Donne e ambiente: la coppetta mestruale

di Patrizia Accettulli

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Chissà quante di voi conoscono la coppetta mestruale?
Forse tutte, forse molte la usano già, forse però qualcuna ha bisogno di una spinta in più e qualcun’altra non ne ha mai sentito parlare! Anni fa non esistevano gli assorbenti, ma il ciclo sì, quello esiste da sempre e allora come si faceva?
Le donne egiziane usavano i papiri ammorbiditi come tamponi. In Grecia, i tamponi erano fatti di garza avvolta intorno piccoli pezzi di legno. E a Roma, assorbenti e tamponi erano fatti di lana morbida. In altre parti del mondo carta, muschio, lana, pelli di animali e l’erba sono stati usati e adattati come assorbenti per il flusso mestruale. Finché nel 1896 venne messa in vendita la prima marca di assorbenti che però non riscosse un gran successo, tanto che sin dall’inizio del ventesimo secolo le donne americane usavano tamponi fatti in casa con lo stesso cotone assorbente usato per i pannolini.
Poi finalmente, nel 1930 Leonora Chalmers, brevettò e produsse la prima coppetta mestruale che però, dopo l’avvento dei prodotti usa e getta, non trovò larghissima fruibilità tra il pubblico femminile. Da qualche anno invece le coppette hanno subìto un notevole sviluppo sia in termini di miglioramento quanto di numero di donne che le utilizzano e dal 1980 l’utilizzo di coppette oppure di assorbenti lavabili è notevolmente aumentato!
Le più comuni sono sagomate a forma di campana, fatte di gomma o silicone alimentare/farmaceutico, materiali completamente inerti e sicuri, morbidissimi e facilmente maneggiabili. Il marchio che storicamente ha fatto conoscere questo sistema in Italia è Mooncup a cui si sono affiancati poi nuovi marchi e varietà di forme e colori. La coppetta si utilizza in modo simile al tampone, ma il sangue viene raccolto al suo interno e non assorbito, questo ne dà garanzia di sicurezza igienica e impedisce lo sviluppo di infezioni da contatto. È una scelta ECOLOGICA ed ECONOMICA, visto che si lava e riutilizza (una coppetta può durare fino a 10 anni) di giorno in giorno evitando la produzione di rifiuti e in termini economici già dopo 4 settimane di utilizzo la spesa è ammortizzata!

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FA’ LA COSA GIUSTA! 2018

23-25 marzo 2018 – Milano, fieramilanocity

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Il quindicesimo compleanno della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili sarà una festa a ingresso gratuito per tutti i visitatori

Dal 23 al 25 marzo 2018 Fa’ la cosa giusta!, l’edizione nazionale della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili compie quindici anni. Per festeggiare questo traguardo l’ingresso sarà eccezionalmente gratuito per tutti i visitatori.

L’edizione 2017 si è chiusa con 70mila presenze, 700 espositori e 400 appuntamenti nel programma culturale, 550 giornalisti accreditati, 2800 studenti partecipanti al progetto scuole.

Tra le novità dell’edizione 2018: SFIDE – la scuola di tutti, un vero e proprio salone dedicato ai temi dell’istruzione e della formazione, con insegnanti, dirigenti, studenti, amministratori, genitori, formatori, università, aziende. Il punto di partenza è un’idea di scuola inclusiva, aperta al territorio, innovativa, in grado di gestire la complessità, di promuovere la ricerca e la sperimentazione al fine di sviluppare percorsi per competenze in un’ottica di apprendimento continuo.

Il progetto sarà realizzato in collaborazione con Officine Scuola, un gruppo di lavoro composto da chi la scuola la vive ogni giorno, in veste di genitore, preside o insegnante.

Il Salone dedicato alla scuola comprenderà un’ampia area espositiva e proporrà seminari e workshop focalizzati su diverse aree tematiche: metodi, ambienti, didattica; sviluppo professionale; stare bene a scuola; comunicazione, gestione, amministrazione; dimensione europea; la scuola si racconta.

Fa’ la cosa giusta! 2018 darà spazio ad ambiti storici come la moda etica e l’arredamento sostenibile, a quelli più recenti come la scelta vegana e cruelty free e ai temi emergenti del consumo consapevole.

32mila m2 di area espositiva, arricchiti da un ampio programma culturale con incontri, laboratori e dimostrazioni pratiche.

Le iscrizioni per gli espositori sono aperte. A questo link https://falacosagiusta.org/espositori/ trovate tutte le informazioni per iscriversi e tutte le offerte.

 

Al cuore del cioccolato: cosa si nasconde dietro questo prodotto tanto amato?

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

Cosa si nasconde dietro al cioccolato, uno dei prodotti più amati da tutti noi? Certamente la materia prima di cui è fatto, il cacao, contribuisce ad ottenere un cioccolato di qualità. Ma ancora meglio se viene prodotto nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori che contribuiscono alla sua produzione. Quasi tutto il cioccolato si produce e si consuma in Europa e negli Stati Uniti. L’80% del mercato è controllato dalle multinazionali occidentali, ma la materia prima, il cacao, proviene da diversi Paesi del Sud del Mondo. La maggior parte di questi sono localizzati nella fascia tropicale: il 70% in Africa (soprattutto Costa d’Avorio e Ghana), il 20% in Asia (Indonesia) e il restante 10% in America latina (Brasile ed Ecuador).

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Anche se il 90% dei produttori di cacao sono piccoli coltivatori locali, la maggior parte delle coltivazioni appartengono a grandi proprietari che con le loro scelte fanno la differenza nella filiera produttiva del cioccolato. Già nel 2010, il documentario The dark side of Chocolate, raccontava gli ingenti interessi legati a questa materia prima e di cosa si cela dietro il suo prezzo fissato in borsa. Emergeva uno sfruttamento dei lavoratori e l’impiego della manodopera minorile. Ad oggi, ci sono stati seri tentativi di contrasto di questo fenomeno, che in parte si è ridotto, ma certo non è stato debellato. Dietro al cioccolato ci sono quindi gravi questioni etiche, ma emergono anche importanti conseguenze ambientali. In Ghana e Costa d’Avorio, oltre il 90% dei terreni di riserve forestali è stato convertito illegalmente in piantagioni di cacao. Ciò ha determinato una vasta deforestazione con importanti conseguenze per la biodiversità che ha visto restringere gli habitat di molti animali, come ad esempio scimpanzé ed elefanti.

