Marinaleda: il paese dell’utopia realizzata, che ha battuto la crisi e la disoccupazione

Sorprese e conferme nel viaggio alla scoperta del piccolo “pueblo” andaluso, che ha saputo fare della pace e del lavoro condiviso la propria bandiera e la propria realtà

di Silvano Ventura e Maddalena Nardi, www.viveresostenibile.net

Nella strada da Siviglia a qui, il paesaggio di colline basse coperte di olivi e di campi di grano ancora verdissimi, puntellato di bianche “fazendas”, su uno sfondo di un cielo azzurro intenso, ci è sembrato un dipinto. La strada taglia perfettamente in due parti l’abitato composto di piccole case bianche, rese abbacinanti dal sole di questo bel pomeriggio di primavera. Il cartello all’entrata del piccolo paese, non lascia dubbi: siamo arrivati a Marinaleda!
A portarci qui, è stata la curiosità di venire ad ascoltare le voci delle persone che vivono in questa comunità che, anche in Italia, ha richiamato tanto interesse dopo che è stato rilanciato sui social un blog nato da un servizio televisivo trasmesso da Repubblica TV.
Il piccolo pueblo, perfettamente in pianura, si sviluppa ai lati della strada principale e questa è la prima sorpresa. Dov’è il paese arroccato in cima alla collina delle immagini che circolano on line e che io stesso ho condiviso sul mio profilo fb prima di venire qui? Dove sono il monastero, il castello e la chiesa ritratti in quella foto?
Facendo vedere la foto in questione a qualche passante, sveliamo presto il mistero. Il paese ritratto, è Estepa, a 12 km da qui, sulle prime colline che si vedono all’orizzonte.
Parcheggiamo e proseguiamo a piedi. Nell’aria un dolce profumo di zagare ci accompagna.
Sulle pareti di molti edifici, murales colorati inneggiano alla pace, alla libertà e alle conquiste sociali. Sulla facciata del grande centro sportivo, troneggia una gigantografia di Che Guevara. Alcuni anziani, seduti al fresco degli alberi del viale principale, commentano pigramente il passaggio delle moto guidate spericolatamente dagli adolescenti del luogo. Oggi è sabato e il piccolo parco giochi è pieno di bambini festosi e di genitori intenti a chiacchierare.
Fuori da un piccolo centro ricreativo, incontriamo alcuni lavoratori e con loro iniziamo a parlare.

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Il Sindaco, Juan Manuel Sanchez Gordillo, all’inizio degli anni ‘80, capeggiò una mobilitazione con lo scopo di ridistribuire le terre ai cittadini. Questo portò, dopo qualche anno, alla cessione di un fondo agricolo di 1.200 ettari di proprietà di un nobile locale, all’Ayuntamiento (il Municipio) di Marinaleda. Prada, Juan e altri lavoratori, ci spiegano che la cooperativa che fu costituita, si occupa oggi del lavoro nei campi e dell’industria della trasformazione dei prodotti agricoli raccolti oltre che della loro commercializzazione nel mercato spagnolo e internazionale, in particolare in alcune zone dell’America latina. “Nei nostri campi” ci dicono “dove abbiamo appena finito la raccolta delle fave che ha impegnato nelle ultime settimane oltre 200 lavoratori, coltiviamo anche peperoni, carciofi, legumi, olive e altro ancora. Quello che non viene commercializzato fresco, viene trasformato e conservato nell’industria di proprietà della nostra cooperativa.”

