Autunno col nuovo Vivere Sostenibile Alto Piemonte!

Avete atteso due mesi ed ora eccolo qui: il nuovo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte è online! Lo vuoi tenere sul tuo comodino e sfogliarlo con tranuquillità? Puoi trovarlo in tutti questi punti di distribuzione! Cerca quello nella tua città!

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Un’estate per perdersi un’estate per ritrovarsi

di Giulia Marone

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Per questa estate voglio fare un fioretto: chiamarmi la felicità.
Bè, facile in estate cercare di essere felici, c’è il sole (il più delle volte), le giornate si allungano, i bar aprono i dehors, i parchi sono pieni di gente, la natura è in fiore, le possibilità di viaggiare aumentano… Eppure, in tanti hanno la lamentela facile anche in questo periodo ridente: fa caldo, le zanzare, e al lago c’è troppa gente, e in montagna non ho voglia di camminare, e non ho soldi per andare in vacanza, e io nemmeno le faccio le vacanze quest’anno, pensa te che felicità! È un meccanismo naturale: quando si giunge al periodo più atteso dell’anno (che non è il Natale, ammettiamolo), allora ci crolla un po’ tutto addosso, nel momento in cui ci rendiamo conto di non poterlo vivere appieno come nei nostri sogni avremmo voluto. Magari il weekend fuori porta programmato da mesi non possiamo viverlo all’aria aperta perchè piove. Oppure la vacanza tanto aspettata dobbiamo rimandarla a data da destinarsi per la-qualunque. Ma questa estate, così breve, così leggera, dove la mente non ragiona lucidamente, dove tutto è rallentato eppure corre tutto così veloce, riusciamo a godercela davvero?
A casa, nel nostro bell’Alto Piemonte, siamo circondati da posti ancora inesplorati dalla maggior parte di noi. Per fortuna tante associazioni, enti, organizzazioni, danno il via a manifestazioni di vario genere. La musica sembra sempre la protagonista, ma quello che la circonda è di altrettanta ricchezza: tanti festival permettono di vivere all’aria aperta e a contatto con gente nuova, e sempre di più hanno come obiettivo intrinseco quello di rispettare l’ambiente e la natura. Modi per partecipare ce ne sono tanti, per i più giovani (ma non per forza) c’è la possibilità spesso di entrare a far parte dei volontari o dello staff che permette che l’evento sia realizzato nel migliore dei modi. Chi partecipa invece come spettatore, ha il dovere di rispettare l’operato di coloro che ci lavorano e dell’ambiente che li ospita, ricordando che oltre al divertimento ci deve essere l’educazione.
Differenziamo sempre la nostra spazzatura, è uno dei principali danni dei festival e degli eventi all’aria aperta. È così semplice portarsi dietro un sacchetto nello zaino quando si fa una gita fuori porta, e una volta a casa si può differenziare quello che non è stato possibile dividere prima! Il vero turista sostenibile cerca ogni modo per non impattare sull’ambiente.
È possibile? Non al 100%, perchè solo la nostra presenza in un luogo naturale scombina gli equilibri. Ma possiamo fare davvero tanto di più per goderci il bel tempo senza creare un disagio reale.
A volte sento il desiderio di isolarmi nella natura, non perchè sono un’ecologista, ma perchè so che lì sono solo i miei pensieri a farmi compagnia, e hanno bisogno di esprimersi anche loro ogni tanto, nella tranquillità di un luogo che non giudica. Smettiamo di giudicarci per il fatto che non abbiamo un lavoro vero, che non abbiamo uno scopo nella vita, che non abbiamo una famiglia già formata, che i nostri piani per il futuro sono andati in fumo. Succede a tutti! E quando succede prendiamoci una pausa, rincontriamo e riascoltiamo noi stessi, facciamo una cosa che volevamo fare da tempo… Anche solo un bagno al lago dopo il lavoro, un gelato al parco nella pausa pranzo, un pisolino in più nel giardino di casa, una canzone ripetuta all’ora del tramonto, dedicare tempo agli amici davanti a un buon bicchiere di qualsiasi cosa ci faccia del bene. Vivere il tempo di ora, il tempo così rapido della bella stagione, respirarlo e integrarlo in noi, permetterci di cambiare, cambiare idea, cambiare pelle, cambiare colore, cambiare ritmo. Sentire il fluire dei nostri pensieri e lasciarli uscire in una nuotata, in una corsa nel bosco, in una camminata in montagna. Ricarichiamoci! Non ci sono scuse per non farlo, non ci sono perchè no, non ci sono momenti inutilizzabili, dentro di noi lo sappiamo. Non farà mai troppo caldo, o troppo freddo, o troppo umido per respirare.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione Agosto+Settembre, editoriale

Fresco fresco, il numero dell’estate!