Anche in Ecuador, molte aree sono a rischio dal disboscamento selvaggio e molte delle piantagioni di cacao nazionale sono state soppiantate da una pianta geneticamente modificata, CCN-51. Questa è maggiormente resistente agli antiparassitari e più redditizia dal punto di vista economico, ma sta alterando la biodiversità del territorio, tanto che dal 1991 al 2009 si è passati da 550.000 ettari di coltivazioni di cacao nazionale a 255.000 ettari. Il cacao clonato ha poi qualità organolettiche molto differenti da quelle del cacao nazionale e per sopperire a questa mancanza viene arricchito con aromi. Tutto ciò fa sì che si stia alterando questa preziosissima materia prima ed emerge l’insostenibilità di una produzione industriale ed intensiva.

Una valida alternativa è data dai prodotti del mercato equosolidale, che sostiene il lavoro dei piccoli produttori contribuendo a migliorare le loro condizioni di vita e garantendo allo stesso tempo diritti e condizioni commerciali più eque. Inoltre, a differenza dei metodi di produzione intensivi, dove vengono seminate 1100 piante in un ettaro di terreno, il cacao equosolidale cresce in piccoli orti (huertas) con coltivazioni biologiche. Qui ogni pianta gode di un proprio ampio spazio di crescita (300 o 400 piante in un ettaro) e convive con altre specie vegetali (limone, arance e mandarini, banane, caffè, papaia, altre specie tropicali) che conferiscono al cacao un particolare aroma floreale e fruttato. Se abbiamo a cuore il cioccolato, è necessario sostenere un consumo più responsabile di questa preziosa risorsa a tutela della sua qualità e anche nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei produttori locali!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, sezione Speciale Alimentazione Consapevole

Auto elettriche ed ibride, Varese ottava città d’Italia

di Enrico Marone

Di certi risultati positivi se ne parla poco, ma soprattutto in questo periodo di grave situazione per l’inquinamento atmosferico e quindi per la salute dei cittadini, vivere in una zona dove qualcosa si muove in senso positivo fa sempre piacere. Da uno studio di Osserva, osservatorio dell’economia varesina della Camera di Commercio di Varese, risulta che la provincia di Varese è ottava nella classifica nazionale per numero di auto ibride-elettriche (3.447) su un totale di auto circolanti di 577.754, cioè una valore dello 0,60%. Un valore che sembra basso, ma che nell’attuale situazione è appunto uno dei più alti nel nostro paese. In cima a questa speciale classifica ci sono le province di Roma con 16.724 auto elettriche e ibride (0,62% sul totale delle auto in circolazione nella provincia), Milano 2° con 16.690 auto (0,94%), Trento 3° ne conta 6.220 (1,25%), Bologna 4° con 5.922 (0,99%), Firenze 5° con 4.253 (0,6%), Torino 6° con 4.247 (0,29%), Bergamo 7°con 3.519 (0,53%) e, appunto, Varese 8° con 3.447.

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Giova comunque ricordare che il numero di auto ibride-elettriche è in ascesa. Tra il 2015 e il 2016 nell’arco di dodici mesi la quantità di vetture elettriche o ibride in circolazione è passata da 2500 a quasi 3500, un incremento del 40%. Dal 2013 il numero di auto elettriche e ibride è più che raddoppiato, passando da 1.251 a 3.477 del 2016, ovvero il 9,18% delle ibride ed elettriche circolanti su base regionale. Un trend positivo confermato anche a livello regionale, da 15.115 a 37.536 autoveicoli, e nazionale, con un incremento del numero di autovetture ibride ed elettriche che sale da 45.404 nel 2013 a 89.932 nel 2015 a 126.508 nel 2016. Naturalmente una diminuzione dei costi o della tassazione su questi veicoli e un aumento di prezzi e tassazione su quelli inquinanti, favorirebbe moltissimo il rinnovo del parco auto circolante. Senza dover per forza arrivare sempre alle emergenze da gestire.
Qui si può scaricare la tabella

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Vivere Sostenibile Varese

L’ambientalismo è in crisi: domandiamoci il perché

di Fabio Balocco

Quando tre anni fa lasciai Pro Natura Torino, dopo circa trent’anni di militanza, l’associazione (la più vecchia e gloriosa d’Italia) contava circa la metà dei soci rispetto a quando io entrai a prestare servizio. E l’età media di questi soci residui era sicuramente superiore ai sessant’anni. Per celia, con un mio amico, dicevamo che fuori dalla sede dell’assemblea annuale avremmo dovuto far stazionare un’ambulanza.
Credo che sarebbe il caso di fare un pensamento su questo problema: la crisi dell’ambientalismo, quanto meno italiano. Perché non è solo Pro Natura ad avere perso soci. Delle associazioni storiche, il WWF per ragioni di costi ha dovuto chiudere le sedi locali, Italia Nostra vivacchia, Legambiente sopravvive grazie alle sponsorizzazioni, garantite anche dal fatto che essa ha sempre gravitato in una certa area politica. Ma le sponsorizzazioni ne limitano anche la libertà di azione.
Premetto subito una considerazione generale: quando entrai nell’associazione i soci erano tanti, ma a sbatterci eravamo quattro gatti, e lo stesso succedeva nelle altre associazioni della galassia ambientalista. Valeva quello che io definisco “il principio della delega”, cioè il pagare una quota annuale per demandare ad altri la ricerca delle soluzioni ai problemi.
Ma gli anni ottanta o giù di lì erano un’epoca in cui la gente sentiva comunque il problema ambientale. Prova ne erano le stesse politiche di governo, dalla creazione dei parchi, all’istituzione del Ministero dell’Ambiente.
C’era una sensibilità diffusa (seppure superficiale), testimoniata dalle ricerche demoscopiche: l’ambiente era ai primi posti nella classifica delle preoccupazioni della gente. Oggi non è più così, nonostante che il degrado sul nostro povero suolo sia decisamente aumentato rispetto a trent’anni fa. Oggi la gente pensa al lavoro, alla sicurezza, agli immigrati. L’ambiente è finito nelle preoccupazioni di retroguardia. E questo può spiegare la disaffezione generalizzata. Come potrebbe anche spiegare in parte l’estinzione del partito dei Verdi.

