I Funghi, i guardiani del bosco

di Matt Perrod, escursionista e conoscitore di boschi

Immaginate le belle giornate autunnali, con la natura che si prepara ad andare a dormire nel freddo inverno e che lentamente indossa un pigiama di foglie tutto colorato. Questa stagione ci offre molti frutti deliziosi, come castagne, noci, ma soprattutto funghi. Tecnicamente non sono né piante né animali, ma se non ci fossero non esisterebbero nemmeno i boschi che tanto amiamo.

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I funghi, rilasciando miliardi di spore, contribuiscono a far respirare il bosco e a creare l’humus necessario alla crescita delle piante, decomponendo il legno e le foglie. Si nascondono prevalentemente nei boschi, sia in pianura che in montagna; alcune specie solitamente nello strato superficiale della lettiera (fogliame, muschio e piccoli rami), altre invece crescono sul tronco degli alberi o addirittura in mezzo all’erba alta.
Assomigliano alle piante perchè dotati di una fitta rete di radici e filamenti chiamata micelio: è il corpo vegetativo del fungo e non è altro che un’enorme rete metropolitana dei boschi. È la parte fondamentale di ciascuna specie e col verificarsi di particolari condizioni atmosferiche (umidità, incremento o decremento di temperatura e assenza di vento), dà origine al carpoforo, il “fungo” come lo conosciamo e che siamo abituati a raccogliere.

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Per trovarli non basta una breve passeggiata, alle volte una “fungata” può durare anche molte ore, con il rischio di rientrare a casa con il cestino vuoto. Premesso che, un conto è una passeggiata nel bosco e un altro andar per funghi, quest’ultima è un’attività che non deve essere presa sottogamba per almeno due motivi: il rispetto dell’ambiente e la propria sicurezza.
La prima importante regola è il rispetto del bosco, come lo abbiamo trovato lo dobbiamo lasciare e non bisogna rompere i funghi cattivi o che non conosciamo, per i motivi descritti prima: se lo rispettiamo, il bosco ci ripagherà con i suoi frutti. Il silenzio è la seconda regola: ricordiamoci sempre che non siamo al mercato, ma nell’habitat di molti animali, grossi e piccini, che non saranno molto entusiasti di avere a casa chiassosi ospiti indesiderati. La terza regola è più personale: soprattutto in mezzo ai boschi di montagna, fermatevi a respirare e dimenticatevi dei problemi, chiudete gli occhi e sentite l’energia di Madre Terra intorno a voi. Una volta fatto questo potete iniziare la vostra ricerca.

Per iniziare bisogna avere un’adeguata attrezzatura, è importante per rispettare la prima regola e per la propria incolumità: in primis scarpe con la suola a carrarmato per evitare di scivolare sul fogliame e le pigne, in pianura invece consigliamo lo stivale di gomma per non inzupparsi le scarpe negli acquitrini. Successivamente vestitevi bene, usate un abbigliamento caldo, comodo ma resistente, possibilmente lungo per evitare graffi, i funghi si possono trovare sul sentiero ma spesso vi capiterà di dover passare in mezzo ad arbusti o a boschi fitti che non vi risparmieranno gambe e braccia (in qualche modo il bosco deve difendersi da voi!). Munitevi di un bastone (potete tranquillamente raccoglierne uno appena arrivati, se non ne siete già in possesso), è un valido supporto nei tratti scoscesi ed è utile per spostare, senza danneggiare, i piccoli cespugli o le piante sotto le quali si possono nascondere i funghi. I cercatori più tecnici non si separano da un gilet multitasca, tipo quelli dei pescatori, unito al pratico marsupio. Insieme, questi due accessori vi permetteranno di avere tutto a portata di mano, senza dovervi ogni volta fermare per frugare nello zaino a cercare il coltello, strumento fondamentale per non rompere il cappello dal gambo nel tentativo erroneo di strapparlo dal terreno, importantissimo per pulire il fungo non appena raccolto e per lasciare nel bosco i resti del micelio. Così facendo, è molto probabile che la prossima volta possiate trovare funghi nuovamente nello stesso punto dove li avete raccolti. Se sarete fortunati e porterete a casa un bottino consistente, custoditelo in cesti di vimini: durante il trasporto i funghi, attraverso i fori del cesto, continueranno a rilasciare spore, che cadendo durante il tragitto nel bosco, potranno germinare e dare origine a nuovi miceli, che a loro volta potranno generare nuovi corpi fruttiferi e quindi nuove spore.
In Italia tra i più ricercati troviamo il porcino, Boletus Edulis, che è tra i funghi più pregiati al mondo. In Francia invece, preferiscono gli ovuli, anch’essi molto pregiati. I porcini hanno un sapore molto delicato e per questo in cucina vengono usati per insaporire le carni o come protagonisti di ottimi risotti. I funghi porcini, così come tutti gli altri funghi, sono facilmente deperibili, quindi è consigliabile consumarli entro pochi giorni dal raccolto, a meno che si voglia conservarli più a lungo. In tal caso possono essere messi in vasetti sott’olio, oppure possono essere fatti essiccare; quest’ultima tecnica viene usata soprattutto se si sospetta la presenza di vermi ed è l’unico modo per eliminarli senza rinunciare ai funghi. Con entrambi i metodi si manterranno intatti il gusto e l’aroma e durante il resto dell’anno non se ne soffrirà troppo la mancanza. Una curiosità, a proposito di altri periodi dell’anno: non tutti i funghi nascono in autunno. Ad esempio, quando il micelio della Morchella, fungo primaverile ottimo per i risotti, registra un aumento di temperatura, ne stimola la fruttificazione.

