Conoscere la canapa, la nascita della associazione valsesiana

Dopo un anno di lavori si è costituita formalmente l’Associazione Culturale Canapa Valsesia. Venerdì 18 maggio è stato confermato lo statuto, il regolamento e formalizzato l’atto costitutivo durante un incontro aperto a tutti.
Come è stato deciso nelle ultime settimane verrà organizzato un altro incontro di autoformazione! Dopo l’incontro positivo il mese scorso a Riva Valdobbia sull’utilizzo della fibra, questo mese l’attenzione andrà sull’utilizzo dei semi in cucina.

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L’incontro è fissato per Giovedi 21 Giugno alle ore 18.00 al circolo di Aranco, in via delle fontane 60 a Borgosesia. La master chef Paola farà da guida nella preparazione di varie pietanze a base di Canapa che poi verranno degustate insieme per cena. La cena sarà intorno alle ore 20.00 ed è a offerta libera per finanziare le attività dell’associazione (oltre alle spese sostenute per la cena). Confermate la vostra presenza entro lunedi 18 Giugno!
A seguire si terrà la riunione, intorno alle ore 21.00, in cui si verrà aggiornati sulle attività in programma come il workshop di distillazione degli olii essenziali e il corso di filatura e tessitura; inoltre gli organizzatori raccoglieranno eventuali proposte per altri incontri di approfondimento, ci sarà la possibilità di tesserarsi e acquistare inflorescenze di Canapa di tipologia Futura 75 al prezzo simbolico di autofinanziamento a 0,20 cent per gr.
Canapa Valsesia sarà presente anche all’Alpàa!
Per qualsiasi dubbio o esigenza contattate Canapa Valsesia qui,
info sul prossimo evento qui

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Sversamenti nel Lago d’Orta, Legambiente chiede l’applicazione della legge sugli ecoreati

Comunicato stampa di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta O.n.l.u.s. dell’11 maggio 2018

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Auspichiamo si faccia piena luce sullo sversamento di inquinanti nel Lago d’Orta e confidiamo che chi ha commesso questo delitto contro l’ambiente paghi in modo esemplare”. È questo l’appello di Legambiente a una settimana dall’ennesimo grave sversamento di residui di lavorazione di cromatura e soda caustica nel Lago d’Orta, nella frazione Pascolo, a San Maurizio d’Opaglio (NO). Un episodio che rischia di compromettere parte del liming, il grande e innovativo progetto di bonifica svolto con successo sul lago sotto il coordinamento e la guida scientifica del CNR-ISE a partire dal 1989.

Il Lago d’Orta è una perla dal punto di vista ambientale e paesaggistico ed è la prova di come l’impegno congiunto di diversi enti negli anni abbia portato al miglioramento dell’ecosistema lacustre -sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Oggi però il fragile ecosistema lacustre viene messo di nuovo in pericolo da imprenditori senza scrupoli. Per questo facciamo appello alle autorità competenti affinché si faccia tutto il possibile per assicurare alla giustizia i responsabili di questi sversamenti, applicando la nuova legge 68/2015 sugli ecoreati che ha introdotto cinque nuovi reati ambientali tra cui quello di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni”.
Questo grave reato ambientale -aggiunge Massimiliano Caligara, presidente del circolo di Legambiente Gli Amici del Lago- ci riporta drammaticamente negli anni 60/70, prima dell’introduzione della legge Merli del 1976 per la protezione delle acque dall’inquinamento. Periodi bui per l’ambiente, quando le industrie elettrogalvaniche e chimiche del territorio scaricavano liberamente le loro acque inquinate contenenti rame, cromo, nichel e zinco, riducendo il lago a uno specchio d’acqua privo di vita. Ora, tutto ciò è inaccettabile, i liquami derivanti dalle fasi di sgrassaggio delle cromature, contenenti soda caustica in alte concentrazioni, tensioattivi, agenti complessanti ed altre molecole dannose per l’ambiente, sversati, rischiano di vanificare i risultati e gli investimenti economici in uno dei più importanti progetti di bonifica a livello globale effettuati in un lago. Auspichiamo che i responsabili vengano presto identificati e chiamati a rispondere di questo deterioramento significativo dello stato delle acque e dei danni causati all’ecosistema lacustre”.

