LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

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Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE è nato alla fine del 2015 e si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia. In questo nuovo appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE si dedicherà alla riscoperta di due siti in provincia di Varese, ovvero il cimitero abbandonato di Viggiù e il Grand Hotel Campo dei Fiori.
Viggiù è un piccolo borgo che conta poco più di 5.000 abitanti, molto attivo sotto il profilo culturale. La squadra di LOST ENCORE è qui per far luce sulle numerose e discutibili voci che si muovono attorno ad un piccolo cimitero non più in uso, collocato proprio nel cuore del paese. Un cimitero meta di curiosi e cacciatori di fantasmi. Andato alla ribalta della cronaca poco tempo fa, per avere ospitato la troupe del programma “Mistero”, il cimitero è parso subito colmo di presenze sovrannaturali, almeno a quanto ha voluto raccontare il programma televisivo. Chiave di lettura che, però, non ha affatto soddisfatto abitanti e amministrazione comunale, che ha trovato di cattivo gusto quanto confezionato dagli addetti ai lavori del programma TV. Il vecchio cimitero infatti, non è pregno di fantasmi e presenze, semplicemente resta testimonianza delle famiglie che in passato hanno vissuto a Viggiù e non ultimo, poiché oggi sconsacrato, è anche meta di interessanti e coinvolgenti attività culturali molto sentite e seguite dalla comunità.

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Tappa conclusiva della spedizione odierna, il Grand Hotel Campo dei Fiori, sopra il Monte Tre Croci. Una struttura ad oggi non del tutto abbandonata. Questo albergo, progettato nei primissimi anni del ‘900 dall’architetto Giuseppe Sommaruga – uno dei massimi punti di riferimento per l’architettura liberty italiana – resta uno degli esempi più importanti di questo stile, sia per la struttura che per gli arredi. Il primo decennio del secolo scorso vedeva Varese come meta molto ambita per le vacanze estive, ecco perché fu cosa semplice per questa imponente struttura, giungere presto all’apice dell’attività.
Nel 1911 venne anche inaugurata una funicolare, con tratto di competenza Vellone-Campo dei Fiori, che facilitava l’arrivo dei villeggianti. Vicino al suo arrivo, si trovava il Ristorante Belvedere, anch’esso progettato da Sommaruga ed inaugurato a pochi giorni di distanza dalla messa in attività della funicolare. Per decenni, questo complesso restò attivo, arricchendo l’offerta turistica della provincia di Varese, ma negli anni seguenti il secondo dopoguerra, tutto trovò un rapido ed inevitabile declino. Nel 1947 un incendio devastò l’ultimo piano del Grand Hotel, prontamente ripristinato. Tassello definitivo fu poi la cessazione dell’attività della funicolare, nel 1958. Difatti, da lì a pochi anni, era il 1968, chiusero i battenti anche il Ristorante Belvedere ed il Grand Hotel Campo dei Fiori. Oggi l’albergo resta semi abbandonato, poiché ancora un custode vive al suo interno e l’intera area è meta di curiosi, studiosi d’arte e architettura ed escursionisti, sono infatti molti i sentieri che passano per il Monte Tre Croci. Nei pressi del Grand Hotel, nel giardino del fronte posteriore, si trova la Grotta Marelli, una cavità carsica utilizzata in parte come cantina dell’albergo ed oggi meta di visite speleologiche su richiesta.
Senza dubbio da ricordare la recente giornata di openday, organizzata dal FAI e con la partecipazione di Vittorio Sgarbi, grazie a cui un folto pubblico ha avuto modo di vedere gli interni di questo tesoro abbandonato del nostro passato.
Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Turismo Sostenibile

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La Corte dell’Oca apre alle idee

e cerca nuovi collaboratori per raccontare storie ai più piccoli

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La Corte dell’Oca è un’associazione culturale che propone un modello diverso d’incontro tra gli artisti e tutti coloro che amano il mondo dell’arte, un cenacolo dove espressioni artistiche diverse possono confrontarsi e crescere, per dare vita a forme espressive uniche e originali. Nata nel 2003, ha lo scopo di promuovere, favorire e sostenenre l’educazione, l’istruzione e la formazine nel campo della cultura e dell’arte e di diffondere la cultura artistica nell’ambito sociale. Creare collegamenti tra culture diverse, sviluppare i rappori tra differenti discipline artistiche, incoraggiare l’uso della creatività come stumento educativo e formativo per bambini, adulti, anziani e disabili, differenziando e adattando l’intervento. Nella sede ospitata nell’Atelier di Roberto Crivellaro, convergono artisti che trovano un ambiente favorevole allo scambio di idee, al lavoro creativo, alla conversazione e gli strumenti per la realizzazione di incisioni, libri d’artista ed ex libris, libri per bambini e molto altro.

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I fondatori della Corte dell’Oca organizzano e partecipano attivamente a tantissime iniziative, in particolare con bambini, legate all’espressività artistica, attraverso sopratutto la lettura di storie. Ad esempio, Librinfiore che si è tenuto a Comignago il 23 Aprile, giornata mondiale del libro; oppure La Piazza sui Tetti (figlio del precedente Il Portico Racconta) verso fine Settembre al Parco della Rocca di Arona. L’Associazione cerca giovani e meno giovani che abbiano spirito di partecpiazione e che da spettatori diventino attori, immergendosi e anche proponendo nuove attività e idee. Vuoi aiutare un’associazione che promuove un modo differente di esprimersi, in una società che va via via omologandosi? Vuoi lavorare con i più piccoli e mettere a frutto nuove idee e capacità, in uno scambio continuo? Vuoi copartecipare alle iniziative che rendono vivo culturalmente il tuo territorio rivolgendosi anche ai piccoli? Contatta la Corte dell’Oca per conoscere i dettagli!

