Conoscere la canapa, la nascita della associazione valsesiana

Dopo un anno di lavori si è costituita formalmente l’Associazione Culturale Canapa Valsesia. Venerdì 18 maggio è stato confermato lo statuto, il regolamento e formalizzato l’atto costitutivo durante un incontro aperto a tutti.
Come è stato deciso nelle ultime settimane verrà organizzato un altro incontro di autoformazione! Dopo l’incontro positivo il mese scorso a Riva Valdobbia sull’utilizzo della fibra, questo mese l’attenzione andrà sull’utilizzo dei semi in cucina.

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L’incontro è fissato per Giovedi 21 Giugno alle ore 18.00 al circolo di Aranco, in via delle fontane 60 a Borgosesia. La master chef Paola farà da guida nella preparazione di varie pietanze a base di Canapa che poi verranno degustate insieme per cena. La cena sarà intorno alle ore 20.00 ed è a offerta libera per finanziare le attività dell’associazione (oltre alle spese sostenute per la cena). Confermate la vostra presenza entro lunedi 18 Giugno!
A seguire si terrà la riunione, intorno alle ore 21.00, in cui si verrà aggiornati sulle attività in programma come il workshop di distillazione degli olii essenziali e il corso di filatura e tessitura; inoltre gli organizzatori raccoglieranno eventuali proposte per altri incontri di approfondimento, ci sarà la possibilità di tesserarsi e acquistare inflorescenze di Canapa di tipologia Futura 75 al prezzo simbolico di autofinanziamento a 0,20 cent per gr.
Canapa Valsesia sarà presente anche all’Alpàa!
Per qualsiasi dubbio o esigenza contattate Canapa Valsesia qui,
info sul prossimo evento qui

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Sversamenti nel Lago d’Orta, Legambiente chiede l’applicazione della legge sugli ecoreati

Comunicato stampa di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta O.n.l.u.s. dell’11 maggio 2018

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Auspichiamo si faccia piena luce sullo sversamento di inquinanti nel Lago d’Orta e confidiamo che chi ha commesso questo delitto contro l’ambiente paghi in modo esemplare”. È questo l’appello di Legambiente a una settimana dall’ennesimo grave sversamento di residui di lavorazione di cromatura e soda caustica nel Lago d’Orta, nella frazione Pascolo, a San Maurizio d’Opaglio (NO). Un episodio che rischia di compromettere parte del liming, il grande e innovativo progetto di bonifica svolto con successo sul lago sotto il coordinamento e la guida scientifica del CNR-ISE a partire dal 1989.

Il Lago d’Orta è una perla dal punto di vista ambientale e paesaggistico ed è la prova di come l’impegno congiunto di diversi enti negli anni abbia portato al miglioramento dell’ecosistema lacustre -sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Oggi però il fragile ecosistema lacustre viene messo di nuovo in pericolo da imprenditori senza scrupoli. Per questo facciamo appello alle autorità competenti affinché si faccia tutto il possibile per assicurare alla giustizia i responsabili di questi sversamenti, applicando la nuova legge 68/2015 sugli ecoreati che ha introdotto cinque nuovi reati ambientali tra cui quello di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni”.
Questo grave reato ambientale -aggiunge Massimiliano Caligara, presidente del circolo di Legambiente Gli Amici del Lago- ci riporta drammaticamente negli anni 60/70, prima dell’introduzione della legge Merli del 1976 per la protezione delle acque dall’inquinamento. Periodi bui per l’ambiente, quando le industrie elettrogalvaniche e chimiche del territorio scaricavano liberamente le loro acque inquinate contenenti rame, cromo, nichel e zinco, riducendo il lago a uno specchio d’acqua privo di vita. Ora, tutto ciò è inaccettabile, i liquami derivanti dalle fasi di sgrassaggio delle cromature, contenenti soda caustica in alte concentrazioni, tensioattivi, agenti complessanti ed altre molecole dannose per l’ambiente, sversati, rischiano di vanificare i risultati e gli investimenti economici in uno dei più importanti progetti di bonifica a livello globale effettuati in un lago. Auspichiamo che i responsabili vengano presto identificati e chiamati a rispondere di questo deterioramento significativo dello stato delle acque e dei danni causati all’ecosistema lacustre”.

