Una grande vetta per un grande panorama Punta dei Camosci (Battelmatthorn)

di Mauro Carlesso – scrittore e camminatore vegano

Cresta Nord Est (Val Formazza -NO-)

punta dei camosci dal lago

L’invito
L’accesso più spettacolare alla Punta dei Camosci per la sua via normale è quello da Nord, e più precisamente dal Neufenpass nella limitrofa Confederazione Elvetica. È da questo versante infatti che questa possente vetta di 3000 metri offre i panorami più spettacolari costituiti dagli orizzonti selvaggi dell’alta Val Formazza e dagli ameni abitati walser del fondovalle Vallesano. Montagna superba che si sale senza particolari difficoltà ma chiede però assenza di vertigini e piede fermo sul traverso sotto la vetta.

La scheda
Località di partenza: Neufenpass –tornante poco sotto il passo- (mt.2.300 circa) –CH-
Località di arrivo: Neufenpass
Cime sul percorso: Punta dei Camosci (mt. 3.044)
Dislivello: mt. 800 circa
Tempo di percorrenza: ore 4 (soste escluse)
Difficoltà: EE (con un delicato traverso esposto)
Periodo: Estate (sconsigliata in caso di neve sul tracciato che porta in vetta)

cartina

L’itinerario
Da Domodossola si valica il Simplonpass, il passo del Sempione, si scende a Briga e si risale al Neufenpass. Poco prima di raggiungerlo all’altezza di un tornante si lascia l’auto nel parcheggio dal quale si diparte la strada di servizio alla diga del Gries. Si percorre detta carrareccia a piedi fino a raggiungere l’imponente Parco Eolico. Da qui si punta all’ampia insellatura del Passo del Gries che si vede in lontananza di fronte a noi e sopra il quale, a destra, incombe la piramide della nostra montagna. Giunti al Passo dalla caratteristica cappelletta-bivacco si comincia a salire costeggiando la morena del ghiacciaio del Gries (segnavia bianco e rossi) guadagnando quota sul fianco nordest della montagna. Arrivati al punto quotato 2672 m e contrassegnato da un bastone infisso nel terreno, abbandonare il sentiero Castiglioni che scende al Piano dei Camosci e puntare direttamente alla cresta est su evidente traccia e con il riferimento di un grosso ometto. La salita si fa ripida e con scoscesi tornanti si arriva in cresta. Da qui il sentiero segue strette serpentine sino a quota 2900 dove la traccia si fa friabile e ripida fino al traverso aggettante di circa 90 metri che conduce in vetta. Dalla cima, una lama affilata precipite su ogni versante, il panorama è spettacolare: Blinnenhorn, Arbola, Hosandhorn sembrano a portata di mano. A picco sotto di noi la minuscola casera di Bettelmatt. Il ritorno avviene dal percorso dell’andata prestando particolare attenzione al vertiginoso traverso.

punta dal passo

La nota storica
Camminare in questi ambienti seppur fatti di montagne aspre e severe si fa sempre il conto con la pesante presenza dell’uomo. Dai primi del Novecento era in questi luoghi che si varcava il futuro, quello della “comodità” della corrente elettrica prodotta dalla forza dirompente, ma ingegneristicamente addomesticata, dell’acqua. La Val Formazza è ricca di questi bacini che ne hanno cambiato il volto addolcendolo, se vogliamo, con invasi dal color turchese. Grandi uomini come l’ingegner Conti e l’architetto Portaluppi fondatore di imprese di trasformazione il primo e costruttore di centrali il secondo, grandi aziende come la Edison prima e l’ENEL poi, si sono avvicendate senza troppi scrupoli tra questi monti coi loro progetti faraonici fatti di dighe, di muraglie e di condotte forzate dall’impatto ambientale discutibile e che paradossalmente devono oggi fare i conti con la nuova frontiera della produzione di energia elettrica: proprio nei pressi della diga del Griessee in territorio elvetico sono state elevate 4 pale eoliche alte fino a 131 metri nell’ottica di realizzazione del piano federale “Strategia Energetica 2050” e realizzato da SwissWinds che orgogliosamente si vanta di gestire il parco eolico più alto d’Europa. “Parchi” è l’eufemismo con cui chiamano questi mostri artificiali estranei ad un territorio che resterà ferito per sempre. C’è da chiedersi se è davvero questo il prezzo che dobbiamo pagare per accendere la luce di casa con un semplice click dell’interruttore.

Pranzo al sacco veg
Un suggerimento per un gustoso pranzo al sacco vegano a impatto zero: cous cous di riso e mais con verdure di stagione.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Luglio+Agosto, sezione Turismo Sostenibile

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