Donne e ambiente: la coppetta mestruale

di Patrizia Accettulli

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Chissà quante di voi conoscono la coppetta mestruale?
Forse tutte, forse molte la usano già, forse però qualcuna ha bisogno di una spinta in più e qualcun’altra non ne ha mai sentito parlare! Anni fa non esistevano gli assorbenti, ma il ciclo sì, quello esiste da sempre e allora come si faceva?
Le donne egiziane usavano i papiri ammorbiditi come tamponi. In Grecia, i tamponi erano fatti di garza avvolta intorno piccoli pezzi di legno. E a Roma, assorbenti e tamponi erano fatti di lana morbida. In altre parti del mondo carta, muschio, lana, pelli di animali e l’erba sono stati usati e adattati come assorbenti per il flusso mestruale. Finché nel 1896 venne messa in vendita la prima marca di assorbenti che però non riscosse un gran successo, tanto che sin dall’inizio del ventesimo secolo le donne americane usavano tamponi fatti in casa con lo stesso cotone assorbente usato per i pannolini.
Poi finalmente, nel 1930 Leonora Chalmers, brevettò e produsse la prima coppetta mestruale che però, dopo l’avvento dei prodotti usa e getta, non trovò larghissima fruibilità tra il pubblico femminile. Da qualche anno invece le coppette hanno subìto un notevole sviluppo sia in termini di miglioramento quanto di numero di donne che le utilizzano e dal 1980 l’utilizzo di coppette oppure di assorbenti lavabili è notevolmente aumentato!
Le più comuni sono sagomate a forma di campana, fatte di gomma o silicone alimentare/farmaceutico, materiali completamente inerti e sicuri, morbidissimi e facilmente maneggiabili. Il marchio che storicamente ha fatto conoscere questo sistema in Italia è Mooncup a cui si sono affiancati poi nuovi marchi e varietà di forme e colori. La coppetta si utilizza in modo simile al tampone, ma il sangue viene raccolto al suo interno e non assorbito, questo ne dà garanzia di sicurezza igienica e impedisce lo sviluppo di infezioni da contatto. È una scelta ECOLOGICA ed ECONOMICA, visto che si lava e riutilizza (una coppetta può durare fino a 10 anni) di giorno in giorno evitando la produzione di rifiuti e in termini economici già dopo 4 settimane di utilizzo la spesa è ammortizzata!

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Samon, la fine dell’estate e la Canna palustre

di Ossian d’Ambrosio

Canna palustre, madre protettrice
Porta la mia coscienza alla consapevolezza
Aiutami a vedere tutto il mio sé
La vista del mondo nel cambiamento
e la porta della coscienza interiore
Che guida la mia trasformazione
E guarisce la mia anima

Samonios segna l’inizio dell’anno celtico. È il momento in cui si entra nella metà scura (e oscura) dell’anno. Come la terra entra nella stagione del riposo, anche l’uomo è chiamato a rivolgersi verso la sua essenza più introspettiva e la spiritualità.
Vi sono due piante nella tradizione celtica che segnano il periodo che va dalla fine di Ottobre a metà Novembre ma vengono identificate con lo stesso nome gaelico in Negtal, la prima più comune è la canna palustre e la seconda è il brugo.
La Canna è una pianta strettamente collegata all’elemento acqua, sede delle nostre emozioni e dei ricordi. Ricordi del passato e dei nostri antenati, i famigliari di sangue che sono dipartiti dalla dimensione tangibile della vita e gli antenati del nostro territorio.
Le canne sono state e sono usate da tempi antichi per la costruzione di strumenti a fiato, sono strumenti che in questo periodo dell’anno ci proiettano immagini lugubri delle anime dei defunti che vengono convocate nell’aldilà, mentre nel periodo luminoso dell’anno il suono delle siringhe di canna manifestano la ripresa della vita, come il suono emesso dal dio greco Pan.
Gli antichi Celti hanno da sempre onorato queste piante, in quanto producono musica mentre si piegano con grazia nel vento e per questo collegate al mondo degli spiriti, ma la loro sottigliezza ricorda delle frecce argentee che volano nell’aria in direzioni sconosciute, ed in effetti le canne, in antichità, venivano usate anche per fabbricare le frecce. Scagliare frecce nel buio è un’espressione del desiderio di ottenere delle verità fondamentali, in quanto, se lanciate senza una direzione il luogo dell’atterraggio sarà casuale, mentre se focalizziamo un obiettivo, daremo determinazione e convinzione al senso dello scopo, ma l’atto diverrà secondario all’evento stesso.
Sognare le canne palustri mosse dal vento indica che non tutti i vostri amici sono sinceri.

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Le radici della canna penetrano profondamente nell’acqua da cui prendono il nutrimento. Queste radici sono la parte più forte della canna, infatti la sua vera forza è doppiamente nascosta, sotto l’acqua e sul pavimento dello stagno o sul lago dove cresce. Se siete nati sotto questo segno (28 Ottobre-28 Novembre), anche voi avete una forza segreta, e forse anche motivazioni segrete. La sfida è quella di utilizzare saggiamente le vostre “capacità intuitive”, non minare gli altri o trovare le loro debolezze, ma trasformarsi in un individuo profondamente percettivo la cui saggezza può essere usata per insegnare agli altri.
La canna palustre è collegata anche alla dea celtica Rhiannon, dea degli inferi e dei morti, ha il dono di mutare forma ed è conoscitrice di ogni pianta ed albero perché in vari miti essa viene descritta nell’atto di danzare con dei rami. Nasce al plenilunio, è la dea della fertilità, della rinascita, della saggezza, della magia, della trasformazione, della bellezza, dell’ispirazione artistica e della poesia. Rhiannon si manifesta come una bellissima giovane donna vestita di oro, cavalcando un cavallo bianco, con uccelli cangianti che volano intorno alla sua testa. Il loro canto può svegliare gli spiriti dei morti o dare sonno ai mortali, come le atmosfere novembrine.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Orti e Giardini