Canapa: storia, usi e possibilità future in Valsesia

a cura della redazione, con la collaborazione di Francesco Cillerai e Francesca Farina

Il 4 gennaio si è svolto a Borgosesia l’incontro “Canapa: storia, usi e possibilità future!” condotto da Francesco Cillerai. Interessanti gli interventi di rappresentanti di Assocanapa, di Canapa Alpina e di un medico veterinario che hanno dato un quadro dei vari aspetti nei quali la canapa, come già succedeva nel nostro passato, può svolgere un ruolo utile ed importante anche alla luce delle ultime scoperte scientifiche.
Il primo ospite, Cesare Quaglia di Assocanapa, ha approfondito le attività dell’associazione nata tra il ‘96 e il ‘98, che  moltiplica le sementi, certificate dall’UE, dal 2002.
Le normative di legge impongono l’impiego di varietà certificate sotto lo 0,6% di TCH, misurato direttamente in campo. Assocanapa attualmente non può fare nulla per influenzare i decreti attuativi, ma spera di fare pressione affinché si applichi il limite dello 0,6% di TCH anche negli alimenti trasformati, come le tisane.
La canapa si sta dimostrando una grande risorsa sotto molti aspetti, in particolare nel settore alimentare. Il seme viene raccolto a mano o con una mietitrebbia specifica. Con la raccolta a mano è possibile curare solo piccoli appezzamenti ma non si rivela un sistema valido per la produzione industriale da reddito. E a seconda della varietà della pianta si scelgono i migliori strumenti di coltivazione e di raccolta.
Il seme della canapa ha una base oleosa, si devono evitare quindi gli sbalzi di calore in quanto potrebbero  irrancidirlo e renderlo inutilizzabile per l’alimentazione. canapa2
La canapa ha un tipo di coltivazione poco esigente: non necessita di particolari antiparassitari, anche se, ovviamente, anch’essa ha i suoi parassiti. Quest’anno, ad esempio, con l’invasione delle cimici si ha avuto  qualche problema. Ciononostante è molto meno infestata di altre coltivazioni e non necessita di un impianto di irrigazione dato che non si tratta di una pianta delicata.
Le sementi piemontesi attualmente sono molto richieste: sono tra le qualità migliori per la produzione di fibra e hanno alti valori del fitocomplesso terapeutico CBD (Cannabidiolo, composto con proprietà antipsicotiche, ansiolitiche, analgesiche, antinfiammatorie, antiossidanti, antispasmodiche ed anticonvulsive). Recentemente le sementi nostrane sono state esportate sino in Canada  ed è probabile che prossimamente raggiungeranno anche il mercato australiano.
Il secondo ospite è stato Fabrizio Manca, medico veterinario, che ci ha parlato della canapa in campo alimentare e medico. Le monoiche (piante che portano sullo stesso individuo fiori di entrambi i sessi) sono le varietà genetiche più interessanti in quanto presentando anche piante di sesso femminile producono tutte principi attivi più elevati dei maschi delle varietà dioiche, suddivise in individui maschili e femminili.
L’olio terapeutico a base di CBD si ricava dalle resine dell’infiorescenza mentre quello alimentare dal seme.
La canapa è una pianta ricca di amminoacidi e proteine ed è un ottimo sostituto della carne e del pesce in quanto contiene anche OMEGA3 e OMEGA6.
Il THC  e il CBD si stanno rivelando molto importanti in campo medico soprattutto per quanto riguarda la ricerca oncologica: a differenza di molti altri medicinali, questi fitocomposti riescono ad arrivare direttamente al cervello dato che il nostro sistema endocannabinoide reagisce bene ai cannabinoidi non creando barriere protettive che bloccano l’azione dei principi attivi.
I cannabinoidi sono ottimi anche come antidiabetici perchè fanno diminuire la glicemia, abbassando il livello di zucchero presente nel sangue.
Novità interessante: da quest’anno, sul mercato farmaceutico italiano, troveremo cannabis prodotta a Firenze, oltre a quella olandese, che importiamo a caro prezzo e che continuerà ad essere importata in base alla richiesta dei pazienti. Attualmente qualsiasi medico generale la può prescrivere  su ricetta bianca.
L’incontro si è concluso con il terzo ospite, Simona Brini, che fa parte del Progetto CANAPA ALPINA. L’associazione sta operando dai 200 mt di altezza fino ai 1600 mt. Con pazienza si sta creando una vera e propria rete di collaborazioni a livello di coltivazione e di produzione, soprattutto nella zona della Val d’Ossola, ma anche in valli minori come la Vallanzasca. Un esempio interessante è la scuola di Agraria di Crodo che ha coltivato un piccolo campo di canapa e prodotto una birra artigianale.canapas
Si aprono dunque interessanti scenari sul nostro territorio per quanto riguarda la coltivazione della canapa, dal basso impatto ambientale e dall’alta resa produttiva e potenzialmente economica.
Da parte di Vivere Sostenibile Alto Piemonte non può esserci che un grande augurio a tutti i protagonisti di questo progetto, il cui passo successivo sarà quello di costruire una filiera dal basso tramite una serie di riunioni organizzative: la prossima il 29 di Gennaio a Borgosesia, all’Oratorio dalle ore 18.00 alle 20.00.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Febbraio 2017, sezione Agricultura e Territorio

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