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: 011.2215851 – 349.2572806 – www.legambientepiemonte.it www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta

Democrazia e tutela della natura sono conciliabili?

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Ma siamo poi sicuri che la democrazia sia la forma di governo ideale per l’orbe terracqueo? Non per gli uomini, quindi, ma per la natura in generale. Non è una provocazione la mia. Chi mi conosce sa che sono un burlone, ma questa volta sono molto serio.
Partiamo da un presupposto che a mio modo di vedere, è ineludibile: per garantire una convivenza decente, non dico ideale, che non è oramai più possibile, fra uomo e natura, occorrerebbe adottare misure drastiche e anche impopolari. Alcuni esempi, limitandoci alla nostra terra.
D’ora in poi zero consumo di territorio in tutta Italia. Basta. Stop. È quello che tra l’altro richiede molto seriamente il forum nazionale Salviamo il Paesaggio a tutte le forze politiche.
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/sottoponiamo-la-nostra-proposta-di-legge-a-tutti-i-candidati-alla-prossima-tornata-elettorale/
Basta con nuove costruzioni ad uso abitativo, ma basta anche con tangenziali, superstrade, grandi opere, viarie o ferroviarie che siano. Il territorio italiano non se lo può più permettere, fragile e già disastrato com’è. Basta nuove costruzioni, ma anche abbattimento di tutte quelle abusive, con recupero dei relativi sedimi. Ci si lamenta che poi mancherebbero soluzioni abitative? Niente di più falso. Quanti sono gli alloggi sfitti oggi in Italia? Secondo l’ultimo censimento ISTAT del 2011, in Italia solo il 77,3% delle abitazioni risultava occupato da almeno una persona residente, il restante 22,7% era costituito da abitazioni vuote o occupate solo da persone non residenti. In Val d’Aosta circa la metà delle abitazioni sono vuote: ha senso?
http://www.ance.it/docs/docDownload.aspx?id=25011
Via allora ad una normativa fiscale che costringa i proprietari degli alloggi a mettere sul mercato delle locazioni le loro proprietà. Però non mi nascondo che l’adozione di misure draconiane farebbe perdere voti, e non certo guadagnarne a qualsiasi compagine di governo che li adottasse, come dicevo sopra. Eppure bisognerebbe agire così.

Settore energia. Graduale dismissione di tutte le fonti di produzione che non siano rinnovabili, dal petrolio, al carbone, al gas. Nel contempo, però, stop alla realizzazione di nuovi impianti idroelettrici, che depauperano i corsi d’acqua. Stop altresì ai parchi eolici sui crinali delle montagne, che deturpano il paesaggio. E stop anche al solare a terra, che impoverisce i terreni agricoli. Chiaramente, una soluzione di tal fatta, comporterebbe necessariamente avere meno energia a disposizione ed un cambiamento secco nei nostri stili di vita. Chiamiamola decrescita, felice o meno, ma sarebbe di fatto quella la conseguenza.

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Settore alimentare. Ripensamento dei nostri stili di vita alimentari. Adozione di misure per un graduale abbandono dell’intensivo, sia esso allevamento quanto produzione agricola. Ci si nutrirà meglio e si farà soffrire meno gli altri animali. Altre misure invece dovrebbero essere volte a disincentivare le importazioni di prodotti alimentari, e a ridurre i trasporti, e questo non solo in campo alimentare.

E poi ancora altri provvedimenti “di contorno”, come il divieto della caccia e della pesca per puro divertimento, l’aumento delle aree protette terrestri, ma soprattutto marine, il commissariamento dei comuni che non raggiungano valori elevati di raccolta differenziata, lo stop alla vendita di armi a paesi in guerra, e così via.
I partiti vanno alla ricerca del consenso popolare: se lo perdono ne traggono la conseguenza di avere adottato politiche sbagliate. Niente di più sciocco. Un provvedimento, anzi, spesso più è impopolare e più fa bene alla biocenosi. Ma mi chiedo: è possibile che accada questo in una democrazia?