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Ma torniamo ai numeri.
Negli anni ottanta le associazioni vantavano tanti iscritti, e molti erano giovani. Oggi le associazioni non possono più contare su un ricambio. Perché un giovane non dà neppure più la delega di cui dicevo sopra, non scuce neppure trenta euro all’anno “per salvare l’ambiente”? Una spiegazione può risiedere nel fatto che i giovani oggi vogliono vedere dei risultati. L’ambientalismo svolge una attività prettamente difensiva attestata sul salviamo il salvabile, attestata di massima su di un NO generalizzato, e che tocca problemi ed indica soluzioni che a molti possono apparire lontani. Ecco, credo, almeno io, che ci sia uno stacco netto fra le idee e le aspirazioni dei giovani, che vogliono vedere risultati ed in più a breve termine, ed il modus operandi delle associazioni.
Ma anche un’altra considerazione si impone. Un tempo l’attività di sensibilizzazione in campo ambientale era svolta solo dalle associazioni, oggi non è più così. Oggi con il mondo di internet chiunque può denunciare e farsi sentire ed ottenere magari anche risultati che le associazioni stentano a ottenere. Dalle campagne stampa, alle raccolte firme, dai boicottaggi ai flash mob. E qui tocchiamo un altro tasto dolente. Le associazioni non si sono adeguate ai mezzi di comunicazione. Fanno ancora i comunicati stampa, talvolta addirittura i volantinaggi, i loro siti non sono né belli né amichevoli, spesso non hanno una pagina sui social media, non twittano e così via. Ma non lo fanno anche perché i soci sono vecchi. E qui è il serpente che si morde la coda. Se a ciò aggiungiamo che i mass media non si “filano” le associazioni (salvo Legambiente), si comprende come esse riescano a farsi sentire.
E veniamo infine alla sostanza. Oggi la politica dell’ambientalismo opera ancora nell’ambito dello sviluppo sostenibile. È ancora quella che già negli anni ottanta si definiva come “ecologia superficiale”, quella che non mette in discussione le basi della nostra società. Ma chi oggi abbia un minimo di sensibilità ambientale sa o intuisce che i problemi che ci attanagliano in realtà denunciano l’iniquità di base di un sistema di sviluppo, anzi lo sviluppo stesso. Oggi le voci credibili in campo ambientale sono di singoli, più che di associazioni, cito Luca Mercalli e Maurizio Pallante a livello italiano, cito Serge Latouche a livello mondiale. Singole voci che però riescono, almeno loro, a smuovere le coscienze e a fare adepti. Quello che l’ambientalismo istituzionale non riesce più a fare.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

Speciale Bioedilizia

Ecco i protagonisti dello Speciale di questo mese sulla Bioedilizia: aziende che si impegnano ogni giorno per promuovere e informare sull’utilizzo di materiali edili ecosostenibili, che impattano meno e che ci facciano bene.

Sulla rivista trovate gli articoli completi, intanto qui di seguito potrete conoscerli meglio:

Giusta Energia

giustaenergiaIsolamento dei muri esterni tramite insufflaggio: un ottimo sistema per coibentare casa con costi contenuti, usufruendo anche delle detrazioni fiscali.
Nei muri esterni delle abitazioni costruite tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘80 è spesso presente un’intercapedine. Grazie all’insufflaggio questo spazio morto diventa una risorsa da sfruttare per la coibentazione, senza modificare lo spessore del muro e con costi e tempi di realizzazione di gran lunga inferiori rispetto al cappotto termico, tanto da rendere questo intervento il miglior investimento in termini di rapporto spesa/benefici. Tra gli isolanti più versatili e sostenibili utilizzati ci sono la fibra di cellulosa e la lana di vetro, entrambi realizzati partendo da materia prima riciclata (carta o vetro) e a loro volta riciclabili. Per questo l’intervento è sostenibile anche in termini ecologici. […]
Il materiale isolante viene insufflato mediante apposito tubo attraverso diversi fori praticati nel muro, dall’esterno o dall’interno in base alla tipologia di edificio. La distribuzione dei fori varia a seconda del tipo di parete per garantire il corretto raggiungimento dell’intera intercapedine. Terminato il riempimento i fori vengono sigillati e l’intervento è concluso. Un appartamento di normali dimensioni viene realizzato, di norma, in una sola giornata ed è possibile raggiungere anche i piani alti dei condomini. È possibile utilizzare questa tecnica anche per coibentare efficacemente solai di difficile accesso o con fondo irregolare, ottenendo eccellenti risultati grazie all’elevato spessore posabile senza difficoltà.
[…]
Per tutte le info:
(+39) 340 82 55 872
www.giustaenergia.it – info@giustaenergia.it

