La Stria Gatina di Cervarolo e le streghe di montagna

di Rossana Vanetta

strega 1

C’è un’effigie su pietra nella città di Varallo Sesia, posta sulle rive del fiume Mastallone, che colpì la mia attenzione quando fu istallata, nel 2005. Recita così: “In memoria della Stria Gatina, ultima strega massacrata in Italia, trucidata a Cervarolo di Varallo il 22. 1. 1828, custode dell’antica sapienza montanara”.
Al di là dei dubbi sull’esattezza storica (secondo altre fonti possiamo parlare di morte per accusa di stregoneria riferendoci ad un caso avvenuto solamente 60 anni fa in Val di Susa) ciò che mi impressionò maggiormente fu la parte finale: “custode dell’antica sapienza montanara”. Non mi ero mai interessata di streghe in maniera approfondita prima di allora, e fu proprio da quello spunto che scoprii un mondo di barbare ingiustizie perpetrate nei confronti di donne “colpevoli” di tramandare antiche tradizioni erboristiche e naturali. E interessante fu anche notare come, in Italia, la maggior parte di questi episodi si sia verificata in valli montane. Questo dato mi sembra suggerire una profonda connessione tra la montagna e il desiderio di preservare e tramandare la saggezza della Natura. Forse è grazie alla sua imponente presenza, la sua magnificenza e l’energia con cui ti avvolge che la montagna, più di ogni altro paesaggio naturale, riesce nell’intento di infondere nell’uomo la volontà di rispettarla e trarne insegnamento da essa.
Ma vediamo il caso della Stria Gatina. Margherita Guglielmina era una donna di 64 anni, vedova, dal carattere invadente e petulante.
Queste caratteristiche, insieme al suo aspetto torvo, fecero sì che in paese venisse malvista e derisa, soprattutto dai ragazzini che iniziarono a chiamarla “strega”.
Fu però un episodio particolare che determinò la sua tragica fine. Due uomini del paese abbatterono un antico albero di noci situato in un terreno che una volta era appartenuto a Margherita, causando la sua indignazione. Iniziò quindi uno scontro tra le due parti a suon di offese, che si protrasse nel tempo e che culminò nella profezia da parte della donna sulla morte imminente dei due uomini. Profezia che non tardò ad avverarsi con la morte di uno e l’insorgenza di una grave malattia nell’altro. Questa fu considerata la prova schiacciante della sua arte stregonesca e due incaricati dal vice sindaco e un consigliere, si recarono il 22 gennaio 1828 a “rendere” giustizia, uccidendo la donna a bastonate. I due assassini vennero poi giudicati per omicidio preterintenzionale ma di loro non furono più trovate tracce. Questo è solo uno dei tanti episodi di brutalità compiuti nei confronti delle donne durante l’epoca buia della caccia alle streghe, avvenuti tra le nostre montagne. Donne accusate di saper compiere malefici, curare con le erbe, avere premonizioni o semplicemente giustiziate per la loro diversità. Donne la cui memoria riecheggia tra le valli, lungo i canaloni verdi e trascinata nel vento sino a noi. Per assaporare un po’ di questo misterioso passato e un po’ di questa “antica sapienza montanara”, non
posso che girarvi un consiglio, cantato dalla band milanese Io? Drama: «Ritorna tra gli alberi, è lì che dormono gli angeli».

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Luglio+Agosto, sezione Speciale Streghe

 

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