LOST ENCORE – La voce dei luoghi abbandonati

di Mirko Zullo

21 Grand Hotel Varese

Ben tornati all’appuntamento con la riscoperta dei luoghi abbandonati e dimenticati del nostro Paese. Il progetto LOST ENCORE è nato alla fine del 2015 e si è dato proprio questa missione: riscoprire le dimore abbandonate più importanti del nord Italia. In questo nuovo appuntamento, il viaggio del team di LOST ENCORE si dedicherà alla riscoperta di due siti in provincia di Varese, ovvero il cimitero abbandonato di Viggiù e il Grand Hotel Campo dei Fiori.
Viggiù è un piccolo borgo che conta poco più di 5.000 abitanti, molto attivo sotto il profilo culturale. La squadra di LOST ENCORE è qui per far luce sulle numerose e discutibili voci che si muovono attorno ad un piccolo cimitero non più in uso, collocato proprio nel cuore del paese. Un cimitero meta di curiosi e cacciatori di fantasmi. Andato alla ribalta della cronaca poco tempo fa, per avere ospitato la troupe del programma “Mistero”, il cimitero è parso subito colmo di presenze sovrannaturali, almeno a quanto ha voluto raccontare il programma televisivo. Chiave di lettura che, però, non ha affatto soddisfatto abitanti e amministrazione comunale, che ha trovato di cattivo gusto quanto confezionato dagli addetti ai lavori del programma TV. Il vecchio cimitero infatti, non è pregno di fantasmi e presenze, semplicemente resta testimonianza delle famiglie che in passato hanno vissuto a Viggiù e non ultimo, poiché oggi sconsacrato, è anche meta di interessanti e coinvolgenti attività culturali molto sentite e seguite dalla comunità.

23 Grand Hotel Varese

Tappa conclusiva della spedizione odierna, il Grand Hotel Campo dei Fiori, sopra il Monte Tre Croci. Una struttura ad oggi non del tutto abbandonata. Questo albergo, progettato nei primissimi anni del ‘900 dall’architetto Giuseppe Sommaruga – uno dei massimi punti di riferimento per l’architettura liberty italiana – resta uno degli esempi più importanti di questo stile, sia per la struttura che per gli arredi. Il primo decennio del secolo scorso vedeva Varese come meta molto ambita per le vacanze estive, ecco perché fu cosa semplice per questa imponente struttura, giungere presto all’apice dell’attività.
Nel 1911 venne anche inaugurata una funicolare, con tratto di competenza Vellone-Campo dei Fiori, che facilitava l’arrivo dei villeggianti. Vicino al suo arrivo, si trovava il Ristorante Belvedere, anch’esso progettato da Sommaruga ed inaugurato a pochi giorni di distanza dalla messa in attività della funicolare. Per decenni, questo complesso restò attivo, arricchendo l’offerta turistica della provincia di Varese, ma negli anni seguenti il secondo dopoguerra, tutto trovò un rapido ed inevitabile declino. Nel 1947 un incendio devastò l’ultimo piano del Grand Hotel, prontamente ripristinato. Tassello definitivo fu poi la cessazione dell’attività della funicolare, nel 1958. Difatti, da lì a pochi anni, era il 1968, chiusero i battenti anche il Ristorante Belvedere ed il Grand Hotel Campo dei Fiori. Oggi l’albergo resta semi abbandonato, poiché ancora un custode vive al suo interno e l’intera area è meta di curiosi, studiosi d’arte e architettura ed escursionisti, sono infatti molti i sentieri che passano per il Monte Tre Croci. Nei pressi del Grand Hotel, nel giardino del fronte posteriore, si trova la Grotta Marelli, una cavità carsica utilizzata in parte come cantina dell’albergo ed oggi meta di visite speleologiche su richiesta.
Senza dubbio da ricordare la recente giornata di openday, organizzata dal FAI e con la partecipazione di Vittorio Sgarbi, grazie a cui un folto pubblico ha avuto modo di vedere gli interni di questo tesoro abbandonato del nostro passato.
Come sempre, potete seguire ed avere tutte le informazioni su LOST ENCORE tramite la pagina Facebook ufficiale, oppure riguardando tutte le losteggiate della prima stagione sul canale LOST ENCORE di YouTube. Per altre informazioni, domande o segnalazioni, potete invece scrivere alla casella mail: lostproductiontv@gmail.com.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Turismo Sostenibile

