Il veleno ignoto: lo zucchero

di Elisabetta Lora Ronco

«Non hai mai fatto assaggiare la cola a tuo figlio?!». È la domanda costernata che mi pone una collega, incredula e dubbiosa. Anche io sono incredula, forse perchè mio figlio (al momento della domanda) aveva solo tredici mesi e no, tra un biberon e una pappa, non mi è mai venuto in mente di fargli assaggiare la cola!
Sono nata alla fine degli anni Ottanta e i miei genitori mi hanno sommersa di dolciumi e bibite. Dolci a colazione, dolci a fine pasto, a merenda, dolci per consolazione, dolci per premiazione, il risultato: sono stata per anni in sovrappeso, senza riuscire a sapere come slegarmi da quel gusto dolce, a non sapere come dire basta quando non avevo più appetito, o a mangiare solo quando avevo fame. L’intenzione dei miei genitori non era certo quella di farmi del male, erano inconsapevoli dei danni, come lo è stata la maggior parte di quella generazione.
Ma adesso? Adesso se uno vuole informarsi, vuole capire e conoscere ne ha le possibilità.
Allora ecco qualche informazione sullo zucchero, il veleno bianco. Non parlo solo del cucchiaino che mettiamo nel caffè, ma parlo soprattutto di quello aggiunto ai cibi industriali che compriamo.

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La prima epidemia di obesità della storia

Nel 2017 la rivista The Lancet, pubblica uno studio in cui si evince che nel mondo, negli ultimi 40 anni, il numero di bambini e adolescenti obesi è aumentato di dieci volte. In Italia, la percentuale è aumentata di quasi tre volte nel 2016 rispetto al 1975. Assistiamo alla prima epidemia di obesità della storia, che rischia di condannare i nostri figli a sviluppare, presto o tardi, patologie cardio e cerebrovascolari, il diabete, i tumori, l’ipertensione, la sindrome metabolica e via dicendo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una dieta corretta accompagnata ad attività fisica è un validissimo strumento di prevenzione per molte malattie e di trattamento per molte altre (1).
In questi ultimi decenni sono esplose campagne di sensibilizzazione e prevenzione contro l’obesità, ideati programmi di fitness, sono state pubblicizzate infinite tipologie di diete e siamo stati invasi da migliaia di prodotti dietetici.
Allora come è possibile che il sovrappeso e l’obesità siano aumentati così esponenzialmente?

Cosa dice l’OMS

Le linee guida OMS elaborate nel 2015 prevedono la forte raccomandazione di ridurre l’apporto di zuccheri al di sotto del 10% (circa 10 cucchiaini), rispetto al fabbisogno energetico totale, meglio il 5%. Pensiamo alla facilità estrema con cui si possono raggiungere questi limiti: due cucchiaini di zucchero da cucina, due di ketchup e 4/5 frollini. In un attimo 25 grammi (5 cucchiaini di zucchero). Queste raccomandazioni sono basate su evidenze scientifiche che mostrano come l’assunzione di quantità inferiori di zuccheri porti ad avere un peso corporeo inferiore.
Le persone sono consapevoli che basta così poco per ingrassare? Sono consapevoli che l’industria alimentare aggiunge zucchero ovunque, persino in prodotti insospettabili come il ketchup? E, soprattutto, se lo zucchero fa male, perché non viene fatto scomparire dai cibi industriali?

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Zucchero e dipendenza

Secondo una review pubblicata dal British Journal of Sports Medicine, il consumo di zucchero raffinato indurrebbe effetti sovrapponibili se non addirittura superiori, a quelli di altre sostanze che provocano assuefazione (2).
Lo zucchero, infatti, ci lega a sé in modo unico. Il sapore dolce non è soggetto a meccanismi di repulsione naturali, come avviene invece per il salato: le persone possono mangiare un intero sacco di biscotti o infinite barre di cioccolato e volerne ancora di più.
Gli zuccheri raffinati, portano a sviluppare le tipiche conseguenze delle dipendenze da sostanze, compreso l’abuso e il craving, cioè la fame da droga, il desiderio impulsivo per una sostanza psicoattiva. Esistono persino studi che dimostrerebbero che si può andare in astinenza da zuccheri manifestando sintomi come il disturbo di iperattività, deficit di attenzione, fino a uno stato simile a quello dei pazienti affetti da depressione.
Va da sé che se siamo dipendenti dallo zucchero, ne vorremmo sempre di più e continuamente. In questo modo l’industria alimentare continua a vendere, e il profitto cresce. Senza contare che ce lo rendono estremamente disponibile. Ovunque c’è un dispenser di merendine, succhi e cioccolata. E se davvero lo zucchero dà dipendenza, come facciamo a resistere a questo bombardamento continuo?