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: 011.2215851 – 349.2572806 – www.legambientepiemonte.it www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta

La storia del piccolo lago e dell’uomo cattivo

di Enrico Marone

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C’era una volta un lago, non troppo grande, ma bellissimo e tranquillo, appoggiato tra boschi, borghi e colline verdi. Pesci e tanti altri esseri viventi, esistevano tra i suoi flutti e le sue sponde. Molta gente viveva lì e i turisti sospiravano, contemplando i suoi romantici paesaggi.
Ma venne l’industria con l’efficienza e l’utile da raggiungere. L’industria prendeva materie prime dalla terra e le trasformava in oggetti e scarti. Gli oggetti si vendevano e portavano i soldi, gli utili, ma gli scarti? Un problema, perchè facevano scendere gli utili, i guadagni. Occorreva pagare per farli portare in luoghi ed impianti che li rendessero innocui.
Ma vicino c’era il bel lago tranquillo e romantico. Perchè non buttarli lì? E cominciò la prima azienda, poi un’altra e un’altra ancora. Gli esseri che vivevano lì cominciarono a scomparire ed il lago a morire. Morire per gli utili delle aziende.
La fortuna volle che gli scienziati che controllavano le sue acque si accorgessero di ciò che stavano facendo al lago. E con una operazione complessa, molto lunga e costosa, riuscissero a salvarlo. Alcune delle aziende che avevano buttato i loro scarti nel lago chiusero, ma non in conseguenza del loro crimine. Dopo molti anni la vita, pian piano ritornò. Gli uccelli, gli insetti e soprattutto pesci ed altri esseri subacquei, ricominciarono a popolarlo. Addirittura l’Unione Europea aveva scoperto alcuni esseri da tutelare, perchè rari e delicati. Nessuno più scaricava scarti in quelle acque dalle piccole onde. Tutto il mondo seppe di questo miracoloso salvataggio, tutti sembravano contenti di questo. E quello specchio d’acqua, man mano che passava il tempo, diventava sempre più bello e la gente stava bene sulle sue sponde.
Ma si sa, la malvagità, l’indifferenza e il potere dei soldi, degli utili, sono forti e mentre tutti si beavano del piccolo lago tranquillo, qualcuno usava il suo piccolo cervello per cercare un modo stupido e scorretto di risparmiare. La sua azienda doveva rendere di più, avere più utili. Da dove cominciare? Ciò che produceva si vendeva e portava soldi, guadagni, ma gli scarti? Già, se non dovesse pagare per rendere innocui gli scarti, potrebbe risparmiare e quindi gli utili salirebbero! Come fare?
Dove potrebbe mettere gli scarti?
Perchè non buttarli nel lago, di sera, quando nessuno vede? Si ottima idea, pensa quanti soldi risparmiati! Così posso fregare anche i miei concorrenti che, poveri fessi, loro pagano per rendere innocui i loro scarti. Ma qualcuno vide, diede l’allarme e fotografò quel liquido biancastro e puzzolente che usciva da un tubo e andava a sporcare le acque del piccolo lago tranquillo. Quello specchio d’acqua che dopo tanti anni di sacrifici, trattamenti, attenzioni e spese da parte dei cittadini era tornato a fatica a rivivere. Le foto vennero diffuse e tante, tante persone si arrabbiarono per il gesto stupido e vile e si preoccuparono per la salute ancora fragile del piccolo lago tranquillo.

Ebbene ora tutti dovranno fare la loro parte.
Le forze dell’ordine dovranno individuare i responsabili e credetemi, è possibile.
I magistrati dovranno giudicare con severità, si con severità, questo volontario e ignobile attentato all’ecosistema del lago, attuato per puro interesse monetario e per puro disinteresse verso la vita e un bene pubblico.
I cittadini dovranno continuare a rispettare e vigilare (come infatti è successo) affinchè il lago si riprenda da questo sfregio, ancora una volta.
Le associazioni di imprenditori dovranno condannare queste pratiche ottuse e vili, dicano se per loro è più importante la vita o il guadagno aziendale, emarginino quelli che lavorano in questo modo.
I comuni dovranno impegnarsi a respingere tutte quelle attività dannose per questa meraviglia della natura.
Solo se tutti facciamo la nostra parte la natura e la vita, vincono.

http://www.lastampa.it/2018/05/05/edizioni/schiuma-e-cattivi-odori-le-immagini-dellinquinamento-sul-lago-dorta-EIlQVARqPTwg8CKMwfgX6H/pagina.html
http://corrieredinovara.com/attualita/lago-dorta-torna-lincubo-inquinamento/

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, editoriale

Arriva l’estate! Nuovo numero Giugno+Luglio

È uscito il nuovo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!