Annunci

La chiamata dell’India

di Irene Santamaria

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Certi luoghi li visiti per curiosità, per opportunità o per caso. L’India no. Lei ti chiama.
Io ci sono stata per diversi mesi e spesso volevo scappare, ma ogni volta sull’aereo del ritorno già mi mancava. Gli indiani sono tra i popoli più casinisti e disordinati al mondo e in aggiunta sono molto furbi coi turisti e la truffa è sempre dietro l’angolo. Prenotazioni annullate, pullman che vedi passare ma ti dicono che non esistono, treni stile merci in ritardo di 10 ore, cibo troppo piccante… eppure vale tutti gli sforzi. Va vissuta in maniera reale: utilizzando i loro mezzi di trasporto, mangiando il loro cibo, sopportando code, caldo e il peso dello zaino sulle spalle.
L’ultima volta ho visitato il nord: Dehli, Jaipur, Varanasi, Agra, Darjeling e Calcutta.
Dehli e Calcutta sono trafficate, cosmopolite e ricche di storia. Si cena nei caffè francesi e si va a sentire la messa coi bianchi anglicani. Jaipur è detta città rosa per le sue costruzioni polverose di quel colore, ha diverse rovine antiche con mucche e scimmie che pascolano e in alto il bellissimo forte domina la città da un lato e il deserto dall’altro.
Darjeling e Sikkim sono oasi di fresco, dove la nebbia vive tra le piantagioni di the e si può scalare il Kanchenjunga per vedre l’alba che si alza al ritmo dei tuoi passi.
Ma l’India è a Varanasi, un clichè più che motivato che vale più del Taj mahal. La città vive quasi solo dalle 19.00 al sorgere del sole. I tour alle prime luci, vi portano lungo il fiume sacro quando le ceneri dei morti vengono “sepolte” e la preghiera delle 18.00 indica che è cominciata la “movida”. Il Gange è circondato da gath: scalinate in pietra con torri e palazzi (attualmente ristoranti) su cui la notte vengono accese le pire funerarie, infatti la città è dedicata a Shiva, dio della distruzione. Se vi immaginate la purificazione nel fiume sacro simile al battesimo, rimarrete stupiti. Da tutto il mondo bisognosi e malati vengono in queste acque, dove ragazzi giocano a palla, animali bevono, i morti riprendono il ciclo vitale. Sulla riva si chiacchiera, si mangia e beve, qualcuno prega, qualcuno è lì da chissà quanto, immobile nella stessa posizione, molti vendono cibo, gadget, premonizioni.
E in mezzo a tutto questo senti l’universo o Dio per la prima volta davvero: è l’energia più potente che puoi immaginare. Questa vita così singolare, ma autentica con la sua potenza ti pervade. Sei una delle centinaia di persone che allungano la mano aspettando aiuto, sei il marajà, sei la legna che brucerà quella notte, sei la tua strada e la tua meta, sei l’energia che ti ha spinto fin lì e che non sai dove altro ti porterà.
L’India non capita per caso: è in te già prima e non ti abbandoma mai del tutto. L’India è fine e inizio di un ciclo. L’India è il viaggio per eccellenza, dentro e fuori te stesso.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Turismo Sostenibile