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Scelte Ecosotenibili

La storia del piccolo lago e dell’uomo cattivo

di Enrico Marone

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C’era una volta un lago, non troppo grande, ma bellissimo e tranquillo, appoggiato tra boschi, borghi e colline verdi. Pesci e tanti altri esseri viventi, esistevano tra i suoi flutti e le sue sponde. Molta gente viveva lì e i turisti sospiravano, contemplando i suoi romantici paesaggi.
Ma venne l’industria con l’efficienza e l’utile da raggiungere. L’industria prendeva materie prime dalla terra e le trasformava in oggetti e scarti. Gli oggetti si vendevano e portavano i soldi, gli utili, ma gli scarti? Un problema, perchè facevano scendere gli utili, i guadagni. Occorreva pagare per farli portare in luoghi ed impianti che li rendessero innocui.
Ma vicino c’era il bel lago tranquillo e romantico. Perchè non buttarli lì? E cominciò la prima azienda, poi un’altra e un’altra ancora. Gli esseri che vivevano lì cominciarono a scomparire ed il lago a morire. Morire per gli utili delle aziende.
La fortuna volle che gli scienziati che controllavano le sue acque si accorgessero di ciò che stavano facendo al lago. E con una operazione complessa, molto lunga e costosa, riuscissero a salvarlo. Alcune delle aziende che avevano buttato i loro scarti nel lago chiusero, ma non in conseguenza del loro crimine. Dopo molti anni la vita, pian piano ritornò. Gli uccelli, gli insetti e soprattutto pesci ed altri esseri subacquei, ricominciarono a popolarlo. Addirittura l’Unione Europea aveva scoperto alcuni esseri da tutelare, perchè rari e delicati. Nessuno più scaricava scarti in quelle acque dalle piccole onde. Tutto il mondo seppe di questo miracoloso salvataggio, tutti sembravano contenti di questo. E quello specchio d’acqua, man mano che passava il tempo, diventava sempre più bello e la gente stava bene sulle sue sponde.
Ma si sa, la malvagità, l’indifferenza e il potere dei soldi, degli utili, sono forti e mentre tutti si beavano del piccolo lago tranquillo, qualcuno usava il suo piccolo cervello per cercare un modo stupido e scorretto di risparmiare. La sua azienda doveva rendere di più, avere più utili. Da dove cominciare? Ciò che produceva si vendeva e portava soldi, guadagni, ma gli scarti? Già, se non dovesse pagare per rendere innocui gli scarti, potrebbe risparmiare e quindi gli utili salirebbero! Come fare?
Dove potrebbe mettere gli scarti?
Perchè non buttarli nel lago, di sera, quando nessuno vede? Sì ottima idea, pensa quanti soldi risparmiati! Così posso fregare anche i miei concorrenti che, poveri fessi, loro pagano per rendere innocui i loro scarti. Ma qualcuno vide, diede l’allarme e fotografò quel liquido biancastro e puzzolente che usciva da un tubo e andava a sporcare le acque del piccolo lago tranquillo. Quello specchio d’acqua che dopo tanti anni di sacrifici, trattamenti, attenzioni e spese da parte dei cittadini era tornato a fatica a rivivere. Le foto vennero diffuse e tante, tante persone si arrabbiarono per il gesto stupido e vile e si preoccuparono per la salute ancora fragile del piccolo lago tranquillo.

Ebbene ora tutti dovranno fare la loro parte.
Le forze dell’ordine dovranno individuare i responsabili e credetemi, è possibile.
I magistrati dovranno giudicare con severità, si con severità, questo volontario e ignobile attentato all’ecosistema del lago, attuato per puro interesse monetario e per puro disinteresse verso la vita e un bene pubblico.
I cittadini dovranno continuare a rispettare e vigilare (come infatti è successo) affinchè il lago si riprenda da questo sfregio, ancora una volta.
Le associazioni di imprenditori dovranno condannare queste pratiche ottuse e vili, dicano se per loro è più importante la vita o il guadagno aziendale, emarginino quelli che lavorano in questo modo.
I comuni dovranno impegnarsi a respingere tutte quelle attività dannose per questa meraviglia della natura.
Solo se tutti facciamo la nostra parte la natura e la vita, vincono.

http://www.lastampa.it/2018/05/05/edizioni/schiuma-e-cattivi-odori-le-immagini-dellinquinamento-sul-lago-dorta-EIlQVARqPTwg8CKMwfgX6H/pagina.html
http://corrieredinovara.com/attualita/lago-dorta-torna-lincubo-inquinamento/

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, editoriale

Arriva l’estate! Nuovo numero Giugno+Luglio

È uscito il nuovo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!