Valenti Costruzioni Edili

foto2copiaLa bioedilizia è quella parte dell’architettura particolarmente sensibile e attenta all’ambiente, che si impegna nell’utilizzo di materiali da costruzione che puntano ad un maggior risparmio energetico e abbassano notevolmente i valori di inquinamento interno ed esterno. La bioarchitettura ha l’obiettivo di instaurare un rapporto di equilibrio tra l’ambiente e il costruito. Valenti Costruzioni Edili, in questo contesto, adotta principi etici di rispetto per l’ambiente ed eco sostenibilità, concretizzandoli nel recupero e nel reimpiego dei materiali. […]
Recenti studi e prove strutturali, si sono occupati anche delle travi massicce e in particolar modo delle travi “Uso Fiume”, studiandone i comportamenti e le intrinseche potenzialità. Tali travature, che possono essere in legno di abete, larice, rovere o castagno, subiscono una lavorazione che mantiene intatta la maggior parte delle fibre legnose, conservando inalterate le caratteristiche di resistenza ed elasticità della trave.
Sono usate per realizzare coperture, capriate e solai con un tocco più raffinato in costruzioni nuove e per integrare situazioni strutturali preesistenti in un progetto di restauro soprattutto nei paesi europei del bacino mediterraneo.
Grazie alla sua straordinaria struttura cellulare, il legno ha un potere isolante 15 volte maggiore del cemento, 400 volte maggiore dell’acciaio e 1.770 volte maggiore dell’alluminio. Possiede proprietà benefiche per l’aspetto psico-fisico umano e la porosità del materiale funge da regolatore naturale dell’umidità negli ambienti, inoltre la sua natura risponde ottimamente ai problemi di isolamento termico ed acustico. Nel nuovo si prestano molto bene per creare ambientazioni con un gusto più attuale combinando accostamenti cromatici, elementi architettonici tradizionali e forme nuove e stimolanti.

Via Repubblica, 16 –  Omegna (VB)
Tel. +39 328 9515328
www.valenticostruzioni.com

Cooperativa Edilcasa

DSCN4828Una casa a misura d’uomo e dell’ambiente: il progetto Rivitabitare della Cooperativa Edilcasa, ovvero, migliorare il benessere e la qualità della propria vita, guardando all’impronta ecologica della propria abitazione e del proprio stile di vita.
Da oltre quindici anni la Cooperativa Edilcasa di Biella opera nel settore della bioedilizia, realizzando interventi di ristrutturazione, riqualificazione energetica e restauro di costruzioni già esistenti, migliorandone il rendimento energetico e l’impatto ambientale, lavorando a favore della rigenerazione del patrimonio di beni immobili del territorio. Ha realizzato nuovi edifici, sopraelevazioni e ampliamenti con struttura di legno, costruiti con coscienza ecologica e con utilizzo di energie rinnovabili, ottenendo le prestigiose certificazioni CasaClima.
[…] Precisa Andrea Mondin, Amministratore della Cooperativa, “Accompagniamo il cliente nella ricerca, nella progettazione e nella valorizzazione dell’immobile, partendo da un ascolto attivo delle esigenze, da una puntuale definizione degli obiettivi, da un’informazione sulla gestione sostenibile della casa e sui vantaggi di nuovi stili abitativi. Impresa, progettisti e cliente lavorano insieme alla determinazione del budget, adottando un contratto trasparente, nel quale vengono fissati gli interventi che garantiscono il rispetto della natura del bene, gli accordi presi, la direzione scelta, le economie a disposizione”.
Il progetto Rivitabitare si fonda su un approccio progettuale olistico e multidisciplinare e su un impegno etico, culturale e tecnico elevato, ispirati dai valori della Permacultura: cura della persona, cura della terra e uso equilibrato delle risorse naturali per non compromettere le possibilità di sviluppo delle generazioni future.

Info su www.rivitabitare.orgwww.edilcasabiella.it
info@edilcasabiella.it
comunicazione@rivitabitare.it
tel. 015.403399

 

Il Fuoco Imperatore – L’organo Cuore in Medicina Cinese

di Paola Massi

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Assimilato dalla tradizione, non solo cinese, al Sole dell’organismo, il Cuore ne è in tutto la vera fonte di luce e di vita. In Medicina Cinese il cuore è il Cuore dell’intero essere con la “C” maiuscola e la sua capacità e il suo potere si estendono ben oltre quella dell’organo fisico. È il monarca del regno che fornisce l’energia per coordinare tutte le attività, fisiche, mentali, emozionali e spirituali del corpo. È considerato l’Imperatore di tutti gli altri organi con i quali ha una relazione gerarchica; in altre parole gli organi si sacrificano donando la loro energia per aiutare il Cuore a mantenere il proprio equilibrio e salute. Esiste quindi un cuore anatomico, composto di carne e sangue, dalla forma di un fiore di loto chiuso situato nel petto, ed esiste un Cuore luminoso, sede dello Spirito-Shen-, che
genera il Qi, o energia, e il sangue e che rappresenta la radice della vita.
In Medicina Cinese ogni sistema organo/viscere è in relazione con altre strutture anatomiche e con fattori climatici esterni che svolgono ciascuno una specifica azione su di essi. Così in estate, il momento della crescita rigogliosa e della vitalità, il Cuore e l’Intestino Tenue, suo viscere accoppiato, sono gli organi più sensibili all’azione del calore. Sempre in relazione al calore, il punto cardinale del Cuore è il sud e la sua natura il Fuoco.
Secondo la Medicina Cinese le funzioni principali del Cuore consistono nel governare il sangue e i vasi sanguigni. Si manifesta inoltre nella carnagione, si apre nella lingua,
controlla la sudorazione, alloggia lo Shen (Spirito) ed è correlato alla gioia. I vasi sanguigni sono considerati il “tessuto” del Cuore e la carnagione rivela quindi lo stato di questo organo: se il sangue è abbondante e il Cuore è forte, la carnagione sarà rosea e luminosa, in caso contrario apparirà pallida e spenta. La lingua è invece considerata un “germoglio” del Cuore che ne controlla la forma, l’aspetto e il senso del gusto. L’amaro è il sapore
correlato al Cuore: se sentite il costante desiderio di cibi amari significa che il vostro Cuore ha bisogno di supporto. Quando il Cuore è in equilibrio la lingua apparirà di un colore rosso-pallido e altrettanto normale sarà il senso del gusto. La condizione del Cuore influenza anche la parola: una sua patologia può essere la balbuzie, mentre una
disarmonia di questo organo può rendere una persona logorroica o farla ridere in maniera smodata. Nel Cuore ha sede la Mente, la coscienza e lo spirito umano, lo Shen o Spirito, il raggio divino che dal Cielo discende nell’uomo.
E’ quindi comprensibile come un Cuore pacifico sia la base di un buono stato di salute.
In definitiva è responsabilità di ognuno di noi prendersi cura del proprio Cuore e del modo in cui viviamo. Il mondo può distrarci, ma è nostro compito ignorarlo e quietare l’incessante chiacchierio della mente imparando ad ascoltare il Cuore per capire il suo messaggio per noi.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Luglio+Agosto, sezione Benessere Corpo e Mente

