LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

17 Consonno

Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE nato alla fine del 2015 si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia. In questo nuovo appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE si dedicherà alla riscoperta di due siti attrattivi, tra Milano e Lecco.
Prima tappa dunque a Limbiate, per visitare ciò che resta di “Città Satellite” o, come meglio viene ricordata oggi, “GreenLand”.
GreenLand era un parco divertimenti, costruito tra il 1964 e il 1965, in concomitanza con la costruzione di uno tra i parchi più famosi del nostro paese, ovvero Gardaland. Erano gli anni in cui le giostre cercavano di non essere più soltanto itineranti, ed ecco perché anche il futuro di GreenLand a Limbiate divenne roseo in tempi brevi, arricchendo sempre più l’offerta ludica per il pubblico. Il massimo splendore si raggiunse attorno alla metà degli anni ‘80, per poi vedere un lento, ma inevitabile declino che portò il sequestro definitivo della struttura nel 2002. Diverse le proposte di ricollocazione avanzate, una delle più recenti risalente al 2009, ma ad oggi, ciò che resta sono solamente pochissimi scheletri di giostre ed un insediamento rom nelle immediate vicinanze. L’area è privata, non accessibile e supervisionata dal custode del parco. Destinazione finale della spedizione, il paese fantasma di Consonno, nel comune di Olginate. La Las Vegas della Brianza, come veniva pubblicizzata, venne costruita negli anni ‘60, su progetto del commendator Conte Mario Bagno, fervido imprenditore del biellese, trapiantatosi poi a Milano. L’idea era quella di realizzare una vera e propria città dei balocchi, punto di riferimento del divertimento e del commercio della Brianza.

20 Consonno

Un progetto a dir poco visionario e rivoluzionario, che vide l’approvazione del Comune nel 1961. Il Conte aveva fatto sgomberare il borgo, acquistandolo per 22.500 lire. Bagno aveva capito le potenzialità economiche che stava portando il boom finanziario di quegli anni, così pensò di progettare una città tutta sua, dove chiunque poteva fare shopping, ma anche divertirsi, in una cornice architettonica e panoramica davvero all’avanguardia. Minareti arabeggianti, pagode, cinesi, fontane rinascimentali, colonne doriche, grand hotel, piste da ballo, tutto il mondo era rinchiuso all’interno di quel piccolo borgo. Un centro assolutamente rivoluzionario, ma che portò Consonno ad essere da città del divertimento ad una vera e propria città fantasma. Gli anni d’oro furono quelli tra i ‘60 e l’arrivo dei ‘70, ma il caso aveva in serbo qualcosa di ben diverso per il futuro della “Disneyland lombarda”. I lavori di costruzione stavano deturpando la collina su cui sorgeva il borgo ed una frana, nel 1976, ne bloccò l’accesso. Gli anni seguenti passarono tra burocrazia e richieste di nuovi permessi e il clima di festa perenne sembrò svanire piano piano. Il miracolo economico italiano sembrava stesse voltando le spalle a questo angolo di Brianza. Durante gli anni ‘70 il paese di Consonno rimase completamente abbandonato a se stesso, scavalcato dalla frenesia mondana di altri centri metropolitani, come Milano. Nel 1981 si tentò quantomeno di ristrutturare una porzione della città del divertimento, realizzando una casa di riposo all’interno di quello che era il Grand Hotel Plaza. Casa che rimarrà attiva sino al 2007. Nell’estate dello stesso anno, Consonno venne letteralmente invasa da centinaia e centinaia di giovani per un rave party. Quello sarà l’inizio della fine e Consonno non resterà altro se non meta di vandalismo ed inciviltà. Diversi altri rave saranno bloccati, altri invece no. Oggi ciò che resta sono degrado e murales ovunque, oltre a tanti curiosi che passeggiano tra le rovine. Fortunatamente c’è chi, ancora oggi, ama e cerca di salvare Consonno. In quest’ottica, è davvero lodevole il lavoro fornito dal team di Consonno 2.0, tramite tutte le attività riportate sul portale oltreconsonno.it, non ultimo il contributo costantemente offerto dall’Associazione “Amici di Consonno”, consultabile al sito consonno.it

Alcune curiosità: nel 1998, Consonno fu location di alcune scene del film “Figli di Annibale” del regista Davide Ferrario, con Diego Abatantuono e Silvio Orlando. Pochi anni fa, invece, Francesco Facchinetti, in arte DJ Francesco, aveva studiato un progetto di ricollocazione totale del borgo, cercando di costruire una vera e propria Silicon Valley italiana. Un progetto quantificato tra gli otto e i dodici milioni di euro, ristrutturazioni escluse, che ad oggi non ha trovato nessuna concretizzazione. Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