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In questa uscita un po’ di consigli estivi e tante notizie locali legate all’ambiente. Trovi il numero cartaceo nei punti di distribuzione della tua città QUI oppure on line QUI. Per ricevere la rivista nella tua casella mail ad ogni uscita iscriviti alla newsletter QUI.
Buona lettura!

 

La coppettazione in medicina cinese

di Paola Massi, operatrice Tuinà

Le coppette sono un antico metodo terapeutico che nel corso dei secoli, ha trovato utilizzo in numerose culture, risalendo sino a quella della Mesopotamia dove si trovano testimonianze di un medico che le utilizzava già nel 3300 a.C. Oggi la coppettazione è ormai diffusa anche in occidente dove viene particolarmente apprezzata da chi svolge attività sportiva. Cerchiamo di capire come funziona e quali sono i benefici di questa tecnica millenaria. L’utilizzo delle coppette si basa sulla teoria della Medicina Tradizionale Cinese, secondo la quale l’energia vitale – qi – circola attraverso canali ben definiti, i meridiani, che la trasportano in tutto il corpo, raggiungendo gli organi e tutti i sistemi funzionali. Secondo la concezione cinese, le malattie sopraggiungono nel momento in cui la circolazione di questa energia è alterata o bloccata. Utilizzate da sole o all’interno di una seduta di agopuntura o di massaggio Tuina (antico massaggio cinese), le coppette rappresentano un valido metodo terapeutico per ripristinare il libero fluire dell’energia.

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Esistono diversi tipi di coppette: quelle in vetro o in bambù sono “tradizionali”, ma in commercio se ne trovano anche in materiale plastico. Possono essere applicate con metodi diversi a seconda dello scopo che si vuole raggiungere: a ripetizione, strisciate o fisse. Per fare in modo che aderiscano al corpo (tipo ventosa), si scaldano inserendo una piccola fiamma all’interno che brucia l’ossigeno creando un vuoto, procedura che conferisce alla coppetta l’effetto aspirante sui tessuti. La suzione e il calore prodotto provocano un maggiore afflusso di sangue e linfa, favorendo la circolazione locale e il nutrimento degli organi riflessi collegati alle zone trattate. In questo modo si riesce a stimolare e ripristinare la circolazione dell’energia nel corpo. Grazie alla loro azione antalgica sui dolori, energetica, meccanica e circolatoria, le coppette trovano impiego in diversi disturbi
• Nelle patologie articolari e muscolari, reumatismi, lombosciatalgie, torcicollo, gonartrosi, periartriti della spalla, distorsioni, tendiniti
• Nei disturbi dell’apparato respiratorio come tosse, bronchite o asma
• Nei disturbi viscerali, quali problemi digestivi o ginecologici legati al ciclo mestruale
• Nel trattamento della cellulite, poiché mobilizzano i liquidi del corpo che vengono poi drenati con un massaggio
Naturalmente a seconda del problema che si intende risolvere, le coppette andranno sapientemente posizionate in diverse parti del corpo utilizzando la tecnica più appropriata. La coppettazione ha alcune controindicazioni. È sconsigliata in gravidanza, in caso di assunzione di anticoagulanti o in presenza di varici, in caso di dermatosi o di escoriazioni. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, l’unica segnalazione da fare è che sulle zone della pelle dove sono state applicate le coppette, subito dopo il trattamento tendono a formarsi delle macchie rosso-violacee che scompariranno in qualche giorno. Niente di preoccupante! Sono le tossine che, mobilizzate e richiamate in superficie dalla suzione, possono essere smaltite più velocemente.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile+Maggio 2018, sezione Benessere Corpo e Mente