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Con il caldo letture fresche di stampa! Lo aspettavate da un po’ e quindi ecco l’edizione Agosto+Settembre di Vivere Sostenibile Alto Piemonte. Colori, notizie, consigli, pensieri… Che cosa vi stuzicherà di più?

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Che foglie grandi che ha…

di Giancarlo Fantini

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“bosco magico” – 60 x 80 – olio, segatura e legno su tela – 2014 di Giancarlo Fantini

Parafrasando una famosa fiaba, è questa l’espressione spesso ricorrente da parte di visitatori di giardini nelle settimane di questa “umida” primavera. Lo stupore è stato più volte manifestato di fronte ad erbe, arbusti ed alberi che mostravano foglie insolitamente di maggiore ampiezza rispetto ad altri esemplari della stessa specie o, soprattutto, al confronto con le stesse foglie osservate nelle precedenti stagioni, sulla medesima pianta. Pur comprendendo tale stupore, non ho avuto motivo alcuno di meravigliarmi, semplicemente perché da molto tempo sono abituato ad osservare, “visitare”, registrare dati relativi alla vegetazione, sia selvatica che coltivata.
Nel caso specifico delle dimensioni delle foglie, mi è capitato anche di peggio, nel senso di poter osservare, in altre annate, esemplari di consistenza quasi “mostruosa”, sicuramente esagerata, rispetto alla norma della specie in esame.

Perciò sono in grado di dare una spiegazione del fenomeno che è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Poiché la costruzione delle parti verdi dei vegetali dipende dalla disponibilità di acqua e di azoto, succede che, in concomitanza con primavere particolarmente piovose e in terreni abbastanza fertili, le piante riescano, comunque entro limiti fisiologici, a costruire lamine fogliari ben più ampie rispetto alle “normali”. Questo argomento però va inquadrato in un discorso più ampio all’interno del mondo vegetale e delle produzioni a ciò collegate. Ho sempre insegnato, infatti, che, sia nel riconoscere le piante, quanto nelle attenzioni necessarie per la loro coltura, non ci si deve mai fare ingannare né dai colori, né dalle dimensioni assumibili, sia dai singoli “pezzi” che compongono una pianta che dall’intero corpo del vegetale. Dimensioni e colori sono, infatti, dipendenti dall’ambiente in cui cresce l’individuo, con tutte le sue componenti, altrimenti denominate “fattori fondamentali per la vita di una pianta”: quantità di acqua e sua disponibilità nell’arco delle diverse stagioni; quantità e qualità della luce; temperature e loro distribuzione sia nei mesi che nell’arco delle 24 ore; presenza e solubilità dei sali nel terreno.
Non a caso la conoscenza dei parametri relativi a questi “ingredienti”, ci dà la possibilità di poter coltivare (bene) le singole specie; ma è evidente il fatto che ogni vegetale spontaneo possa dare il meglio di sé solo in presenza ottimale e concomitante delle variabili sopra descritte. Ma per poter osservare davvero una specie vegetale al massimo delle sue possibilità, è necessario che questa abbia avuto l’opportunità di crescere da sola e senza concorrenza con altre piante, men che meno suoi simili: è sufficiente per questo andare in un bosco spontaneo e vedere quanto siano diverse dimensioni e colori degli alberi alla “periferia”, rispetto a quelli del “centro”. Queste che potrebbero sembrare sottili disquisizioni tra addetti ai lavori, hanno invece notevole importanza in scienze diverse tra loro come l’agronomia, l’ecologia, l’economia agraria. Ma, in assoluto, l’importanza più significativa che riveste la conoscenza di queste differenze la troverete in un campo ben più “esplorato”: il riconoscimento delle specie spontanee, soprattutto quando è finalizzato alla loro raccolta ad uso alimentare. Nelle scorse settimane, in più di un’occasione, mi è capitato di accompagnare gruppi diversi e, ancora una volta, ho riscontrato, da parte di molti, l’approssimazione con la quale ci si approccia a tale pratica. Fortunatamente, ho avuto a che fare anche con persone più attente e sensibili, che mi hanno segnalato la necessità di saperne di più, onde evitare di raccogliere le erbe sbagliate, con tutti i rischi conseguenti. Alla fine, mi sono dovuto ripetere, come facevo a scuola: “bisogna studiare, ragazzi, studiare, sempre”.