Contatti: bobcrive@gmail.com
facebook: associazione culturale la corte dell’oca – il portico racconta

Un rispettoso disaccordo che cambia il mondo

di Enrico Marone

“Quando nasceranno i miei figli, voglio che nascano in un mondo in cui speranza e trasformazione siano possibili. Voglio che nascano in un mondo in cui le storie hanno ancora potere. Voglio che crescendo abbiano la possibilità di essere Heiltsuk in ogni senso della parola. Di mettere in pratica le usanze e comprendere l’identità che ha reso forte la nostra gente per centinaia di generazioni. Questo non può accadere se non sosteniamo l’integrità del nostro territorio, le terre e le acque, e le pratiche di gestione che legano la nostra gente al paesaggio. In nome dei giovani della mia comunità, esprimo il mio rispettoso disaccordo nei confronti dell’idea di una qualunque forma di compensazione per la perdita della nostra identità, per la perdita del nostro diritto di essere Heiltsuk” (tratto da Naomi Klein, Una rivoluzione ci salverà – Rizzoli).
Questa è la testimonianza di Jess Housty, giovane poetessa appartenente al popolo degli Heiltsuk, davanti al Comitato di valutazione dell’oleodotto della Enbridge (per le famigerate sabbie bituminose) a Terrace in Columbia Britannica, Canada.

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Gli Heiltsuk sono un popolo nativo che da centinaia di anni vive in completa armonia con la Natura splendida di quei luoghi e ne conosce e rispetta i delicati equilibri. Le perdite dall’oleodotto e dal passaggio delle petroliere nei mari dai quali essi traggono il loro sostentamento (non speculazioni economiche), rischiano di uccidere il salmone rosso che è il cibo di orche marine e delfini dai fianchi bianchi, oltre che di foche e leoni marini. Ma non solo, perchè quando i salmoni entrano nelle acque dolci per la loro riproduzione, sfamano aquile, orsi bruni, grizzly e lupi i cui escrementi sono fonte di nutrimento per i licheni, i grandi cedri e gli abeti di Douglas della foresta pluviale temperata. Il salmone, un semplice pesce ai nostri occhi, diventa l’impensabile collegamento tra mare, acqua dolce e foresta. Se scompare il salmone, scompare un intero ecosistema e la popolazione che con esso convive.

Questa è la banale verità che la globalizzazione neoliberista semplicemente non considera, concentrata com’è alla massima realizzazione del profitto.
Di esempi di questo genere ce ne sono a migliaia in tutto il pianeta e di solito gli organi di informazione ne danno un’immagine distorta o li riducono a semplici lotte contro le compagnie petrolifere o minerarie o le altre svariate forme di sfruttamento economico delle risorse naturali. Solitamente lo scenario che viene presentato, è quello in cui chi vuole distruggere per pura speculazione diventa il paladino del progresso, mentre chi è integrato nella Natura e la ama è l’ostacolo.
Ma quello che non capiscono le multinazionali e i personaggi che ne pilotano le attività, azionisti compresi e governi complici, è che l’amore per la Terra e la Natura è una forza potentissima.

Aldilà dei conti economici, ciò che ha fatto la differenza e portato al successo è stata la forza con cui le comunità si sono pacificamente, ma risolutamente, opposte a tanti progetti distruttivi nei loro territori. Battaglie vinte di cui non si sente quasi mai parlare, come ad esempio la legge del Costarica che vieta l’estrazione a cielo aperto sul territorio nazionale, oppure l’opposizione alla trivellazione off-shore da parte dei residenti dell’arcipelago colombiano di San Andrés, Santa Catalina e Providencia. Il corallo è più importante del petrolio, dissero gli abitanti di quella regione, dove esiste una delle più grandi barriere coralline dell’emisfero occidentale. Il Sierra Club negli Stati Uniti dal 2002, insieme alle comunità locali ha impedito l’apertura di 180 impianti ed è riuscito a far chiudere 170 centrali a carbone. In Turchia, a Gerze, la pressione della comunità locale ha impedito l’apertura di una centrale a carbone sul Mar Nero.

E sono tantissimi altri gli esempi possibili; da noi la comunità della Val di Susa si oppone ormai da 25 anni alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità, riconosciuta ormai opera inutile persino dal governo italiano. (http://www.notav.info/post/crozza-mi-aspetto-che-cambino-nome-alla-valle-anzi-abituiamoci-gia-a-chiamarla-val-di-scusa/)
Insomma la strada da percorrere, come semplici cittadini appartenenti alla nostra comunità e al pianeta Terra, è quella della conoscenza, dell’amore per il proprio territorio e quindi delle scelte sempre più consapevoli sia nei consumi giornalieri che nella pianificazione del futuro comune. Solo così avremo a disposizione uno strumento per impedire alla speculazione di vincere sulla natura e sull’uomo.

“L’uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.” Mahatma Gandhi

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile+Maggio 2018, editoriale