La Corte dell’Oca apre alle idee

e cerca nuovi collaboratori per raccontare storie ai più piccoli

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La Corte dell’Oca è un’associazione culturale che propone un modello diverso d’incontro tra gli artisti e tutti coloro che amano il mondo dell’arte, un cenacolo dove espressioni artistiche diverse possono confrontarsi e crescere, per dare vita a forme espressive uniche e originali. Nata nel 2003, ha lo scopo di promuovere, favorire e sostenenre l’educazione, l’istruzione e la formazine nel campo della cultura e dell’arte e di diffondere la cultura artistica nell’ambito sociale. Creare collegamenti tra culture diverse, sviluppare i rappori tra differenti discipline artistiche, incoraggiare l’uso della creatività come stumento educativo e formativo per bambini, adulti, anziani e disabili, differenziando e adattando l’intervento. Nella sede ospitata nell’Atelier di Roberto Crivellaro, convergono artisti che trovano un ambiente favorevole allo scambio di idee, al lavoro creativo, alla conversazione e gli strumenti per la realizzazione di incisioni, libri d’artista ed ex libris, libri per bambini e molto altro.

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I fondatori della Corte dell’Oca organizzano e partecipano attivamente a tantissime iniziative, in particolare con bambini, legate all’espressività artistica, attraverso sopratutto la lettura di storie. Ad esempio, Librinfiore che si è tenuto a Comignago il 23 Aprile, giornata mondiale del libro; oppure La Piazza sui Tetti (figlio del precedente Il Portico Racconta) verso fine Settembre al Parco della Rocca di Arona. L’Associazione cerca giovani e meno giovani che abbiano spirito di partecpiazione e che da spettatori diventino attori, immergendosi e anche proponendo nuove attività e idee. Vuoi aiutare un’associazione che promuove un modo differente di esprimersi, in una società che va via via omologandosi? Vuoi lavorare con i più piccoli e mettere a frutto nuove idee e capacità, in uno scambio continuo? Vuoi copartecipare alle iniziative che rendono vivo culturalmente il tuo territorio rivolgendosi anche ai piccoli? Contatta la Corte dell’Oca per conoscere i dettagli!

Contatti: bobcrive@gmail.com
facebook: associazione culturale la corte dell’oca – il portico racconta

L’idea del reddito di base: l’uomo è creativo, giusto ed empatico

di Thomas Richter

Il cosiddetto reddito di base incondizionato**, è un importo sufficiente per vivere che viene pagato dallo Stato ad ogni cittadino per tutta la vita e che non dev’essere restituito. Immaginatevi di poter vivere senza dover guadagnare soldi. Quando ho chiesto ad alcuni amici italiani cosa ne pensassero, mi hanno risposto: “Va beh, non funzionerebbe per gli italiani, smetterebbero subito di lavorare”, ma anche nel mio paese di provenienza, la Germania, hanno risposto in modo simile e devo dire che fino poco tempo fa anch’io la pensavo così. Ma siamo proprio così pigri noi esseri umani che dobbiamo essere spinti dalla necessità di sopravvivere per impegnarci? Non c’è forse un’altra motivazione, per esempio lasciare un’impronta bella e utile per gli altri, per dare un senso alla vita?

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Però lavorare per gli altri, forse non è solo una realtà consolidata nella società moderna, ma anche profondamente voluta. Ma le condizioni, come stipendio e partecipazione al processo di produzione, magari anche la scelta di cosa viene prodotto e non solo ciò che porta soldi, devono essere giuste. Con la situazione attuale di scarsità di posti di lavoro e le prospettive dell’industrializzazione 4.0, non sembra restare altro che tornare all’ideale di autosufficienza, avere un orto e far da soli quanto possibile, come si faceva una volta prima della rivoluzione moderna. Però tornare indietro è duro, un po’ solitario e in generale dovuto alla necessità più che ad una precisa scelta. Vorremmo dispiegare i talenti, partecipare al sociale e contribuire in modo produttivo e con compenso giusto, ma esiste veramente un concetto che soddisfa tutti questi aspetti?

