Ma cosa vuol dire mangiare consapevole?

di Giulia Marone

Cosa vuol dire oggi alimentarsi consapevolmente? Spesso parliamo di vegetariani e vegani, dando per scontato che sia la miglior alimentazione etica da rispettare. Ovviamente è così solo se fatto consapevolmente.
Mi spiego meglio: non è l’etichetta di “vegano” a renderti immediatamente riconoscibile come un salvatore del pianeta, e purtroppo c’è molta diffidenza verso questo tipo di alimentazione, semplicemente perchè l’altro non conosce realmente le motivazioni che spingono a farla o perchè ne conosce alcune per sentito dire e non vuole approfondire.
L’unica cosa che può renderci sostenibili davvero è l’elemento che dovrebbe essere alla base di ogni alimentazione: la conoscenza della provenienza degli alimenti.

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Conoscere ciò che mangiamo è l’unica cosa che ci permette davvero di essere consapevoli delle nostre azioni e quindi di fare delle scelte. Non è facile oggi, soprattutto nelle grandi città, avere le fonti e le informazioni complete su tutto ciò che portiamo in tavola, e se ci pensate è assurdo non poterlo sapere. Lo sforzo che ognuno di noi deve compiere è proporzionale all’amore verso noi stessi e la nostra famiglia, perchè a quel punto ci renderemo conto che non è uno sforzo, ma una necessità imprescindibile!
Un altro elemento discutibile potrebbe essere quello degli alimenti provenienti da altri Stati e che spesso troviamo nelle moderne ricette “salutari”. È bello vedere le fotografie sui social piene di frutti dai mille colori e dalle forme nuove, ci sono tanti alimenti che ci piacerebbe provare, assaggiare, che ci dicono che fanno bene. E nella maggior parte dei casi è vero, esistono i cosiddetti “super food” perchè questa Terra è ricca e va incontro alle esigenze di tutti. È sbagliato provare cibi nuovi? No, non è questo che voglio dire. Non avremmo i pomodori o le patate se tempo fa non avessimo incluso nuovi alimenti nella nostra dieta. Qual è il punto allora? Sempre lo stesso: da dove proviene l’avocado che voglio mangiare? È di una coltivazione italiana o di una catena equa e solidale o è senza indicazioni reali di origine?

Allo stesso tempo, sarebbe possibile per i vegani alimentarsi in maniera completa senza acquistare cibi non originariamente italiani? Ad esempio: la quinoa, i semi di chia, gli anacardi… , la risposta è ovviamente sì. Nessuno però pretende che per essere definiti sostenibili sia necessario essere vegani e mangiare a km zero ad ogni pasto (conosco non-vegani molto più sostenibili di chi si alimenta con polpettine senza derivati animali e di solito sono persone anziane che vivono in piccoli centri), ma se vogliamo esserlo almeno un po’, facciamo tutto ciò che è in nostro potere per conoscere ciò che portiamo in tavola, magari andando a conoscere i produttori. Guardatevi attorno! L’Italia è ricca di possibilità e il nostro corpo richiede attenzioni, come l’ambiente che ci circonda e che ci dà ancora tutto ciò che ci serve.
Del resto se ci pensiamo bene finchè l’ambiente che ci circonda starà bene probabilmente staremo bene anche noi.

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Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, sezione Speciale Alimentazione Naturale

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Al cuore del cioccolato: cosa si nasconde dietro questo prodotto tanto amato?

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

Cosa si nasconde dietro al cioccolato, uno dei prodotti più amati da tutti noi? Certamente la materia prima di cui è fatto, il cacao, contribuisce ad ottenere un cioccolato di qualità. Ma ancora meglio se viene prodotto nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori che contribuiscono alla sua produzione. Quasi tutto il cioccolato si produce e si consuma in Europa e negli Stati Uniti. L’80% del mercato è controllato dalle multinazionali occidentali, ma la materia prima, il cacao, proviene da diversi Paesi del Sud del Mondo. La maggior parte di questi sono localizzati nella fascia tropicale: il 70% in Africa (soprattutto Costa d’Avorio e Ghana), il 20% in Asia (Indonesia) e il restante 10% in America latina (Brasile ed Ecuador).

