Camminiamo le parole… insieme

di Rossana Vanetta

“Non mi annoiano i paesaggi tutti uguali,
ho piuttosto un’avversione a questi centri commerciali”

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Così canta Pollio, frontman degli Io?Drama, band del sottobosco musicale indipendente italiano. Questi versi mi ronzano in testa da qualche giorno, probabilmente dopo la notizia che un nuovo centro commerciale sta per aprire a Novara. E io sento un pezzo della mia (nostra) missione allontanarsi: vedo il cammino dell’umanità sempre più vicina ad una realtà che proprio non riesco a farmi piacere. Sembra continuare la vittoria sfacciata del capitalismo. Cemento contro terra, denaro contro Natura, consumismo contro il tempo delle persone, la qualità della nostra vita e contro il senso stesso della vita. Perché se trovarne un significato ultimo è un enigma che non risolveremo forse mai, non è di certo nella perdizione incosciente nei beni materiali o nel percorrere binari imposti da una società che non abbiamo scelto ad elevarci nella nostra evoluzione umana.
Spesso siamo obbligati a compiere scelte non propriamente nostre, solo per sopravvivere.
Intraprendere un lavoro che non ci piace, vivere in una determinata città, acquistare oggetti e macchine di cui in realtà vorremmo fare a meno. Ed è questa la crisi, che non è solo economica, ma sociale, personale. Eppure la crisi, per quanto dolorosa è un elemento positivo. “Ogni crisi conduce ad un arricchimento”, scriveva Renè Dubos, filosofo e ambientalista del secolo scorso. Il termine crisi viene dal greco krìsis, letteralmente “scelta, decisione”. Già possiamo avere un’immagine più costruttiva di questo momento delicato. Se associamo poi la crisi ad un momento “crisalide”, fase apparentemente di stallo ma indispensabile, che permette al bruco di divenire farfalla, riusciamo addirittura a ringraziare le nostre crisi personali. È proprio vero che nei momenti più bui arrivano le idee più illuminanti, perché è per fuggire da una situazione che non ci appartiene che la nostra mente trova la scappatoia, la risposta, il vero interesse, anche solo l’hobby che ci salva la vita.
Ad un anno e mezzo dal primo numero di questa rivista e dopo tante, tantissime, soddisfazioni, soprattutto da parte vostra – decine di migliaia di lettori che ci seguono ogni mese – la redazione passa un periodo di piccola krìsis, di scelta, anche perché ci troviamo ad osservare un flusso di capitale di mercato che invece di dirigersi verso progetti virtuosi o ecosostenibili, si muove lungo le solite traiettorie degli interessi commerciali. Ma per noi è uno stimolo per continuare a credere nella possibilità di crescere come farfalle e a lavorare con tutti voi.
Ed ecco che arriva il momento di una chiamata alle armi: we want you!
Ci piacerebbe che questo giornale fosse più compartecipato, vogliamo sentire la vostra voce.
Vorremmo ricevere le vostre storie da raccontare, i vostri eventi da condividere. Ci piacerebbe ascoltare idee, progetti, suggerimenti, sapere cosa vi piace o non vi piace del giornale. Insomma, il nostro nuovo sogno è quello di crescere insieme e costruire la nostra realtà!
Fatevi avanti: anche un piccolo pensiero può essere una grande risorsa per tutta la comunità. Per chi ancora è indeciso su cosa raccontarci, all’ultima pagina della rivista questo mese e qui troverete un piccolo sondaggio, ci piacerebbe sentire la vostra opinione.
Attendiamo con ansia i vostri contributi all’indirizzo mail viveresostenibile.altopiemonte@gmail.com o sulla pagina facebook Vivere Sostenibile Alto Piemonte.
Passiamo dal parlare al fare e come dicono i nativi d’America, è tempo di “camminare le proprie parole”!

“...Una civiltà non può mai diventare una catena. Perciò il mio pessimismo sull’immediato futuro sfocia in un ottimismo profondo. La forza delle circostanze costringe l’uomo a inventare soluzioni nuove”.
– René Dubos

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione Ottobre 2017, editoriale

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