La risposta è , esiste un concetto che considera ed abbina gli aspetti dell’economia, della giustizia e delle proprie capacità. Questi ambiti vengono messi al posto giusto per renderli funzionanti e soddisfacenti per ogni cittadino, partendo dalla differenziazione della società nel senso del cosiddetto “organismo sociale”. Questo termine è stato creato da Rudolf Steiner*, l’ispiratore delle scuole Waldorf, dell’agricoltura biodinamica e ricercatore delle leggi animico-spirituali in tanti altri settori. Colpito dal caos generatosi a seguito della 1a Guerra Mondiale, diceva che il problema era dovuto all’ignoranza del fatto che la vita sociale richiede un’articolazione invece di essere uniforme. Vedeva la vita sociale come un organismo intero, ma faceva una suddivisione ovvero “tripartizione sociale”, poiché secondo lui, la vita sociale si compone di tre campi distinti.

Rispetto all’organismo umano che deve il suo funzionamento alla coordinazione degli organi con compiti differenziati, come il cuore, il cervello e gli intestini, sosteneva che anche il campo sociale fosse composto da tre ambiti ben distinti, anzi complementari. Questi svolgono ciascuno il proprio compito con una certa indipendenza, ma collaborano per il funzionamento complessivo totale. Sono l’economia, la politica e lo spirito individuale. Per la salute dell’organismo sociale nessuno di questi elementi può dominare gli altri. Iniziamo con le capacità individuali, i talenti e la creatività che ognuno possiede, quindi tutto ciò che ci contraddistingue dagli altri. Sono la scuola e la cultura che le promuovono, ma nel caso ideale si esprimono in tutti i settori della vita, per esempio nella professione. L’ideale di questo ambito naturalmente è la libertà.
Il secondo campo tradizionalmente è quello dello Stato, cioè la politica ma anche la giustizia, quindi tutto ciò che riguarda noi in quanto cittadini e soggetti con precisi diritti. Qui la libertà ha un senso limitato in quanto tocca quella degli altri, invece il valore più adatto è l’eguaglianza.
La terza parte è l’economia, cioè la produzione, il commercio e il consumo dei beni. Per questo ambito se riflettiamo un po’ ovviamente non serve come ideale la libertà e neanche l’eguaglianza. Cosa succede se uno dei tre sistemi diventa predominante rispetto ad un’altro? Per esempio se lo Stato prescrive i contenuti, metodi e l’accesso alla scuola, possiamo assumere che tutta l’educazione avrà lo scopo di servire agli interessi dello Stato e l’individualità dovrà sottomettersi a questi cioè magari seguendo uno schema. Se invece le ditte comandano, per esempio in quanto pagano le università, vuol dire che determinano i contenuti e accettano solo chi si sottomette ai loro interessi. Consideriamo l’individuo: se una persona domina la politica e la giustizia abbiamo una dittatura, se possiede un potere illimitato nell’economia diventa un monopolio. Se l’economia regge lo stato abbiamo l’utilitarismo, se invece al contrario c’è un’economia dello Stato, avremo il socialismo.

Tutti questi estremi sicuramente non sono desiderabili. Ma che cosa può essere l’ideale dell’economia? Ci si arriva ricordandosi alle parole della rivoluzione Francese: liberté, égalité, e fraternité. Quindi quello che manca è la fratellanza che sembra un elemento lontanissimo nell’attuale applicazione dell’economia. Infatti sembra difficile trovare un collegamento, ma Steiner offre una spiegazione stupenda quando scrive che la divisione del lavoro, realizzata sempre di più nella storia, incorpora proprio questo ideale. Poiché l’uomo, in questo sistema produttivo, non produce per se stesso ma per gli altri, porta avanti un altruismo non sentimentale, ma reale e pratico, tramite il suo lavoro. Ne risulta quindi che i tre sistemi descritti sopra, contribuiscono in modo complementare ed efficiente ad una sana vita sociale. Per riprendere l’argomento del reddito di base, questo si giustifica dalla convinzione che non solo esiste l’uomo economico oppure l’uomo politico, ma anche l’uomo individuale che vorrebbe sviluppare e manifestare le sue capacità in modo libero per il bene del tutto.

