Uno sguardo sulla Val Grande Monte Faiè (1.352 mt.) (Ompio -VB-)

di Mauro Carlesso – scrittore e camminatore vegano

La scheda
Località di partenza: Ompio (mt. 940) –VB-
Località di arrivo: Ompio (mt.940) –VB-
Cime sul percorso: Monte Faiè (mt. 1.352)
Dislivello: mt. 410 circa
Tempo di percorrenza: ore 4 (soste escluse)
Difficoltà: E
Periodo: primavera – autunno

mergozzo e maggiore

L’invito
Il Faiè (che significa faggeta) rappresenta un comodo balcone che si affaccia sulle tormentate cime della Val Grande. Poco oltre la vetta del Faiè la cresta infatti si impenna e si contorce nelle rocce della Cima Corte Lorenzo, avamposto di quei Corni di Nibbio dalle forme repulsive e raramente visitate. Raggiungere il Faiè vuol dire affacciarsi sulla più vasta area wilderness italiana, scrutarne i solchi vallivi impenetrabili, osservare le tortuose sagome delle montagne affastellate tra di loro ed ascoltare il profondo silenzio nel quale da decenni è immerso questo spettacolare, affascinante e magico territorio.

parete del Pedum

L’itinerario
Dall’autostrada A26 uscire a Baveno e proseguire in direzione Verbania. Alla rotonda di Fondotoce girare a sinistra per San Bernardino Verbano – Parco Val Grande. Si continua per alcuni chilometri lungo la provinciale che passa per Bieno e seguire poi per Rovegro, Santino e Alpe Ompio. Negli ultimi 7 km la strada corre tra i castagni e termina in località Ruspesso a 937 mt. dove si parcheggia. Dal parcheggio imboccare la bellissima mulattiera acciottolata tra due muretti che in breve conduce al Rifugio Fantoli, (15 min.). Da qui si prosegue su un sentiero segnalato che sale nel bosco fino a una selletta (a destra prosegue in piano il sentiero per Corte Buè), si continua verso sinistra, salendo la dorsale boscosa che diventa successivamente molto panoramica e poi, camminando tra la faggeta, si raggiunge la cima del Monte Faiè (1.352 mt). Il ritorno si può effettuare lungo la via di salita. Se invece si vuole chiudere un anello, dalla cima proseguire lungo la panoramica dorsale, passare dall’Alpe Pianezza, e dopo un’ultima elevazione scendere alla Colma di Vercio ( 1250 mt.); da qui scendere sul versante Ossolano su un sentiero che, superata una piccola dorsale rocciosa, porta con vari tornanti al bel pianoro di Vercio ( 900 mt.) da dove, con percorso in mezzacosta e passando da Curt di Nus (cartello) si rientra all’Alpe Ompio.

La nota storica
Camminare in Val Grande, ovunque lo si faccia, significa tuffarsi in un mondo ricco di storia e di storie fatte di lavoro, fatica e fame. Sembra incredibile che in questo territorio così ostile, l’uomo abbia potuto vivere e lavorare. Qui in Val Grande l’uomo ha conosciuto un’intensa epopea lavorativa con la produzione di legname e di energia elettrica. Ora che la Natura si è riappropriata di tutto il territorio che l’uomo aveva addomesticato sembra impossibile che Cossogno, un piccolo paese valgrandino, sia stato uno dei primi paesi in Italia a beneficiare di una Centrale Elettrica (con buone probabilità si ritiene addirittura che la Centrale di Cossogno sia stata la prima in assoluto). Merito del lungimirante ingegnere svizzero Sutermeister insediatosi a Pogallo e dove si possono ancora osservare le vestigia della sua lussuosa casa. Ma in Val Grande era più la fame e la miseria a far compagnia alla gente. Una di queste storie di stentata ma dignitosa sopravvivenza riguarda Angela Borghini, nota come La vegia dul balm. Proprio sotto i Corni di Nibbio, in un anfratto della roccia, la Borghini negli anni 20 si era ritirata a vita grama con un uomo che aveva moglie e un figlio fuggendo di fatto dalla maldicenza del paese che non vedeva di buon occhio questo rapporto di concubinaggio. E così Angela e Michele hanno vissuto il loro ideale e tormentato amore sotto la balma di Fajera, un luogo inospitale, fuori dal mondo e di difficile accesso anche oggi. Angela visse lassù isolata anche per molti anni dopo la morte di Michele testimoniando una prova di libertà forse estrema ma sicuramente ammirevole, commovente ed irripetibile.
(per approfondire si veda lo storico e commovente libro “Val Grande ultimo paradiso” di Teresio Valsesia – Alberti Libraio Editore Intra 1985)

Per un pranzo al sacco Veg
Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: cous cous con tofu, melagrana e pistacchi.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Ottobre+Novembre 2018, sezione Turismo Sostenibile

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Sul Poncione di Ganna, il “Piccolo Cervino” (Ganna -VA-)

di Mauro Carlesso

Lasciata alle spalle la “città giardino”, la strada si inoltra sinuosa e silenziosa lungo la valle. Acqua pura, grotte, piccoli borghi, verdeggianti declivi stimolano a fermare l’auto, ad osservare, a scoprire una natura lussureggiante alle spalle di una città capoluogo ma, con una definizione ormai desueta, ancora “a misura d’uomo”. La frenesia delle nostre vite ci induce a non perdere di vista i nostri obiettivi di lavoro, a concentrarci totalmente sui nostri problemi, sulle nostre cose, la nostra famiglia… tutto giusto, s’intende. Ma percorrendo questa strada, appena fuori città, tra acque pure, cascate, borghi, antiche badie e boschi rigogliosi non si resta indifferenti. Allora la calma ci pervade ed un atavico istinto ci spinge ad osservare, ad alzare lo sguardo. E allora, in un certo tratto di quella strada scorgiamo una guglia rocciosa affascinante ed ammaliatrice. Ed è obbligatorio, per staccare dalla frenetica attività quotidiana, andarla a visitare. Quella guglia è il Poncione di Ganna.

