorata! Subito ho colto un’energia del luogo molto particolare e in me hanno iniziato a muoversi diverse cose. Qualche giorno dopo sono tornata con il mio compagno e nostro figlio e nel giro di pochissimo abbiamo deciso di comprare con l’idea di trasferirci qui in tempi brevi. È stata la cosa più irrazionale che abbia fatto in tutta la mia vita, una scelta tutta di cuore e di intuito. E non me ne sono pentita”.
“Abbiamo chiamato il progetto Eden Sangha. In sanscrito ‘sangha’ significa ‘comunità’, quindi ‘comunità dell’Eden’, un nome che mi piace anche per quel tocco di sincretismo tra Oriente e Occidente. Da anni ero impegnata su temi come sostenibilità, cambiamento, transizione, così ho sentito l’esigenza di mettermi in gioco personalmente. Prima vivevo in una situazione di comfort in una classica villetta a schiera. Cercavo una sfida e un apprendimento confrontandomi con la situazione più aspra della montagna. Il primo anno è stato duro, durante la ristrutturazione ho dormito in tenda nel fienile per tutto l’inverno con mio figlio di 10 anni. I lavori all’interno della casa li ho fatti in buona parte di persona. Mi sono resa conto che cambiare richiede un grande sforzo e sono diventata più comprensiva verso chi non se la sente. Prima premevo un pulsante e avevo il gas, adesso non c’è più niente di scontato”.

Ma perché passare volutamente da una situazione di comfort a una di disagio, quando buona parte del mondo sogna il cambiamento opposto? Perché non premere più il pulsante del gas? È la grande domanda dietro al movimento della decrescita. Sentiamo la risposta di Ellen.
“Perché si inizia ad apprezzare il valore delle cose. Ogni volta che accendo la stufa e comincia a diffondersi il calore lo apprezzo e avverto un senso di ringraziamento. Ringrazio l’albero, ringrazio mio marito che ha fatto legna. Vivendo in modo più naturale aumentano la consapevolezza e la riconoscenza. Credo anche che in futuro molti saranno costretti a rivedere i propri stili di vita; noi li stiamo anticipando. Ora vivo più all’aria aperta, mi sento in connessione con gli elementi, con la natura. Anche il fisico si abitua ai ritmi naturali, vivo meglio, non mi ammalo quasi mai. E soprattutto ho meno bisogni. La vita diventa più essenziale”.

L’idea del progetto di Ellen è di creare un centro di riconnessione con la natura attraverso il selvatico e la bellezza… continua