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Anche se il 90% dei produttori di cacao sono piccoli coltivatori locali, la maggior parte delle coltivazioni appartengono a grandi proprietari che con le loro scelte fanno la differenza nella filiera produttiva del cioccolato. Già nel 2010, il documentario The dark side of Chocolate, raccontava gli ingenti interessi legati a questa materia prima e di cosa si cela dietro il suo prezzo fissato in borsa. Emergeva uno sfruttamento dei lavoratori e l’impiego della manodopera minorile. Ad oggi, ci sono stati seri tentativi di contrasto di questo fenomeno, che in parte si è ridotto, ma certo non è stato debellato. Dietro al cioccolato ci sono quindi gravi questioni etiche, ma emergono anche importanti conseguenze ambientali. In Ghana e Costa d’Avorio, oltre il 90% dei terreni di riserve forestali è stato convertito illegalmente in piantagioni di cacao. Ciò ha determinato una vasta deforestazione con importanti conseguenze per la biodiversità che ha visto restringere gli habitat di molti animali, come ad esempio scimpanzé ed elefanti.

Anche in Ecuador, molte aree sono a rischio dal disboscamento selvaggio e molte delle piantagioni di cacao nazionale sono state soppiantate da una pianta geneticamente modificata, CCN-51. Questa è maggiormente resistente agli antiparassitari e più redditizia dal punto di vista economico, ma sta alterando la biodiversità del territorio, tanto che dal 1991 al 2009 si è passati da 550.000 ettari di coltivazioni di cacao nazionale a 255.000 ettari. Il cacao clonato ha poi qualità organolettiche molto differenti da quelle del cacao nazionale e per sopperire a questa mancanza viene arricchito con aromi. Tutto ciò fa sì che si stia alterando questa preziosissima materia prima ed emerge l’insostenibilità di una produzione industriale ed intensiva.

Una valida alternativa è data dai prodotti del mercato equosolidale, che sostiene il lavoro dei piccoli produttori contribuendo a migliorare le loro condizioni di vita e garantendo allo stesso tempo diritti e condizioni commerciali più eque. Inoltre, a differenza dei metodi di produzione intensivi, dove vengono seminate 1100 piante in un ettaro di terreno, il cacao equosolidale cresce in piccoli orti (huertas) con coltivazioni biologiche. Qui ogni pianta gode di un proprio ampio spazio di crescita (300 o 400 piante in un ettaro) e convive con altre specie vegetali (limone, arance e mandarini, banane, caffè, papaia, altre specie tropicali) che conferiscono al cacao un particolare aroma floreale e fruttato. Se abbiamo a cuore il cioccolato, è necessario sostenere un consumo più responsabile di questa preziosa risorsa a tutela della sua qualità e anche nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei produttori locali!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, sezione Speciale Alimentazione Consapevole

Alimentazione e benessere bio. Consapevolezza o moda?

di Enrico Marone

Ma agli Italiani quanto interessano gli alimenti biologici ed il loro consumo?
E lo fanno per “moda” o perchè credono veramente nella maggiore qualità di questi prodotti?
Domande interessanti e stuzzicanti alle quali ha dato una risposta uno studio di Demoskopea (ricerca di marketing e ricerca sociale attraverso partnership costruttive con aziende private nazionali e internazionali e con enti e istituzioni pubbliche da oltre 50 anni).
Capire cosa muove l’interesse delle persone verso prodotti che possiamo definire nuovi e nello stesso tempo antichi, è sicuramente un dato utile per tutta una serie di ragionamenti che tenteremo di fare insieme, proprio grazie ai dati raccolti.
Dati che provengono da 2.000 interviste a persone di età compresa tra i 18 e i 64 anni di entrambi i sessi che vivono in piccoli, medi e grandi centri. Un campione che consente di estrapolare una serie di evidenze significative.
Per quasi due terzi degli italiani (62%) il consumo di almeno un prodotto biologico è entrato a far parte delle abitudini alimentari. Tra i consumatori l’incidenza media dei prodotti biologici nella dieta è del 38% e quindi su 10 prodotti alimentari consumati 4 sono biologici.
I prodotti alimentari biologici consumati (almeno una volta al mese) sono principalmente frutta e verdura ma anche uova, confetture, cereali, pasta, riso, ecc. Consumo che è quasi imprescindibile nelle abitudini alimentari.