cartina poncione

La scheda
Località di partenza: Passo del Tedesco (mt.700 circa) –VA-
Località di arrivo: Poncione di Ganna (mt.993) –VA-
Cime sul percorso: Poncione di Ganna (mt.993)
Dislivello: mt. 300 circa (numerosi saliscendi)
Tempo di percorrenza: ore 2 (soste escluse)
Difficoltà: E
Periodo: Sempre (con neve richiede qualche attenzione)

sagoma poncione

L’itinerario
Dall’autostrada dei Laghi in direzione Varese si esce a Gazzada da cui, con la comoda Tangenziale si evita il centro di Varese. Superato il Centro Commerciale e seguendo le indicazioni per Luino e Ponte Tresa si entra in Valganna. Nei pressi della fabbrica della birra si può già godere di una spettacolare vista della nostra vetta. Si continua sino a Ganna, che si attraversa e poco dopo si sale a destra verso l’Alpe Tedesco raggiungendo l’omonimo passo dopo circa 5 km di tornanti. Qui si lascia l’auto nei rari spazi che si trovano a margine della strada.
Dal Passo si sale il dosso boscoso sulla destra, arrivando in breve ad un discutibile roccolo di caccia che si contorna a destra. Al culmine della salita si scende fino ad incrociare la mulattiera proveniente dall´Alpe Tedesco sita a poche centinaia di metri più avanti del Passo. Si cammina quindi in salita lungo questa mulattiera per qualche centinaio di metri fin quando spiana. A questo punto ci si tiene a destra (cartello) percorrendo un sentiero che conduce sotto le propaggini della cresta NW. Con una lunga diagonale in falsopiano a sinistra, si percorre tutto il versante NE fino a quando, ad una svolta, inizia la cresta SE (dove è presente una rudimentale panchina). Da qui inizia una salita, seppur facile, decisamente più ripida che nell´ultimo tratto, ormai in vista della grande croce, presenta alcuni gradini rocciosi che conducono alla superba vetta dallo sconfinato panorama sulla Valganna, con i Laghi di Ganna e Ghirla, sul Campo dei Fiori e i Laghi del Varesotto, sul Monte Martica, e la vicina Valceresio, con il Lago di Lugano, sul Monte Minisfreddo, sul Monte Orsa e San Giorgio e, più in lontananza il Monte Generoso, il Monte Rosa, le Alpi Lepontine e le Alpi Retiche.
La discesa avviene lungo il percorso di salita. Se si vuole prolungare l’escursione si può però percorrere la cresta che unisce il Poncione al dirimpettaio Monte Minisfreddo. Si cammina su buon sentiero fino a quando la cresta si abbassa più ripida. A questo punto, giunti ad un breve pianoro, si stacca sulla sinistra un sentierino che raccordandosi più sotto con quello proveniente dal Minisfreddo, torna alla panchina alla base della cresta SE, da dove siamo transitati all’andata. Da qui si raggiunge di nuovo la depressione dalla quale si risale al roccolo e si scende al passo dove abbiamo lasciato l’auto.

croce poncione

La nota storica
Cosa c’è di più sostenibile del viaggiare in bicicletta? Pedalare, faticare, immergersi nella natura con una “macchina” che non lascia nulla dietro di sé, nell’aria e che non fa rumore e non rilascia odori. E cosa c’entra la bicicletta col Poncione di Ganna? Apparentemente niente. Eppure… In questi luoghi, quelli sotto il Poncione per intenderci, era nato un tale Luigi Ganna che nulla ha a che vedere col nome della montagna, ma che ben figura nell’orizzonte della sostenibilità oggi tanto agognata. Ebbene Luigi Ganna è stato uno che con la bicicletta ci sapeva fare. Ne faceva di chilometri: per andare a lavorare, dalla sua Induno Olona fino a Milano dove faceva il “magutt”, ne percorreva ben 110 ogni giorno! Ganna era una forza della natura, senza neppure saperlo manifestava una “resilienza” per noi inimmaginabile. E forse proprio quella istintiva “resilienza”, lo portò a vincere il primo Giro d’Italia (1909). Non era solo uno che andava in bicicletta, non era solo un muratore, non era solo uno dei nove figli di una famiglia di contadini. Ganna è stato l’inconsapevole avanguardia di quel movimento che adesso facciamo nostro, per difendere la natura aggredita dalla violenza delle macchine, delle quali lui, il “magutt” Ganna, sapeva fare a meno. E per dare colore a questo ecologista ante litteram non si può non citare la sua divertente, ma significativa espressione della sua personalità, umile e concreta (un binomio che spesso noi perdiamo per strada). Ad un cronista, che lo sollecitava ad esprimere un commento a caldo, chiedendogli quale fosse la sua impressione più viva dopo la vittoria, Ganna rispose: “L’impressione più viva l’è che me brüsa tant ‘l cü!”

Per un pranzo al sacco Veg
Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: torta salata con tofu, radicchio e patate

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Vivere Sostenibile Varese