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In questa uscita un po’ di consigli estivi e tante notizie locali legate all’ambiente. Trovi il numero cartaceo nei punti di distribuzione della tua città QUI oppure on line QUI. Per ricevere la rivista nella tua casella mail ad ogni uscita iscriviti alla newsletter QUI.
Buona lettura!

 

LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

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Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE nato alla fine del 2015 si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia. In questo nuovo appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE si dedicherà alla riscoperta di due siti attrattivi, tra Milano e Lecco.
Prima tappa dunque a Limbiate, per visitare ciò che resta di “Città Satellite” o, come meglio viene ricordata oggi, “GreenLand”.
GreenLand era un parco divertimenti, costruito tra il 1964 e il 1965, in concomitanza con la costruzione di uno tra i parchi più famosi del nostro paese, ovvero Gardaland. Erano gli anni in cui le giostre cercavano di non essere più soltanto itineranti, ed ecco perché anche il futuro di GreenLand a Limbiate divenne roseo in tempi brevi, arricchendo sempre più l’offerta ludica per il pubblico. Il massimo splendore si raggiunse attorno alla metà degli anni ‘80, per poi vedere un lento, ma inevitabile declino che portò il sequestro definitivo della struttura nel 2002. Diverse le proposte di ricollocazione avanzate, una delle più recenti risalente al 2009, ma ad oggi, ciò che resta sono solamente pochissimi scheletri di giostre ed un insediamento rom nelle immediate vicinanze. L’area è privata, non accessibile e supervisionata dal custode del parco. Destinazione finale della spedizione, il paese fantasma di Consonno, nel comune di Olginate. La Las Vegas della Brianza, come veniva pubblicizzata, venne costruita negli anni ‘60, su progetto del commendator Conte Mario Bagno, fervido imprenditore del biellese, trapiantatosi poi a Milano. L’idea era quella di realizzare una vera e propria città dei balocchi, punto di riferimento del divertimento e del commercio della Brianza.

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Un progetto a dir poco visionario e rivoluzionario, che vide l’approvazione del Comune nel 1961. Il Conte aveva fatto sgomberare il borgo, acquistandolo per 22.500 lire. Bagno aveva capito le potenzialità economiche che stava portando il boom finanziario di quegli anni, così pensò di progettare una città tutta sua, dove chiunque poteva fare shopping, ma anche divertirsi, in una cornice architettonica e panoramica davvero all’avanguardia. Minareti arabeggianti, pagode, cinesi, fontane rinascimentali, colonne doriche, grand hotel, piste da ballo, tutto il mondo era rinchiuso all’interno di quel piccolo borgo. Un centro assolutamente rivoluzionario, ma che portò Consonno ad essere da città del divertimento ad una vera e propria città fantasma. Gli anni d’oro furono quelli tra i ‘60 e l’arrivo dei ‘70, ma il caso aveva in serbo qualcosa di ben diverso per il futuro della “Disneyland lombarda”. I lavori di costruzione stavano deturpando la collina su cui sorgeva il borgo ed una frana, nel 1976, ne bloccò l’accesso. Gli anni seguenti passarono tra burocrazia e richieste di nuovi permessi e il clima di festa perenne sembrò svanire piano piano. Il miracolo economico italiano sembrava stesse voltando le spalle a questo angolo di Brianza. Durante gli anni ‘70 il paese di Consonno rimase completamente abbandonato a se stesso, scavalcato dalla frenesia mondana di altri centri metropolitani, come Milano. Nel 1981 si tentò quantomeno di ristrutturare una porzione della città del divertimento, realizzando una casa di riposo all’interno di quello che era il Grand Hotel Plaza. Casa che rimarrà attiva sino al 2007. Nell’estate dello stesso anno, Consonno venne letteralmente invasa da centinaia e centinaia di giovani per un rave party. Quello sarà l’inizio della fine e Consonno non resterà altro se non meta di vandalismo ed inciviltà. Diversi altri rave saranno bloccati, altri invece no. Oggi ciò che resta sono degrado e murales ovunque, oltre a tanti curiosi che passeggiano tra le rovine. Fortunatamente c’è chi, ancora oggi, ama e cerca di salvare Consonno. In quest’ottica, è davvero lodevole il lavoro fornito dal team di Consonno 2.0, tramite tutte le attività riportate sul portale oltreconsonno.it, non ultimo il contributo costantemente offerto dall’Associazione “Amici di Consonno”, consultabile al sito consonno.it

