Boschi in fiamme

di Giancarlo Fantini

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“Ha fatto più pulizia il fuoco in 3 giorni che noi in 30 anni”: così dichiarava una guardia del Parco del Campo dei Fiori di Varese, intervistato dal TGR Lombardia nei giorni dei grandi incendi in questa parte dell’Italia nordoccidentale.
“Guarda che continuano a fare… pulizia nel tuo bosco”: mi diceva in diretta telefonica un amico ascoltatore, comunicandomi nel corso del mio programma su BluRadio l’ennesimo furto di legna.
Uno degli ultimi regali che ho ricevuto è un libro, “Norwegian Wood”, il cui autore, Lars Mytting, può vantare 200.000 copie vendute nella sola Scandinavia ad un anno dalla prima uscita.
Tre notizie recenti, tre fatti accaduti in rapida successione tra loro, sicuramente non per caso. È da anni che so che nulla succede per caso, ma in questa occasione posso davvero dire di essere stato ispirato nello scrivere il mio contributo mensile a questa rivista.

Cos’hanno in comune i tre eventi sopracitati?
Un problema, il fuoco che brucia i boschi (abbandonati), che può essere visto oltre che in termini negativi, anche come una scintilla di stimolo alla conoscenza ed utilizzo di una risorsa. Ovviamente non metto in discussione la tragedia ecologica che si è consumata in questo autunno: a parte l’aumento delle famose “polveri sottili”, il danno a numerose specie animali è stato incalcolabile; come incalcolabile è (e sarà) la quantità di ossigeno che gli alberi bruciati non saranno in grado di regalarci per i prossimi 30 anni…
Ma la Storia di questo pianeta è piena di incendi colossali, prima ancora della comparsa dell’uomo: paradossalmente il loro manifestarsi (sempre per accidenti naturali) ha contribuito all’evoluzione della Flora, incrementando da un lato la selezione, fertilizzando in maniera rilevante, grazie alle ceneri, i sopravvissuti.
So che a questo punto il lettore malizioso penserà di avere a che fare con un piromane, ma la realtà è ben diversa: ho imparato (e insegno) come spesso in un problema ci sia la soluzione del problema stesso!
La lettura del prezioso libro citato prima, mi ha dato ulteriori strumenti di conoscenza e li diffonderò prossimamente: qui mi limito a sottolineare come il legno sia davvero l’unico combustibile ecologico, purché si utilizzino stufe e camini ad alta efficienza. Dai camini potrà così uscire, insieme ad un po’ di vapore acqueo, la stessa quantità di anidride carbonica accumulata dall’albero che bruciamo in tutta la sua vita!
Invece il fatto che siano in continuo aumento, soprattutto nelle zone collinari prealpine, furti di legna da ardere, ma anche di interi boschi in piedi, è un sicuro segnale che la domanda di questo combustibile sia in costante aumento. E non aggiungo altro… Che fare perciò?

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“Sarà calore” – olio e segatura – 80 x 100 – 2012
di Giancarlo Fantini

Copiare ciò che da tempo si fa nei paesi normali, semplicemente:
realizzare il censimento dello stato dei nostri boschi, la cui superficie in Piemonte è già ben oltre la loro possibilità di gestione ed aumenterà progressivamente con l’ulteriore abbandono dei coltivi;
• favorire le attività di aziende private (o la nascita di associazioni e cooperative) che si occupino della “pulizia” delle aree boscate (anche) al solo scopo di ricavarne materia prima combustibile, da utilizzare in centrali a “biomasse”, riducendo così il rischio del propagarsi del fuoco;
• agevolare la diffusione di stufe e camini, ma anche di caldaie condominiali ad alta efficienza che utilizzino il legno come combustibile.
Il tutto partendo anche dalla semplice constatazione che, dalle risaie in su, la distanza tra la “miniera verde” ed i luoghi di potenziale utilizzo del combustibile sono tali da derivarne bassi costi di trasporto.
Nel frattempo mi accontenterei di vedere pochi “alberi di Natale” tagliati prima di raggiungere almeno la maturità, al solo scopo di stare per un paio di settimane a far bella mostra di sé.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Dicembre+Gennaio 2017/2018, sezione Scelte Ecosostenibile

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I Funghi, i guardiani del bosco

di Matt Perrod, escursionista e conoscitore di boschi

Immaginate le belle giornate autunnali, con la natura che si prepara ad andare a dormire nel freddo inverno e che lentamente indossa un pigiama di foglie tutto colorato. Questa stagione ci offre molti frutti deliziosi, come castagne, noci, ma soprattutto funghi. Tecnicamente non sono né piante né animali, ma se non ci fossero non esisterebbero nemmeno i boschi che tanto amiamo.

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I funghi, rilasciando miliardi di spore, contribuiscono a far respirare il bosco e a creare l’humus necessario alla crescita delle piante, decomponendo il legno e le foglie. Si nascondono prevalentemente nei boschi, sia in pianura che in montagna; alcune specie solitamente nello strato superficiale della lettiera (fogliame, muschio e piccoli rami), altre invece crescono sul tronco degli alberi o addirittura in mezzo all’erba alta.
Assomigliano alle piante perchè dotati di una fitta rete di radici e filamenti chiamata micelio: è il corpo vegetativo del fungo e non è altro che un’enorme rete metropolitana dei boschi. È la parte fondamentale di ciascuna specie e col verificarsi di particolari condizioni atmosferiche (umidità, incremento o decremento di temperatura e assenza di vento), dà origine al carpoforo, il “fungo” come lo conosciamo e che siamo abituati a raccogliere.