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Dall’indagine sembra che i consumatori di alimenti bio lo facciano in primo luogo per sé stessi e i propri cari, proprio in virtù della considerazione positiva che hanno di questi alimenti. Inoltre chi è consumatore di prodotti bio lo è in maniera estremamente convinta (29% del campione). Naturalmente hanno un peso importante la sicurezza, la fiducia e la garanzia sia in generale che in riferimento ai controlli, segnale di un certo livello di consapevolezza nella scelta di questi prodotti.
Quindi gli italiani confermano il loro interesse per gli alimenti bio ed è un dato molto positivo perchè il nostro territorio è costellato di piccole aziende agricole e di trasformazione che lavorano prevalentemente sulla qualità dei prodotti. Naturalmente le grandi industrie alimentari hanno creato linee di articoli bio ma, dallo studio di Demoskopea, sembra che la percezione sia quella di attività di estensione delle linee della “solita” offerta, piuttosto che una vera innovazione e quindi con minore credibilità. Si tratta quindi di un settore in espansione che può offrire possibilità di lavoro e di attività anche per molti giovani che si stanno rivolgendo a questi mestieri che alcuni definiscono antichi, ma che si dimostrano invece molto più attuali di altri.
Per più informazioni: info@demoskopea.it

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio + Marzo 2018, sezione Speciale Alimentazione Consapevole

L’ambientalismo è in crisi: domandiamoci il perché

di Fabio Balocco

Quando tre anni fa lasciai Pro Natura Torino, dopo circa trent’anni di militanza, l’associazione (la più vecchia e gloriosa d’Italia) contava circa la metà dei soci rispetto a quando io entrai a prestare servizio. E l’età media di questi soci residui era sicuramente superiore ai sessant’anni. Per celia, con un mio amico, dicevamo che fuori dalla sede dell’assemblea annuale avremmo dovuto far stazionare un’ambulanza.
Credo che sarebbe il caso di fare un pensamento su questo problema: la crisi dell’ambientalismo, quanto meno italiano. Perché non è solo Pro Natura ad avere perso soci. Delle associazioni storiche, il WWF per ragioni di costi ha dovuto chiudere le sedi locali, Italia Nostra vivacchia, Legambiente sopravvive grazie alle sponsorizzazioni, garantite anche dal fatto che essa ha sempre gravitato in una certa area politica. Ma le sponsorizzazioni ne limitano anche la libertà di azione.
Premetto subito una considerazione generale: quando entrai nell’associazione i soci erano tanti, ma a sbatterci eravamo quattro gatti, e lo stesso succedeva nelle altre associazioni della galassia ambientalista. Valeva quello che io definisco “il principio della delega”, cioè il pagare una quota annuale per demandare ad altri la ricerca delle soluzioni ai problemi.
Ma gli anni ottanta o giù di lì erano un’epoca in cui la gente sentiva comunque il problema ambientale. Prova ne erano le stesse politiche di governo, dalla creazione dei parchi, all’istituzione del Ministero dell’Ambiente.
C’era una sensibilità diffusa (seppure superficiale), testimoniata dalle ricerche demoscopiche: l’ambiente era ai primi posti nella classifica delle preoccupazioni della gente. Oggi non è più così, nonostante che il degrado sul nostro povero suolo sia decisamente aumentato rispetto a trent’anni fa. Oggi la gente pensa al lavoro, alla sicurezza, agli immigrati. L’ambiente è finito nelle preoccupazioni di retroguardia. E questo può spiegare la disaffezione generalizzata. Come potrebbe anche spiegare in parte l’estinzione del partito dei Verdi.

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Ma torniamo ai numeri.
Negli anni ottanta le associazioni vantavano tanti iscritti, e molti erano giovani. Oggi le associazioni non possono più contare su un ricambio. Perché un giovane non dà neppure più la delega di cui dicevo sopra, non scuce neppure trenta euro all’anno “per salvare l’ambiente”? Una spiegazione può risiedere nel fatto che i giovani oggi vogliono vedere dei risultati. L’ambientalismo svolge una attività prettamente difensiva attestata sul salviamo il salvabile, attestata di massima su di un NO generalizzato, e che tocca problemi ed indica soluzioni che a molti possono apparire lontani. Ecco, credo, almeno io, che ci sia uno stacco netto fra le idee e le aspirazioni dei giovani, che vogliono vedere risultati ed in più a breve termine, ed il modus operandi delle associazioni.
Ma anche un’altra considerazione si impone. Un tempo l’attività di sensibilizzazione in campo ambientale era svolta solo dalle associazioni, oggi non è più così. Oggi con il mondo di internet chiunque può denunciare e farsi sentire ed ottenere magari anche risultati che le associazioni stentano a ottenere. Dalle campagne stampa, alle raccolte firme, dai boicottaggi ai flash mob. E qui tocchiamo un altro tasto dolente. Le associazioni non si sono adeguate ai mezzi di comunicazione. Fanno ancora i comunicati stampa, talvolta addirittura i volantinaggi, i loro siti non sono né belli né amichevoli, spesso non hanno una pagina sui social media, non twittano e così via. Ma non lo fanno anche perché i soci sono vecchi. E qui è il serpente che si morde la coda. Se a ciò aggiungiamo che i mass media non si “filano” le associazioni (salvo Legambiente), si comprende come esse riescano a farsi sentire.
E veniamo infine alla sostanza. Oggi la politica dell’ambientalismo opera ancora nell’ambito dello sviluppo sostenibile. È ancora quella che già negli anni ottanta si definiva come “ecologia superficiale”, quella che non mette in discussione le basi della nostra società. Ma chi oggi abbia un minimo di sensibilità ambientale sa o intuisce che i problemi che ci attanagliano in realtà denunciano l’iniquità di base di un sistema di sviluppo, anzi lo sviluppo stesso. Oggi le voci credibili in campo ambientale sono di singoli, più che di associazioni, cito Luca Mercalli e Maurizio Pallante a livello italiano, cito Serge Latouche a livello mondiale. Singole voci che però riescono, almeno loro, a smuovere le coscienze e a fare adepti. Quello che l’ambientalismo istituzionale non riesce più a fare.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