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I funghi possono essere definiti integratori naturali, infatti contengono molti sali minerali, tra cui fosforo, potassio, magnesio, selenio, etc. sostanze antiossidanti, proteine e numerose vitamine, come quelle del gruppo B. Favoriscono una corretta ossigenazione del sangue e la produzione di globuli rossi, non contengono grassi e hanno poche calorie. Nel complesso quindi si tratta di un alimento interessante dal punto di vista nutrizionale, nonché capace di rendere indimenticabili pranzi e cene. Come per tutte le cose non bisogna abusarne: facendo parte della famiglia delle muffe un consumo eccessivo può renderli indigesti. Bisogna fare anche attenzione quando si raccolgono nei boschi: se non siete pratici, munitevi di un compagno di avventure esperto o di guide cartacee in cui sono spiegate tutte le tipologie di funghi, dal momento che non tutti sono commestibili e alcune varietà potrebbero essere tossiche e velenose. Ricordate che per prudenza conviene farli controllare all’Ispettorato Micologico, presente un po’ in tutte le ASL.

Ma non vi allarmate: anche se non siete in grado di valutare se un fungo sia buono o cattivo, prima dovete trovarlo!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Novembre 2017, sezione Alimentazione Consapevole

I giardini per gli occhi o per il cuore?

di Laura Stefanini

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Immobile, sotto una pioggia di petali di ciliegio, occhi stretti al cielo, vibrano leggere le note e le parole di “Starman”, colonna sonora dei dialoghi muti che solo uomini e alberi sanno creare. Questo è un piccolo angolo del mio giardino del cuore, il Monte Rosa a Ovest sorveglia. Un luogo che esiste davvero, un luogo di attesa e di lentezza; ho imparato ad avere molta pazienza nel veder crescere quello che oggi è diventato un albero che incute rispetto in ogni stagione e meraviglia all’arrivo della primavera, quando scarica piogge di petali bianchi. Il cuore l’ha vinta sempre? È tutto così naturale e semplice?
Temo di dover dire che invece non è affatto scontato. Bisogna lavorare di pazienza e attese. I giardini per il cuore a volte sono i più lenti a mostrare la loro vivacità, ma per me risultano essere i più belli, semplicemente perché sono autentici e personali, differenti uno dall’altro come i loro “proprietari” e nemici efferati della fretta e della disattenzione.
Un giardino per il cuore non può nascere per appagare il desiderio del “tutto e subito” o del “pronto effetto” a tutti i costi, nasce per sostenere il cuore.
Nasce dal silenzio, da una visione che diventa traccia di matita e progetto o anche solo traccia invisibile nei pensieri. Si parte con l’idea di aver cura di ciò che crescerà e credere che il risultato finale sarà bellissimo e lo sarà, garantito. Consapevoli che i giardini hanno bisogno di tempo, a volte più che di acqua e concime. Siate pazienti ma vigili, proteggete (lezione sempre valida in amore) cercate accuratamente la vostra idea di giardino, scegliete con entusiasmo le piante, la vostra pianta, quella che sentite più affine al vostro sangue, perché ci saranno momenti nei quali vi parrà di aver bisogno di una trasfusione di linfa e pace, le piante sono anche una buona terapia per l’anima, basta anche una terrazza o un vaso di coccio.
Camminate, camminate, liberate la mente dalla fretta, anche solo per un attimo e immaginate… so che è un lusso che qualcuno di voi pensa di non potersi permettere, ma pensate che magari lo meritate e basta. Sporcatevi le mani di terra e non di impazienza e pensate che ci sono piante verdi o da fiore a cui in pochi pensano e che si adatteranno perfettamente al clima che possiamo concedergli, si sosterranno quasi da sole, poche pretese, forti per natura e che magari faranno proprio al caso vostro.
Mi piace pensare che chiunque possa avere un luogo, dove riposare l’anima e trovare familiarità fra le piante che meglio gli si addicono, per indole e carattere; il carattere lo abbiamo noi e lo hanno anche le piante: troverete quella resistente, quella apparentemente fragile e quella delicata e immortale, quella fatta per voi.
