La transizione alimentare parte dalle nostre scelte

di Francesca Cappellaro, ricercatrice Ingegneria della Transizione

La transizione è quel periodo di tempo nel quale si inizia a prendere consapevolezza del proprio stile di vita, per iniziare a mettere in pratica alcune strategie di cambiamento verso uno più sano e sostenibile. Transizione alimentare significa quindi uscire dalla propria zona di comfort alimentare, ossia dalle proprie abitudini nutrizionali e provare ad attuare alcune modifiche a favore della nostra salute e dell’ambiente. Questo non sempre può risultare facile e può generare un po’ di inquietudine. Una strategia che può facilitare l’avvio di una transizione, può essere quella di cominciare ad attuare piccoli cambiamenti. Ad esempio, provare ad essere più informati sulla scelta dei prodotti presenti sul mercato. La globalizzazione del sistema alimentare ha portato una grande varietà di cibi disponibili in ogni momento. Sui banchi dei supermercati troviamo abbondanza frutta e verdura, che spesso però non è legata alla stagionalità e alla territorialità. Basti pensare alle fragole in febbraio o ai pomodori a dicembre. Per rifornirsi di questi alimenti, che non possono essere prodotti localmente, sono necessari trasporti a lungo raggio e ritmi produttivi intensivi.
Per soddisfare l’elevata domanda di prodotti a un prezzo sempre più basso, si è arrivati ad un’iper-specializzazione del sistema agro-alimentare dove coltivazioni e allevamenti vengono sfruttati in condizioni del tutto incompatibili con il loro benessere.
Infatti, se un terreno è adibito ogni anno alla stessa coltura, si impoverisce e ha bisogno di essere reintegrato con fertilizzanti e ammendanti, concimi artificiali.
Anche gli allevamenti intensivi, per far raggiungere peso il più rapidamente possibile agli animali, attuano selezioni genetiche e costringono gli animali in edifici sovrappopolati, bui e privi di ogni stimolo naturale.
È possibile però evitare tutto ciò, prestando attenzione ad alcune etichette che offrono informazioni sulle condizioni delle colture e degli allevamenti.

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Un esempio sono le uova, dove nell’etichettatura è indicato un codice che ha un numero distintivo per il metodo di allevamento, uno per la provenienza, informazioni sul produttore e, facoltativo, il sistema di alimentazione. Una delle cose più importanti da verificare è il primo numero, che indica la modalità di allevamento. In particolare, “0” sono le uova da agricoltura biologica, che per legge sono soggette a doppi controlli e deposte in allevamenti che rispettano pienamente le loro caratteristiche naturali. “1” è il codice per le uova da galline allevate all’aperto. Molto diverso è il codice “2” che identifica le galline allevate a terra. In realtà, le ovaiole vivono in capannoni con pavimenti di cemento ricoperti da paglia o sabbia, in un sovraffollamento da nove galline a metro quadro, che non vedranno mai il sole perché illuminate con luce artificiale. Infine il codice “3” per le galline ovaiole allevate in gabbia, 25 galline per metro quadrato, solo 15 cm per gallina: come vivere in una scatola di scarpe per tutta la vita!
Un sistema così è insostenibile! È tempo di trasformare i nostri consumi verso un sistema che porti benefici a tutti: consumatori, agricoltori, animali e ambiente.
Con le nostre scelte alimentari possiamo attuare una transizione a tutela della fertilità del suolo e della salute degli animali, per garantire la qualità del cibo e quindi della nostra vita!

Articolo pubblicato su Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione giugno 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

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Olio di palma: il prezzo nascosto di una filiera insostenibile – seconda parte

di Mirko Busto, ricercatore e ingegnere ambientale

Proseguimento dell’articolo del mese di Marzo 2017

Sfruttamento del lavoro
Diverse sono state le denunce internazionali legate all’impiego di lavoro forzato nelle piantagioni di olio di palma: impiego di lavoro minorile, manovalanza a basso costo e assenza di misure di sicurezza per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, povere condizioni di vita per i lavoratori, alloggi di fortuna, violazione dei diritti umani da anni in questi luoghi sono all’ordine del giorno. Tra le tante denunce vi è quella del Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti e quella più recente di Amnesty International, che nel rapporto intitolato “Il grande scandalo dell’olio di palma: violazioni dei diritti umani dietro i marchi più noti”, ha accusato i principali marchi mondiali di cibo e prodotti domestici di vendere alimenti, cosmetici e altri beni di uso quotidiano contenenti olio di palma ottenuto attraverso gravi violazioni dei diritti umani e sfruttamento dei bambini.