WWOOFING – Il viaggio dello spirito

di Giulia Marone

IMG_20180430_114132

Cosa vuol dire per me viaggiare? Un modo per uscire dalla propria realtà e scoprire cose nuove. Non solo i luoghi, ma le usanze di persone che vivono diversamente da me.
Portare solo se stessi e lasciare a casa le abitudini e le sicurezze mentali che ci mantengono in “equilibrio” (quello che pensiamo sia il nostro equilibrio, che il più delle volte è “routine”).
Quindi, quando ho scelto di allontanarmi dal mio quotidiano per un po’ non ho badato tanto a quanta distanza fisica avrei posto tra me e “casa”.
Leggendo qui, sul numero di Febbraio+Marzo 2018, l’articolo di Olimpia Medici sull’Eden Sangha di Ellen Bermann, mi sono illuminata: era il posto giusto.
Vicino a Biella, ma fuori dal mondo, al mio arrivo me ne sono resa conto subito. È una piccola oasi di verde selvaggio tra le colline. Circondati da piccole cime, si è isolati dalla vista della civiltà come viene definita ironicamente anche da Ellen e suo marito Lorenzo.
Io ero la Wwoofer di Aprile. Significa che scambiavo il mio lavoro mattutino per loro con ospitalità e cibo, entrambi di ottima qualità: Ellen e Lorenzo sono accoglienti e tranquilli, mi hanno lasciato modo di ambientarmi ed Ellen è una cuoca fantastica.
Le cose che di questa esperienza, durata due settimane, voglio condividere con voi sono alcune sensazioni.

Prima di tutte il senso di SPAZIO. Quello spazio che è vivere all’aperto, in contatto con la natura, che in città non si prova. È uno spazio privato, ma condiviso. Senti che è tuo. Forse perchè ti rendi conto che fa parte di te fin da subito: gli alberi, gli arbusti, le erbe aromatiche, la terra, i quarzi e i massi erratici che arredano l’architettura della “mia nuova casa”. Respiro.

Come secondo punto, direi un gran senso di VUOTO. Non è un vuoto negativo, sia chiaro, o meglio: spaventa, è vero. All’inizio fa paura rendersi conto di avere il TEMPO tutto per sé. Sei TU, tu e basta. Perchè dopo le quattro ore di lavoro mattutino, durante le quali si scarica il fisico e la mente attraverso le mani, le braccia, le gambe, i muscoli, nel pomeriggio si è liberi di usare il tempo come meglio si crede. È così strano avere del tempo davvero libero, staccato da tutto ciò con cui di solito lo riempiamo! E quante cose si riescono a produrre in un pomeriggio con se stessi? Cose belle e cose “brutte”.

Il terzo punto è il CONTEMPLARE semplicemente. Sorridere con l’anima alle cose. Osservare e non avere bisogno di fare nulla. Tutto vive, si muove, va avanti, anche senza di noi, senza il nostro continuo correre e fare. Solo noi che guardiamo e impariamo, nutriamo la mente con le immagini e le sensazioni.

Cosa cercavo da questa esperienza? Non lo so. Forse volevo mettermi alla prova e trovare un altro pezzo di me. L’ho fatto.
Grazie Ellen e Lorenzo, grazie a Yeti, Ariel, Totò, Byrony, Zelda, le galline più belle del mondo e tutti gli altri.
L’associazione Eden Sangha ospita incontri legati alla permacultura, che applica quotidianamente e i cui principi sono stati alla base della rinaturalizzazione dei suoi terreni. È un polo di idee in continua crescita, dove la ricerca della bellezza è alla base di ogni azione. Per contattarli potete seguire la loro pagina facebook (dove ci sono anch’io!) @edensangha oppure il sito www.edensangha.wordpress.com
Per capire meglio cos’è il wwoofing, il sito italiano è:
www.wwoof.it oppure potete leggere l’articolo di Rossana Vanetta sul numero di Maggio 2016 di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, che trovate QUI.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione “Estate e dintorni…”

Arrivano col caldo… e pungono. Cosa fare?