Annunci

PAES: Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile

di Mauro Clerici

Tra i vari strumenti a disposizione delle amministrazioni comunali per migliorare l’ambiente sul proprio territorio, ce n’è uno promosso dalla Commissione Europea: il Patto dei Sindaci. Si tratta di uno strumento di utilizzo volontario, che però impegna le amministrazioni comunali che aderiscono, a definire e predisporre un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES). Quando aderiscono ufficialmente al Patto dei Sindaci, i firmatari si impegnano ad elaborare il PAES entro due anni. Il piano d’azione, adottato dal consiglio comunale locale, descrive i passi verso il raggiungimento degli obiettivi del 2020.
Lo scopo di questa interessante iniziativa, è quello di ridurre di oltre il 20%, entro il 2020, le proprie emissioni di gas serra che, ricordiamo, continuano ad essere troppe per la situazione climatica generale. Ad oggi in Italia 3184 Comuni hanno aderito sui 7955 totali, quindi un discreto successo, sempreché i punti e le azioni contenuti nel piano siano poi rispettati e messi in opera.

logo-it-pattodeisindaci

Gli obiettivi raggiungibili attraverso mirate politiche locali, sono:
• migliorare l’efficienza energetica;
• aumentare il ricorso alle fonti di energia rinnovabile;
• stimolare il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia.

Le Amministrazioni che decidono di aderire al patto percorrono un cammino virtuoso che prevede tutta una serie di passi che qui elenchiamo:
• aderiscono formalmente al Patto dei Sindaci;
• predispongono un inventario base delle emissioni di CO2 nel proprio territorio;

• elaborano e adottano il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile(PAES);
• predispongono un sistema di monitoraggio degli obiettivi e delle azioni previste dal PAES;
• diffondono e rafforzano le competenze energetiche all’interno dell’Amministrazione comunale;
• informano e sensibilizzano la cittadinanza sul processo in corso, perché la conoscenza e quindi la consapevolezza aiuta i processi di attuazione del piano.

Per valutare i progressi compiuti nel raggiungimento dei propri obiettivi, i firmatari del Patto dei Sindaci devono presentare una relazione di monitoraggio relativa agli obiettivi di mitigazione e adattamento, ogni due anni dopo l’adozione del Piano d’Azione. Ogni quattro anni, l’inventario delle emissioni viene aggiornato per verificare i progressi legati alla mitigazione delle emissioni e del consumo di energia. Dal prossimo numero analizzeremo la situazione dei PAES di una serie di comuni del nostro territorio (province di Biella, Novara, Varese, Verbania, Vercelli) per capire come si sono mossi e quali idee hanno messo in campo, per utilizzare al meglio questo strumento e quindi rendere più rispettosa dell’ambiente la nostra comunità.
Per approfondimenti: www.pattodeisindaci.eu

paes-2008

paes-2011

paes-2016

Primo passo: osservare, non solo vedere

di Federico Gavinelli

Con la scoperta dell’agricoltura, l’uomo ha iniziato ad essere determinante per l’equilibrio del pianeta. Da allora è riuscito ad adattare l’ambiente circostante in modo da trarne beneficio, creando meraviglie. Ma è cercando di dominarlo che, a lungo termine, ne ha compromesso la quasi totale condizione di naturalità o stabilità.
Con le scelte politiche ed economiche, l’uomo mette a dura prova anche la biodiversità della propria specie: Aborigeni dell’Australia, Yanomami dell’America latina, Eskimesi dell’America settentrionale, i Sami della Finlandia e i Lapponi di Russia, Svezia e Norvegia.

corn-1235895_1920

La cupidigia e l’incessante ricerca del benessere ha fatto perdere il senso generale della situazione di Uomo sulla Terra, tanto che le parole di Papa Francesco sono di enorme attualità, in relazione al rispetto del Creato ed al nostro ridimensionamento da utilizzatori a custodi.
Per ignoranza e disinformazione, mala gestione e visioni fiabesche distorte o per interessi economici, vediamo, per esempio, il lupo come abominevole pericolo.
Chiedersi se le emissioni ed immissioni di scarichi idrici risultino inquinanti sono concetti legislativi molto recenti. Il primo regolamento italiano è del 1997, il Decreto Ronchi, a seguito delle direttive comunitarie del 1991 e 1994. Viste le date e riportandole nel nostro “piccolo”, riusciamo a comprendere la mobilitazione e l’efficacia della bonifica del Lago d’Orta, ma l’inefficienza della risoluzione alla contaminazione della Cascina Beatrice(*).

Per meglio comprendere il rapporto Uomo-Natura mi piace associare due parole di origine greca che sembrano diametralmente differenti, ma che sono meravigliosamente l’una il completamento dell’altra: Ecologia ed Economia.
Eco-: casa o ambiente.
–logia: discorso, comunicazione, o anche regole (esempi: dialogo, discorso tra due o più interlocutori; decalogo, dieci regole; astrologia, pratica che collega le possibili interazioni dei corpi celesti con il comportamento; logo, un simbolo che comunica un concetto più ampio).
–nomia: gestione, pratica del mettere in ordine qualcosa; oppure qualcosa che è inerente a qualcos’altro (esempi: astronomia, la scienza che tenta di dare un ordine ed un senso alle dinamiche celesti; gastronomia, tutto ciò che è inerente allo stomaco).
Ecologia è quindi lo studio degli elementi che sono presenti in un ambiente e lo studio delle loro interrelazioni. Economia, invece, lo studio delle regole che possono organizzare il corretto funzionamento e la gestione mirata dell’ambiente, della casa. Quanto sbagliamo a concepire i due termini nella vita di tutti i giorni?