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Impatti sanitari
Da sempre più organismi autorevoli arrivano dati che inchiodano l’olio di palma anche sotto il profilo sanitario. Basti pensare all’allarme lanciato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) che, valutando i rischi per la salute pubblica derivanti dalle sostanze glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD), ha messo in guardia i consumatori sulla presenza di questi contaminanti alimentari tossici nell’olio di palma (contenuti dalle 6 alle 10 volte di più che negli altri oli vegetali). Allarme confermato anche dallo Jecfa, il comitato congiunto Fao/Oms sugli additivi alimentari, che nel mese di novembre, durante la sua 83° sessione tenutasi a Roma, ha ribadito che i GE sono sostanze genotossiche e cancerogene, per cui non è possibile stabilire un livello di assunzione tollerabile. Numerosi altri studi confermano che il consumo abituale di olio di palma tende ad aumentare in modo significativo la concentrazione di grassi nel sangue, dal colesterolo ai trigliceridi, innalzando l’indice di mortalità per patologie cardiovascolari. Tra questi gli studi dell’Oms che ha attribuito alla concentrazione molto alta di acido palmitico, circa il 44%, effetti aterogeni ed ipercolesterolemizzanti che aumentano il rischio cardiovascolare. Allo stesso modo, il Center for Science in the Public Interest (CSPI) ha confermato che l’olio di palma aumenta i fattori di rischio cardiovascolare, poiché l’acido palmitico è uno dei grassi saturi che più aumenta il rischio di coronaropatie. Anche l’American Heart Association conferma che l’olio di palma è tra i grassi saturi di cui si consiglia maggiormente di limitarne l’uso per le persone che devono ridurre il livello di colesterolo.

Biocombustibili
Ma non di soli alimenti si parla. La questione olio di palma riguarda anche i combustibili, o meglio: i biocombustibili, che di bio però hanno ben poco. Un recente studio della ong Transport & Environment, ha sottolineato che l’utilizzo dell’olio di palma per la produzione di combustibili definiti ecologici (46%) ha superato quello relativo all’industria alimentare (45%) ed è in continua crescita. In questa classifica, l’Italia si posiziona al primo posto in Europa. Un triste primato visto che – rispetto all’uso alimentare o cosmetico – la produzione di biodiesel necessita di quantitativi addirittura maggiori di questa materia prima, con conseguenze ben più devastanti per l’ambiente e il nostro pianeta.

Alternative
È stato calcolato che, entro il 2020, il mercato di questo prodotto sarà pari a 84 milioni di tonnellate e rappresenterà il 45% del mercato globale degli oli vegetali. Questa domanda si scontra con la scarsità di terra e con gli effetti devastanti di questa produzione. Per fortuna, mentre c’è chi si ostina a distruggere gli ultimi polmoni verdi del pianeta come se la cosa non ci riguardasse, c’è anche chi cerca e trova nuove strade per sostituire l’olio di palma con sostanze più sostenibili. Tra queste ci sono tante aziende italiane che in questi anni, alla luce di questi fatti, hanno intrapreso un cammino diverso, rispettoso del pianeta e dei consumatori, senza per questo perdere guadagni o competitività. Darwin diceva: “Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno la più intelligente. Sopravvive la specie più predisposta al cambiamento…” e adesso è il momento di cambiare.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile 2017, sezione Alimentazione Consapevole