Vuoi ricevere il libro di Giancarlo Fantini “Erbe, arbusti, alberi per il corpo e lo spirito”?

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Il colore verde della tua anima

di Laura Stefanini

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Non ricordo il momento esatto in cui ho cominciato ad accostare fiori e piante alle anime umane, né quando ho cominciato a regalare alle persone la propria anima verde gemella. A 5 anni ero una sorta di goffo Cupido (poco svolazzante a dire il vero), tra colori sgargianti e profumi mediterranei, scricchiolii di erbe secche sotto le scarpe, quelle ortopediche che solo in campagna non sentivo più e non ricordavo di avere. Girovagavo con mio nonno tra le campagne del nuorese, in cerca di sorgenti che poi lui mi “regalava”, per rendermi responsabile della sopravvivenza di quel luogo. Era lì che osservavo piante e fiori, profumi e odori, era lì che cominciavo a pensare alle anime delle persone e inconsciamente ne abbinavo una verde a far loro compagnia. La Menta selvatica per me, l’Asfodelo per nonno, i fiori di Cardo per il mio adorato cugino, i fiori di Mandorlo per mia mamma, il Carrubo per mio papà e l’Acetosella per mio fratellino.

Ancora oggi, con la stessa leggerezza d’animo, faccio i miei abbinamenti, scrivo su un foglio di carta quello che il silenzio mi sussurra all’improvviso, continuo a regalare un amore verde a qualche amico divertito che mi chiede: –E io? Che fiore vedi per me?-.
È divertente veder rimpicciolire gli adulti fino a tornare bambini, renderli liberi per qualche istante da abiti e pensieri pesanti, percepire la luce negli occhi di un’età lontana e andar via con l’amore in tasca, un fiore stretto in mano, nascosto per paura che possa svanire.
Oggi rispetto a tanti anni fa approfondisco e studio il significato di ogni pianta e fiore che mi capita di “donare”, alcune hanno proprietà terapeutiche, significati simbolici quasi sconosciuti, oppure appartengono alla terra, piuttosto che all’acqua o all’aria, all’antica medicina tradizionale.
E se l’anima gemella verde appartiene ad un fiore che proprio non piace a chi lo riceve? È ancora più divertente per me, ma fastidioso per chi non può proprio accettare il suggerimento e va via un po’ deluso. Quando rimango sola prendo i miei libroni e trovo quasi sempre un suggerimento sul carattere della persona, peccato che questa occasione capiti di rado. Si impara moltissimo dagli amori incompresi. In ogni giardino inserisco una pianta che mi faccia pensare alla persona che ne avrà cura, che ne sia a conoscenza o meno non ha importanza, voglio credere che l’anima verde possa aiutare e andare in soccorso ai pensieri tristi e a quei cieli grigi che a volte capitano, in ogni stagione.