La vita è più leggera, quando ci si libera di ciò che ci opprime

a cura della redazione

Annalisa è una ragazza torinese che due anni fa, di fronte alla fatidica domanda “cosa vuoi fare da grande”, quella alla quale pochi sfuggono terminato il liceo, non sapeva dare una risposta definitiva. Così si è fermata dalla corsa che coinvolge tutti da quando iniziamo le scuole. Corsa in cui ti senti obbligato a fare sempre un passo successivo verso un obiettivo, spesso ancora indefinito, dove ci vediamo inseriti in un’azienda, fabbrica, posto di lavoro, per fare qualcosa ed essere parte del sistema che ci fa sentire sicuri, ma spesso non felici. Crediamo così di trovare il nostro posto nel mondo.
Ma se non fosse questa la soluzione migliore per noi?
Allora si è posta un’altra domanda: “cosa vuoi essere da grande?”. Ed è da qui che ha “cambiato” direzione…

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Innanzitutto, raccontaci un po’ come è nata l’avventura del viaggio.
Direi che il tutto è cominciato dentro di me molto tempo prima che il viaggio fisico prendesse luogo. Le radici di un cambiamento di vita così radicale crescono e si rafforzano in tempi molto lunghi.
Credo che ognuno di noi abbia una dose più o meno alta di spirito di avventura e di insoddisfazione per come le cose vanno o per la piega che prenderanno se si continua a camminare. Al giorno d’oggi facciamo talmente tanti compromessi e prendiamo costantemente piccole deviazioni da quello che è il nostro vero percorso, che può capitare di trovarsi a percorrerlo persino nella direzione opposta. Questo, per lo meno, è quello che sarebbe successo a me se non mi fossi fermata un attimo a pensare. Mi sono trovata ad essere insoddisfatta e annoiata. La strada che mi si profilava davanti era semplice: università, lavoro, famiglia, casa… Non penso avrei avuto problemi a completare tutti i miei compiti, ma questo significava davvero vivere? Non fraintendermi, per ognuno è diverso, e tutte queste cose che ho elencato non sono assolutamente malvagie o sbagliate. Semplicemente, non erano il mio percorso.
Alla fine del liceo ho “perso” tutte le cose che mi definivano: “canto in un coro da 10 anni, ho un fidanzato da lungo tempo, vado al liceo classico”, era così che mi presentavo. Ma era possibile che, quando tutte queste cose, di colpo, fossero cessate di esistere, io sarei esistita ancora?
Non siamo forse definiti da ciò che facciamo? Forse no. Non dovremmo piuttosto rompere il cerchio delle abitudini del fare, dove una cosa tira l’altra e ci si trascina sempre verso la prossima, che è conseguenza logica delle azioni precedenti? Non dovremmo piuttosto tirare tutto a mare, mescolare le carte, cimentarci in qualcosa che non è importante cosa ma come la facciamo, ed essere definiti da ciò che siamo? E chi è Annalisa?

Quanto è durato il viaggio e dove sei stata? Come hai gestito gli spostamenti?
Sono partita il 4 di febbraio 2014, e non sono ancora arrivata da nessuna parte! La mia idea iniziale era quella di lavorare in alcune fattorie in Spagna e in Germania per 4 mesi, per poi tornare a casa. Ma le cose sono andate diversamente… Ho lavorato in fattoria per due settimane, dopodiché ho iniziato a spostarmi per l’Andalusia in autostop, ho vissuto a Granada per strada e a Nerja in diverse grotte tra le montagne a ridosso del mare, poi un po’ a Valencia in un parco pubblico…e da lì l’idea di prendere una bicicletta e viaggiare per l’Europa pedalando. Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Danimarca… Diversi mesi dopo sono arrivata in una comune/eco villaggio in Svezia sui miei pedali, ed è da qui che ti sto scrivendo adesso!

Come hai gestito le spese di cibo, spostamenti, pernottamento… insomma, tutte le spese che gravano in un preventivo di viaggio?
Non ho mai avuto grandi spese, in realtà… forse 30 euro al mese per birra e cioccolato! Il fatto è che il concept di questo stile di vita è essere a costo zero. Tento di non comprare nulla, viaggiare o in autostop o in bicicletta, per dormire, dormo per strada se mi trovo in una città, ma preferibilmente monto la tenda da qualche parte nella natura, e se non piove, anche solo un sacco a pelo è sufficiente! Ogni tanto si trova ospitalità da qualche persona o in qualche comunità autogestita o casa occupata.
Guadagno suonando per strada, ogni tanto è davvero remunerativo (si possono ottenere anche un centinaio di euro al giorno) ogni tanto solo 20 centesimi, ma così è la vita!
Per mangiare riciclo dalla “spazzatura” dei supermercati: buttano talmente tante cose ancora in perfetto stato che sarebbe davvero stupido lasciarle nei bidoni e comprare le stesse cose finanziando questo sistema consumista e inquinante. Ogni tanto chiedo nelle panetteria o ai fruttivendoli a fine giornata se mi lasciano l’invenduto, ed è anche un ottimo sistema per fare amicizia.

