Festeggiare in un altro mo(n)do

di Enrico Marone

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Ci siamo quasi. Qualche attività commerciale parlava di Natale già un mese fa, come se fosse un normale appuntamento di lavoro, una fiera. È un periodo dell’anno che è diventato strano. All’intimità e riunione della famiglia per ritrovare affetti e formulare buoni propositi (sembra retorico eh?) per il futuro, si è volgarmente sovrapposto il “circo” commerciale. Che si è subdolamente infiltrato nei nostri sentimenti e ci ha riempito delle cianfrusaglie che si porta appresso. Generalizzare non è corretto, ma vedere come si trasformano e cosa offrono i centri commerciali e moltissimi negozi in questo periodo, porta automaticamente a farlo. Da festa di gioia e raccoglimento è stata trasformata in puro scambio commerciale, in ogni suo aspetto. Mi meraviglio che non ci siano ancora spot pubblicitari con i personaggi del presepe in abiti firmati o che arrivino su fiammanti auto sportive a vedere la nascita del bambinello. Del povero Babbo Natale non ne voglio parlare, ormai da anni testimonial involontario di una nota bibita (perchè glielo abbiamo permesso? A proposito Babbo Natale è sempre stato ciccione e vestito di bianco e rosso?).
Il risultato di tutto ciò è che Dicembre, con le sue festività, è diventato il mese della spazzatura. Appena dopo Natale, enormi cumuli di immondizia (soprattutto imballaggi e cibo che viene sprecato), lo sappiamo tutti, punteggiano le nostre vie e costringono gli operatori al lavoro straordinario nei giorni di festa per liberarcene. In questa triste storia c’è un protagonista che se ne sta in disparte, avrebbe il potere di cambiare tutto, ma sonnecchia. Subisce passivamente la pressione pubblicitaria e l’annichilimento della sua creatività. Chi è?
Beh, siamo noi. Con le nostre scelte e decisioni possiamo far sì che il Natale torni ad essere una festa “pura” di emozioni, socialità, solidarietà e bene condiviso. Non abbiate paura genitori, i vostri figli apprezzeranno di più la vostra presenza che non un oggetto che il mercato ha già previsto di sostituire tra pochi mesi. Un regalo fantastico è fare qualcosa insieme. Quindi che per una volta il mercato ignorante di sentimenti e falso di passioni, stia al suo posto. Non è più bello un Natale sincero e gioioso, invece di uno che imiti malamente uno spot pubblicitario?
Buon Natale a tutti con il cuore (e buon capodanno).

Da casa a ecovillaggio – un progetto per Zuccaro, Valsesia

di Francesca Farina

È dal concetto di co-housing che ho iniziato a pormi delle domande su come più individui potessero vivere insieme, condividendo spazi e beni; un’idea difficile per una società individualistica come la nostra. Il co-housing è un’evoluzione del vivere comunitario, strutturato in spazi condivisi e altri privati, per ottimizzare l’utilizzo di fonti di energia, dei beni di consumo e dell’organizzazione del tempo libero attraverso la suddivisione delle mansioni all’interno dell’abitazione. Questo è stato il punto di partenza che mi ha portato a conoscere la realtà degli ecovillaggi, dove alla base del vivere assieme in più persone di nuclei familiari diversi, si unisce uno stile di vita ecosostenibile, in sintonia con la natura, facendo della terra (nella maggior parte dei casi) la principale fonte di sostentamento. L’idea di uno stile di vita ecosostenibile ed immerso nella natura è per me un punto fondamentale, che nasce anche dal periodo storico che stiamo vivendo, dove finalmente inizia ad esserci una sensibilizzazione forte verso il benessere del pianeta e dopo tanto deterioramento iniziamo a porci domande sullo sfruttamento delle risorse e sull’inquinamento. Si fa più reale il bisogno di tornare alla natura e il vivere frenetico delle grandi città e degli ambienti di lavoro troppo stressanti ci fanno riflettere e proiettare verso nuovi stili di vita più salutari.IMG_4318
Per Ecovillaggio, quindi, si intende una comunità caratterizzata da due elementi fondamentali: l’intenzionalità e l’ecosostenibilità. Anche se il termine pone l’accento sull’aspetto ecologico, esso vuole promuovere una sostenibilità a 360°, ovvero l’attitudine di un gruppo umano a soddisfare i propri bisogni migliorando allo stesso tempo le prospettive delle generazioni future. È qualcosa di più di una semplice condivisione degli spazi: si tratta di sperimentare concretamente, nel quotidiano, uno stile di vita in armonia con la natura, basato sui valori di solidarietà, partecipazione, ecosostenibilità e sobrietà.
Non è stato facile riuscire ad organizzare visite agli ecovillaggi, alcuni sono stati più disponibili ed altri meno. Alla fine ne ho visitati due, dei quali i residenti, molto gentili, mi hanno raccontato la loro storia.

