Arrivano col caldo… e pungono. Cosa fare?

di Marilena Ramus

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VESPE E CALABRONI
Spesso quando vespe o calabroni ci pungono il loro pungiglione rimane sotto pelle e la loro ghiandola col veleno all’esterno, quindi è da estrarre delicatamente con una pinzetta, stando attenti a non premere la ghiandola che inietterebbe il veleno.
Le nostre nonne per alleviare il dolore usavano subito erbe che pulivano accuratamente con le mani e poi le stropicciavano, per far uscire i liquidi con i principi attivi.
Quelle erbe ci sono ancora, crescono dappertutto, quindi possiamo tornare ad utilizzarle in questo modo:
– cogliere sul posto foglie di tre piante diverse e sfregare la zona punta.
– frizionare con foglie fresche di piantaggine o di lavanda;
– sfregare con foglie di prezzemolo, basilico, salvia, timo, melissa, menta, calendula, sambuco, serpillo o aglio;
– sfregare con una fetta di limone o acqua e aceto per far passare il prurito;
– mettere sulla zona una fetta di cipolla.
Infine, si può usare anche il cerume prelevato dall’orecchio, spalmandolo sulla puntura.

ZECCHE

Quando fa caldo e andate a fare una passeggiata in campagna, siete preoccupati per le zecche? Da ora in poi, partite tranquilli!
Ecco un metodo semplicissimo per eliminare le zecche: mettere sapone liquido o qualsiasi olio su un batuffolo di cotone, coprire la zecca col cotone umido e senza premere smuoverlo delicatamente per circa 15/20 secondi, poi togliere il cotone, la zecca si è staccata dalla pelle ed aderisce al cotone.
Quando andate a camminare in campagna o in montagna, mettete in tasca un botticino di olio o di sapone liquido e un batuffolo di cotone, da usare appena si vede una zecca ferma sulla pelle. Tornati a casa, osservate attentamente la cute, i capelli e la pelle dalla testa ai piedi, sopratutto per i bambini che hanno giocato nell’erba alta o tra i cespugli.
Con questo metodo semplice e veloce, finita la paura delle zecche!

ZANZARE

Il profumo particolare dei gerani zonali messi sulla terrazza, balcone, finestre respinge le zanzare. Ma come eliminarle? Ecco una ricetta semplice.
Ingredienti:
-20cl di acqua;
-50 gr. di zucchero grezzo o integrale (attenti! Non usare zucchero bianco ulteriormente colorato);
-1 gr. di lievito di birra (lievito usato dai panettieri per il pane);
-una bottiglia di plastica da due litri.
Tagliare la bottiglia a metà, far scaldare l’acqua e far sciogliere lo zucchero e poi versare il tutto nella bottiglia, spolverizzare sopra il lievito, inserire la parte alta della bottiglia come un imbuto, avvolgere la bottiglia con carta nera, lasciando libera la zona imbuto e metterla in casa nell’angolo di una stanza o all’esterno. Le zanzare attirate dal gas prodotto dalla fermentazione dello zucchero, rimangono intrappolate nella bottiglia. Così si pulisce la casa e anche i dintorni.
Dopo una o due settimane sostituire il contenuto della bottiglia.

Buona estate a tutti!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione “Estate e dintorni…”

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L’Edera tra libertà ed unione

di Ossian D’Ambrosio

Seguendo la tradizione del calendario arboreo celtico, il periodo che va dal 30 di Settembre al 27 Ottobre è dedicato all’edera che in gaelico antico si chiama Gort.
Siamo alla fine della vendemmia e vicini al portale della parte oscura dell’anno con la festività del Samonios (Samhain – Halloween), per questo la pianta assume una forte connotazione magico spirituale, sempre seguendo la trama della magia degli intermedi e prima di varcare la soglia della fine dell’estate. Essa è considerata una pianta parassita dalla maggior parte degli uomini moderni che non ne comprendono la sua vera essenza. Infesta le altre piante non sempre per distruggerle, ma più che altro per proteggerle da agenti che potrebbero danneggiare il loro legno (radiazioni inquinanti) e spesso continua a vivere anche quando la sua pianta ospite è morta, a simboleggiare che la vita continua anche dopo, nell’infinito ciclo di morte e rinascita. L’edera ha un potere feroce e determinato. La sua abilità risiede nel fatto di poter legare diversi alberi insieme e di bloccare il passaggio verso il bosco. Molto spesso soffoca ed uccide gli alberi, persino la più imponente Quercia.