Uno lo colleghiamo sempre alle cose biodegradabili, green, sostenibili, l’altro al valore monetario, che molto spesso spogliamo del concetto di qualità.
Quindi: Questa carta igienica è eco-logica perché è attenta all’ambiente! Dato che è attenta all’ambiente non sarebbe forse meglio dire: Questa carta è eco-nomica? Questo prodotto è bio! Anche se è costoso, non è forse meglio acquistarlo evitando prodotti più impattanti per l’ambiente, di dubbia provenienza ed etica?
La mia generazione, ha vissuto il benessere post-boom economico, dove il fine ultimo è stato la comodità, il tutto subito, il materialismo e la globalizzazione precedente alla delocalizzazione, tanto da mutare le dinamiche commerciali.
Dagli anni ’50, l’occidente ha vissuto la rivoluzione verde, che si prefiggeva di riuscire a dare da mangiare a tutti gli abitanti della Terra. Il suolo è stato visto da quel momento, come cosa inanimata le cui proprietà andavano spremute per massimizzare la produttività anche con metodi ormai considerati insostenibili.

Nelle nostre campagne, la riduzione di aree naturali e semi naturali, la monocultura e l’abbandono di pratiche tradizionali, l’abbracciare tecniche e sostanze sempre più artificiali, sono i fondamenti dell’attuale crisi dell’agricoltura.
L’ambiente agrario non è solo un tappeto su cui fare crescere cose da mangiare, ma è un insieme di componenti che si relazionano e comunicano. L’ambiente agricolo è quindi un organismo, e come tale dobbiamo impegnarci a proteggerlo! Come possiamo però impegnarci a proteggere qualcosa che non conosciamo?
La nostra specie è curiosa di natura, e prerogativa di ogni curioso che si rispetti è l’osservare il minimo movimento e cambiamento. Successiva all’osservazione è la deduzione, che presuppone di collegare quello che vediamo a cose di cui ancora non conosciamo la relazione: l’uomo ha scoperto la potenza del fuoco osservando che esso poteva nascere dal fulmine o dalla frizione del legno o di particolari rocce. Quindi: impariamo a non fermarci a “vedere” la realtà ma ad osservarla!

All’interno degli ecosistemi esistono elementi che risentono degli effetti delle componenti di un ambiente. Osservando questi ultimi possiamo riconoscere lo stato di salute di diversi ecosistemi. Si chiamano indicatori proprio perché hanno la capacità di indicarci i livelli di qualità di un ambiente. Essi sono sempre interni all’ambiente e possono essere identificati come semplici indicatori quando sono componenti non-viventi, o bioindicatori quando sono viventi. Questi ultimi devono avere determinate caratteristiche e anche la metodologia di raccolta deve soddisfare queste loro caratteristiche. In più, la metodologia deve essere ripetibile, semplice ed economica e quindi accessibile, come la scienza.

Fatta questa premessa, dal prossimo numero di Vivere Sostenibile scopriremo e daremo una risposta a molte delle nostre domande: a cosa servono le cimici? Quante specie di insetti ci sono sulla Terra? E quanti sono i batteri? La terra è vero che non è sporca, ma… sporca? Andremo così a scoprire un bioindicatore per ogni uscita del giornale.
Impareremo a comprendere di cosa si tratta, a cosa serve studiarlo e come lo si può osservare.
Osserveremo i metodi di raccolta e campionamento riconosciuti dalla comunità scientifica, le tecniche di calcolo basilari per l’analisi statistica, per comprendere al meglio, tramite i bioindicatori, il livello di qualità di un ambiente, anche del vostro giardino!
Nel prossimo numero tratteremo degli ingegneri del suolo: i lombrichi!

(*) Cascina Beatrice: zona alle porte di Borgomanero (NO) inquinata da rifiuti industriali soprattutto liquidi, scaricati per anni nel terreno ed inserita nell’elenco dei siti da bonificare della Regione Piemonte.

Un rispettoso disaccordo che cambia il mondo

di Enrico Marone

“Quando nasceranno i miei figli, voglio che nascano in un mondo in cui speranza e trasformazione siano possibili. Voglio che nascano in un mondo in cui le storie hanno ancora potere. Voglio che crescendo abbiano la possibilità di essere Heiltsuk in ogni senso della parola. Di mettere in pratica le usanze e comprendere l’identità che ha reso forte la nostra gente per centinaia di generazioni. Questo non può accadere se non sosteniamo l’integrità del nostro territorio, le terre e le acque, e le pratiche di gestione che legano la nostra gente al paesaggio. In nome dei giovani della mia comunità, esprimo il mio rispettoso disaccordo nei confronti dell’idea di una qualunque forma di compensazione per la perdita della nostra identità, per la perdita del nostro diritto di essere Heiltsuk” (tratto da Naomi Klein, Una rivoluzione ci salverà – Rizzoli).
Questa è la testimonianza di Jess Housty, giovane poetessa appartenente al popolo degli Heiltsuk, davanti al Comitato di valutazione dell’oleodotto della Enbridge (per le famigerate sabbie bituminose) a Terrace in Columbia Britannica, Canada.