Trovo sia molto divertente confrontarsi con questo aspetto di ricerca. Tempo fa mi è stato chiesto di pensare ad un giardino che portasse i colori più caldi dell’autunno poiché è la stagione che i proprietari riescono a vivere con più pienezza. È iniziato un lavoro di ricerca e selezione. Ho pensato che una volta completato dovrà essere non solo bello, ma di sostegno e conforto giorno dopo giorno a tutta la famiglia. Penso ad un altro giardino, frustato dai venti, profumato di macchia mediterranea, in una terra arida ma non meno generosa di frutti. Se i proprietari avranno voglia di ascoltarmi pianteremo anche una vite, avranno così dei grappoli da raccogliere guardando ad Ovest, nei tiepidi tramonti di fine estate, il mare ad Est s’inchina.
Nel mio cuore c’è anche un giardino “segreto” e magico: un melograno piantato fra muri di granito. Sembra che stia lì a sostegno della casa in attesa che i proprietari facciano rientro. Non è solo una pianta ad adornare una casa, è un Guardiano.
Questi sono i giardini per il cuore, ma siate certi che anche gli occhi ne avranno giovamento con esplosioni di colore anche se nulla verrà messo a dimora e poi estirpato solo per dare spazio a dei nuovi arrivi in vivaio.
Non mi sento di giudicare scelte diverse, i giardini solo per gli occhi a volte sono spettacolari ma anche effimeri, non hanno il tempo di mutare ed evolversi naturalmente, vivono una stagione o poco più. Ad alcune piante non viene data alcuna chance di potersi adattare e per quanto io possa comprendere che a volte esistono esigenze particolari mi domando perché non si abbia voglia di far convivere una pianta annuale con una perenne. È solo una questione di equilibrio, no? Per scegliere la pianta giusta guardate da vicino, osservate, sfiorate, emozionatevi.
Sono pochi i gesti d’amore che possiamo dedicare a noi stessi in piena libertà, uno di questi è poter godere e vivere con rispetto un po’ di natura autentica, forse è finito il tempo delle finzioni.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Pimeonte edizione Febbraio 2017, sezione Orti e Giardini, con la collanorazione di Vivere Sostenibile Basso Piemonte

EARTH DAY 2016!

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Oggi è la Giornata mondiale della Terra, istituita nel 1970 e già voluta in precedenza dal presidente Kennedy. E oggi, all’Onu si firma l’accordo sul clima, raggiunto a Parigi nel dicembre scorso, che ha come obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi” di aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali, per evitare eventi catastrofici non prevedibili.

Naturalmente sarà necessario smettere di utilizzare combustibili fossili, come quelli oggetto del referendum che la maggior parte degli italiani non ha votato, anche su consiglio del capo del governo che oggi si troverà a firmare un trattato che di fatto smentisce le sue parole. Sarà una cerimonia senza precedenti, con 165 capi di Stato o di governo presenti per la firma.

Il contributo fondamentale per assorbire l’anidride carbonica prodotta da fabbriche, riscaldamento, auto, e allevamenti intensivi lo danno gli alberi. Infatti le foreste sono al centro della Giornata della Terra, evento diffuso in 192 stati. Quest’anno, la 46/a edizione, pone l’obiettivo di piantare tanti alberi quanti sono gli abitanti della Terra, 7,8 miliardi, da qui al 2020, quando ricorrerà il 50/o anniversario. Ci vogliono 96 alberi per assorbire l’anidride carbonica prodotta in media da una sola persona e tagliare alberi vuol dire ridurre l’assorbimento di CO2.

Cominciamo col dirlo ai nostri sindaci, anche a quelli che stanno tagliando alberi senza criterio intorno alle strade e su chine ripide che le precipitazioni erodono e rischiano di far franare. C’è una evidente differenza tra tagliare gli alberi pericolosi facendo un’importante manutenzione e tagliare alberi e basta senza pensare magari ad una ripiantumazione. Oltre a ridurre la CO2, la manutenzione ambientale creerebbe sicuramente molti posti di lavoro, a contatto con la natura e nel suo totale rispetto, attività di cui si potrebbe andare molto fieri.

Ogni gesto che facciamo ha un impatto sull’ambiente, non dimentichiamolo! Ed è quindi un gesto importante, nel bene e nel male. Meglio che sia nel bene, no?