Cibo: si spreca sempre troppo – parte 2

di Fabio Balocco

Proseguimento dell’articolo dell’edizione Febbraio 2017

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Cinque livelli di spreco alimentare, dicevamo.
Sul primario, ossia le eccedenze alla fonte, riporto la frase di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food: “Occorre un ripensamento del sistema produttivo, che fa sì che solo in Italia si lascino nei campi 1,4 milioni di tonnellate di prodotti ogni anno, spesso perché non è conveniente fare la raccolta.” Insomma, Petrini invita ad una revisione del sistema per evitare, molto banalmente, che frutta e verdura, talvolta anche di pregio, vadano al macero o non vengano raccolte. Da profano, non mi pare cosa semplice in un mondo purtroppo globalizzato, in cui prodotti che vengono dall’estero costano meno – nonostante il costo dei trasporti – di quelli italiani. Sugli altri livelli, tolto quello relativo al consumatore che lì ognuno di noi può lavorarci, quelli su cui si può fare molto, anche e soprattutto a livello legislativo, sono la distribuzione e la ristorazione.
Per quanto riguarda la prima, c’è da segnalare l’innovativo intervento legislativo francese del maggio 2015 ma attivo solo dal luglio 2016, che prevede che i supermercati di dimensioni superiori ai 400 metri quadrati stipulino accordi con le organizzazioni caritative al fine di ritirare quelle che diventerebbero eccedenze alimentari, ossia prodotti vicini alla scadenza e, qualora ciò non sia possibile, il cibo dovrà essere trasformato in mangime per gli animali o compost. Trasgredire a queste disposizioni concretizza un’ipotesi di reato, con pene fino a due anni di reclusione e 75 mila euro di multa. La legge prevede altresì il divieto per la grande distribuzione, di “rendere inutilizzabili” i prodotti scaduti o vicini alla scadenza rimasti invenduti, per esempio cospargendoli di candeggina, come molti fanno. La norma prevede infine una sensibilizzazione capillare, portando il tema nell’educazione scolastica.

Anche l’Italia ha, da metà 2016, una nuova legge sugli sprechi alimentari. Essa prevede disposizioni di carattere tributario e finanziario che semplificano la vita alle aziende che destinano prodotti alle onlus. In più potranno essere ceduti a titolo gratuito anche i prodotti agricoli che restano sul campo, così come le rimanenze di attività promozionali, i prodotti che stanno per scadere e quelli che non sono idonei alla vendita per alterazioni dell’imballaggio, ma che comunque siano ben conservati. Il pane in eccedenza potrà essere donato nell’arco delle 24 ore dalla produzione. Già, peccato che, a differenza della Francia, dove la sanzione è addirittura di carattere penale, qui da noi la sanzione per chi non si adegua non esiste. Per quanto riguarda la ristorazione, un provvedimento semplice semplice sarebbe quello che ogni ristorante consentisse o meglio addirittura invitasse i clienti a portarsi via gli avanzi del pranzo: il cosiddetto “doggy bag”. Per quanto riguarda invece le mense, io un’idea ce l’avrei: abolirle. Ognuno, in fabbrica od ufficio, si porti il mangiare da casa come si faceva una volta: molto più sano per la persona e molto più vantaggioso per l’ambiente!

Per approfondire: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/27/news/petrini_lo_spreco_alimentare_deve_essere_reato_come_in_francia_-115383591/

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Speciale Alimentazione Naturale

Questo mese abbiamo parlato di alimentazione naturale. Siamo convinti che il nuovo modello di sostenibilità debba fondarsi su abitudini nuove e più consapevoli, partendo da quelle più piccole e frequenti: cosa mangiare? E perchè?

Le attività elencate qui sotto hanno scelto di farsi portavoce di questa nuova (e antica) consapevolezza, mettendo a disposizione le loro capacità, e non solo, verso i propri clienti e i nostri lettori! Qui potete leggere ciò che ci hanno raccontato sul numero di Marzo 2017.

Quindi, scorrete per conoscerle tutte!

pronvincia di Vercelli:

La Bottega Vegana

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Tanti prodotti per ogni esigenza alimentare – Dalla fine di novembre 2016 a Borgosesia, è aperta La Bottega Vegana, dove puoi trovare un ampio assortimento di prodotti biologici e naturali, adatti ai celiaci e a chi ha problemi di intolleranze alimentari, ma anche alimenti tradizionali come cereali, legumi e farine. La scelta di aprire un negozio di questo tipo, viene incontro all’esigenza di molte persone di adottare un’alimentazione sana ed equilibrata, utile al proprio benessere e per prevenire molte malattie. Per alimentazione sana ed equilibrata, intendiamo un’alimentazione varia, cioè… leggi tutto

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L’isola che non c’è

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Negozio di alimentazione biologica ed erboristeria, nasce nel 2003 dalla passione per la ricerca di una cucina gustosa e fantasiosa, ma soprattutto sana e naturale. Alessandra, la titolare, con amore e serietà, si è dedicata negli anni ad offrire ai propri clienti un’ampia gamma di prodotti biologici certificati delle migliori marche, tra cui Ecor, Baule Volante, Finestra sul Cielo, Ki Group. Anche frigoconservati e ortofrutta selezionata. Un piccolo negozio, nel bel centro storico di Varallo, che sfida ogni giorno i grandi punti commerciali offrendo i consigli giusti, la cortesia, il calore che fidelizza il cliente… leggi tutto