Speciale Alimentazione Naturale

Questo mese abbiamo parlato di alimentazione naturale. Siamo convinti che il nuovo modello di sostenibilità debba fondarsi su abitudini nuove e più consapevoli, partendo da quelle più piccole e frequenti: cosa mangiare? E perchè?

Le attività elencate qui sotto hanno scelto di farsi portavoce di questa nuova (e antica) consapevolezza, mettendo a disposizione le loro capacità, e non solo, verso i propri clienti e i nostri lettori! Qui potete leggere ciò che ci hanno raccontato sul numero di Marzo 2017.

Quindi, scorrete per conoscerle tutte!

pronvincia di Vercelli:

La Bottega Vegana

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Tanti prodotti per ogni esigenza alimentare – Dalla fine di novembre 2016 a Borgosesia, è aperta La Bottega Vegana, dove puoi trovare un ampio assortimento di prodotti biologici e naturali, adatti ai celiaci e a chi ha problemi di intolleranze alimentari, ma anche alimenti tradizionali come cereali, legumi e farine. La scelta di aprire un negozio di questo tipo, viene incontro all’esigenza di molte persone di adottare un’alimentazione sana ed equilibrata, utile al proprio benessere e per prevenire molte malattie. Per alimentazione sana ed equilibrata, intendiamo un’alimentazione varia, cioè… leggi tutto

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L’isola che non c’è

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Negozio di alimentazione biologica ed erboristeria, nasce nel 2003 dalla passione per la ricerca di una cucina gustosa e fantasiosa, ma soprattutto sana e naturale. Alessandra, la titolare, con amore e serietà, si è dedicata negli anni ad offrire ai propri clienti un’ampia gamma di prodotti biologici certificati delle migliori marche, tra cui Ecor, Baule Volante, Finestra sul Cielo, Ki Group. Anche frigoconservati e ortofrutta selezionata. Un piccolo negozio, nel bel centro storico di Varallo, che sfida ogni giorno i grandi punti commerciali offrendo i consigli giusti, la cortesia, il calore che fidelizza il cliente… leggi tutto

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provincia di Verbania (VCO):

Sali e Pistacchi

salie pistacchiNel 2013 nella centralissima piazza Mercato a Domodossola, nei locali di un ex tabaccheria, nasce Sali e Pistacchi, un bar-ristorante bio-vegan, un luogo d’incontro dove sentirsi a casa, ascoltare una conferenza, un concerto o semplicemente lasciarsi andare alla lettura di un buon libro. Le nostre scelte sono frutto di una profonda riflessione che ci spinge con forza verso la vera sostenibilità e l’armonia tra tutti gli esseri e il nostro pianeta: vegan perché riteniamo che sia la via migliore che ci permetterà di sopravvivere invertendo la rotta; scegliamo solo prodotti biologici, biodinamici o provenienti da agricoltura non invasiva e priva di sostanze chimiche dannose… leggi tutto

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Il Fior di Loto – Cuorebio di Omegna

image3Il Fior di Loto, ormai storica realtà del territorio, inizia la propria attività nei primi anni ‘90 (all’epoca chiamato “Gli Elementi”) come erboristeria e negozio di macrobiotica; nel 1998 cambia gestione e nome, che con l’arrivo degli allora proprietari diventa Calicantus e porta avanti l’attività di erboristeria, incrementando alcune referenze alimentari. È Nel giugno del 2006 che arriva l’attuale gestione ed il nome “Il Fior di Loto”. Viene deciso di aderire alla catena di negozi specializzati “Cuorebio”, che raccoglie circa 270 punti vendita. L’interesse e le richieste dei clienti crescono e gradualmente passiamo dai 500 articoli presenti allora in negozio ai circa 4000 di oggi, garantendo, a chi cerca un prodotto biologico certificato, tracciato e di qualità un assortimento pressochè completo di prodotti. “Da noi potrete quindi effettuare una spesa a 360 gradi di prodotti freschi e conservati” dice Alberto Vismara, socio e titolare del negozio. “La passione e dedizione che mettiamo quotidianamente in quello che facciamo, ci ha permesso di crescere e negli anni di affermarci come una realtà importante sul territorio… leggi tutto