draw_01

Gli Heiltsuk sono un popolo nativo che da centinaia di anni vive in completa armonia con la Natura splendida di quei luoghi e ne conosce e rispetta i delicati equilibri. Le perdite dall’oleodotto e dal passaggio delle petroliere nei mari dai quali essi traggono il loro sostentamento (non speculazioni economiche), rischiano di uccidere il salmone rosso che è il cibo di orche marine e delfini dai fianchi bianchi, oltre che di foche e leoni marini. Ma non solo, perchè quando i salmoni entrano nelle acque dolci per la loro riproduzione, sfamano aquile, orsi bruni, grizzly e lupi i cui escrementi sono fonte di nutrimento per i licheni, i grandi cedri e gli abeti di Douglas della foresta pluviale temperata. Il salmone, un semplice pesce ai nostri occhi, diventa l’impensabile collegamento tra mare, acqua dolce e foresta. Se scompare il salmone, scompare un intero ecosistema e la popolazione che con esso convive.

Questa è la banale verità che la globalizzazione neoliberista semplicemente non considera, concentrata com’è alla massima realizzazione del profitto.
Di esempi di questo genere ce ne sono a migliaia in tutto il pianeta e di solito gli organi di informazione ne danno un’immagine distorta o li riducono a semplici lotte contro le compagnie petrolifere o minerarie o le altre svariate forme di sfruttamento economico delle risorse naturali. Solitamente lo scenario che viene presentato, è quello in cui chi vuole distruggere per pura speculazione diventa il paladino del progresso, mentre chi è integrato nella Natura e la ama è l’ostacolo.
Ma quello che non capiscono le multinazionali e i personaggi che ne pilotano le attività, azionisti compresi e governi complici, è che l’amore per la Terra e la Natura è una forza potentissima.

Aldilà dei conti economici, ciò che ha fatto la differenza e portato al successo è stata la forza con cui le comunità si sono pacificamente, ma risolutamente, opposte a tanti progetti distruttivi nei loro territori. Battaglie vinte di cui non si sente quasi mai parlare, come ad esempio la legge del Costarica che vieta l’estrazione a cielo aperto sul territorio nazionale, oppure l’opposizione alla trivellazione off-shore da parte dei residenti dell’arcipelago colombiano di San Andrés, Santa Catalina e Providencia. Il corallo è più importante del petrolio, dissero gli abitanti di quella regione, dove esiste una delle più grandi barriere coralline dell’emisfero occidentale. Il Sierra Club negli Stati Uniti dal 2002, insieme alle comunità locali ha impedito l’apertura di 180 impianti ed è riuscito a far chiudere 170 centrali a carbone. In Turchia, a Gerze, la pressione della comunità locale ha impedito l’apertura di una centrale a carbone sul Mar Nero.

E sono tantissimi altri gli esempi possibili; da noi la comunità della Val di Susa si oppone ormai da 25 anni alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità, riconosciuta ormai opera inutile persino dal governo italiano. (http://www.notav.info/post/crozza-mi-aspetto-che-cambino-nome-alla-valle-anzi-abituiamoci-gia-a-chiamarla-val-di-scusa/)
Insomma la strada da percorrere, come semplici cittadini appartenenti alla nostra comunità e al pianeta Terra, è quella della conoscenza, dell’amore per il proprio territorio e quindi delle scelte sempre più consapevoli sia nei consumi giornalieri che nella pianificazione del futuro comune. Solo così avremo a disposizione uno strumento per impedire alla speculazione di vincere sulla natura e sull’uomo.

“L’uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.” Mahatma Gandhi

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile+Maggio 2018, editoriale

Nuovo numero! Aprile e Maggio

Eccoci tornati con la nuova uscita di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!
Come vi trovate con la nuova versione bimestrale? Riuscite a leggere meglio gli articoli? Dateci la vostra opinione!
Intanto eccovi tante notizie nuove e fresche sulla sostenibilità ambientale del territorio!

Clicca per leggere online il nuovo numero!

aprile2018pasquajpg

Vuoi ricevere il pdf ogni mese nella tua casella email? Iscriviti qui!

Vuoi ricevere il numero cartaceo a casa tua? Fai l’abbonamento!

Sei un’azienda e vuoi ampliare la tua visibilità su un pubblico attento e consapevole? Visita la sessione dedicata!