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(1) http://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/42665/WHO_TRS_916.pdf;jsessionid=9D9E8CF0347A7EFBFDA7AA156C5F4A28?sequence=1

(2) https://bjsm.bmj.com/content/early/2017/08/23/bjsports-2017-097971

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Food for Health (cibo per la salute) un manifesto collettivo

Vandana Shiva al SANA di Bologna tra biodiversità e fake news

A cura di Roberta Rendina – Eco-attivista, Blogger ed Insegnante di Yoga e Meditazione
roberta.rendina@gmail.com

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Non sembra a prima vista niente di nuovo… ormai ci siamo abituati. L’ennesimo appello di scienziati, ricercatori, ecologisti ai Governi di tutto il mondo in difesa dell’ambiente e della salute. La storia degli ultimi 20 anni ne è piena. Dai Manifesti per i diritti della Terra e delle popolazioni indigene ai manifesti di comitati locali e internazionali che si occupano di inquinamento di ogni tipo, appelli per la scomparsa di specie animali e così via. Abbiamo fatto estinguere una gran moltitudine di varietà vegetali ed animali, fino a compromettere anche gli insetti impollinatori, importantissimi per la nostra stessa sopravvivenza: le api, ma ancora non ci rendiamo conto che i prossimi a scomparire saremo noi umani! E non uso il condizionale volontariamente perché non si tratta di una eventualità, ma di una certezza, dati alla mano. Troppo spesso si porta il dibattito intorno all’oggetto sbagliato, in modo che non si parli di ciò che davvero è importante. Lo dicono gli oncologi autori del Manifesto Food for Health in apertura. Dice Patrizia Gentilini, medico ISDE, che non è più possibile negare la verità alla popolazione, che il cancro e tutte le altre malattie mortali che purtroppo sono sotto i loro occhi, tutti i giorni aumentano a dismisura, non sono causate da fattori ereditari come si millanta in giro, né dallo stile di vita che certo ha un impatto, ma che mai potrà essere così grande come quello prodotto da tutte le sostanze inquinanti tossiche e velenose che ingeriamo ed inaliamo tutti i giorni, stimate dalle 300 alle 500 per ognuno di noi. I dati sintetizzati nel Manifesto Food for Health, che ha visto la luce grazie all’editore AAM Terra Nuova, sono il frutto di 347 articoli e pubblicazioni scientifiche che dimostrano come in realtà la produzione di cibo industriale sia il punto centrale di ogni problematica attualmente rilevante della salute individuale, dei cambiamenti climatici e della giustizia sociale.

Vandana Shiva lo dice fin da subito nel suo acclamatissimo intervento, ‘Il cibo è vita, ed è ogni altra cosa’ citando un vecchio proverbio indiano. Attraverso la sua produzione scegliamo se preservare o aggredire senza rimedio l’ambiente in cui viviamo e di cui siamo parte, attraverso la sua commercializzazione decidiamo chi deve viverne e chi deve essere sfruttato, attraverso la sua ingestione se vivere o avvelenare noi stessi ed i nostri cari. Ma le scelte a tutti i livelli sono tutt’altro che libere purtroppo.
Perché noi viviamo in un sistema altamente manipolato, in cui si fanno credere cose che non sono vere, anzi, che sono l’opposto. E Vandana Shiva, leader indiscussa del movimento mondiale per la biodiversità e la sovranità alimentare, determinata e dolce al tempo stesso come una vera madre, comincia inaspettatamente con un discorso intorno alle fake news, evidentemente molto ben informata anche sul dibattito politico italiano.