Cosa hai raccolto da questa esperienza?
Questa è una domanda importante.
È cambiato radicalmente il mio modo di pensare e la percezione di me stessa. L’altro giorno mi è venuta in mente una bella immagine: è come se fossi stata per anni come un albero di Natale, tutta intenta a metter su addobbi e ghirlande e la scuola, la televisione, i social network e le persone in qualche modo influenti nella mia vita abbiano speso una gran dose di lavoro e dedizione nell’aggiungere, e aggiungere, e ripetermi quanto ognuna di queste palline che mi offrivano fosse importante e mi rendesse speciale. Negli ultimi due anni ho speso il mio tempo a togliere, invece. E pezzo dopo pezzo mi sono sentita più leggera, fino a che mi sono resa conto che avevo addirittura dimenticato la mia natura di albero! E spoglia di tutti gli ornamenti ho potuto realizzare l’ingiustizia di essere in un vaso… voglio tornare alla foresta, e piantare le mie radici nella terra, quella vera, viva e brulicante di vita. Ma è un lavoro di strati, rendersi conto di essere in un vaso è come il fondo del pozzo, mi ci è voluto tanto tempo per arrivarci, ero distratta da tante cose.

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Ti sei mai sentita persa?
Tutto il viaggio è inteso per perdersi! È una frase scontata e da aforisma facile, ma bisogna davvero perdersi per ritrovarsi. Gli istinti si risvegliano quando si spinge il limite sempre più in là, e straordinariamente ci si accorge che sopravvivere non è così difficile. “Inget kan ga fel” si dice spesso qua in Svezia, niente può andare storto. Quando mi sento persa e sola penso che ogni situazione accade per un motivo, ogni pezzetto fa parte del puzzle della mia vita, il mio unico e personale percorso. Nulla sarebbe uguale se ogni cosa non accadesse al momento in cui accade, quindi tento di accettare ed abbracciare tutto così come viene. Se non avessi avuto fame, freddo e paura non potrei apprezzare la pancia piena, il calore di un letto e la sensazione di pace che mi pervade sempre più di frequente. E non apprezzerei così tanto i ricordi che mi riscaldano quando tutto sembra perso. Suonerà strano, ma i momenti di maggior felicità li ho provati quando mi sono trovata sola, senza un soldo o un riparo, perché mi sono davvero resa conto di quanto io sia attaccata alla vita, e che non avrei scambiato il mio percorso per niente al mondo.

Quale è stato il momento più difficile del viaggio e quale il momento più bello ed esaltante?
Quando racconto la mia esperienza ho sempre un paio di aneddoti interessanti, che lasciano un buon sapore in bocca, ma non sono davvero fedeli a quella che è la sensazione che provo vivendo. Il mio non è un viaggio o una vacanza, io sono il viaggio e il viaggio è la mia vita stessa, piena come tutte le vite di “altissimi” e “bassissimi”, che non si possono davvero raccontare.
A volte mi siedo davanti al falò con un bicchiere di vino in mano e la testa sgombra, qualcuno suona la chitarra e il mio cane dorme ai miei piedi, e mi sembra di fluttuare a un metro da terra, così lontana e allo stesso tempo vicina a tutto.
A volte piove per tre giorni e divento pioggia io stessa, col vento freddo che sferza e mi congela, ma poi avviene una qualche magia e incontro qualcuno che sembra fosse lì ad aspettarmi da tutta la vita, e se non avessi avuto così freddo magari avrei proseguito per la mia strada e sarei stata ormai lontana.
A volte tutto gira per il verso giusto e mi ritrovo con soldi in tasca, pancia piena e cuor contento e ogni cosa che desidero trovare si manifesta lì ai miei piedi. Ancora devo capire se sia perché ho avuto fortuna o perché sono così “connessa” con il ritmo delle cose che inizio a pormi le domande giuste…

Pensi sia un viaggio alla portata di tutti? Cosa ci vuole per viaggiare in questo modo?
Un sacco a pelo, vestiti caldi e qualcosa da fare (giocoleria, musica, disegno, qualunque arte va bene) è ciò che è necessario a livello materiale. Poi ognuno ovviamente aggiunge ciò che vuole..
A livello mentale c’è bisogno di spirito di adattamento e fiducia nei propri mezzi e in ciò che la vita ci presenta. Ma soprattutto bisogna imparare a guardare con altri occhi, rendersi conto che ci sono tante cose sbagliate a cui siamo stati abituati che abbiamo normalizzato, e bisogna prendere una posizione. Puntare i piedi con fermezza e non scendere a compromessi con ciò che ci avvelena, anche se può darsi richieda molti sacrifici. Ma la vita è più leggera, quando ci si libera di ciò che ci opprime. Andare a letto pensando che se la vita finisse qui e ora saremmo contenti lo stesso, sorrideremmo e andrebbe bene così. Perché siamo stati sinceri con noi stessi e non abbiamo fatto nulla che possa creare rimorsi, giorno per giorno.

Quando sei tornata a casa cosa hai provato?
Tutto è lo stesso, ma tutto è diverso allo stesso tempo. Ho cambiato punto di osservazione e i miei parametri su ciò che è bello, giusto, importante. Ho trovato un tesoro in persone che prima conoscevo appena e ho compreso senza rancore quanto alcune relazioni mi avessero invece fatto del male. In questi anni non sono riuscita a fermarmi a Torino troppo a lungo, ogni volta dopo poco le mie gambe fremevano per ripartire. Ma si parte per tornare e si torna per ripartire, ogni cosa è una fase del tutto; non credo di star “scappando” da qualcosa, semplicemente seguo il mio ritmo interno e reputo casa il mondo intero, con le sue innumerevoli città, montagne, strade, quartieri.
Quando torno a Torino sono piena di felicità nel riabbracciare la mia splendida famiglia.

Successivamente hai fatto altri viaggi simili?
Dopo essere arrivata in Svezia con la mia bici sono tornata in Italia e ho fatto la patente. Successivamente ho continuato a girovagare per un annetto in Europa, toccando anche il Portogallo e il Marocco, che non avevo mai visitato prima.
A febbraio sono tornata in Italia e ho comprato un furgone (ford transit 2005) e l’ho ristrutturato all’interno rendendolo una mini-casa. Ora viaggio con questo, dopo un paio d’anni di zaino in spalla sono passata a qualcosa di un po’ più comodo… ma con molte più responsabilità e spese! Ad agosto andrò a fare la vendemmia in Francia per pagare l’assicurazione… ma per la benzina suono negli autogrill, e si trova sempre qualcuno che ti fa il pieno!