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provincia di Verbania (VCO):

Sali e Pistacchi

salie pistacchiNel 2013 nella centralissima piazza Mercato a Domodossola, nei locali di un ex tabaccheria, nasce Sali e Pistacchi, un bar-ristorante bio-vegan, un luogo d’incontro dove sentirsi a casa, ascoltare una conferenza, un concerto o semplicemente lasciarsi andare alla lettura di un buon libro. Le nostre scelte sono frutto di una profonda riflessione che ci spinge con forza verso la vera sostenibilità e l’armonia tra tutti gli esseri e il nostro pianeta: vegan perché riteniamo che sia la via migliore che ci permetterà di sopravvivere invertendo la rotta; scegliamo solo prodotti biologici, biodinamici o provenienti da agricoltura non invasiva e priva di sostanze chimiche dannose… leggi tutto

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Il Fior di Loto – Cuorebio di Omegna

image3Il Fior di Loto, ormai storica realtà del territorio, inizia la propria attività nei primi anni ‘90 (all’epoca chiamato “Gli Elementi”) come erboristeria e negozio di macrobiotica; nel 1998 cambia gestione e nome, che con l’arrivo degli allora proprietari diventa Calicantus e porta avanti l’attività di erboristeria, incrementando alcune referenze alimentari. È Nel giugno del 2006 che arriva l’attuale gestione ed il nome “Il Fior di Loto”. Viene deciso di aderire alla catena di negozi specializzati “Cuorebio”, che raccoglie circa 270 punti vendita. L’interesse e le richieste dei clienti crescono e gradualmente passiamo dai 500 articoli presenti allora in negozio ai circa 4000 di oggi, garantendo, a chi cerca un prodotto biologico certificato, tracciato e di qualità un assortimento pressochè completo di prodotti. “Da noi potrete quindi effettuare una spesa a 360 gradi di prodotti freschi e conservati” dice Alberto Vismara, socio e titolare del negozio. “La passione e dedizione che mettiamo quotidianamente in quello che facciamo, ci ha permesso di crescere e negli anni di affermarci come una realtà importante sul territorio… leggi tutto

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provincia di Novara:

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100_1815Il pane a lievitazione naturale con pasta madre viva
Le proprietà e i benefici del pane a lievitazione naturale ottenuto con pasta madre viva e farine biologiche macinate a pietra sono molteplici […]:
il lievito madre si ottiene dall’acidificazione naturale di acqua e farina, nel quale sono presenti dei microrganismi che danno il via al processo di fermentazione e successivamente alla lievitazione dell’impasto. Questo è un processo che non bisogna accelerare con agenti chimici perché la lenta fermentazione permette la crescita e lo sviluppo dei batteri benefici (lactobacilli). Questi batteri producono acidi lattici e acetici che esplicano un notevole numero di funzioni benefiche… leggi tutto

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Ristorante Pàscia

ESC_5122_01Lo Stile del Nutrire Consapevole secondo Natura, Ritornando alle mie Radici”.
Nel mondo della ristorazione e non solo, si parla sempre di “far da mangiare”, al Pàscia faccio “Nutrizione” e non è certo retorica.
Il mio obiettivo è accompagnare gli ospiti in un suggestivo percorso volto ad un approccio diverso con gli alimenti, prestando attenzione all’equilibrio tra lo stato di Benessere e la Consapevolezza: un vero e proprio ritorno alle nostre radici.
Tutto questo è mosso da un fine nobile e dall’esigenza profonda di diffondere il pensiero che unisce Alimentazione e Benessere psicoemofisico… leggi tutto

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I Sapori di Nonna Fiordaliso

pane zucca2È un laboratorio di preparazione e vendita di alimenti naturali, tradizionali e biologici.
Le nostre scelte: utilizzare materie prime provenienti da produttori che abbiano a cuore il rispetto della Terra e delle Persone, avvalersi della tradizione e delle esperienze lavorative messi a confronto con la ricerca nell’ambito della relazione tra cibo e salute. Non utilizzare burro, zucchero, uova, coloranti, conservanti, miglioratori. Seguire metodi e tempi naturali di preparazione per mantenere inalterate le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche dei prodotti della Terra. Il piacere dei colori, delle forme e dei profumi. Macinare a pietra direttamente in laboratorio la maggior parte dei chicchi di cereali utilizzati. Utilizzare frutta e verdura fresca e di stagione leggi tutto

