Al cuore del cioccolato: cosa si nasconde dietro questo prodotto tanto amato?

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

Cosa si nasconde dietro al cioccolato, uno dei prodotti più amati da tutti noi? Certamente la materia prima di cui è fatto, il cacao, contribuisce ad ottenere un cioccolato di qualità. Ma ancora meglio se viene prodotto nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori che contribuiscono alla sua produzione. Quasi tutto il cioccolato si produce e si consuma in Europa e negli Stati Uniti. L’80% del mercato è controllato dalle multinazionali occidentali, ma la materia prima, il cacao, proviene da diversi Paesi del Sud del Mondo. La maggior parte di questi sono localizzati nella fascia tropicale: il 70% in Africa (soprattutto Costa d’Avorio e Ghana), il 20% in Asia (Indonesia) e il restante 10% in America latina (Brasile ed Ecuador).

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Anche se il 90% dei produttori di cacao sono piccoli coltivatori locali, la maggior parte delle coltivazioni appartengono a grandi proprietari che con le loro scelte fanno la differenza nella filiera produttiva del cioccolato. Già nel 2010, il documentario The dark side of Chocolate, raccontava gli ingenti interessi legati a questa materia prima e di cosa si cela dietro il suo prezzo fissato in borsa. Emergeva uno sfruttamento dei lavoratori e l’impiego della manodopera minorile. Ad oggi, ci sono stati seri tentativi di contrasto di questo fenomeno, che in parte si è ridotto, ma certo non è stato debellato. Dietro al cioccolato ci sono quindi gravi questioni etiche, ma emergono anche importanti conseguenze ambientali. In Ghana e Costa d’Avorio, oltre il 90% dei terreni di riserve forestali è stato convertito illegalmente in piantagioni di cacao. Ciò ha determinato una vasta deforestazione con importanti conseguenze per la biodiversità che ha visto restringere gli habitat di molti animali, come ad esempio scimpanzé ed elefanti.

Anche in Ecuador, molte aree sono a rischio dal disboscamento selvaggio e molte delle piantagioni di cacao nazionale sono state soppiantate da una pianta geneticamente modificata, CCN-51. Questa è maggiormente resistente agli antiparassitari e più redditizia dal punto di vista economico, ma sta alterando la biodiversità del territorio, tanto che dal 1991 al 2009 si è passati da 550.000 ettari di coltivazioni di cacao nazionale a 255.000 ettari. Il cacao clonato ha poi qualità organolettiche molto differenti da quelle del cacao nazionale e per sopperire a questa mancanza viene arricchito con aromi. Tutto ciò fa sì che si stia alterando questa preziosissima materia prima ed emerge l’insostenibilità di una produzione industriale ed intensiva.

Una valida alternativa è data dai prodotti del mercato equosolidale, che sostiene il lavoro dei piccoli produttori contribuendo a migliorare le loro condizioni di vita e garantendo allo stesso tempo diritti e condizioni commerciali più eque. Inoltre, a differenza dei metodi di produzione intensivi, dove vengono seminate 1100 piante in un ettaro di terreno, il cacao equosolidale cresce in piccoli orti (huertas) con coltivazioni biologiche. Qui ogni pianta gode di un proprio ampio spazio di crescita (300 o 400 piante in un ettaro) e convive con altre specie vegetali (limone, arance e mandarini, banane, caffè, papaia, altre specie tropicali) che conferiscono al cacao un particolare aroma floreale e fruttato. Se abbiamo a cuore il cioccolato, è necessario sostenere un consumo più responsabile di questa preziosa risorsa a tutela della sua qualità e anche nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei produttori locali!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, sezione Speciale Alimentazione Consapevole

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