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Cos’hai in programma per il futuro?
Dopo la vendemmia mi dirigerò verso est… ci sono talmente tanti posti che vorrei vedere! Bulgaria, Ungheria, Serbia, Croazia, Grecia, Turchia… in generale esplorare il Sud est dell’Europa è il mio piano. Staremo a vedere cosa succede, perché le magie avvengono solo se si resta flessibili, cuore aperto e mani tese ad afferrare ciò che la vita ci offre.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte n5 Luglio+Agosto, sezione Scelte Ecosostenibili

Riscaldamento globale: azione personale e locale

di Enrico Marone
È recente l’allarme della NASA per i valori di temperatura da record del mese di aprile, ma in realtà è da sette mesi che tali valori superano le medie per il periodo. Le previsioni per i mesi caldi non sono buone e il nostro governo non sembra si stia muovendo per pianificare interventi efficaci. A questo punto ci sembra giusto che tutti facciano la loro parte per limitare il più possibile i danni, quindi pubblichiamo una serie di consigli, alcuni semplici ed economici altri più complessi o costosi affinchè tutti possiamo avere qualche spunto per azioni concrete. Come potete vedere nel grafico ISTAT che riportiamo, il tasso di mortalità nel 2015 ha avuto un picco drammatico proprio nei mesi più caldi.
E’ tempo che si faccia seriamente qualcosa e noi possiamo personalmente fare qualcosa.
Istat-mortalit-x-caldo(1)
Sostituite le lampadine con quelle a Led
Fanno spendere fino al 50% in meno rispetto a quelle a risparmio energetico.
Installate un termostato programmabile
Quasi metà dell’energia che usiamo in casa se ne va per il riscaldamento o il  condizionamento dell’aria.
Acquistate solo apparecchiature ad alta efficienza energetica (almeno Classe A)
Non lasciate le apparecchiature elettriche in stand-by
Spegnete completamente gli apparecchi. Un televisore acceso per 3 ore al giorno (media EU) e lasciato in stand-by per le rimanenti 21 ore, usa circa il 40% dell’energia
nella modalità stand-by.
Spegnete le luci quando non ci siete
Staccate i trasformatori dei caricabatterie
I trasformatori elettrici dei caricabatterie per cellulari, e di molte altre apparecchiature, rimangono sotto tensione ed assorbono energia anche quando l’apparecchio è spento o scollegato. Ognuno di essi consuma da 1 a 5 watt: se in una casa ne avete una dozzina, semplicemente staccandoli dalla presa di corrente quando non ne avete bisogno potreste risparmiare qualche decina di € all’anno.
Usate le batterie ricaricabili invece delle pile usa e getta
Mettete i doppi vetri alle finestre
richiede un piccolo investimento iniziale, ma la vostra casa sarà più calda a parità di energia e ciò ripagherà la spesa nel lungo termine. Potrete risparmiare fino al 70%
di energia.
Mettete un coperchio sulle pentole quando cucinate
Il cibo raggiungerà più in fretta la temperatura necessaria facendovi risparmiare energia.
Usate lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico
Se dovete usarle quando non sono piene, usate il programma a mezzo carico o il programma economico. Non impostate temperature troppo alte, i detergenti
moderni sono efficaci anche a basse temperature.
Fate una doccia invece di un bagno
Una doccia richiede circa un quarto dell’acqua, e dell’energia per scaldare la stessa, rispetto ad un bagno.
Usate i diffusori a risparmio energetico per i rubinetti
Sia in bagno che in cucina. Con un diffusore risparmiate non solo acqua, ma anche energia quando l’acqua è calda (ne usate di meno).
Comprate in modo intelligente
Una bottiglia da 2 litri richiede meno energia per essere prodotta, e produce meno rifiuti di una da 1 litro. Comprate prodotti di carta riciclata: richiedono dal 70% al 90% di energia in meno per essere prodotti, ed in più preserverete le foreste. No all’usa e getta.Scegliete i prodotti con il minimo imballaggio, e acquistate le ricariche.
Piantate alberi
Un albero assorbe mediamente una tonnellata di diossido di carbonio nel suo ciclo vitale. E rinfrescandoci alla sua ombra potremo ridurre le spese per l’aria condizionata dal 10 al 15%.
Passate all’energia pulita
Cambiare fornitore di elettricità e sceglietene uno che produca l’energia da fonti pulite e  rinnovabili.
Acquistate alimenti prodotti localmente (km0)
Acquistare frutta, verdura, carne e pesce prodotti nelle vicinanze della tua città aiuteranno a risparmiare sul carburante e faranno girare l’economia nella vostra comunità.
Comprate prodotti freschi invece dei surgelati
I surgelati richiedono circa 10 volte più energia dei cibi freschi per essere confezionati.
Consumate cibo BIOlogico
I terreni coltivati organicamente catturano e trattengono molta più anidride carbonica rispetto alle coltivazioni industriali.
Mangiate meno carne o eliminatela del tutto
Il metano è il secondo gas serra per quantità, e le vacche ne sono grandi produttrici. Inoltre gli allevamenti intensivi determinano la deforestazione di grandi quantità di territorio.
Fate meno chilometri in macchina: usate la bici o i trasporti pubblici
Evitando 10 km al giorno in auto per 5 giorni a settimana, potete eliminare fino a 8 tonnellate di anidride carbonica all’anno!
Iniziate a condividere l’auto con i vostri colleghi (car pooling)
Condividere il tragitto in auto con un’altra persona per soli 2 giorni a settimana ridurrebbe le vostre emissioni di anidride carbonica di circa 700 chili all’anno, per un tragitto medio casa-lavoro o casa-scuola.
Guidate senza sbalzi e risparmiate carburante
Migliorate lo stile di guida: usate gomme adatte, non accelerate a fondo, mantenete la velocità costante, quando possibile usate il freno motore invece del freno a pedali e spegnete sempre il motore quando il veicolo resta fermo per più di un minuto.
Controllate spesso che la pressione delle gomme sia appropriata
Una pressione delle gomme ottimale può abbattere il consumo di carburante di oltre il 3%.
Quando è ora di cambiare l’auto, scegliete un veicolo a bassi consumi
Sfruttate il car sharing
Avete bisogno dell’auto ma non volete comprarne una? Le organizzazioni di car sharing mettono a disposizione la macchina, in cambio di una quota di iscrizione che copre
carburante, manutenzione e assicurazione.
Proteggete le foreste e i polmoni verdi
Le foreste giocano un ruolo fondamentale contro l’effetto serra, in quanto trattengono la CO2. Quando le foreste vengono bruciate o tagliate, l’anidride carbonica che contengono viene rilasciata nell’atmosfera: la deforestazione contribuisce per il 20% alle emissioni di
diossido di carbonio.
Per saperne di più:

Festa dell’albero: www.legambiente.it/contenuti/campagne/festa-dellalbero

Impatto Zero: www.lifegate.it/imprese/progetti/impatto-zero-imprese/impatto-zero-progetto

Chilometro zero: it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_zero

Classi energetiche: http://www.enea.it/it/pubblicazioni/pdf-opuscoli/OpuscoloEtichettaEnergetica.pdf

Car Sharing: www.icscarsharing.it/main

Impronta ecologica: www.wwf.it/il_pianeta/sostenibilita/il_wwf_per_una_cultura_della_sostenibilita/perche_e_importante2/gli_indicatori_di_sostenibilita_

Deforestazione: www.greenpeace.org/italy/it/campagne/foreste/Le-foreste-del-pianeta

Lampade a LED: http://www.rinnovabili.it/energia/efficienza-energetica/quanto-si-risparmia-lampade-a-led-666

Riscaldamento globale: http://www.riscaldamentoglobale.it/consigli

Articolo Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione di Giugno n4, sezione Scelte Ecosostenibili.

Quando l’illusione finisce. Quando arriva il tempo di cambiare

di Enrico Marone, altopiemonte@viveresostenibile.net

trivelle

PPAAAAMMM, lo scoppio dell’airgun che ricerca idrocarburi sotto la superficie del mare e che disturba, ferisce o addirittura uccide i più grandi mammiferi del mondo, i cetacei.
TUNF, TUNF, TUNF il suono ritmico della trivella che porta in superficie il petrolio e che
intossica la vita intorno a sé.
KABOOM il tuono delle bombe lanciate dagli aerei militari per “difendere” i territori nei quali esistono i giacimenti.
TATATAA TATATATA così fanno i proiettili che escono dai kalashnikov dei terroristi che li
comprano vendendo petrolio (ma chi compra quel petrolio?) o dai fucili dei militari che portano “la democrazia” nei paesi che hanno importanti fonti fossili.
VRRRRRRRRR il rumore dei gommoni che trasportano i disperati che sfuggono dalle guerre in corso spesso per questioni energetiche.
Tump Tump il tonfo dei manganelli che impediscono ai profughi delle guerre di attraversare il confine di qualche stato.
$ $ € € il tintinnare delle monete dei venditori di armi, dei fomentatori di guerre e di odio, dei mercanti di petrolio e delle nostre anime.
SCCCHSCCCCH lo scioglimento dei ghiacciai delle nostre montagne e dei ghiacci artici.
………….. Il silenzio del calore del pianeta Terra che aumenta e che determina disastri climatici che ancora non possiamo immaginare.
Tutto questo per il petrolio, tutto questo alimentato dal petrolio.
Ma allora dov’è il progresso, dov’è il futuro? E soprattutto, posso fare qualcosa per ostacolare tutto questo? Si, moltissime cose.
Sono un consumatore, come vuole quest’ordine sociale, bene quindi posso decidere cosa comprare. Per esempio evitare di acquistare prodotti di quei paesi o multinazionali o aziende che hanno a che fare con il petrolio o le guerre.
Di converso posso aiutare con i miei acquisti quei soggetti che, come me, vogliono cambiare questo stato di cose, per far diventare più forte la nostra voce.
Posso parlare e dialogare per avvicinare invece di dividere, perchè dividere è il primo passo verso l’odio e poi verso la guerra.
Posso consumare meno così avremo meno bisogno di petrolio. Staremo meglio fisicamente, aiuteremo il clima e le casse dello Stato.
Posso interessarmi alle mille alternative a questo modo di vivere dell’umanità sul nostro pianeta (per esempio leggendo Vivere Sostenibile).
Posso avvicinarmi alla Terra e alle persone ed allontanarmi dalle cose, dai soldi e dal potere.
Posso spegnere la televisione e guardare in faccia il mio vicino di casa, piantare un albero, fare una passeggiata nei campi o in un bosco, coltivare un orto, fare marmellate e confetture, il pane in casa e lo yoghurt. Quante cose! Ho il potere di ricostruire questo mondo in pace e armonia secondo Natura.
Ah! Posso votare SI al referendum contro le trivellazioni in mare il 17 Aprile.
Ebbene SI, posso!

Per informarsi:

Interessante documento sul funzionamento dei vari tipi di “cannoni” per sondare il sottosuolo marino alla ricerca di depositi di gas o di greggio:
https://stopombrina.files.wordpress.com/2016/01/rapporto_ispra-1_airgun.pdf

Interessante articolo che esamina e spiega come si è arrivati al referendum del 17 Aprile:
https://geograficamente.wordpress.com/2015/11/10/un-mare-di-trivelle-la-ricerca-di-gas-e-petrolio-mette-in-pericolo-coste-terraferma-e-mari-italiani-lestrazione-di-idrocarburi-entro-le-dodici-miglia-marine-e-lo-stato-che-si-da-piu-pote/

La Basilicata sta affrontando il problema dell’inquinamento dovuto alle estrazioni di petrolio, alcuni dati utili: http://www.peacelink.it/basilicata/a/28713.html

Lo sapete anche voi che guerre e petrolio sono strettamente legati:
http://nena-news.it/?s=petrolio
http://serenoregis.org/2014/07/18/le-guerre-per-lenergia-del-xxi-secolo-michael-t-klare/