L’Asfodelo di nonno Nino = “ciò che non è stato ridotto in cenere”. Nella tradizione popolare ha il potere magico nella radice che, se nascosta tra le vesti, provoca l’innamoramento della persona desiderata. Mia nonna mi raccontava che si innamorò quasi senza comprenderlo di mio nonno, così a prima vista, ancor prima di parlargli. Non so se avesse qualche radice nascosta nel cappotto. È certo che sia stato un uomo tanto amato da tutti in vita e oggi indimenticato.
Il fiore di Cardo di mio cugino = Pianta sacra di San Giovanni e protettiva “quando la luna sarà in Capricorno col sole nuovo prendi l’erba detta Cardum sylvaticum e fino a quando la porterai con te non ti capiterà mai nulla di male”. Potere di far infuriare i serpenti. Mio cugino si chiama Giovanni, è del segno del capricorno e se lo conosceste sapreste che sarebbe capacissimo di far infuriare i serpenti, ma a 5 anni che ne sapevo io… mi piace riderci su.
I fiori di Mandorlo di mamma = nella mitologia greca rappresenta la speranza e la costanza. La rinascita. Mamma dice da sempre:” stai tranquilla tutto si risolve prima o poi.”
Il Carrubo di papà = proprietà curative per stomaco e intestino, il frutto è detto pane di San Giovanni, abbassa il colesterolo. Non vi dico di cosa soffre e come si chiama mio padre, mi dareste della koga* e proprio non ve lo permetto.
L’Acetosella di mio fratello Simone = il nome deriva dal sapore un po’ “acido” e aspro delle foglie. Nel linguaggio dei fiori esprime protezione e amore materno. Mio fratello, ancora oggi, veste di tanto in tanto e con disinvoltura note acidule, ma in famiglia sappiamo quanto sia protettivo verso chi ama e padre amorevole.
Tutto questo mi ha insegnato che non bisogna mai stancarsi di giocare con piante e fiori, di proteggerli e se si riesce, ascoltarli. C’è tanto di invisibile intorno a noi, che si aggrappa con forza al visibile.

* Koga = Strega (nella pianura del Campidano, la più vasta pianura della Sardegna)

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione giugno+luglio 2018, sezione Orti e Giardini

Dopo l’episodio di inizio maggio, venerdì scorso un altro sversamento di residui di lavorazione di cromatura e soda caustica nel Lago d’Orta (NO)

Ancora sversamenti nel Lago d’Orta. Legambiente si costituirà parte civile: “Si applichi la legge 68 sugli ecoreati: chi ha inquinato deve pagare”

Comunicato stampa

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Legambiente si costituirà parte civile contro gli ecocriminali che venerdì scorso hanno nuovamente sversato residui di lavorazione di cromatura e soda caustica nel Lago d’Orta, a San Maurizio d’Opaglio (NO). A dichiararlo, in una nota congiunta, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Fabio Dovana e il presidente del circolo di Legambiente Gli Amici del Lago Massimiliano Caligara: “Confidiamo che ora chi ha commesso questo delitto contro l’ambiente paghi in modo esemplare. Ciò è finalmente possibile grazie alla nuova legge sugli ecoreati che ha introdotto cinque nuovi reati ambientali, tra cui quello di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni”.

L’associazione ambientalista, proprio lo scorso venerdì in occasione della tappa piemontese della Goletta dei Laghi 2018, la campagna che attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori dei laghi, ha organizzato a San Maurizio d’Opaglio una tavola rotonda dal titolo Industria, turismo ed ecosistema lacustre. La ricerca continua dell’equilibrio. Iniziativa a cui sono intervenuti numerosi rappresentanti delle istituzioni locali e del distretto produttivo della rubinetteria e dell’economia del turismo.

“Legambiente si costituirà parte civile con l’auspicio che si faccia piena luce sullo sversamento di inquinanti nel Lago d’Orta, perla dal punto di vista ambientale e paesaggistico nonché attrattiva turistica e centro nevralgico dell’identità territoriale. Non è accettabile –dichiarano i rappresentanti dell’associazione ambientalista– che imprenditori senza scrupoli possano compromettere il grande e innovativo progetto di bonifica svolto con successo sul lago sotto il coordinamento e la guida scientifica del CNR-ISE a partire dal 1989”.

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: 011.2215851 – 349.2572806

www.legambientepiemonte.itwww.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta

Conoscere la canapa, la nascita della associazione valsesiana

Dopo un anno di lavori si è costituita formalmente l’Associazione Culturale Canapa Valsesia. Venerdì 18 maggio è stato confermato lo statuto, il regolamento e formalizzato l’atto costitutivo durante un incontro aperto a tutti.
Come è stato deciso nelle ultime settimane verrà organizzato un altro incontro di autoformazione! Dopo l’incontro positivo il mese scorso a Riva Valdobbia sull’utilizzo della fibra, questo mese l’attenzione andrà sull’utilizzo dei semi in cucina.

