Che tempo farà?

di Giancarlo Fantini

In questa primavera dominata dalla variabilità del clima, le domande che mi vengono poste si alternano tra le “solite” lamentele sull’inaffidabilità del “tempo” e sulla ricerca di previsioni attendibili. Una volta tanto ho delle certezze nel dare le risposte: una bella soddisfazione, in questi tempi, ma, soprattutto, su questo argomento. Queste certezze, che sempre di più stupiscono i miei interlocutori, mi derivano da una serie di conoscenze, tra le quali, ultime per arrivo, ma non certo per efficacia, grazie alle moderne tecnologie.

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Infatti la mia fonte “esterna” per le previsioni è il bollettino meteo che ascolto al “gazzettino padano”, o meglio Radio Rai, proveniente da quel gioiello di mezzi, ma soprattutto di uomini e donne che è il centro di Campo dei fiori, sopra Varese che, fondato dal mitico Prof. Furia, con costanza eroica resiste grazie ai finanziamenti della regione Lombardia. Vista la vicinanza coi luoghi in cui vivo e la serietà degli addetti questa è una di quelle fonti di informazione meteo che consiglio senza alcuna esitazione.
Ma, nel frattempo è arrivato anche qualcosa di meglio, soprattutto perché “portatile”: infatti ho avuto la possibilità di inserire nel mio cellulare tra le cosiddette APP quella di “meteo svizzera” che, oltre ad essere gratuita è particolarmente interessante in quanto consente di vedere le animazioni in tempo reale delle precipitazioni, i pericoli derivanti dagli eccessi del clima e le previsioni vere e proprie.
A proposito delle quali va ribadito che sono attendibili solo quelle che arrivano fino a 5 giorni, perché oltre nessun metereologo potrebbe (e dovrebbe) spingersi senza utilizzare il termine “tendenze”.
Personalmente poi mi affido anche al Monte Rosa: transitando quasi ogni mattina sulla superstrada del Sempione, ho potuto verificare, da decenni, come le condizioni in cui mi appare la seconda vetta d’Europa all’altezza della piana di Piedimulera saranno tali per le successive 6- 8 ore nella valle ossolana in cui lavoro.
Non a caso ho utilizzato il termine “decenni” per riaffermare però un’altra certezza , che è quella della conoscenza del territorio e del ripetersi dei fenomeni metereologici: perché, in ogni caso, nonostante “non ci siano più le stagioni di una volta”, non possiamo ignorare di vivere in una delle tre aree italiane con la più alta piovosità e che, da sempre, le alluvioni come le piene del lago si siano manifestate in autunno o, appunto, primavera. Ciò che sfugge ai più, purtroppo, sono i dati sul lungo periodo: soprattutto chi vive in città e vede il clima solo dalle proprie finestre non si rende conto di quali siano i veri problemi derivanti dal clima e misura l’entità dei  propri guai metereologici solo sulla base del guardaroba e del “non si sa più come vestirsi”. Invece, senza voler fare del terrorismo, azione di cui si sono invece più volte dimostrati capaci di muoversi soggetti diversi (privati e pubblici) consci della capacità di influenzare scelte commerciali e spostamenti di milioni di consumatori, voglio qui ribadire che continua il deficit idrico di cui soffrono le nostre contrade (monti, laghi, falde acquifere) e che questa situazione non può più essere ignorata, ad ogni livello, perché dalla disponibilità di acqua, buona e pubblica, dipende la sopravvivenza (anche) della nostra specie. Infine sarebbe bene tornare ad insegnare non solo la Geografia e la Meteorologia, ma anche trovare quei, sempre più rari, anziani conoscitori dei venti e di tutti quei segni che la Natura ci ha offerto da millenni (in assenza di onde radio e di App). Ma questa è davvero un’altra storia e le previsioni in proposito non sono felici, soprattutto nel lungo periodo. Di mio mi sono impegnato negli anni a studiare, cercare, osservare e qualcosa in proposito l’ho messo nei cassetti delle mie conoscenze, per cui difficilmente la pioggia mi trova impreparato e altrettanto difficilmente capita, a chi accompagno in visite sul territorio, di rischiare il bagno fuori stagione. Mi piacerebbe però saperne ancora di più e chissà che non mi capiti di incontrare qualche altro Maestro.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Giugno 2017, sezione Agri-Cultura

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