Non insegnate ai bambini

di Maurizio Mora

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Nell’era di Internet, siamo ormai abituati ad avere risposte ad ogni nostro quesito in modo immediato, ed esaustivo. Questa tendenza della società di oggi ci fa credere di sapere tutto e ci autorizza a dare, come uomini “intellettualizzati”, delle risposte immediate ed esaustive, anche ai nostri bambini. A volte forse non ci rendiamo conto che di fronte a noi non c’è un “piccolo uomo”, ma un essere in divenire che aspira, fortemente a diventare grande e conoscere il mondo, ma con i giusti tempi.
Un bambino è in grado di caricarsi il peso della “conoscenza”?
Appena arrivati al mondo essi lo vedono come qualcosa di “buono” e noi non possiamo farlo apparire come qualche cosa di pericoloso educandolo con la paura. Quando un adulto deve compiere un’azione, parte da un pensiero, passando poi per un aspetto emozionale e quindi arrivare all’azione. Il bambino invece parte con un atto determinato di volontà, agisce istintivamente, ne raccogliere una esperienza sensoriale emotiva e alla fine l’accoglie intellettualmente. Questo processo contrario di apprendimento ci fa capire la difficoltà, e le diverse esigenze, che noi adulti abbiamo di fronte ad una domanda che ci viene posta.
Il bambino nei primi tre anni impara prima a camminare, poi a parlare ed infine a pensare. Nel prosieguo queste facoltà vanno consolidate rispettando quest’ordine, almeno fino ai 7 anni (maturità scolare). Le neuroscienze hanno stabilito chiaramente che lo sviluppo di un cervello ha bisogno di tempi e di esperienze per potersi completare in modo omogeneo. Per questo dare una risposta ad un bambino è una cosa molto difficile e richiede una grande consapevolezza e responsabilità. Allora come fare?
Da tempo si sa che un linguaggio ricco di immagini favorisce una maggiore comprensione del mondo, perciò dalle nostre parole dovremmo far nascere nel bambino delle piacevoli immagini, che metaforicamente soddisfino la fame e la curiosità, lasciandolo in un’atmosfera di sogno più protetta. Molto spesso invece le nostre risposte vertono verso un “patetico” moralismo, indotto dalla paura di ciò che potrebbe succedere ai nostri bambini. Una spiegazione però troppo dettagliata rispetto ad una determinato vincolo, può a volte creare nel piccolo delle grosse paure e frustrazioni non riuscendo ancora a cogliere a pieno ciò di cui si sta parlando, non avendolo mai vissuto… “stai attento non correre se no cadi, ti fai male, dobbiamo andare all’ospedale e non potrai più giocare! Gliel’ho ripetuto cento volte!” potrebbe diventare: “queste gambette sanno correre veloci come il vento, ma adesso vediamo se sanno camminare come una tartarughina?…” (a voi la fantasia). Cerchiamo dunque di cogliere quando è ora di svelare i segreti della vita e quando invece conviene lasciarli emergere da un un’esperienza propria, unica ed irripetibile.
Non insegnate ai bambini, non insegnate la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male, forse una grave imprudenza è lasciarli in balia, di una falsa coscienza. Non elogiate il pensiero che sempre più raro, non indicate per loro una via conosciuta, ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita..
(Tratto dalla canzone “Non insegnate ai bambini” di Giorgio Gaber)

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Maggio 2017, sezione Scelte Ecosostenibili

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