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L’incontro è fissato per Giovedi 21 Giugno alle ore 18.00 al circolo di Aranco, in via delle fontane 60 a Borgosesia. La master chef Paola farà da guida nella preparazione di varie pietanze a base di Canapa che poi verranno degustate insieme per cena. La cena sarà intorno alle ore 20.00 ed è a offerta libera per finanziare le attività dell’associazione (oltre alle spese sostenute per la cena). Confermate la vostra presenza entro lunedi 18 Giugno!
A seguire si terrà la riunione, intorno alle ore 21.00, in cui si verrà aggiornati sulle attività in programma come il workshop di distillazione degli olii essenziali e il corso di filatura e tessitura; inoltre gli organizzatori raccoglieranno eventuali proposte per altri incontri di approfondimento, ci sarà la possibilità di tesserarsi e acquistare inflorescenze di Canapa di tipologia Futura 75 al prezzo simbolico di autofinanziamento a 0,20 cent per gr.
Canapa Valsesia sarà presente anche all’Alpàa!
Per qualsiasi dubbio o esigenza contattate Canapa Valsesia qui,
info sul prossimo evento qui

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Sversamenti nel Lago d’Orta, Legambiente chiede l’applicazione della legge sugli ecoreati

Comunicato stampa di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta O.n.l.u.s. dell’11 maggio 2018

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Auspichiamo si faccia piena luce sullo sversamento di inquinanti nel Lago d’Orta e confidiamo che chi ha commesso questo delitto contro l’ambiente paghi in modo esemplare”. È questo l’appello di Legambiente a una settimana dall’ennesimo grave sversamento di residui di lavorazione di cromatura e soda caustica nel Lago d’Orta, nella frazione Pascolo, a San Maurizio d’Opaglio (NO). Un episodio che rischia di compromettere parte del liming, il grande e innovativo progetto di bonifica svolto con successo sul lago sotto il coordinamento e la guida scientifica del CNR-ISE a partire dal 1989.

Il Lago d’Orta è una perla dal punto di vista ambientale e paesaggistico ed è la prova di come l’impegno congiunto di diversi enti negli anni abbia portato al miglioramento dell’ecosistema lacustre -sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Oggi però il fragile ecosistema lacustre viene messo di nuovo in pericolo da imprenditori senza scrupoli. Per questo facciamo appello alle autorità competenti affinché si faccia tutto il possibile per assicurare alla giustizia i responsabili di questi sversamenti, applicando la nuova legge 68/2015 sugli ecoreati che ha introdotto cinque nuovi reati ambientali tra cui quello di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni”.
Questo grave reato ambientale -aggiunge Massimiliano Caligara, presidente del circolo di Legambiente Gli Amici del Lago- ci riporta drammaticamente negli anni 60/70, prima dell’introduzione della legge Merli del 1976 per la protezione delle acque dall’inquinamento. Periodi bui per l’ambiente, quando le industrie elettrogalvaniche e chimiche del territorio scaricavano liberamente le loro acque inquinate contenenti rame, cromo, nichel e zinco, riducendo il lago a uno specchio d’acqua privo di vita. Ora, tutto ciò è inaccettabile, i liquami derivanti dalle fasi di sgrassaggio delle cromature, contenenti soda caustica in alte concentrazioni, tensioattivi, agenti complessanti ed altre molecole dannose per l’ambiente, sversati, rischiano di vanificare i risultati e gli investimenti economici in uno dei più importanti progetti di bonifica a livello globale effettuati in un lago. Auspichiamo che i responsabili vengano presto identificati e chiamati a rispondere di questo deterioramento significativo dello stato delle acque e dei danni causati all’ecosistema lacustre”.

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: 011.2215851 – 349.2572806 – www.legambientepiemonte.it www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta

