Chi Phat, un progetto di eco-turismo nel cuore della Cambogia

di Daniele Tavernari

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Il minuscolo caseggiato di Andoung Tuek, a quattro ore di bus da Phnom Penh, mi offre un primo assaggio della Cambogia più autentica. La frenesia, il traffico caotico e gli hotel della capitale lasciano il posto a paesaggi rurali, risaie e un silenzio interrotto solamente dallo zampettare di galline in libertà. Da Andoung Tuek io e altri viaggiatori saliamo su una piccola barca a motore, che risale un fiume le cui sponde sono costituite da fitte mangrovie. Il paesaggio e la vegetazione lussureggiante circostante ricordano “Cuore di Tenebra”. La nostra meta è Chi Phat, villaggio a ridosso della giungla nei Cardamomi orientali. Le attività economiche dei suoi abitanti si basavano, negli scorsi decenni, su bracconaggio e disboscamento indiscriminato.
È per questo che, nel 2007, l’associazione di salvaguardia ambientale Wildlife Alliance ha avviato un progetto di eco-turismo che ha coinvolto l’intera comunità locale. Agli abitanti di Chi Phat è stata data la possibilità di dedicarsi ad imprese turistiche quali guesthouse, ristoranti e soprattutto tour guidati. È nato così il CBET (Community-Based Eco-Tourism), il quale gestisce l’organizzazione, le prenotazioni e l’assegnazione degli alloggi e dei tour guidati in maniera equa ed efficiente.

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Si può prenotare online sul loro sito www.chi-phat.org e visionare le numerose attività proposte, tra le quali vi sono trekking, giri in mountain bike o kayak di uno o più giorni, con la possibilità di dormire nella giungla. Le guide accompagnatrici parlano inglese e i pasti sono inclusi.
Insieme a un giardiniere britannico conosciuto sul momento, decido di cimentarmi in un giro in mountain bike di 44 km attraverso la giungla, che di tanto in tanto offre riparo dal sole cocente. Il bagno nel torrente a fine giornata ci sembra paradisiaco! Tra le numerose opzioni di alloggio a diversi livelli di comfort scelgo l’homestay, ovvero il soggiorno presso l’abitazione di una famiglia locale. Speravo così di sperimentare al meglio lo stile di vita degli abitanti e le mie attese non sono state deluse, sebbene questo voglia dire adeguarsi a una “doccia” fatta versandosi l’acqua (molto pulita!) con una ciotola. Le altre comodità quali elettricità e wi-fi non mancano, soprattutto nel bar-ristorante del CBET, che tra l’altro offre pasti tanto saporiti ed abbondanti quanto economici. La compagnia di viaggiatori di ogni provenienza e dei loro racconti arricchiscono con risate e nuove conoscenze le serate nel villaggio.
Chi Phat rappresenta un progetto perfettamente riuscito di eco-turismo. Le nuove entrate per la comunità locale dimostrano ancora una volta come crescita e sostenibilità ambientale non siano in contraddizione, e i vantaggi dell’eco-turismo sono misurabili anche in termini socio-economici.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Marzo 2017, sezione Turismo Sostenibile

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