Comincia dal ‘fake food’.
Si può chiamare cibo, un alimento senza vita, deliberatamente privato degli elementi nutritivi minimi, frutto di un’omologazione costante in cui si sceglie di coltivare il seme che produce maggiori quantità a discapito della qualità e della biodiversità che è necessaria alla continuazione della vita?
Si può chiamare cibo un condensato di pesticidi, inquinanti provenienti da aria ed acqua, conservanti, ed altre sostanze artificiali per lo più tossiche se non addirittura cancerogene? Anche il nostro microbiota intestinale, avvertono gli esperti presenti e

quelli che hanno organizzato un altro intero convegno proprio sull’intestino e le sue patologie e la stessa Vandana Shiva, è ridotto nelle pessime e preoccupanti condizioni attuali proprio per mancanza di adeguata diversificazione ed a causa della natura stessa degli alimenti industriali che ingeriamo con la loro scarsissima qualità. Biodiversità dentro e biodiversità fuori. Non è un elemento accessorio, è la base della vita stessa. Occorre che ci siano differenti varietà di ogni frutto generato da questa terra, così come occorre che venga mantenuta un’alta varietà di batteri ‘buoni’ nei nostri intestini. Sembra la manifestazione perfetta del principio olografico tanto caro agli antichi testi dello yoga. Se manca nel ventre della madre terra anche noi ne rimarremo privi. Con tutto ciò che comporta.

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Ma torniamo alle fake news di cui ci avverte Vandana Shiva.
La seconda, la più grave riguarda l’informazione scientifica la ‘fake science’: 50 anni di informazione scientifica falsa, manipolata, deviata, finanziata dal ‘cartello dei veleni’ così lo chiama Vandana, l’oligopolio delle quattro multinazionali che hanno in mano l’intero settore agro-industriale mondiale. Cita Monsanto/Bayer chiaramente, oggetto di tante campagne anche in India dal tempo dei suicidi dei contadini che erano costretti a comprare semi sterili, ma anche Syngenta.

E poi c’è la ‘fake free international trade’. Veramente siamo in un regime di commercio libero? Vandana Shiva non crede. Dai prezzi, all’informazione, all’orientamento sul tipo di colture niente è veramente libero; quando c’è un oligopolio così ristretto per forza di cose tutto viene fatto su misura per il loro profitto. Pensiamo solo al divieto dell’uso di glifosato nelle colture in Europa, di recente annuncio. Il glifosato esce dalla porta e rientra dalla finestra per così dire, visto che attraverso il trattato di ‘libero’ commercio, il Canada può così esportare da noi grano con quantità ancora più elevate di glifosato. Poi si sofferma sul concetto di Free International Trade e ci racconta un aneddoto interessante. Dice Vandana Shiva che questo concetto è stato inventato in India o meglio per l’India da parte della East India Company, una compagnia inglese che volendo colonizzare con i suoi prodotti l’economia indiana, si inventò questa parola. Lo scopo era far passare come libero commercio il loto, tassando i prodotti locali indiani e garantendo invece la libera circolazione delle merci per gli inglesi.

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Ultima fake, ‘fake security’, quella secondo cui il cibo industriale e confezionato è più ‘sicuro’ del cibo fatto con le mani.
Un quadro certamente non ottimistico quello delineato, ma Vandana Shiva non sembra preoccupata, anzi conclude il suo intervento risollevando l’animo dei partecipanti. Cita il suo paese e la loro esperienza con la dominazione inglese dicendo che anche gli inglesi pensavano che avrebbero governato per sempre. E poi? E poi è arrivato Gandhi e senza sferrare un solo colpo li ha cacciati. Era immaginabile? Decisamente no. Per questo non bisogna perdersi d’animo. Ognuno deve continuare a fare la propria parte nel proprio ambito e poi però, quando è il momento in quelle poche decisive occasioni, quelle poche storiche date, unirsi agli altri per far sentire la propria voce perché la rivoluzione, la cooperazione come noi la intendiamo non è finita, è appena cominciata.

Alcuni dati tratti da Food for Health
– Dal 1945 la produzione di pesticidi è aumentata di 26 volte;
– In Italia sono stati ritrovati pesticidi nel 67% delle acque italiane, nel 33 di quella sotterranee. 259 sostanze, 55 in un unico campione;
– L’Oms stima 200.000 casi di decessi direttamente derivanti da pesticidi organofosforici;
– Incremento del 55% di leucemia mieloide per esposizione ai pesticidi durante la gravidanza;
– 800 milioni di persone sono sottoalimentate nonostante 1/3 del cibo prodotto venga distrutto-2 miliardi di persone sono affette da malattie come obesità e patologie collegate;
– il sistema industriale agroalimentare occupa il 75% del suolo coltivabile;
– il 75% della biodiversità vegetale è scomparso negli ultimi 100 anni.