MONTE FENERA – Il rilievo della bassa Valsesia (Colma di Valduggia -VC-)

di Mauro Carlesso – scrittore e camminatore vegano

Il Monte Fenera si impone come un totem piantato nella bassa Valsesia. Emerge monolitico a testimonianza dell’antico supervulcano nascondendo tra la rigogliosa vegetazione, fenomeni carsici con grotte di notevole rilevanza. Il Fenera è quindi un luogo che va ben oltre l’apparente “semplice elevazione” in quanto contiene in se caratteristiche geologiche, fossili, faunistiche, floreali e botaniche di notevole importanza che meritano di essere scoperte. Una fitta rete di sentieri imbriglia il Fenera ma salirci dalla Colma comodamente, con poco dislivello, nella stagione in cui la neve è appena andata via e la flora comincia a ricoprirne i versanti è una piacevole ed emozionante esperienza.

valduggia fraz colma

frazione Colma di Valduggia

La scheda
Località di partenza: Colma di Valduggia (mt.696) –VC-
Località di arrivo: Colma di Valduggia (mt.696) –VC-
Cime sul percorso: Monte Fenera –Punta Bastia-(mt. 899) e Punta San Bernardo (894 mt.)
Dislivello: mt. 200 circa
Tempo di percorrenza: ore 2,30 (soste escluse)
Difficoltà: T
Periodo: Sempre (da evitare l’estate per il caldo e la bassa quota)

L’itinerario
Con l’autostrada A26 uscire a Romagnano Sesia, continuare sulla SS 299 proseguendo verso Grignasco, superare Borgosesia e seguire le indicazioni per Valduggia. Poco prima di entrare in paese imboccare a destra la strada che con alcuni chilometri di salita conduce alla frazione Colma dove, a bordo strada, si lascia l’auto. Da qui si volge in direzione del Monte Fenera, lungo un tratto di strada asfaltata che porta alla chiesetta di S.Antonio, nei pressi del cimitero. Di fianco si innalza il poderoso campanile, a destra scende l’itinerario 764. Si prosegue su sterrata sul fianco sud-est del monte, lasciando a destra l’itinerario 772 che sale direttamente al Fenera. Si continua fino a raggiungere la dorsale sud della montagna stessa, dove si incrocia l’itinerario 771. Ci si inoltra sul fianco ovest seguendo la mulattiera, si tralascia a sinistra, in discesa, il sentiero per Cascina Spada e si continua, sempre in leggera salita, fino ad incrociare l’itinerario 769. Si prosegue ancora e si esce con una breve salita sul piccolo spiazzo dove rimangono tracce dei lavori di scavo ed alcuni blocchi sbozzati, residui della Cava di Arenaria. Buon panorama sulla valle dello Strona da Valduggia a Cellio fino a Borgosesia e sulla cerchia alpina. Un sentiero più incerto si innalza sul pendio del monte e raggiunge la cima est del Fenera dove è eretta la chiesa di S.Bernardo. Buon panorama in particolare verso Est. Si scende in breve alla sella dove convergono i sentieri 769 e 772 e con un breve tratto in salita si raggiunge la cima principale denominata Punta Bastia, con la grande croce in pietra, e dalla quale si gode un superbo panorama circolare sulle alpi e sulla pianura. La discesa può avvenire direttamente da questa cima lungo l’ampio sentiero che poco sotto si innesta sul 769 che abbiamo percorso all’andata.

croce punta bastia

croce punta Bastia

La nota storica
Camminare sul Fenera ha un significato geologico importante ed affascinante. La natura calcarea e i movimenti orogenetici avvenuti nell’Era Terziaria, hanno fessurato in profondità le rocce carbonatiche e permesso all’acqua di penetrare all’interno della montagna scavandovi grotte e caverne che invitano all’esplorazione. Dal punto di vista storico le grotte sono un ambiente eccezionalmente ricco di reperti paleontologici. Sono stati infatti rinvenuti moltissimi resti fossili dell’orso delle caverne (Ursus Spelaeus, estintosi 20.000 mila anni fa) che sfruttava queste cavità come riparo nei periodi invernali. La lunga frequentazione di uno stesso sito, durata anche diversi secoli, avrebbe portato all’accumulo di tutte le ossa fossili rinvenute nel corso delle numerose campagne di scavo. Nel corso delle sistematiche esplorazioni sono state anche trovate prove dirette della presenza dell’uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis), vissuto in questi luoghi circa 50.000 anni fa, una specie che ha affiancato per qualche millennio la nostra stessa specie (Homo sapiens) sul territorio europeo: nel 1989 sono stati trovati due denti di probabile appartenenza a un uomo di Neanderthal, forse unici nell’Italia dell’arco alpino settentrionale.

san bernardo

San Bernardo

Per un pranzo al sacco Veg
Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: insalata di patate, cipolla di Tropea con olive taggiasche e capperi.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio+Marzo 2018, sezione Turismo Sostenibile