La storia del piccolo lago e dell’uomo cattivo

di Enrico Marone

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C’era una volta un lago, non troppo grande, ma bellissimo e tranquillo, appoggiato tra boschi, borghi e colline verdi. Pesci e tanti altri esseri viventi, esistevano tra i suoi flutti e le sue sponde. Molta gente viveva lì e i turisti sospiravano, contemplando i suoi romantici paesaggi.
Ma venne l’industria con l’efficienza e l’utile da raggiungere. L’industria prendeva materie prime dalla terra e le trasformava in oggetti e scarti. Gli oggetti si vendevano e portavano i soldi, gli utili, ma gli scarti? Un problema, perchè facevano scendere gli utili, i guadagni. Occorreva pagare per farli portare in luoghi ed impianti che li rendessero innocui.
Ma vicino c’era il bel lago tranquillo e romantico. Perchè non buttarli lì? E cominciò la prima azienda, poi un’altra e un’altra ancora. Gli esseri che vivevano lì cominciarono a scomparire ed il lago a morire. Morire per gli utili delle aziende.
La fortuna volle che gli scienziati che controllavano le sue acque si accorgessero di ciò che stavano facendo al lago. E con una operazione complessa, molto lunga e costosa, riuscissero a salvarlo. Alcune delle aziende che avevano buttato i loro scarti nel lago chiusero, ma non in conseguenza del loro crimine. Dopo molti anni la vita, pian piano ritornò. Gli uccelli, gli insetti e soprattutto pesci ed altri esseri subacquei, ricominciarono a popolarlo. Addirittura l’Unione Europea aveva scoperto alcuni esseri da tutelare, perchè rari e delicati. Nessuno più scaricava scarti in quelle acque dalle piccole onde. Tutto il mondo seppe di questo miracoloso salvataggio, tutti sembravano contenti di questo. E quello specchio d’acqua, man mano che passava il tempo, diventava sempre più bello e la gente stava bene sulle sue sponde.
Ma si sa, la malvagità, l’indifferenza e il potere dei soldi, degli utili, sono forti e mentre tutti si beavano del piccolo lago tranquillo, qualcuno usava il suo piccolo cervello per cercare un modo stupido e scorretto di risparmiare. La sua azienda doveva rendere di più, avere più utili. Da dove cominciare? Ciò che produceva si vendeva e portava soldi, guadagni, ma gli scarti? Già, se non dovesse pagare per rendere innocui gli scarti, potrebbe risparmiare e quindi gli utili salirebbero! Come fare?
Dove potrebbe mettere gli scarti?
Perchè non buttarli nel lago, di sera, quando nessuno vede? Si ottima idea, pensa quanti soldi risparmiati! Così posso fregare anche i miei concorrenti che, poveri fessi, loro pagano per rendere innocui i loro scarti. Ma qualcuno vide, diede l’allarme e fotografò quel liquido biancastro e puzzolente che usciva da un tubo e andava a sporcare le acque del piccolo lago tranquillo. Quello specchio d’acqua che dopo tanti anni di sacrifici, trattamenti, attenzioni e spese da parte dei cittadini era tornato a fatica a rivivere. Le foto vennero diffuse e tante, tante persone si arrabbiarono per il gesto stupido e vile e si preoccuparono per la salute ancora fragile del piccolo lago tranquillo.

Ebbene ora tutti dovranno fare la loro parte.
Le forze dell’ordine dovranno individuare i responsabili e credetemi, è possibile.
I magistrati dovranno giudicare con severità, si con severità, questo volontario e ignobile attentato all’ecosistema del lago, attuato per puro interesse monetario e per puro disinteresse verso la vita e un bene pubblico.
I cittadini dovranno continuare a rispettare e vigilare (come infatti è successo) affinchè il lago si riprenda da questo sfregio, ancora una volta.
Le associazioni di imprenditori dovranno condannare queste pratiche ottuse e vili, dicano se per loro è più importante la vita o il guadagno aziendale, emarginino quelli che lavorano in questo modo.
I comuni dovranno impegnarsi a respingere tutte quelle attività dannose per questa meraviglia della natura.
Solo se tutti facciamo la nostra parte la natura e la vita, vincono.

http://www.lastampa.it/2018/05/05/edizioni/schiuma-e-cattivi-odori-le-immagini-dellinquinamento-sul-lago-dorta-EIlQVARqPTwg8CKMwfgX6H/pagina.html
http://corrieredinovara.com/attualita/lago-dorta-torna-lincubo-inquinamento/

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, editoriale

Arriva l’estate! Nuovo numero Giugno+Luglio

È uscito il nuovo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!

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In questa uscita un po’ di consigli estivi e tante notizie locali legate all’ambiente. Trovi il numero cartaceo nei punti di distribuzione della tua città QUI oppure on line QUI. Per ricevere la rivista nella tua casella mail ad ogni uscita iscriviti alla newsletter QUI.
Buona lettura!