È così che è nato il mio progetto di laurea:  DA SEMPLICE CASA UNIFAMILIARE AD ECOVILLAGGIO.
Ne ho riprogettato gli spazi, partendo da uno schema basato sulle nuove necessità  dell’abitazione: quante persone ospitare, le funzioni interne, gli ambienti di lavoro e quelli di svago o relax.
Ho deciso che la progettazione di un ecovilaggio sarebbe diventato il mio argomento di tesi nel momento in cui, oltre al mio personale interesse, si è presentata l’occasione di una vera struttura a disposizione, data dal desiderio di un amico di riutilizzare la vecchia abitazione di famiglia.
IMG_4259A rafforzare il progetto è indubbiamente la sua futura collocazione: ci troviamo a Zuccaro, un piccolo paese sito in Valsesia, a pochi chilometri dal Lago d’Orta. Una zona ancora piuttosto chiusa nelle proprie tradizioni, con una media di abitanti di età adulta ed una bassa percentuale di giovani che tendono sempre più a vivere nuove esperienze lontano dalla valle. Questo fattore diventa un grande punto di motivazione per la realizzazione di questo progetto: a mio avviso porterebbe indubbiamente una ventata di freschezza e di nuove possibilità per i giovani, come la rete lavorativa per la vendita dei prodotti o l’organizzazione di attività e corsi per un pubblico esterno; la curiosità porterebbe ad un incremento del turismo incanalato in maniera ecosostenibile e quindi a una frequentazione delle zone circostanti, con un conseguente maggior afflusso alle attività presenti nelle zone limitrofe.
Insomma, spero che la mia idea possa portare, oltre a tutto ciò, anche alla valorizzazione del territorio nel quale sono nata e in cui ancora attualmente vivo: la vallata valsesiana.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile 2017, sezione Speciale Bioedilizia

Il bello delle donne in viaggio

a cura di Equotube e Viaggi Responsabili

Viaggiano e creano viaggi: le donne sono protagoniste a tutto tondo del mondo del turismo, il cui ruolo è stato spesso reso secondario da una cultura prevalentemente “al maschile”. Oggi le donne tornano al centro dell’attenzione, per diventare una figura centrale. Viaggiano, ricevono ospiti, creano itinerari: dalle donne per le donne, uno sguardo “al femminile” per una sfumatura di rosa in mezzo a tutto quello che è il mondo dei viaggi.

Formano piccole realtà di artigianato, ospitalità, enogastronomia, in rete tra loro in una “filiera virtuosa”, che valorizzino la cultura locale, che seguano regole etiche, sociali, economiche attente al genere ed al turismo responsabile. Le donne hanno grandi capacità e competenza per creare, commercializzare, promuovere, gestire lo sviluppo del turismo. La valorizzazione delle potenzialità femminili porta un vantaggio allo sviluppo della società e dell’economia locale e globale, per uomini e donne, in tutti i settori, compreso il turismo. Se quest’ambito vi incuriosisce, potete approfondire sul sito di GRT, Gender Responsible Tourism, una Rete tra donne del nord e del sud del mondo, fondata da Iaia Pedemonte, dove si parla di turismo sostenibile, etica e lotta alla povertà con il sostegno allo sviluppo di genere.