Donne e ambiente: la coppetta mestruale

di Patrizia Accettulli

coppetta-mestruale2

Chissà quante di voi conoscono la coppetta mestruale?
Forse tutte, forse molte la usano già, forse però qualcuna ha bisogno di una spinta in più e qualcun’altra non ne ha mai sentito parlare! Anni fa non esistevano gli assorbenti, ma il ciclo sì, quello esiste da sempre e allora come si faceva?
Le donne egiziane usavano i papiri ammorbiditi come tamponi. In Grecia, i tamponi erano fatti di garza avvolta intorno piccoli pezzi di legno. E a Roma, assorbenti e tamponi erano fatti di lana morbida. In altre parti del mondo carta, muschio, lana, pelli di animali e l’erba sono stati usati e adattati come assorbenti per il flusso mestruale. Finché nel 1896 venne messa in vendita la prima marca di assorbenti che però non riscosse un gran successo, tanto che sin dall’inizio del ventesimo secolo le donne americane usavano tamponi fatti in casa con lo stesso cotone assorbente usato per i pannolini.
Poi finalmente, nel 1930 Leonora Chalmers, brevettò e produsse la prima coppetta mestruale che però, dopo l’avvento dei prodotti usa e getta, non trovò larghissima fruibilità tra il pubblico femminile. Da qualche anno invece le coppette hanno subìto un notevole sviluppo sia in termini di miglioramento quanto di numero di donne che le utilizzano e dal 1980 l’utilizzo di coppette oppure di assorbenti lavabili è notevolmente aumentato!
Le più comuni sono sagomate a forma di campana, fatte di gomma o silicone alimentare/farmaceutico, materiali completamente inerti e sicuri, morbidissimi e facilmente maneggiabili. Il marchio che storicamente ha fatto conoscere questo sistema in Italia è Mooncup a cui si sono affiancati poi nuovi marchi e varietà di forme e colori. La coppetta si utilizza in modo simile al tampone, ma il sangue viene raccolto al suo interno e non assorbito, questo ne dà garanzia di sicurezza igienica e impedisce lo sviluppo di infezioni da contatto. È una scelta ECOLOGICA ed ECONOMICA, visto che si lava e riutilizza (una coppetta può durare fino a 10 anni) di giorno in giorno evitando la produzione di rifiuti e in termini economici già dopo 4 settimane di utilizzo la spesa è ammortizzata!

Rubrica “Fai da te” – Trasferimento di una foto su legno!

Cosa c’è di più stimolante, soddisfacente e spesso ecologico dell’autoproduzione? Talvolta però non è così semplice. Ci mancano informazioni certe, metodi e strumenti ed allora rinunciamo, perdendo così la possibilità di imparare a creare, riparare, manutenere. Bene, grazie alla collaborazione con WeDo Fablab, non sarete più soli in questa impresa. Su ogni numero ospiteremo un piccolo manuale a cura dei tecnici del Fablab con informazioni e trucchi. Naturalmente potrete utilizzare per le vostre necessità tutte le apparecchiature, anche avanzate, che WeDo mette a disposizione. Buon lavoro!

foto 1

di Massimiliano Ferré – in collaborazione con WE DO FABLAB

Difficoltà: bassa
Target età: 6+
Quanto è manuale: ***
Quanto è digitale: ***

Le feste natalizie sono finite, ma sappiamo che molti di voi sentono costantemente la necessità di creare addobbi, decorazioni e accessori che rendano più allegro l’ambiente in cui si vive. Il trasferimento di una foto sul legno può essere un modo simpatico per ricordare una vacanza, un momento importante della vostra vita, che diventerà ancora più speciale se “impresso” su un oggetto creato con le vostre mani.

PREPARAZIONE DEL MATERIALE DI SUPPORTO
Recuperate un pannello di legno (es.: pioppo multistrato con minimo spessore 4 mm) delle dimensioni che preferite. Date una forma buffa al vostro supporto: disegnate con una matita una forma geometrica o artistica sul pannello (es. la sagoma di un gatto, una cornice o delle stelle) oppure scaricate un disegno vettoriale da internet, stampatelo, tagliatelo e contornatelo a matita sul pannello.
A questo punto, con l’aiuto di un adulto, utilizzate un traforo o un piccolo seghetto manuale per tagliare la forma disegnata sul pannello. Con della carta vetrata eliminate bave e smussate gli spigoli. Usate sempre i guanti e gli occhiali!
In alternativa potete disegnare o scaricare una forma grafica vettoriale (es. http://www.freepik.com) e recarvi presso il Fablab più vicino a voi per realizzare tramite Taglio Laser la vostra sagoma.

foto 2

STAMPARE LE IMMAGINI
Stampate la vostra fotografia con una stampante laser (meglio di una stampante a getto d’inchiostro). Utilizzate carta comune, impostate una qualità di stampa ottima e assicuratevi che le dimensioni di stampa siano racchiuse in quelle del supporto in legno. Se avete aggiunto delle scritte ricordatevi di specchiare la foto, in modo che a lavoro completato, la scritta sia leggibile correttamente. Per farlo potete utilizzare un software di elaborazione grafica (es.: Gimp).

APPLICARE LA COLLA AL SUPPORTO
Servendovi di un pennello adeguato, stendete in maniera omogenea un abbondante strato di colla vinilica sul fronte del legno. Poi applicate la vostra fotografia, con la stampa rivolta verso il legno e facendo attenzione, premete fino a farla aderire perfettamente. Stendete un altro strato di colla sul retro del foglio delicatamente, facendo attenzione a non creare bolle d’aria o pieghe.

foto 3

ASCIUGATURA COLLA
Per far asciugare la colla completamente servono almeno 12 ore. Se non sapete cosa fare nel frattempo preparate un altro supporto in legno per una nuova fotografia. Oppure continuate la lettura di Vivere Sostenibile!

