Cibo: si spreca sempre troppo – parte 2

di Fabio Balocco

Proseguimento dell’articolo dell’edizione Febbraio 2017

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Cinque livelli di spreco alimentare, dicevamo.
Sul primario, ossia le eccedenze alla fonte, riporto la frase di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food: “Occorre un ripensamento del sistema produttivo, che fa sì che solo in Italia si lascino nei campi 1,4 milioni di tonnellate di prodotti ogni anno, spesso perché non è conveniente fare la raccolta.” Insomma, Petrini invita ad una revisione del sistema per evitare, molto banalmente, che frutta e verdura, talvolta anche di pregio, vadano al macero o non vengano raccolte. Da profano, non mi pare cosa semplice in un mondo purtroppo globalizzato, in cui prodotti che vengono dall’estero costano meno – nonostante il costo dei trasporti – di quelli italiani. Sugli altri livelli, tolto quello relativo al consumatore che lì ognuno di noi può lavorarci, quelli su cui si può fare molto, anche e soprattutto a livello legislativo, sono la distribuzione e la ristorazione.
Per quanto riguarda la prima, c’è da segnalare l’innovativo intervento legislativo francese del maggio 2015 ma attivo solo dal luglio 2016, che prevede che i supermercati di dimensioni superiori ai 400 metri quadrati stipulino accordi con le organizzazioni caritative al fine di ritirare quelle che diventerebbero eccedenze alimentari, ossia prodotti vicini alla scadenza e, qualora ciò non sia possibile, il cibo dovrà essere trasformato in mangime per gli animali o compost. Trasgredire a queste disposizioni concretizza un’ipotesi di reato, con pene fino a due anni di reclusione e 75 mila euro di multa. La legge prevede altresì il divieto per la grande distribuzione, di “rendere inutilizzabili” i prodotti scaduti o vicini alla scadenza rimasti invenduti, per esempio cospargendoli di candeggina, come molti fanno. La norma prevede infine una sensibilizzazione capillare, portando il tema nell’educazione scolastica.

Anche l’Italia ha, da metà 2016, una nuova legge sugli sprechi alimentari. Essa prevede disposizioni di carattere tributario e finanziario che semplificano la vita alle aziende che destinano prodotti alle onlus. In più potranno essere ceduti a titolo gratuito anche i prodotti agricoli che restano sul campo, così come le rimanenze di attività promozionali, i prodotti che stanno per scadere e quelli che non sono idonei alla vendita per alterazioni dell’imballaggio, ma che comunque siano ben conservati. Il pane in eccedenza potrà essere donato nell’arco delle 24 ore dalla produzione. Già, peccato che, a differenza della Francia, dove la sanzione è addirittura di carattere penale, qui da noi la sanzione per chi non si adegua non esiste. Per quanto riguarda la ristorazione, un provvedimento semplice semplice sarebbe quello che ogni ristorante consentisse o meglio addirittura invitasse i clienti a portarsi via gli avanzi del pranzo: il cosiddetto “doggy bag”. Per quanto riguarda invece le mense, io un’idea ce l’avrei: abolirle. Ognuno, in fabbrica od ufficio, si porti il mangiare da casa come si faceva una volta: molto più sano per la persona e molto più vantaggioso per l’ambiente!

Per approfondire: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/27/news/petrini_lo_spreco_alimentare_deve_essere_reato_come_in_francia_-115383591/

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