*Rudolf Steiner: https://it.wikipedia.org/wiki/Tripartizione_dell%27Organismo_sociale
**http://iniziativa-redditodibase.ch/reddito-di-base-incondizionato/

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile+Maggio 2018, sezione Scelte Ecosostenibili

Il bio: così esclusivo

di Fabio Balocco

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Questo che sto scrivendo è un post da uomo della strada. Io ammetto di non avere le competenze per giudicare se quello che sto per dire sia giusto o sbagliato. Mi limito a osservare.
C’è un elemento che accomuna il bosco verticale e la pasta di Kamut. Sono molto cari. Un appartamento nel bosco verticale di Milano dell’architetto Stefano Boeri costava (sono andati a ruba) 15.000 euro al metro quadro. Le spese condominiali medie si aggirano sui 1.500 euro al mese. Decisamente più abbordabile un alloggio nel 25 Verde di Torino dell’architetto Luciano Pia. Qui siamo su circa 5.000 euro al mq.
La pasta di Kamut. Mediamente costa tre/quattro volte tanto la pasta trafilata al bronzo che adesso va tanto di moda. Mi si dirà, sì vabbè ma lì paghi il marchio registrato. Vero, ma se compro la pasta di Khorasan, che non è marchio registrato, la pago uguale se non di più. Adesso giustamente vengono recuperati grani antichi, come la varietà Senatore Cappelli o quella Gentil Rosso. Il discorso non cambia: sempre cari sono i prodotti. Eppure farebbe tanto bene mangiare questa pasta anziché quella della grande distribuzione, che pare assodato che contribuisca quanto meno all’aumento della celiachia. Farebbe anche bene abitare in città in un appartamento con tanto bel verde attorno…

In genere, tutto ciò che è bio, tutto ciò che è sano non è certamente alla portata di tutti. A Torino quel furbastro di Farinetti vendette Unieuro, per creare in città il primo supermercato del mangiare bene, Eataly, che è oramai una consolidata multinazionale del cibo. Io ogni tanto vado a comprare da Eataly, perché solo lì trovo certi prodotti, anche umili, che non hanno altrove. E ogni volta mi stupisco quando alle casse vedo i carrelli pieni e le spese fatte solo con le carte di credito. E Torino è una delle metropoli più povere della penisola.
Il discorso non è molto diverso se vogliamo acquistare i prodotti del commercio Equo e Solidale. Bio o non bio, pur non essendoci intermediari (in teoria), i prodotti Fairtrade costano decisamente di più dei prodotti che gli intermediari li hanno.
Forse questo articolo l’avrebbe dovuto scrivere il filosofo Franco Fusaro, mio collega: lui avrebbe individuato nel capitalismo e nel libero mercato la causa di questo fenomeno.
Io mi limito a osservare che tutto ciò che è bio in senso lato nella nostra società è fortemente esclusivo e non inclusivo. E mantenersi sani e in salute costa molto e, considerato il trend, saranno sempre meno le persone che se lo potranno permettere.
Io conobbi Sefano Boeri anni fa. Pranzai con lui quando ci fu la nascita di Salviamo il Paesaggio a Cassinetta di Lugagnano. Lo stimo molto. Il bosco verticale è una bella invenzione. Certo che se invece di essere abitato da rapper, D.J., calciatori, fosse abitato da poveri e immigrati all’interno di un programma di edilizia economico popolare, beh, preferirei. Quella sì sarebbe una bella rivoluzione.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile+Maggio 2018, sezione Scelte Ecosostenibili

Una facile salita adrenalinica Rocca d’Argimonia – cresta Est – (Bielmonte)

di Mauro Carlesso – scrittore e camminatore vegano

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La scheda
Località di partenza: Bocchetta di Luvera (mt.1.292) –BI-
Località di arrivo: Bocchetta di Luvera o Bielmonte (mt.1.482) –BI-
Cime sul percorso: Rocca d’Argimonia (mt. 1.610)
Dislivello: mt. 320 circa
Tempo di percorrenza: ore 4 (soste escluse)
Difficoltà: EE (con qualche tratto F+); presenza di vari tratti esposti con presenza di corde fisse
Periodo: Primavera e Autunno (evitare in giornate piovose)

L’invito
Per quei camminatori infaticabili, ai quali piace salire vette senza blasone ma ugualmente ricche di storia o ammantate di leggenda e che regalano anche un po’ di adrenalina, la Rocca d’Argimonia nel Biellese è la cima ideale. Si tratta di un itinerario collocabile tra l’escursionismo estremo e la prima fascia di alpinismo, che si cela in un contesto di grande fascino storico naturalistico. Gita comunque da non sottovalutare tecnicamente, nella quale è frequente l’uso della mani per progredire in sicurezza.