Alcune curiosità: nel 1998, Consonno fu location di alcune scene del film “Figli di Annibale” del regista Davide Ferrario, con Diego Abatantuono e Silvio Orlando. Pochi anni fa, invece, Francesco Facchinetti, in arte DJ Francesco, aveva studiato un progetto di ricollocazione totale del borgo, cercando di costruire una vera e propria Silicon Valley italiana. Un progetto quantificato tra gli otto e i dodici milioni di euro, ristrutturazioni escluse, che ad oggi non ha trovato nessuna concretizzazione. Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

PAES: Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile

di Mauro Clerici

Tra i vari strumenti a disposizione delle amministrazioni comunali per migliorare l’ambiente sul proprio territorio, ce n’è uno promosso dalla Commissione Europea: il Patto dei Sindaci. Si tratta di uno strumento di utilizzo volontario, che però impegna le amministrazioni comunali che aderiscono, a definire e predisporre un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES). Quando aderiscono ufficialmente al Patto dei Sindaci, i firmatari si impegnano ad elaborare il PAES entro due anni. Il piano d’azione, adottato dal consiglio comunale locale, descrive i passi verso il raggiungimento degli obiettivi del 2020.
Lo scopo di questa interessante iniziativa, è quello di ridurre di oltre il 20%, entro il 2020, le proprie emissioni di gas serra che, ricordiamo, continuano ad essere troppe per la situazione climatica generale. Ad oggi in Italia 3184 Comuni hanno aderito sui 7955 totali, quindi un discreto successo, sempreché i punti e le azioni contenuti nel piano siano poi rispettati e messi in opera.

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Gli obiettivi raggiungibili attraverso mirate politiche locali, sono:
• migliorare l’efficienza energetica;
• aumentare il ricorso alle fonti di energia rinnovabile;
• stimolare il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia.

Le Amministrazioni che decidono di aderire al patto percorrono un cammino virtuoso che prevede tutta una serie di passi che qui elenchiamo:
• aderiscono formalmente al Patto dei Sindaci;
• predispongono un inventario base delle emissioni di CO2 nel proprio territorio;

• elaborano e adottano il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile(PAES);
• predispongono un sistema di monitoraggio degli obiettivi e delle azioni previste dal PAES;
• diffondono e rafforzano le competenze energetiche all’interno dell’Amministrazione comunale;
• informano e sensibilizzano la cittadinanza sul processo in corso, perché la conoscenza e quindi la consapevolezza aiuta i processi di attuazione del piano.

Per valutare i progressi compiuti nel raggiungimento dei propri obiettivi, i firmatari del Patto dei Sindaci devono presentare una relazione di monitoraggio relativa agli obiettivi di mitigazione e adattamento, ogni due anni dopo l’adozione del Piano d’Azione. Ogni quattro anni, l’inventario delle emissioni viene aggiornato per verificare i progressi legati alla mitigazione delle emissioni e del consumo di energia. Dal prossimo numero analizzeremo la situazione dei PAES di una serie di comuni del nostro territorio (province di Biella, Novara, Varese, Verbania, Vercelli) per capire come si sono mossi e quali idee hanno messo in campo, per utilizzare al meglio questo strumento e quindi rendere più rispettosa dell’ambiente la nostra comunità.
Per approfondimenti: www.pattodeisindaci.eu

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Primo passo: osservare, non solo vedere

di Federico Gavinelli

Con la scoperta dell’agricoltura, l’uomo ha iniziato ad essere determinante per l’equilibrio del pianeta. Da allora è riuscito ad adattare l’ambiente circostante in modo da trarne beneficio, creando meraviglie. Ma è cercando di dominarlo che, a lungo termine, ne ha compromesso la quasi totale condizione di naturalità o stabilità.
Con le scelte politiche ed economiche, l’uomo mette a dura prova anche la biodiversità della propria specie: Aborigeni dell’Australia, Yanomami dell’America latina, Eskimesi dell’America settentrionale, i Sami della Finlandia e i Lapponi di Russia, Svezia e Norvegia.