E per viaggiare al femminile? Ecco due idee che abbiamo selezionato per voi, che potrete trovare anche sul portale dedicato ai lettori di Vivere Sostenibile.

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Ecuador – Cooperazione rosa

Le donne che lavorano con la Fondazione Maquita (o con associazioni connesse ad essa) sono quasi 9.000. Circa 512 sono occupate nel turismo, 7.000 nella produzione di cacao, 350 nell’artigianato, 509 in agricoltura, 806 nei prodotti andini. La ricezione alberghiera occupa 350 donne in 20 organizzazioni sparse in 4 province. Sono le donne la vera risorsa sociale. Sono loro che crescono i figli, studiano per migliorare il loro futuro, lavorano per far crescere la comunità. Donne abituate a lavorare da sole, a coltivare il loro campo, ad andare al mercato; mani pazienti che seguono il lavoro agricolo o producono tessuti di straordinaria bellezza. Donne che però hanno anche bisogno di stare in gruppo, legare tra loro, rassicurarsi, scambiarsi le conoscenze e le diverse competenze. Pensato e organizzato con la Fondazione, che da anni lavora in Ecuador impegnandosi nel promuovere la cultura della sostenibilità, la commercializzazione equa e il turismo responsabile, il programma di viaggio nelle terre della Mitad du Mundo saprà coinvolgervi dall’inizio alla fine. Avrete modo di visitare tutti e tre i primi progetti di turismo comunitario iniziati dalla fondazione situati rispettivamente sulle Ande, nella foresta Amazzonica e sulla verdeggiante costa oceanica. Visiterete le Salinas di Bolivar, un esempio di comunità dedita ai principi della sostenibilità e della responsabilità, con le sue microimprese di carattere locale femminile, dove vi renderete conto che nulla è impossibile da realizzare se davvero lo si desidera.  Conoscerete con calma Quito, la capitale dell’Ecuador, patrimonio dell’umanità dell’Unesco e Guayaquil, città di porto, di mare, confusa e affascinante.

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Kenya – Le donne Maasai

Ci spostiamo in Africa, nel cuore del Kenya, nel piccolo villaggio di Merrueshi, dove le donne sono molto importanti, come racconta Simayiai, fondatrice dell’associazione che gestisce il villaggio di manyatta ai piedi del Kilimangiaro destinato ai viaggiatori. È stata la prima ragazza del villaggio a terminare gli studi, poi con altri giovani del villaggio ha costruito un pozzo, una scuola, un dispensario… ed ora chi arriva al villaggio può assaggiare le bontà della loro cucina, scoprire la loro musica, l’artigianato, l’allevamento, le erbe e i segreti delle leggende che si raccontano davanti al fuoco la sera. Le donne partecipano alla gestione e alle attività. Sono loro che hanno costruito le manyatta in modo tradizionale con legno, erba, fango e pietra. La sala da pranzo è situata nel centro del villaggio, in uno spazio aperto con vista sul bush. Sono una serie di progetti, volti al miglioramento delle condizioni di vita, in collaborazione con il nostro tour operator, per restituire più dignità alle donne Maasai. Il cuore del viaggio è proprio nelle manyatta, per tutti quei visitatori che desiderano sostenere il sistema turistico culturale ed ecologico della comunità. È un progetto di valorizzazione del territorio e di viaggi responsabili, per il mantenimento dei progetti di sviluppo realizzati, che rispecchia l’amore che i Maasai hanno per l’ambiente in cui vivono, e rappresenta il riappropriarsi delle popolazioni rurali dei valori primordiali e della la gestione del proprio territorio, in modo etico e responsabile. Per far sì che per il viaggiatore sia un’esperienza indimenticabile e per la popolazione locale una possibilità di futuro, senza dimenticare la propria provenienza e le proprie origini.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile 2017, sezione Turismo Sostenibile

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Come Vivere Sostenibile Alto Piemonte ha cambiato la mia vita

di Giulia Marone

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Un anno di disegni… significa un anno di idee, di colori, di immagini e di temi, che abbiamo cercato di proporvi sempre positivamente.