di Marilena Ramus

zanzara1

VESPE E CALABRONI
Spesso quando vespe o calabroni ci pungono il loro pungiglione rimane sotto pelle e la loro ghiandola col veleno all’esterno, quindi è da estrarre delicatamente con una pinzetta, stando attenti a non premere la ghiandola che inietterebbe il veleno.
Le nostre nonne per alleviare il dolore usavano subito erbe che pulivano accuratamente con le mani e poi le stropicciavano, per far uscire i liquidi con i principi attivi.
Quelle erbe ci sono ancora, crescono dappertutto, quindi possiamo tornare ad utilizzarle in questo modo:
– cogliere sul posto foglie di tre piante diverse e sfregare la zona punta.
– frizionare con foglie fresche di piantaggine o di lavanda;
– sfregare con foglie di prezzemolo, basilico, salvia, timo, melissa, menta, calendula, sambuco, serpillo o aglio;
– sfregare con una fetta di limone o acqua e aceto per far passare il prurito;
– mettere sulla zona una fetta di cipolla.
Infine, si può usare anche il cerume prelevato dall’orecchio, spalmandolo sulla puntura.

ZECCHE

Quando fa caldo e andate a fare una passeggiata in campagna, siete preoccupati per le zecche? Da ora in poi, partite tranquilli!
Ecco un metodo semplicissimo per eliminare le zecche: mettere sapone liquido o qualsiasi olio su un batuffolo di cotone, coprire la zecca col cotone umido e senza premere smuoverlo delicatamente per circa 15/20 secondi, poi togliere il cotone, la zecca si è staccata dalla pelle ed aderisce al cotone.
Quando andate a camminare in campagna o in montagna, mettete in tasca un botticino di olio o di sapone liquido e un batuffolo di cotone, da usare appena si vede una zecca ferma sulla pelle. Tornati a casa, osservate attentamente la cute, i capelli e la pelle dalla testa ai piedi, sopratutto per i bambini che hanno giocato nell’erba alta o tra i cespugli.
Con questo metodo semplice e veloce, finita la paura delle zecche!

ZANZARE

Il profumo particolare dei gerani zonali messi sulla terrazza, balcone, finestre respinge le zanzare. Ma come eliminarle? Ecco una ricetta semplice.
Ingredienti:
-20cl di acqua;
-50 gr. di zucchero grezzo o integrale (attenti! Non usare zucchero bianco ulteriormente colorato);
-1 gr. di lievito di birra (lievito usato dai panettieri per il pane);
-una bottiglia di plastica da due litri.
Tagliare la bottiglia a metà, far scaldare l’acqua e far sciogliere lo zucchero e poi versare il tutto nella bottiglia, spolverizzare sopra il lievito, inserire la parte alta della bottiglia come un imbuto, avvolgere la bottiglia con carta nera, lasciando libera la zona imbuto e metterla in casa nell’angolo di una stanza o all’esterno. Le zanzare attirate dal gas prodotto dalla fermentazione dello zucchero, rimangono intrappolate nella bottiglia. Così si pulisce la casa e anche i dintorni.
Dopo una o due settimane sostituire il contenuto della bottiglia.

Buona estate a tutti!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione “Estate e dintorni…”

Conoscere la canapa, la nascita della associazione valsesiana

Dopo un anno di lavori si è costituita formalmente l’Associazione Culturale Canapa Valsesia. Venerdì 18 maggio è stato confermato lo statuto, il regolamento e formalizzato l’atto costitutivo durante un incontro aperto a tutti.
Come è stato deciso nelle ultime settimane verrà organizzato un altro incontro di autoformazione! Dopo l’incontro positivo il mese scorso a Riva Valdobbia sull’utilizzo della fibra, questo mese l’attenzione andrà sull’utilizzo dei semi in cucina.

canapa

L’incontro è fissato per Giovedi 21 Giugno alle ore 18.00 al circolo di Aranco, in via delle fontane 60 a Borgosesia. La master chef Paola farà da guida nella preparazione di varie pietanze a base di Canapa che poi verranno degustate insieme per cena. La cena sarà intorno alle ore 20.00 ed è a offerta libera per finanziare le attività dell’associazione (oltre alle spese sostenute per la cena). Confermate la vostra presenza entro lunedi 18 Giugno!
A seguire si terrà la riunione, intorno alle ore 21.00, in cui si verrà aggiornati sulle attività in programma come il workshop di distillazione degli olii essenziali e il corso di filatura e tessitura; inoltre gli organizzatori raccoglieranno eventuali proposte per altri incontri di approfondimento, ci sarà la possibilità di tesserarsi e acquistare inflorescenze di Canapa di tipologia Futura 75 al prezzo simbolico di autofinanziamento a 0,20 cent per gr.
Canapa Valsesia sarà presente anche all’Alpàa!
Per qualsiasi dubbio o esigenza contattate Canapa Valsesia qui,
info sul prossimo evento qui

canapa2

Sversamenti nel Lago d’Orta, Legambiente chiede l’applicazione della legge sugli ecoreati