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L’itinerario
Da Romagnano Sesia si transita per Trivero e da qui, attraverso la spettacolare Panoramica Zegna, si sale verso Bielmonte. Poco prima di raggiungerlo si tocca la Bocchetta di Luvera con locanda ed ampio piazzale dove si parcheggia l’auto. Da qui ci si incammina a destra della locanda, dopo pochi metri svoltare a sinistra e prendere il sentiero F9, che segue più o meno fedelmente la cresta (segnalazione escursionisti esperti per i diversi tratti di arrampicata, anche se facile e attrezzata con corde fisse). Magnifici gli scorci panoramici, in primis sulle selvagge cime della Valsessera (Mora, Bors). Affrontare i salti di roccia senza passaggi obbligati (segnali bianco-rossi un po’ sbiaditi ma roccia ottima). La cima si raggiunge in circa due ore regalando un panorama grandioso sulla pianura e soprattutto sul Monte Rosa, il Corno Bianco, i 4000 Vallesani, il Monte Disgrazia e in lontananza anche l’Argentera ed il Monviso. Dalla vetta si prosegue per cresta inizialmente ancora con qualche corda fissa e poi per piacevole sentiero fino ad incontrare una graziosa cappelletta votiva. Poco più in basso si può scegliere di rientrare al Bocchetto di Luvera con due percorsi: 1- tramite la strada asfaltata dopo aver raggiunto comodamente Bielmonte su sentiero (fioritura spettacolare di narcisi in questa stagione). 2 – In prossimità di un ripetitore si prende il sentiero in discesa che svolta a destra. Incrociato dopo pochi minuti il Sentiero del Rosa si svolta a destra e lo si segue praticamente in piano passando sotto la parete nord della Rocca fino al punto di partenza dell’escursione.

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La nota storica
Camminare quassù ci conduce all’epopea di Fra Dolcino (Prato Sesia, 1250 – Vercelli, 1 giugno 1307) cantato da Dante, che proprio in questi luoghi ha vissuto la sua ultima parabola. Siamo di fronte al Monte Rubello il cui nome suggerisce il termine “ribelli”, riferito agli eretici che su queste pendici delle Alpi Biellesi avevano cercato l’estremo rifugio dall’accanita persecuzione del vescovo di Vercelli Raniero degli Avogadro con il beneplacito di Papa Clemente V.
Gli Apostolici guidati da Dolcino, sostenevano la fine della Chiesa con le sue degenerazioni prefigurandosi per alcuni teologi come precursori della successiva Riforma Protestante. Per contrastare le ultime angherie si rifugiarono proprio sul Rubello vivendo di stenti e costruendo delle fortificazioni recentemente venute alla luce. Ma le scorribande notturne nelle campagne della Valsesia e del Biellese permisero solo un misero sostentamento ai fuggiaschi, verso i quali crebbe anche l’ostilità dei valligiani depredati. Nella settimana Santa del 1307, le truppe di Raniero penetrarono nel fortilizio di Dolcino, dove ancora resistevano disperatamente gli ultimi superstiti del gruppo ormai falcidiato, che venne interamente passato alle armi, ad eccezione di Dolcino, la sua compagna Margherita ed il fido Longino che vennero giustiziati separatamente.
Nel 1977 Dario Fo e Franca Rame fecero tornare in auge con la commedia teatrale Mistero Buffo, la leggenda di Dolcino visto come precursore del socialismo.

Per un pranzo al sacco Veg
Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: radici amare a vapore con pomodori secchi e “Mopur”

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Aprile+Maggio 2018, sezione Turismo Sostenibile