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L’aspetto distruttivo dell’Edera però è sempre un avvertimento, perché essa rappresenta la ricerca del Sè e l’anima errante alla ricerca dell’illuminazione.
In questo periodo bisogna operare per connettersi maggiormente con la parte più introspettiva di noi e l’edera ci aiuta ad allontanare la negatività dalla nostra vita e creare una barricata contro ciò che ci danneggia.
Nel mondo magico viene utilizzata per rituali di guarigione, protezione, cooperazione ma anche per potenziare il legame tra due amanti. Le corone fatte di edera venivano indossate anche dagli sposi, proprio per il potere di “legare” gli amori ma non solo. Essa detiene anche la proprietà di concentrare maggiormente l’attenzione, rinsaldare la forza di volontà ed espandere la coscienza, specialmente quando la corona è fatta di foglie fresche ancora vibranti di forza vitale.
Anche il culto di Dionisio, snaturato con il tempo, vedeva nella corona di edera un modo per neutralizzare gli effetti indesiderati dell’alcol, in quanto bere era un modo per entrare in comunione con lo Spirito del Vino (Dionisio) che era associato alla vegetazione e alle sue divinità.
Un canto tradizionale inglese del solstizio d’inverno, “The holly and the Ivy”, descrive le due piante agrifoglio ed edera in un trionfo dualistico tra uomo (Agrifoglio) e donna (Edera) che si completano l’uno con l’altra come lo Yin e lo Yang. L’edera vi legherà ad altre anime, perché se il vostro vagare verso un unico concetto vi porterà solamente verso un danno ed una restrizione, se riuscirete ad abbracciare più concetti ed avere confidenza con più percorsi, potrete mettervi in contatto con la vostra reale libertà e le vostre risorse più intime.

L’agrifoglio e l’edera
quando entrambi cresciuti in pieno sono
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono dell’allegra ghironda
è dolce cantare in coro.
– Ossian

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione Ottobre 2017, sezione Benessere Corpo e Mente

Dal Solstizio d’Estate alla festa di S.Giovanni il sole trionfa

di Beatrice Calia

Acqua e luce sono la base della Vita. Nell’antica società agraria il culto del sole era vitale e l’essere umano usava benedire tutti gli elementi e ritualizzava i passaggi per non perdere l’unione col Creato. Durante l’anno due momenti meravigliosi si mostrano per propiziarci una buona Vita. Uno è il solstizio invernale che ci guida al Natale, inizio di una stagione propensa all’introspezione, l’altro avviene ad inizio estate, tempo di interazione sociale. Si magnifica la Terra gravida di vita, perché ci accompagni verso la luce e la calura estiva sia clemente. Un tempo, questo momento era ritenuto magico, ovvero legato alla Natura e a noi stessi, e si facevano gesti legati all’abbondanza e alla gioia. Il Solstizio d’Estate è il giorno più lungo dell’anno, il sole trionfa nel cielo e vi è la comunicazione diretta fra visibile e invisibile, i due opposti si incontrano e si fondono.

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La festa di San Giovanni è un’antica festa celtica associata con le forze lunari, con la rugiada e con le erbe che, raccolte questa notte, hanno maggior potere: iperico, artemisia, arnica, ruta, achillea, salvia, rosmarino, noce, ribes, erica, verbena. Nella foto ho preparato la “Guazza profumata di S. Giovanni” arricchita con le amiche erbe dai fiori colorati per lavarci dai rigori invernali. In questo giorno si prepara il nocino come simbolo di rinnovamento e il rosso olio d’iperico preziosissimo rimedio contro le scottature e i malumori, e con le erbe prepariamo piatti sfiziosi dai nomi curiosi.

