Abete, l’albero della luce

di Ossian D’Ambrosio

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Nel periodo delle festività invernali, non possiamo esimerci dal rimanere rapiti dall’incanto delle decorazioni che incorniciano paesi e città, trasformando l’atmosfera in un tocco di magia. E tra tutti primeggia l’abete, sia in forma di corone fatte con le sue fronde, ma soprattutto nel tradizionale albero di Natale.
La sua presenza è ormai divenuta un simbolo chiave delle festività natalizie in tutte le regioni del mondo, dal Canada al Brasile, dalla Norvegia all’Italia sino alle Filippine e Giappone, insomma un’icona che in qualche modo unifica molte popolazioni e soprattutto credenze. Basti pensare al grande albero che ogni anno sfoggia in piazza S. Pietro a Roma, centro focus del Cristianesimo che include un chiaro simbolo pagano, sì perché l’albero di Natale ha assolute radici pagane.
La tradizione di addobbare a festa un albero per le celebrazioni di maggio o per il solstizio d’inverno, ha origini molto antiche ed ad oggi non si è ancora estinta.
I popoli nordici usavano decorare le proprie magioni con rami di sempreverdi durante il solstizio invernale, per rafforzare la rinascita della vita che sarebbe sbocciata in primavera, in quanto il sempreverde era sicuramente talismano atto a mantenere il potere della vita eterna, perché  le foglie e gli aghi di pino non si deterioravano mai a differenza delle altre piante.copertina-ogham-copia
L’abete rappresenta da sempre l’Albero della vita decorato già più di mille anni fa con i frutti degli antenati; le mele della vita eterna e le noci della saggezza e con la rinascita della luce del Solstizio Invernale diventa anche l’Albero della luce stessa, intorno a cui gira l’anno e perciò il mondo intero e dalle fiamme delle candele alle luci intermittenti il passo è breve, l’importante è radicarsi all’essenza primordiale.
Come detto precedentemente, le popolazioni precristiane del nord utilizzavano i rami dell’abete insieme ad altri sempreverdi, come vischio ed agrifoglio, per decorare le case durante il Solstizio d’Inverno e appendevano corone con queste piante fuori dalle porte, per bloccare l’arrivo di spiriti nefasti durante la notte più buia dell’anno. Ma anche i romani decoravano con gli abeti i loro templi durante le festività dei Saturnali che cadevano, appunto, durante il solstizio invernale.
Le conifere non rappresentano solamente il ritorno della vita dopo la morte dell’inverno, ma la loro regolare e particolare conformazione riporta simbolicamente anche l’aspetto fallico creatore di vita. Sono alberi dominati da Saturno, dal fatto che molte di esse raggiungono la maturità sessuale solamente dopo che il pianeta ha compiuto un giro completo (circa 30 anni). I lunghi ritmi del pianeta garantiscono loro un’esistenza lunga e con la loro forma aspra e contenuta, possono avventurarsi nel profondo dell’inverno e sulle sommità delle montagne e più a nord di qualsiasi altro albero o arbusto.
L’abete è l’albero più vicino a particolari forze celesti della Terra e molte antiche culture ritenevano che il piano divino si manifestasse dall’alto verso il basso e tutti gli Dei, nelle varie mitologie, abitano su grandi alture o piani superiori. Quindi portare l’abete nelle proprie case, è come creare un collegamento diretto con le divinità celesti e nel periodo del Solstizio Invernale portiamo il nuovo sole, il figlio divino, e tutte le decorazioni che oggi utilizziamo non sono altro che oggetti che ci ricordano e rafforzano il trionfo della nuova luce nascente.

 

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