RIMOZIONE CARTA
È l’ultima fase di lavoro, ma è delicata, quindi munitevi innanzitutto di pazienza! Con uno straccio in cotone bagnato, o direttamente con le dita bagnate, iniziate a strofinare lievemente il retro della vostra fotografia fino a quando la carta diventa ruvida e inizia a fare dei “pallini”. Così facendo, un po’ alla volta, rimuoverete gli strati superficiali della carta e comincerete a vedere la foto. Ora aspettate che il supporto si asciughi: vi accorgerete che ci sarà ancora della cellulosa di carta in eccesso da togliere con delicatezza. Quando il lavoro sarà finito e la foto sarà ben dettagliata, basteranno una o due mani di vernice trasparente protettiva.
Ecco finito! Ora potrete realizzare più trasferimenti su forme differenti per fare regali o decorare in maniera originale ogni stanza di casa! Piaciuto il nostro tutorial? Avete suggerimenti da darci?

Scrivici a info@wedofablab.it
viveresostenibile.altopiemonte@gmail.com

foto 4

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio+Marzo 2018, sezione Scelte Ecosostenibili Rubrica FAI DA TE

La Medicina tradizionale cinese e l’orologio degli organi – seconda parte

di Paola Massi, operatrice Tuinà

leggi la prima parte qui

Nel numero precedente di Vivere Sostenibile (dicembre/gennaio) abbiamo introdotto il concetto di ciclo circadiano secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC). La teoria dell’orologio cinese insegna che l’energia vitale – Qi – ha un picco di flusso attraverso ogni meridiano collegato a un determinato organo, della durata di due ore nell’arco della giornata, momento in cui l’organo è al massimo della sua funzionalità.

La MTC attribuisce agli organi anche funzioni energetiche ed emozioni specifiche che possono supportare o ostacolare la funzionalità degli organi stessi. Poiché in quelle due ore quel particolare meridiano domina il corpo sia fisicamente che emotivamente, conoscere questa teoria può essere molto utile per capire l’origine di sintomi che si manifestano in particolari momenti della giornata.

woman-918981_1920

03 – 05 POLMONE
I Polmoni governano la voce, il sudore, la salute del sistema respiratorio, della pelle e del sistema immunitario e liberano le tossine principalmente in queste ore. Ecco perché talvolta vi è presenza di tosse. Questo è il momento migliore per ricaricare l’organo con un sonno profondo; svegliarsi tra le 3 e le 5 potrebbe anche essere correlato a sentimenti di tristezza, dolore, lutto, al non riuscire a “lasciare andare”.

05 – 07 INTESTINO CRASSO
Per cominciare bene la giornata è buona abitudine andare di corpo. Questa è la fascia oraria in cui l’energia si concentra nel meridiano dell’Intestino Crasso, responsabile della funzionalità intestinale. Le emozioni collegate all’organo sono il “sentirsi bloccati”, il non voler “lasciare andare”, emozioni riconducibili alla stitichezza.

07- 09 STOMACO
Fra le 7 e le 9 il flusso di energia si sposta verso il meridiano dello Stomaco e stimola la fame. È il momento ideale per consumare il pasto più nutriente della giornata, poiché il corpo è al massimo della sua capacità digestiva e riesce quindi a ottimizzare i processi di digestione e assorbimento dei nutrienti. Allo Stomaco è legata l’emozione di preoccupazione, il sentire un “peso sullo stomaco”, indicativo non solo di difficile digestione, ma anche di eventi o persone che non si riescono a “mandare giù”.

09 – 11 MILZA/PANCREAS
In MTC la Milza è considerata un organo fondamentale nel processo digestivo. In questa fascia oraria vengono messi in circolo enzimi digestivi e viene prodotta l’energia necessaria alla giornata. A livello emotivo la Milza è legata alla preoccupazione, alla rimuginazione e a sentimenti di scarsa autostima.

11 – 13 CUORE
Essere pieni di gioia ed entusiasmo rafforza il Cuore, mentre sentimenti opposti come la tristezza lo indeboliscono. Il Cuore non ama il calore, tanto che nei paesi caldi si tende a fare un riposino in queste ore. Per questa ragione non è bene esporsi al sole o fare attività fisica sostenuta in questo momento della giornata se vogliamo mantenere una buona salute cardiaca.

13 – 15 INTESTINO TENUE
In questa fascia oraria il cibo ingerito precedentemente completa il suo processo digestivo e assimilativo grazie all’Intestino Tenue. Sensazioni di pesantezza e affaticamento potrebbero indicare un cattivo assorbimento a livello intestinale.

15 – 17 VESCICA URINARIA
È l’ora della Vescica; è consigliabile bere acqua per agevolare il processo di eliminazione dei rifiuti metabolici filtrati dai Reni. A livello mentale uno squilibrio di questo viscere provoca emozioni come la gelosia e il sospetto.

clock-1274699_1920

17 – 19 RENI
I Reni sono il fondamento di tutte le energie del corpo e presiedono al nostro sentirsi pieni di forze. Questo organo è legato a sentimenti di paura e terrore, ma anche alla forza di volontà e alla sicurezza.

