La chiamata dell’India

di Irene Santamaria

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Certi luoghi li visiti per curiosità, per opportunità o per caso. L’India no. Lei ti chiama.
Io ci sono stata per diversi mesi e spesso volevo scappare, ma ogni volta sull’aereo del ritorno già mi mancava. Gli indiani sono tra i popoli più casinisti e disordinati al mondo e in aggiunta sono molto furbi coi turisti e la truffa è sempre dietro l’angolo. Prenotazioni annullate, pullman che vedi passare ma ti dicono che non esistono, treni stile merci in ritardo di 10 ore, cibo troppo piccante… eppure vale tutti gli sforzi. Va vissuta in maniera reale: utilizzando i loro mezzi di trasporto, mangiando il loro cibo, sopportando code, caldo e il peso dello zaino sulle spalle.
L’ultima volta ho visitato il nord: Dehli, Jaipur, Varanasi, Agra, Darjeling e Calcutta.
Dehli e Calcutta sono trafficate, cosmopolite e ricche di storia. Si cena nei caffè francesi e si va a sentire la messa coi bianchi anglicani. Jaipur è detta città rosa per le sue costruzioni polverose di quel colore, ha diverse rovine antiche con mucche e scimmie che pascolano e in alto il bellissimo forte domina la città da un lato e il deserto dall’altro.
Darjeling e Sikkim sono oasi di fresco, dove la nebbia vive tra le piantagioni di the e si può scalare il Kanchenjunga per vedre l’alba che si alza al ritmo dei tuoi passi.
Ma l’India è a Varanasi, un clichè più che motivato che vale più del Taj mahal. La città vive quasi solo dalle 19.00 al sorgere del sole. I tour alle prime luci, vi portano lungo il fiume sacro quando le ceneri dei morti vengono “sepolte” e la preghiera delle 18.00 indica che è cominciata la “movida”. Il Gange è circondato da gath: scalinate in pietra con torri e palazzi (attualmente ristoranti) su cui la notte vengono accese le pire funerarie, infatti la città è dedicata a Shiva, dio della distruzione. Se vi immaginate la purificazione nel fiume sacro simile al battesimo, rimarrete stupiti. Da tutto il mondo bisognosi e malati vengono in queste acque, dove ragazzi giocano a palla, animali bevono, i morti riprendono il ciclo vitale. Sulla riva si chiacchiera, si mangia e beve, qualcuno prega, qualcuno è lì da chissà quanto, immobile nella stessa posizione, molti vendono cibo, gadget, premonizioni.
E in mezzo a tutto questo senti l’universo o Dio per la prima volta davvero: è l’energia più potente che puoi immaginare. Questa vita così singolare, ma autentica con la sua potenza ti pervade. Sei una delle centinaia di persone che allungano la mano aspettando aiuto, sei il marajà, sei la legna che brucerà quella notte, sei la tua strada e la tua meta, sei l’energia che ti ha spinto fin lì e che non sai dove altro ti porterà.
L’India non capita per caso: è in te già prima e non ti abbandoma mai del tutto. L’India è fine e inizio di un ciclo. L’India è il viaggio per eccellenza, dentro e fuori te stesso.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Turismo Sostenibile

Annunci

Un pensiero su “La chiamata dell’India

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...