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La cupidigia e l’incessante ricerca del benessere ha fatto perdere il senso generale della situazione di Uomo sulla Terra, tanto che le parole di Papa Francesco sono di enorme attualità, in relazione al rispetto del Creato ed al nostro ridimensionamento da utilizzatori a custodi.
Per ignoranza e disinformazione, mala gestione e visioni fiabesche distorte o per interessi economici, vediamo, per esempio, il lupo come abominevole pericolo.
Chiedersi se le emissioni ed immissioni di scarichi idrici risultino inquinanti sono concetti legislativi molto recenti. Il primo regolamento italiano è del 1997, il Decreto Ronchi, a seguito delle direttive comunitarie del 1991 e 1994. Viste le date e riportandole nel nostro “piccolo”, riusciamo a comprendere la mobilitazione e l’efficacia della bonifica del Lago d’Orta, ma l’inefficienza della risoluzione alla contaminazione della Cascina Beatrice(*).

Per meglio comprendere il rapporto Uomo-Natura mi piace associare due parole di origine greca che sembrano diametralmente differenti, ma che sono meravigliosamente l’una il completamento dell’altra: Ecologia ed Economia.
Eco-: casa o ambiente.
–logia: discorso, comunicazione, o anche regole (esempi: dialogo, discorso tra due o più interlocutori; decalogo, dieci regole; astrologia, pratica che collega le possibili interazioni dei corpi celesti con il comportamento; logo, un simbolo che comunica un concetto più ampio).
–nomia: gestione, pratica del mettere in ordine qualcosa; oppure qualcosa che è inerente a qualcos’altro (esempi: astronomia, la scienza che tenta di dare un ordine ed un senso alle dinamiche celesti; gastronomia, tutto ciò che è inerente allo stomaco).
Ecologia è quindi lo studio degli elementi che sono presenti in un ambiente e lo studio delle loro interrelazioni. Economia, invece, lo studio delle regole che possono organizzare il corretto funzionamento e la gestione mirata dell’ambiente, della casa. Quanto sbagliamo a concepire i due termini nella vita di tutti i giorni?

Uno lo colleghiamo sempre alle cose biodegradabili, green, sostenibili, l’altro al valore monetario, che molto spesso spogliamo del concetto di qualità.
Quindi: Questa carta igienica è eco-logica perché è attenta all’ambiente! Dato che è attenta all’ambiente non sarebbe forse meglio dire: Questa carta è eco-nomica? Questo prodotto è bio! Anche se è costoso, non è forse meglio acquistarlo evitando prodotti più impattanti per l’ambiente, di dubbia provenienza ed etica?
La mia generazione, ha vissuto il benessere post-boom economico, dove il fine ultimo è stato la comodità, il tutto subito, il materialismo e la globalizzazione precedente alla delocalizzazione, tanto da mutare le dinamiche commerciali.
Dagli anni ’50, l’occidente ha vissuto la rivoluzione verde, che si prefiggeva di riuscire a dare da mangiare a tutti gli abitanti della Terra. Il suolo è stato visto da quel momento, come cosa inanimata le cui proprietà andavano spremute per massimizzare la produttività anche con metodi ormai considerati insostenibili.

Nelle nostre campagne, la riduzione di aree naturali e semi naturali, la monocultura e l’abbandono di pratiche tradizionali, l’abbracciare tecniche e sostanze sempre più artificiali, sono i fondamenti dell’attuale crisi dell’agricoltura.
L’ambiente agrario non è solo un tappeto su cui fare crescere cose da mangiare, ma è un insieme di componenti che si relazionano e comunicano. L’ambiente agricolo è quindi un organismo, e come tale dobbiamo impegnarci a proteggerlo! Come possiamo però impegnarci a proteggere qualcosa che non conosciamo?
La nostra specie è curiosa di natura, e prerogativa di ogni curioso che si rispetti è l’osservare il minimo movimento e cambiamento. Successiva all’osservazione è la deduzione, che presuppone di collegare quello che vediamo a cose di cui ancora non conosciamo la relazione: l’uomo ha scoperto la potenza del fuoco osservando che esso poteva nascere dal fulmine o dalla frizione del legno o di particolari rocce. Quindi: impariamo a non fermarci a “vedere” la realtà ma ad osservarla!

All’interno degli ecosistemi esistono elementi che risentono degli effetti delle componenti di un ambiente. Osservando questi ultimi possiamo riconoscere lo stato di salute di diversi ecosistemi. Si chiamano indicatori proprio perché hanno la capacità di indicarci i livelli di qualità di un ambiente. Essi sono sempre interni all’ambiente e possono essere identificati come semplici indicatori quando sono componenti non-viventi, o bioindicatori quando sono viventi. Questi ultimi devono avere determinate caratteristiche e anche la metodologia di raccolta deve soddisfare queste loro caratteristiche. In più, la metodologia deve essere ripetibile, semplice ed economica e quindi accessibile, come la scienza.