Comunicato stampa di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta O.n.l.u.s. dell’11 maggio 2018

IMG_20171107_152313

Auspichiamo si faccia piena luce sullo sversamento di inquinanti nel Lago d’Orta e confidiamo che chi ha commesso questo delitto contro l’ambiente paghi in modo esemplare”. È questo l’appello di Legambiente a una settimana dall’ennesimo grave sversamento di residui di lavorazione di cromatura e soda caustica nel Lago d’Orta, nella frazione Pascolo, a San Maurizio d’Opaglio (NO). Un episodio che rischia di compromettere parte del liming, il grande e innovativo progetto di bonifica svolto con successo sul lago sotto il coordinamento e la guida scientifica del CNR-ISE a partire dal 1989.

Il Lago d’Orta è una perla dal punto di vista ambientale e paesaggistico ed è la prova di come l’impegno congiunto di diversi enti negli anni abbia portato al miglioramento dell’ecosistema lacustre -sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Oggi però il fragile ecosistema lacustre viene messo di nuovo in pericolo da imprenditori senza scrupoli. Per questo facciamo appello alle autorità competenti affinché si faccia tutto il possibile per assicurare alla giustizia i responsabili di questi sversamenti, applicando la nuova legge 68/2015 sugli ecoreati che ha introdotto cinque nuovi reati ambientali tra cui quello di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni”.
Questo grave reato ambientale -aggiunge Massimiliano Caligara, presidente del circolo di Legambiente Gli Amici del Lago- ci riporta drammaticamente negli anni 60/70, prima dell’introduzione della legge Merli del 1976 per la protezione delle acque dall’inquinamento. Periodi bui per l’ambiente, quando le industrie elettrogalvaniche e chimiche del territorio scaricavano liberamente le loro acque inquinate contenenti rame, cromo, nichel e zinco, riducendo il lago a uno specchio d’acqua privo di vita. Ora, tutto ciò è inaccettabile, i liquami derivanti dalle fasi di sgrassaggio delle cromature, contenenti soda caustica in alte concentrazioni, tensioattivi, agenti complessanti ed altre molecole dannose per l’ambiente, sversati, rischiano di vanificare i risultati e gli investimenti economici in uno dei più importanti progetti di bonifica a livello globale effettuati in un lago. Auspichiamo che i responsabili vengano presto identificati e chiamati a rispondere di questo deterioramento significativo dello stato delle acque e dei danni causati all’ecosistema lacustre”.

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: 011.2215851 – 349.2572806 – www.legambientepiemonte.it www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta

Democrazia e tutela della natura sono conciliabili?