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provincia di Novara:

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100_1815Il pane a lievitazione naturale con pasta madre viva
Le proprietà e i benefici del pane a lievitazione naturale ottenuto con pasta madre viva e farine biologiche macinate a pietra sono molteplici […]:
il lievito madre si ottiene dall’acidificazione naturale di acqua e farina, nel quale sono presenti dei microrganismi che danno il via al processo di fermentazione e successivamente alla lievitazione dell’impasto. Questo è un processo che non bisogna accelerare con agenti chimici perché la lenta fermentazione permette la crescita e lo sviluppo dei batteri benefici (lactobacilli). Questi batteri producono acidi lattici e acetici che esplicano un notevole numero di funzioni benefiche… leggi tutto

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Ristorante Pàscia

ESC_5122_01Lo Stile del Nutrire Consapevole secondo Natura, Ritornando alle mie Radici”.
Nel mondo della ristorazione e non solo, si parla sempre di “far da mangiare”, al Pàscia faccio “Nutrizione” e non è certo retorica.
Il mio obiettivo è accompagnare gli ospiti in un suggestivo percorso volto ad un approccio diverso con gli alimenti, prestando attenzione all’equilibrio tra lo stato di Benessere e la Consapevolezza: un vero e proprio ritorno alle nostre radici.
Tutto questo è mosso da un fine nobile e dall’esigenza profonda di diffondere il pensiero che unisce Alimentazione e Benessere psicoemofisico… leggi tutto

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I Sapori di Nonna Fiordaliso

pane zucca2È un laboratorio di preparazione e vendita di alimenti naturali, tradizionali e biologici.
Le nostre scelte: utilizzare materie prime provenienti da produttori che abbiano a cuore il rispetto della Terra e delle Persone, avvalersi della tradizione e delle esperienze lavorative messi a confronto con la ricerca nell’ambito della relazione tra cibo e salute. Non utilizzare burro, zucchero, uova, coloranti, conservanti, miglioratori. Seguire metodi e tempi naturali di preparazione per mantenere inalterate le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche dei prodotti della Terra. Il piacere dei colori, delle forme e dei profumi. Macinare a pietra direttamente in laboratorio la maggior parte dei chicchi di cereali utilizzati. Utilizzare frutta e verdura fresca e di stagione leggi tutto

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Cascina Canta

isa-maddalena_-29Tradizione e Natura: un’azienda a conduzione familiare che mantiene inalterati i principi con cui è nata: la coltivazione naturale, la rotazione delle colture e la conservazione di grani antichi. La cascina è un patrimonio storico per le nostre terre: antichi documenti attestano che esisteva già nel 1595 e pare che fu la famiglia del pittore Angelo de Canta a costruire il complesso. Ad inizio novecento divenne rifugio per briganti dopo le scorribande e per questo motivo rimase trascurata per molti anni. Nel 1966 Eusebio e Bianca abbandonano le loro zone di origine nel vercellese e arrivarono nel novarese, dove si innamorano della cascina e, noncuranti delle cattive opinioni a riguardo, decisero di acquistarla… leggi tutto

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provincia di Pavia (sconfiniamo con un’attività vicina a noi!)

Cascina Bosco

IMG_1665Nicorvo: agricoltura che rispetta la Natura
Un chinesiologo, un’antropologa, una ribelle e una cascina circondata dai campi di riso. Siamo Roberto, Ilena e Cloe. Cascina Bosco è la nostra casa e la nostra terra che coltiviamo con rispetto e devozione, senza avvelenarla, senza consumarla. Roberto conduce le terre di famiglia, io mi occupo dell’orto sinergico e di autoproduzione, Cloe è nostra figlia ed è la ragione per cui abbiamo convertito tutta l’azienda agricola al biologico, nel rispetto della natura e del suo futuro.
Abbiamo scelto di vivere in mezzo alle risaie, lontano dalla città, nella cascina ottocentesca che era dei nonni e che abbiamo restaurato secondo i criteri della bioedilizia, usando terra, paglia e legno. Questo perché il contatto con la natura ci rende sereni e perché crediamo che uno stile di vita diverso… leggi tutto