Fatta questa premessa, dal prossimo numero di Vivere Sostenibile scopriremo e daremo una risposta a molte delle nostre domande: a cosa servono le cimici? Quante specie di insetti ci sono sulla Terra? E quanti sono i batteri? La terra è vero che non è sporca, ma… sporca? Andremo così a scoprire un bioindicatore per ogni uscita del giornale.
Impareremo a comprendere di cosa si tratta, a cosa serve studiarlo e come lo si può osservare.
Osserveremo i metodi di raccolta e campionamento riconosciuti dalla comunità scientifica, le tecniche di calcolo basilari per l’analisi statistica, per comprendere al meglio, tramite i bioindicatori, il livello di qualità di un ambiente, anche del vostro giardino!
Nel prossimo numero tratteremo degli ingegneri del suolo: i lombrichi!

(*) Cascina Beatrice: zona alle porte di Borgomanero (NO) inquinata da rifiuti industriali soprattutto liquidi, scaricati per anni nel terreno ed inserita nell’elenco dei siti da bonificare della Regione Piemonte.

Nuovo numero! Aprile e Maggio

Eccoci tornati con la nuova uscita di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!
Come vi trovate con la nuova versione bimestrale? Riuscite a leggere meglio gli articoli? Dateci la vostra opinione!
Intanto eccovi tante notizie nuove e fresche sulla sostenibilità ambientale del territorio!

Clicca per leggere online il nuovo numero!

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Fa’ la Cosa Giusta 3

Siamo giunti al nostro secondo anno di stampa!

Due anni fa usciva il primo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte. Frutto della passione e dell’investimento di 4 persone:

Enrico, l’editore; ex-chimico diventato informatico che dopo anni di lavoro lontano dal suo primo amore, l’ambiente (che occupava il suo tempo libero), ha deciso di combattere la crisi impegnandosi in un progetto nel quale credere e fare un’attività che oltre ad essere un lavoro è anche un piacere.

Giulia, la grafica; ora 25enne, appena uscita dall’accademia di Belle Arti e con un futuro abbastanza incerto, si è trovata tra le mani la possibilità di crearsi da sola un mestiere attraverso il quale crescere professionalmente. Dal primo numero, impagina tutt’ora Vivere Sostenibile Alto Piemonte e ne cura la comunicazione e la parte grafica. “Credo ancora che la comunicazione pro-positiva possa essere la soluzione per avvicinare i tanti scettici a uscire dalla propria zona di comfort consumistica per provare a guardare oltre, e sono sicura che non ci sia discorso logico che non porti a credere nel cambiamento sostenibile.”

Valentina, la giornalista; ha prestato il proprio nome e professionalità per l’avvio del progetto Vivere Sostenibile Alto Piemonte. Finalmente la collaborazione con una redazione che parla di ambiente l’ha portata a sentire il proprio impegno verso di esso in modo più completo di quanto già non fosse: vegetariana e amante delle camminate in montagna, comunicare è il suo mestiere.

E poi, c’è Rossana, che è ancora parte della famiglia di Vievere Sostenibile, ma può agire al momento solo in maniera marginale. Purtroppo non sempre le cose vanno come vorremmo.

Siamo ancora noi, e la famiglia si è allargata! Daniela, Mauro, Massimiliano, Elisa ci aiutano con la propria professionalità e passione per ampliare sempre più il pubblico che si interessa di sostenibilità, per portare tutti assieme l’informazione e la conoscenza di luoghi, attività, persone, iniziative. Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo, qualcuno in più! Il cambiamento lo abbiamo visto in questi due anni e lo vediamo ancora!

Vi aspettiamo tutti a Fa’ la Cosa Giusta 2018 a Milano, veniteci a trovare, portate le vostre proposte, il vostro sostegno, la vostra esperienza, la vostra curiosità! Aiutateci in prima persona a portare avanti questo progetto di cambiamento, completamente indipendente.

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Febbraio e Marzo insieme per ricominciare

È in distribuzione il numero dei mesi di Febbraio e Marzo 2018!

All’interno lo Speciale Alimentazione Naturale, dove le aziende della nostra zona ci raccontano il proprio impegno sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e della salute di ognuno di noi!

Parliamo anche dei tanti temi che da sempre vi appassionano, ma seguiteci sul web per leggere articoli inediti e restare aggiornati sugli appuntamenti sostenibili del mese.

Clicca sulla foto per leggere il nuovo numero!

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