abstract-asphalt-background-443422.jpg

Ma siamo poi sicuri che la democrazia sia la forma di governo ideale per l’orbe terracqueo? Non per gli uomini, quindi, ma per la natura in generale. Non è una provocazione la mia. Chi mi conosce sa che sono un burlone, ma questa volta sono molto serio.
Partiamo da un presupposto che a mio modo di vedere, è ineludibile: per garantire una convivenza decente, non dico ideale, che non è oramai più possibile, fra uomo e natura, occorrerebbe adottare misure drastiche e anche impopolari. Alcuni esempi, limitandoci alla nostra terra.
D’ora in poi zero consumo di territorio in tutta Italia. Basta. Stop. È quello che tra l’altro richiede molto seriamente il forum nazionale Salviamo il Paesaggio a tutte le forze politiche.
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/sottoponiamo-la-nostra-proposta-di-legge-a-tutti-i-candidati-alla-prossima-tornata-elettorale/
Basta con nuove costruzioni ad uso abitativo, ma basta anche con tangenziali, superstrade, grandi opere, viarie o ferroviarie che siano. Il territorio italiano non se lo può più permettere, fragile e già disastrato com’è. Basta nuove costruzioni, ma anche abbattimento di tutte quelle abusive, con recupero dei relativi sedimi. Ci si lamenta che poi mancherebbero soluzioni abitative? Niente di più falso. Quanti sono gli alloggi sfitti oggi in Italia? Secondo l’ultimo censimento ISTAT del 2011, in Italia solo il 77,3% delle abitazioni risultava occupato da almeno una persona residente, il restante 22,7% era costituito da abitazioni vuote o occupate solo da persone non residenti. In Val d’Aosta circa la metà delle abitazioni sono vuote: ha senso?
http://www.ance.it/docs/docDownload.aspx?id=25011
Via allora ad una normativa fiscale che costringa i proprietari degli alloggi a mettere sul mercato delle locazioni le loro proprietà. Però non mi nascondo che l’adozione di misure draconiane farebbe perdere voti, e non certo guadagnarne a qualsiasi compagine di governo che li adottasse, come dicevo sopra. Eppure bisognerebbe agire così.

Settore energia. Graduale dismissione di tutte le fonti di produzione che non siano rinnovabili, dal petrolio, al carbone, al gas. Nel contempo, però, stop alla realizzazione di nuovi impianti idroelettrici, che depauperano i corsi d’acqua. Stop altresì ai parchi eolici sui crinali delle montagne, che deturpano il paesaggio. E stop anche al solare a terra, che impoverisce i terreni agricoli. Chiaramente, una soluzione di tal fatta, comporterebbe necessariamente avere meno energia a disposizione ed un cambiamento secco nei nostri stili di vita. Chiamiamola decrescita, felice o meno, ma sarebbe di fatto quella la conseguenza.

windrader-2796131_1920

Settore alimentare. Ripensamento dei nostri stili di vita alimentari. Adozione di misure per un graduale abbandono dell’intensivo, sia esso allevamento quanto produzione agricola. Ci si nutrirà meglio e si farà soffrire meno gli altri animali. Altre misure invece dovrebbero essere volte a disincentivare le importazioni di prodotti alimentari, e a ridurre i trasporti, e questo non solo in campo alimentare.

E poi ancora altri provvedimenti “di contorno”, come il divieto della caccia e della pesca per puro divertimento, l’aumento delle aree protette terrestri, ma soprattutto marine, il commissariamento dei comuni che non raggiungano valori elevati di raccolta differenziata, lo stop alla vendita di armi a paesi in guerra, e così via.
I partiti vanno alla ricerca del consenso popolare: se lo perdono ne traggono la conseguenza di avere adottato politiche sbagliate. Niente di più sciocco. Un provvedimento, anzi, spesso più è impopolare e più fa bene alla biocenosi. Ma mi chiedo: è possibile che accada questo in una democrazia?

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, sezione Scelte Ecosotenibili