“Il cibo è stato ridotto ad una merce per fare profitti, ma sta distruggendo la salute del pianeta e della gente. E quando si guarda al costo esternalizzato di questo danno, ci si rende conto che è 4 o 5 volte più grande del costo del totale dell’economia alimentare ufficiale globale. La gente paga il prezzo del cibo a basso costo, che è cibo finto, attraverso i conti che deve pagare per curarsi. Potremmo tutti vivere bene, alimentarci in modo sano, con cibi freschi e locali. Per questo insieme ad un gruppo di medici ed ecologisti, quelli come noi che hanno dedicato la propria vita ad un cibo migliore per una salute migliore sia del pianeta sia della gente, abbiamo unito le forze per produrre questo Manifesto. Proteggere e difendere la giustizia, la giusta sostenibilità, la terra, le nostre famiglie è un processo che genera un’energia intrinseca. La lotta è solo un effetto collaterale, non è l’obiettivo. L’obiettivo è proteggere ciò che si ama, la biodiversità di questo pianeta, il suolo, i semi, la salute della gente e la democrazia” — Vandana Shiva

Il Manifesto Food for Health rappresenta uno strumento nelle mani dei cittadini per reclamare una transizione verso sistemi alimentari locali, ecologici e diversificati. È un imperativo sociale, economico e democratico.

Per scaricare il Manifesto:
https://issuu.com/terranuovaedizioni/docs/manifesto_food_for_health_lrdig

Per informarsi e partecipare alle attività Navdanya International:
www.navdanyainternational.it/it/

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Ottobre+Novembre 2018, sezione Speciale Alimentazione Naturale

Fa’ la cosa giusta 2

di Enrico Marone

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Guardo il numero di febbraio e penso che siamo arrivati ad un traguardo per niente scontato. Un anno di vita! Quindi vai con l’autocelebrazione. No, no, frena, frena…
In questo anno di vita ci siamo addentrati in una vera foresta fatta di associazioni, attività commerciali, progetti, professionisti, gite incantevoli, animali sereni, idee, speranze, ma soprattutto persone. Madre Natura, lo sappiamo, ci fornisce tutto ciò che ci serve, è bellissima e sacra allo stesso tempo. Noi, partiti col nostro piccolo zaino di esperienze e desideri personali, ci rendiamo conto di aver esplorato solo una piccola parte di questa grande foresta. Ma la scoperta più interessante sono state proprio le persone, quelle che si rendono conto di essere parte di questo grande disegno e non si accontentano di sopravvivere e bivaccare sul pianeta. Dal semplice consumatore un po’ più consapevole, all’agricoltore bio, all’operatore olistico, fino all’attivista che difende con la sua fisicità il proprio territorio, ecc… Non ve li posso elencare tutti. Una foresta umana in quella di Madre Natura. E man mano che procedevamo, numero dopo numero, si faceva sempre più strada una consapevolezza: siamo in tanti e con una nostra biodiversità (umanodiversità? Bleah, brutto termine) che è una garanzia di energia, vitalità, rinnovamento, voglia di fare, di cambiare. Ed è proprio quest’ultimo il verbo fondamentale. Qualcosa sta cambiando (non ci stanchiamo di dirlo) ed il motore di tale cambiamento siamo proprio noi, con ciò che pensiamo e facciamo. Per ora il cambiamento è lento e del resto le resistenze da parte degli interessi economico-finanziari legati al vecchio modo di intendere lo sfruttamento di risorse e persone, sono molto forti. Anche le abitudini e la subcultura sono ostacoli talvolta sfibranti. Ma quando la rivoluzione comincia a muoversi non si può più fermare ed è questa la nostra grande speranza. Noi proseguiamo l’esplorazione con il nostro piccolo zaino, più ricco di esperienze e conoscenze che vogliamo condividere con voi, che siete l’essenza di tutto questo. Certi di fare ancora una volta “la cosa giusta”.

Saremo a Fa’ la Cosa Giusta a Milano dal 10 al 12 Marzo: venite a trovarci!

Leggi gli editoriali di Giulia e Rossana!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Marzo 2017, editoriale