Sono cambiate tante cose dal primissimo numero di questa avventura che continua ad essere Vivere Sostenibile. E, nonostante le tante difficoltà, le notti in bianco a fare il lavoro di grafica, ovvero impaginare articoli su articoli, eventi su eventi, locandine e fotografie… non vorrei finisse per nulla al mondo. Dobbiamo ancora crescere tanto, perché le anime della Sostenibilità crescono ogni giorno! Ogni giorno nuove idee affollano la nostra mente, come quella di tanti altri in Piemonte, in Italia e nel mondo. Idee che cambieranno il modo di vivere e vedere le cose di molti che forse oggi si sentono ancora scettici al riguardo.
Voglio farvi il mio esempio: sono sempre stata attenta all’impatto che i miei gesti potevano avere sul mondo che mi circonda (e come non esserlo, con un padre ecologista?). Da quando sono entrata a far parte della piccola grande famiglia di Vivere Sostenibile, però, ogni giorno ho scoperto cose nuove. Girando per le quattro province dell’Alto Piemonte incontravo persone, ascoltavo storie di attività, venivo a conoscenza di progetti… mi rendevo conto di essere circondata da realtà bellissime, senza averlo mai saputo!
Da questi incontri ho arricchito le informazioni che avevo e mi sono detta, in tutta onestà, che potevo fare di più, aumentare il mio impegno verso un futuro di cui non mi sarei più dovuta lamentare.
Ho cambiato alcune abitudini: ad esempio, ho cominciato ad usare la coppetta mestruale. E non me ne vergogno affatto, anzi, la trovo comoda e usandola mi rendo conto di quanti assorbenti in meno consumo: almeno 12 in meno ogni mese. Per 12 mesi fa 144 assorbenti inquinanti in meno. Non male no?
Ho diminuito il mio consumo di carne di ogni tipo dell’80℅. Ora in media ne consumo meno di una volta alla settimana. E sto benissimo! Non ne sento la mancanza, e se la sento, me la “concedo”. Ora sto cercando di acquistare carne e pesce tramite il GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) di Borgomanero, così come la pasta. Mentre per frutta e verdura il più delle volte mi rifornisco ai mercatini di La salute in Tavola e Bionovara, così sono certa dell’ottima provenienza dei prodotti e di seguire la stagionalità. Mangio molti meno latticini e, io che prima mi riempivo di yogurt appena avevo un po’ fame, ho scoperto che senza di essi il mio intestino vive molto meglio, insomma, non brontola e borbotta in continuazione come prima.
Al loro posto ho introdotto legumi e nuovi alimenti che sperimento di volta in volta, grazie anche alle ricette che pubblichiamo ogni mese sulla rivista. Ah, ho iniziato a cucinare dolci! Ammetto che di solito sono buonissimi (ho testimoni da presentare signor giudice!) e rigorosamente vegani, a questo ci tengo, perché sono golosa e voglio mangiare sentendomi leggera dopo, sia mentalmente che fisicamente. E questo è sicuramente il modo migliore!
Che altro? Bé, ho cominciato ad esplorare il nostro territorio. Mera, l’Alpe Devero, la Val d’Ossola, il Biellese… il parco del Fenera! Ho deciso che la mia palestra sarà sempre più legata al benessere mentale, e il fisico verrà di conseguenza.
E ho scoperto di essere in grado di NON produrre scarti di “indistinto”, i bidoni grigi che raccolgono tutto quello che non è differenziabile… ebbene, è possibile dividere praticamente tutto in categorie riciclabili, basta averne l’accortezza e la voglia. E sì, senza quella non si ottiene un gran chè nella vita.
Cosa è peggiorato in quest’anno? Forse il mio tempo: avevo tanto tempo per ragionare, per pensare ai problemi, per incastrarmi in qualche meccanismo mentale che il più delle volte risultava negativo… mentre ora sono sempre impegnata a Fare, ad Agire! È proprio un peggioramento alla fine?

 

 

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Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Marzo 2017, editoriale