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Cascina Canta

isa-maddalena_-29Tradizione e Natura: un’azienda a conduzione familiare che mantiene inalterati i principi con cui è nata: la coltivazione naturale, la rotazione delle colture e la conservazione di grani antichi. La cascina è un patrimonio storico per le nostre terre: antichi documenti attestano che esisteva già nel 1595 e pare che fu la famiglia del pittore Angelo de Canta a costruire il complesso. Ad inizio novecento divenne rifugio per briganti dopo le scorribande e per questo motivo rimase trascurata per molti anni. Nel 1966 Eusebio e Bianca abbandonano le loro zone di origine nel vercellese e arrivarono nel novarese, dove si innamorano della cascina e, noncuranti delle cattive opinioni a riguardo, decisero di acquistarla… leggi tutto

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provincia di Pavia (sconfiniamo con un’attività vicina a noi!)

Cascina Bosco

IMG_1665Nicorvo: agricoltura che rispetta la Natura
Un chinesiologo, un’antropologa, una ribelle e una cascina circondata dai campi di riso. Siamo Roberto, Ilena e Cloe. Cascina Bosco è la nostra casa e la nostra terra che coltiviamo con rispetto e devozione, senza avvelenarla, senza consumarla. Roberto conduce le terre di famiglia, io mi occupo dell’orto sinergico e di autoproduzione, Cloe è nostra figlia ed è la ragione per cui abbiamo convertito tutta l’azienda agricola al biologico, nel rispetto della natura e del suo futuro.
Abbiamo scelto di vivere in mezzo alle risaie, lontano dalla città, nella cascina ottocentesca che era dei nonni e che abbiamo restaurato secondo i criteri della bioedilizia, usando terra, paglia e legno. Questo perché il contatto con la natura ci rende sereni e perché crediamo che uno stile di vita diverso… leggi tutto

 

Cibo: si spreca sempre troppo – part 1

di Fabio Balocco

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Sugli sprechi alimentari i numeri ed i rapporti si sprecano a loro volta. E fanno rabbrividire.
L’autorevole rapporto Waste Watcher 2015 – presentato in occasione della terza Giornata nazionale di prevenzione dello spreco – rivela che in Italia finiscono nella pattumiera ogni anno generi alimentari per un valore di 8,4 miliardi di euro, cioè 6,7 euro settimanali a famiglia. Lo spreco alimentare, a livello mondiale, costa ogni anno 1.000 miliardi di dollari che salgono a 2.600 miliardi se si considerano i costi nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale. Secondo la FAO, invece, la quantità di cibo che nel modo finisce nella spazzatura supera il 35% della produzione totale, per un costo economico stimato in circa tre milioni di dollari ogni anno.
In realtà di sprechi se ne possono individuare ben cinque tipi. Il primo spreco comincia già dai campi, ed è costituito dalle eccedenze alimentari, con i frutti della terra che neanche vengono raccolti. Il secondo avviene in sede di trasformazione dei prodotti primari.
Il terzo avviene in sede di distribuzione, il quarto in sede di ristorazione (ristorazione in senso stretto e ristorazione collettiva), e l’ultimo nelle nostre case, quello che finisce in pattumiera.
Quanto incidano i singoli sprechi sullo spreco totale si evince dalla tabella allegata frutto di un recente studio del Politecnico di Milano. Percentualmente, vediamo che quello che incide di più è lo spreco domestico, seguito da quello primario, a sua volta seguito da quello della distribuzione, seguito da quello della ristorazione, con infine la trasformazione.
Quindi, lo spreco dipende in buona parte da noi, dalle nostre cattive abitudini alimentari, che evidentemente ci portano ad acquistare il superfluo, a fare scadere il già acquistato, a gettare ciò che è scaduto anche se ancora edibile, al cucinare in eccesso, al conservare male, e quant’altro.
Alla faccia della fame nel mondo, ed anche alla faccia della povertà dilagante nello specifico nel nostro paese. Evidentemente, la cosa non ci tocca più che tanto.
Forse aveva ragione mia nonna quando affermava: “per voi (intesi come voi giovani n.d.r.) ci vorrebbe un po’ di guerra”.
Proseguimento nel prossimo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!

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Articolo di Vivere Sostenibile Alto Pimeonte edizione Febbraio 2017, sezione Scelte Ecosostenibili