La storia del piccolo lago e dell’uomo cattivo

di Enrico Marone

lagoconfirma_01

C’era una volta un lago, non troppo grande, ma bellissimo e tranquillo, appoggiato tra boschi, borghi e colline verdi. Pesci e tanti altri esseri viventi, esistevano tra i suoi flutti e le sue sponde. Molta gente viveva lì e i turisti sospiravano, contemplando i suoi romantici paesaggi.
Ma venne l’industria con l’efficienza e l’utile da raggiungere. L’industria prendeva materie prime dalla terra e le trasformava in oggetti e scarti. Gli oggetti si vendevano e portavano i soldi, gli utili, ma gli scarti? Un problema, perchè facevano scendere gli utili, i guadagni. Occorreva pagare per farli portare in luoghi ed impianti che li rendessero innocui.
Ma vicino c’era il bel lago tranquillo e romantico. Perchè non buttarli lì? E cominciò la prima azienda, poi un’altra e un’altra ancora. Gli esseri che vivevano lì cominciarono a scomparire ed il lago a morire. Morire per gli utili delle aziende.
La fortuna volle che gli scienziati che controllavano le sue acque si accorgessero di ciò che stavano facendo al lago. E con una operazione complessa, molto lunga e costosa, riuscissero a salvarlo. Alcune delle aziende che avevano buttato i loro scarti nel lago chiusero, ma non in conseguenza del loro crimine. Dopo molti anni la vita, pian piano ritornò. Gli uccelli, gli insetti e soprattutto pesci ed altri esseri subacquei, ricominciarono a popolarlo. Addirittura l’Unione Europea aveva scoperto alcuni esseri da tutelare, perchè rari e delicati. Nessuno più scaricava scarti in quelle acque dalle piccole onde. Tutto il mondo seppe di questo miracoloso salvataggio, tutti sembravano contenti di questo. E quello specchio d’acqua, man mano che passava il tempo, diventava sempre più bello e la gente stava bene sulle sue sponde.
Ma si sa, la malvagità, l’indifferenza e il potere dei soldi, degli utili, sono forti e mentre tutti si beavano del piccolo lago tranquillo, qualcuno usava il suo piccolo cervello per cercare un modo stupido e scorretto di risparmiare. La sua azienda doveva rendere di più, avere più utili. Da dove cominciare? Ciò che produceva si vendeva e portava soldi, guadagni, ma gli scarti? Già, se non dovesse pagare per rendere innocui gli scarti, potrebbe risparmiare e quindi gli utili salirebbero! Come fare?
Dove potrebbe mettere gli scarti?
Perchè non buttarli nel lago, di sera, quando nessuno vede? Sì ottima idea, pensa quanti soldi risparmiati! Così posso fregare anche i miei concorrenti che, poveri fessi, loro pagano per rendere innocui i loro scarti. Ma qualcuno vide, diede l’allarme e fotografò quel liquido biancastro e puzzolente che usciva da un tubo e andava a sporcare le acque del piccolo lago tranquillo. Quello specchio d’acqua che dopo tanti anni di sacrifici, trattamenti, attenzioni e spese da parte dei cittadini era tornato a fatica a rivivere. Le foto vennero diffuse e tante, tante persone si arrabbiarono per il gesto stupido e vile e si preoccuparono per la salute ancora fragile del piccolo lago tranquillo.

Ebbene ora tutti dovranno fare la loro parte.
Le forze dell’ordine dovranno individuare i responsabili e credetemi, è possibile.
I magistrati dovranno giudicare con severità, si con severità, questo volontario e ignobile attentato all’ecosistema del lago, attuato per puro interesse monetario e per puro disinteresse verso la vita e un bene pubblico.
I cittadini dovranno continuare a rispettare e vigilare (come infatti è successo) affinchè il lago si riprenda da questo sfregio, ancora una volta.
Le associazioni di imprenditori dovranno condannare queste pratiche ottuse e vili, dicano se per loro è più importante la vita o il guadagno aziendale, emarginino quelli che lavorano in questo modo.
I comuni dovranno impegnarsi a respingere tutte quelle attività dannose per questa meraviglia della natura.
Solo se tutti facciamo la nostra parte la natura e la vita, vincono.

http://www.lastampa.it/2018/05/05/edizioni/schiuma-e-cattivi-odori-le-immagini-dellinquinamento-sul-lago-dorta-EIlQVARqPTwg8CKMwfgX6H/pagina.html
http://corrieredinovara.com/attualita/lago-dorta-torna-lincubo-inquinamento/

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno+Luglio 2018, editoriale

Arriva l’estate! Nuovo numero Giugno+Luglio

È uscito il nuovo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!

giugn-lugl_01

In questa uscita un po’ di consigli estivi e tante notizie locali legate all’ambiente. Trovi il numero cartaceo nei punti di distribuzione della tua città QUI oppure on line QUI. Per ricevere la rivista nella tua casella mail ad ogni uscita iscriviti alla newsletter QUI.
Buona lettura!