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Per trovarli non basta una breve passeggiata, alle volte una “fungata” può durare anche molte ore, con il rischio di rientrare a casa con il cestino vuoto. Premesso che, un conto è una passeggiata nel bosco e un altro andar per funghi, quest’ultima è un’attività che non deve essere presa sottogamba per almeno due motivi: il rispetto dell’ambiente e la propria sicurezza.
La prima importante regola è il rispetto del bosco, come lo abbiamo trovato lo dobbiamo lasciare e non bisogna rompere i funghi cattivi o che non conosciamo, per i motivi descritti prima: se lo rispettiamo, il bosco ci ripagherà con i suoi frutti. Il silenzio è la seconda regola: ricordiamoci sempre che non siamo al mercato, ma nell’habitat di molti animali, grossi e piccini, che non saranno molto entusiasti di avere a casa chiassosi ospiti indesiderati. La terza regola è più personale: soprattutto in mezzo ai boschi di montagna, fermatevi a respirare e dimenticatevi dei problemi, chiudete gli occhi e sentite l’energia di Madre Terra intorno a voi. Una volta fatto questo potete iniziare la vostra ricerca.

Per iniziare bisogna avere un’adeguata attrezzatura, è importante per rispettare la prima regola e per la propria incolumità: in primis scarpe con la suola a carrarmato per evitare di scivolare sul fogliame e le pigne, in pianura invece consigliamo lo stivale di gomma per non inzupparsi le scarpe negli acquitrini. Successivamente vestitevi bene, usate un abbigliamento caldo, comodo ma resistente, possibilmente lungo per evitare graffi, i funghi si possono trovare sul sentiero ma spesso vi capiterà di dover passare in mezzo ad arbusti o a boschi fitti che non vi risparmieranno gambe e braccia (in qualche modo il bosco deve difendersi da voi!). Munitevi di un bastone (potete tranquillamente raccoglierne uno appena arrivati, se non ne siete già in possesso), è un valido supporto nei tratti scoscesi ed è utile per spostare, senza danneggiare, i piccoli cespugli o le piante sotto le quali si possono nascondere i funghi. I cercatori più tecnici non si separano da un gilet multitasca, tipo quelli dei pescatori, unito al pratico marsupio. Insieme, questi due accessori vi permetteranno di avere tutto a portata di mano, senza dovervi ogni volta fermare per frugare nello zaino a cercare il coltello, strumento fondamentale per non rompere il cappello dal gambo nel tentativo erroneo di strapparlo dal terreno, importantissimo per pulire il fungo non appena raccolto e per lasciare nel bosco i resti del micelio. Così facendo, è molto probabile che la prossima volta possiate trovare funghi nuovamente nello stesso punto dove li avete raccolti. Se sarete fortunati e porterete a casa un bottino consistente, custoditelo in cesti di vimini: durante il trasporto i funghi, attraverso i fori del cesto, continueranno a rilasciare spore, che cadendo durante il tragitto nel bosco, potranno germinare e dare origine a nuovi miceli, che a loro volta potranno generare nuovi corpi fruttiferi e quindi nuove spore.
In Italia tra i più ricercati troviamo il porcino, Boletus Edulis, che è tra i funghi più pregiati al mondo. In Francia invece, preferiscono gli ovuli, anch’essi molto pregiati. I porcini hanno un sapore molto delicato e per questo in cucina vengono usati per insaporire le carni o come protagonisti di ottimi risotti. I funghi porcini, così come tutti gli altri funghi, sono facilmente deperibili, quindi è consigliabile consumarli entro pochi giorni dal raccolto, a meno che si voglia conservarli più a lungo. In tal caso possono essere messi in vasetti sott’olio, oppure possono essere fatti essiccare; quest’ultima tecnica viene usata soprattutto se si sospetta la presenza di vermi ed è l’unico modo per eliminarli senza rinunciare ai funghi. Con entrambi i metodi si manterranno intatti il gusto e l’aroma e durante il resto dell’anno non se ne soffrirà troppo la mancanza. Una curiosità, a proposito di altri periodi dell’anno: non tutti i funghi nascono in autunno. Ad esempio, quando il micelio della Morchella, fungo primaverile ottimo per i risotti, registra un aumento di temperatura, ne stimola la fruttificazione.

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I funghi possono essere definiti integratori naturali, infatti contengono molti sali minerali, tra cui fosforo, potassio, magnesio, selenio, etc. sostanze antiossidanti, proteine e numerose vitamine, come quelle del gruppo B. Favoriscono una corretta ossigenazione del sangue e la produzione di globuli rossi, non contengono grassi e hanno poche calorie. Nel complesso quindi si tratta di un alimento interessante dal punto di vista nutrizionale, nonché capace di rendere indimenticabili pranzi e cene. Come per tutte le cose non bisogna abusarne: facendo parte della famiglia delle muffe un consumo eccessivo può renderli indigesti. Bisogna fare anche attenzione quando si raccolgono nei boschi: se non siete pratici, munitevi di un compagno di avventure esperto o di guide cartacee in cui sono spiegate tutte le tipologie di funghi, dal momento che non tutti sono commestibili e alcune varietà potrebbero essere tossiche e velenose. Ricordate che per prudenza conviene farli controllare all’Ispettorato Micologico, presente un po’ in tutte le ASL.

Ma non vi allarmate: anche se non siete in grado di valutare se un fungo sia buono o cattivo, prima dovete trovarlo!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Alimentazione Consapevole