Cambiamo l’agricoltura

di Ilena Maran

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La Lomellina non è solo terra di fanghi e incendi di rifiuti, agricoltura intensiva e fabbriche. È una realtà che si sta aprendo al turismo e alla tutela del territorio. Lo dimostra l’esempio di Cascina Bosco Fornasara, azienda agricola biologica di Nicorvo, premiata alla trentesima edizione di Festambiente di Legambiente a Rispescia, nell’ambito del concorso “Cambiamo Agricoltura”. L’azienda è stata scelta per “l’impegno nella salvaguardia della biodiversità e per le buone pratiche agricole messe in atto, che testimoniano come il cambiamento del modello agricolo in chiave sostenibile sia effettivamente realizzabile.” Cascina Bosco è l’esempio di un’impresa che ha saputo ripensare le proprie modalità produttive, il proprio rapporto con il mercato, inglobando nella sua attività e nel valore dei suoi prodotti, la cura per il paesaggio.

Una realtà virtuosa in un territorio agricolo dove decenni di monocoltura, totale meccanizzazione e abuso di pesticidi hanno trasformato l’ambiente rendendolo non idoneo alla sopravvivenza di molte specie. “Nei 50 ettari di campi che coltivo -spiega il titolare Roberto Marinone- non utilizzo fertilizzanti, erbicidi, antiparassitari e fungicidi di nessun tipo. Riproduco la maggior parte dei semi, privilegiando antiche varietà di cereali, come miglio, riso Rosa Marchetti e Carnaroli, che semino in rotazione a grano saraceno e legumi e in consociazione ad erbe spontanee, siepi ed alberi. Pratico solo le lavorazioni del terreno indispensabili, evito arature profonde e livellamenti ed in ogni campo ho creato dei solchi che permangano allagati anche durante le asciutte, al fine di garantire la sopravvivenza della microfauna acquatica. Per rendere fertile e produttivo il terreno, faccio affidamento a sovesci, rotazioni e false semine, che hanno lo scopo di aumentare la biodiversità e contemporaneamente contrastare l’impoverimento del suolo, le infestanti e i patogeni delle colture.”

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Tutto ciò, insieme all’opera di piantumazione e inerbimento delle rive, ha permesso la ricomparsa di molte specie come la marsilea quadrifolia (felce acquatica quasi estinta), il tarabuso, (l’airone più raro d’Europa), la lycaena dispar (una farfalla inserita nella lista delle specie a rischio), nonché tritoni, rane e libellule. L’azienda mira inoltre a ridurre al minimo il suo impatto sull’ambiente, utilizzando energia prodotta da impianti fotovoltaici ed essiccando i semi col calore naturale del sole o con bruciatori a gpl. “Abbandonare le logiche dell’agricoltura convenzionale, volte a massimizzare il profitto a discapito della qualità del prodotto e dell’ambiente, è stata la svolta che mi ha cambiato la vita. Veder tornare insetti, uccelli ed erbe quasi scomparsi in risaia, è il mio successo quotidiano, confermato da questo importante premio”.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Ottobre+Novembre 2018, sezione alimentazione consapevole

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