La cooperativa è la principale azienda del paese, garantendo lavoro, dignità e reddito, a oltre il 70% della popolazione attiva. Per il resto, esistono piccole aziende produttive o commerciali, prevalentemente a gestione familiare. Tutto questo porta la disoccupazione praticamente a zero, contro il 30% circa della media nazionale!
Il modello sociale applicato nella vostra comunità – chiediamo – è quello della solidarietà e della collaborazione. Al lato pratico, nella vita di tutti i giorni, questo cosa significa?
Il salario è uguale per tutti – ci dicono – e ammonta a circa 50 euro al giorno, circa 1.100 euro al mese. Chi lavora nei campi è impegnato 6 ore al giorno, in fabbrica 8. Se, per qualche ragione, il raccolto non va bene, si lavora di meno, si guadagna meno, ma si continua a lavorare tutti.”
Nella vostra comunità, per costruire un sistema economico e sociale che sta di fatto garantendo la convivenza e la dignità economica dell’intera popolazione e che vi ha permesso di superare indenni la crisi economica provocata nel 2008 dallo scoppio della bolla finanziaria immobiliare negli USA e propagatasi in tutto il mondo con effetti devastanti, vi siete ispirati agli ideali del socialismo storico. E’ un modello che ha fallito almeno quanto quello capitalistico. Voi cosa avete di speciale per farlo funzionare?
“Nel simbolo del nostro paese, sulla nostra bandiera tricolore (n.d.r. Bianco, rosso e verde), si legge: Marinaleda, un’utopia verso la pace. Ecco, credo che la risposta sia lì. Certi valori come la pace, la solidarietà tra le persone e l’aiuto reciproco, la dignità e il rispetto, l’impegno verso la comunità, non hanno bandiere politiche. Si tratta di valori che possono essere condivisi da tutti.”
E qui, amici miei, quasi mi commuovo! Ma per passare dalle “belle parole ai fatti”, come realizzate concretamente aiuto reciproco, rispetto e impegno verso la comunità? Ad esempio sul web gira voce che qui bastano 15 euro al mese per avere casa. Come funziona quest’altra “follia”?
Il Comune cede gratuitamente il terreno e i progetti. I fondi li mette il Governo Andaluso a tasso zero e vengono gestiti direttamente dal municipio, evitando di passare per banche e finanziarie che applicherebbero interessi. La quota mensile da versare per l’acquisto la decidono in assemblea gli stessi cittadini autocostruttori. Infine il cittadino deve mettere a disposizione il proprio lavoro, magari in compagnia di parenti ed amici volenterosi, per auto costruirsi l’abitazione dove andrà a risiedere. In questo modo, negli ultimi anni, abbiamo costruito oltre 300 abitazioni!
Ma è vero che avete abolito anche la Polizia locale e che i politici non percepiscono nulla per il loro impegno amministrativo?
“Tutto vero! La Polizia locale era un costo per le casse del Comune e con quei fondi si possono fare altre cose per il bene dei cittadini. Stessa cosa vale per gli stipendi dei nostri amministratori. La politica qui è vissuta, da chi decide di farla, come impegno verso la nostra comunità.”

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A questo punto, sono senza parole! Forse questa è “l’isola che non c’è”, o forse è un sogno e ora mi sveglierò… Vi prego amici, ditemi qualcosa che non va, qualcosa che non funziona…
“Marinaleda è un esempio di un modello totalmente alternativo a quello globalizzato, ma non è facile vivere qui. Ci vuole una visione diversa e ci vuole molta buona volontà e generosità. Ad esempio a tutti noi tocca, a rotazione, la manutenzione e la pulizia degli spazi pubblici e delle scuole. Il vincolo di solidarietà tra noi è molto forte. Sappiamo che dobbiamo aiutare gli altri e gli altri ci aiuteranno quando saremo noi ad avere bisogno.”
Marinaleda, a chi come noi sogna un diverso modello di comunità basato sulla condivisione delle risorse, il rispetto per l’uomo e per l’ambiente e la giustizia sociale, appare come un’utopia realizzata. Credete sia possibile replicarla anche in Italia, o preferite che ci trasferiamo tutti qui da voi?
Il nostro modello è replicabile ovunque; basta una reale volontà politica di farlo. E, almeno per oggi, è un piacere avervi qui con noi.”

L’intervista ai nostri nuovi amici è finita, ma c’è ancora il tempo per una freschissima cerveza e una tapas a base di carciofi sott’olio. Di Marinaleda, naturalmente!

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