IL NOCINO
27 noci raccolte la notte di S. Giovanni
4 chiodi di garofano
2g di cannella
3 pezzetti di scorza di limone
500g di zucchero moscobado
350g di alcool a 95°
300g di acqua
Raccogliete le noci la notte di San Giovanni (23/24 Giugno) e lasciatele in un recipiente a prendere la rugiada. Il 24 tagliate le noci in 4 parti, mettetele in un vaso con l’alcool. Il giorno successivo aggiungete le spezie e lasciate in infusione fino al 3 Agosto al sole, agitando 3 volte al giorno. Filtrate e aggiungete lo sciroppo fatto con lo zucchero scaldato nell’acqua. Lasciare raffreddare, imbottigliare e aspettare almeno 3 mesi prima di consumarlo, conservandolo al buio.

Articolo pubblicato su Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Alimentazione Naturale

La Piantaggine, un’erba meravigliosa

di Marilena Ramus

La piantaggine: plantago major, media, minore, lanceolata, alpina, erba di san Giuseppe. É un’erba perenne, conosciuta ed utilizzata da millenni per le sue straordinarie proprietà. La si trova in tutta Europa lungo sentieri, viottoli, nei ruderi e terreni incolti e anche lungo le strade. Le foglie sono utilizzate preferibilmente fresche, per uso interno o esterno.

piantaggine lanceolata

In cucina: in primavera, si mangia l’insalata di foglie e fiori di tarassaco e anche con foglie tenere di piantaggine. Molto utile anche l’infuso di piantaggine: un etto di foglie per un litro di acqua, si fa bollire 2-3 minuti e poi si lascia riposare coperto per 10 minuti. Berne 3-4 tazze al giorno fuori pasto.
Uso interno: la piantaggine è astringente, espettorante, antinfiammatoria, antibatterica, decongestionante: si usa sia in infuso sia in decotto. É utile per purificare il sangue, aiuta lo stomaco e l’intestino. Agisce sul sistema respiratorio: polmoni, bronchi e gola. I gargarismi fatti con l’infuso di foglie curano il raffreddore, la tosse e liberano dal catarro.
Uso esterno: per alleviare il dolore provocato dalle punture di insetti come vespe, calabroni, zanzare o formiche, appena punto, prendere subito due o tre foglie di piantaggine, pulirle accuratamente con le mani, poi stropicciarle per far uscire i liquidi carichi di principi attivi e sfregare la pelle. In pochi minuti il gonfiore e il dolore scompaiono. Per curare l’acne e per gli occhi arrossati o infiammati: far bollire le foglie di piantaggine per cinque minuti in un po’ d’acqua e usarle in compresse. Lo stesso metodo vale per gli occhi arrossati o infiammati, è ancora più efficace aggiungendo alcuni fiori di fiordaliso.
La piantaggine è cicatrizzante: con le foglie fresche si cura qualsiasi tipo di ferita, cicatrice, piaga (anche vecchia), ascesso, infatti la foglia assorbe il pus e la cicatrizzazione è veloce. Raccogliere foglie fresche e non rovinate, metterle una per volta sul palmo della mano e pulirle passando più volte con le dita dell’altra mano. Appoggiare la pagina superiore della foglia sulla piaga, mantenendola aderente con un cerotto o una fascia. Sostituire la foglia due o tre volte al giorno, togliendola quando sia diventata scura o quando si veda il pus e sostituirla. Si possono conservare le foglie in frigorifero dalla sera al mattino in un panno di cotone, mai in un contenitore di plastica.
D’estate, se dovete camminare tanto e/o con scarpe nuove, mettere foglie di piantaggine nelle scarpe, così non si formano né vesciche né piaghe. Tornati a casa, se i piedi sono doloranti fare un pediluvio aggiungendo all’acqua un infuso di foglie di piantaggine.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Maggio 2017, sezione Orti e Giardini