19 – 21 PERICARDIO
Il Pericardio, in quanto membrana che avvolge il Cuore, è strettamente correlato ad esso. Sul piano mentale emozionale è responsabile del nostro “movimento” verso gli altri (le nostre relazioni).

21 – 23 TRIPLO RISCALDATORE
Proprio come sul piano fisico il Triplo Riscaldatore controlla il movimento del Qi in tutti gli organi e strutture, su un livello mentale emozionale promuove il “libero flusso” delle emozioni.

23 – 01 VESCICOLA BILIARE
La Cistifellea riceve la bile dal Fegato, pronta a impiegarla quando necessario nei processi digestivi. Essa è inoltre responsabile della capacità di prendere decisioni, fornisce il coraggio e l’iniziativa.

01 – 03 FEGATO
Il Fegato filtra il sangue ed è importante nella disintossicazione del corpo; secondo la MTC disintossica anche le nostre emozioni. Quelle più legate al Fegato sono la rabbia, la frustrazione e il risentimento. Svegliarsi in queste ore può essere indicativo di un Fegato che fa fatica a purificare il sangue e il corpo dalle tossine, che siano fisiche o emotive.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio+Marzo 2018, sezione Benessere Corpo e Mente

L’esperienza sensoriale per la gioia del corpo, anima e mente

di Barbara Camilli – psicologa

Scrive Winnicott, un insigne psicanalista infantile: “Quando gioca, e forse solo quando gioca, il bambino è veramente libero di essere creativo”.

impastare

Questa libertà immaginativa rimane qualcosa di essenziale anche da adulti per essere davvero gli artefici indiscussi della propria vita. Solo mettendo in gioco i nostri desideri, i nostri sogni, le nostre paure, proprio come si faceva da bambini, si può immaginare e trasformare il momento che stiamo vivendo. Ai bambini basta poco: un foglio e dei colori possono essere sufficienti. Un giardino si trasforma in un mondo pieno di colori e spazi dove creare luoghi meravigliosi.
Il cuore sogna, la mente crea, la mano trasforma.
Nei laboratori di Nutriziopoli vogliamo permettere ad ogni bambino di esprimersi secondo la forma a lui/lei preferenziale. Ecco che una pallina di pasta frolla diventa un oggetto magico per creare forme profumose e gustose. Non saranno solo biscotti, saranno i loro biscotti. Sottolineo la parola “loro” perchè quello che hanno creato è stato pensato per poi essere trasformato nella forma che decidono di dargli. Cosa è accaduto in particolare? La relazione diretta dei bambini con l’alimento ne ha modificato la percezione in piacevolezza. Se prima alla torta fatta in casa preferivano quella preconfezionata, quando diventa lui il protagonista quella non sarà semplicemente una torta, ma sarà la torta fatta da lui/lei.
Gli adulti spesso dimenticano la dimensione della scoperta, che invece aiuta i bambini ad appropriarsi delle cose. Spiegare non sempre è sufficiente. Per scoprire certi mondi come quello della cucina bisogna guardarlo, annusarlo, toccarlo, esperirlo in modo diretto per poi farlo. Quando portiamo nelle scuole i laboratori sul pane o sulla pasta i bambini imparano attraverso il gioco a conoscere l’alimento.

uova
Lo scorso anno, a Giugno, in una scuola materna di Galzignano Terme, abbiamo realizzato un bellissimo laboratorio sulla pasta esteso a tutte le sezioni. Dopo aver rotto il proprio uovo nel vulcano di farina si sono impegnati a trasformare l’impasto nella pasta. Nei loro occhi l’entusiasmo e la gioia di sentire tra le mani un piacere per alcuni mai provato. Una bambina in particolare dalla gioia aveva iniziato a parlare con noi, chiedendoci che cosa avremmo fatto. Carina e simpatica lavorava il suo impasto commentando ogni tanto tra sè e sè. Un piacere vederla, come tutti gli altri che non avevano tempo di far altro se non lavorare la pasta. Quella bambina era la prima volta che parlava. Dall’inizio della scuola non aveva mai fatto sentire la sua voce tanto che le maestre, gonfie di gioia, la guardavano sorprese. Una commozione carica di significato. L’esperienza sensoriale del fare la pasta per quella bambina è stata così intensa che blocchi e paure si sono sciolti.
Da quell’incontro è nata questa bellissima filastrocca

Nutriziopoli
impastando impastando capitano cose eccezionali
anche le parole “mettono le ali”
perchè, nel mescolare uova e farina,
si lascia andare anche la più timidina bambina
e tutti ridono felici e contenti
mentre conoscono gli ingredienti!
Che felicità poter pasticciare
se anche cade un pò di impasto non ti devi preoccupare
perchè quel che conta è mangiare sano
frutta, verdura e poco divano…
Se poi pasticci in compagnia
può capitare anche qualche magia!

farina mani

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio+Marzo 2018, sezione Speciale Alimentazione Naturale