Dalle Antiche Sacerdotesse alla Strega – analisi del divino femminile primordiale

di Ossian D’Ambrosio

DIANA
Dai mille volti e da un unica essenza
Una essenza di luce propria
Lei brilla dal profondo delle foreste
Illuminando il nuovo sentiero davanti ai tuoi occhi
Gli animi la conoscono, come un’ essenza conosce il suo fiore
Segui il sentiero e non girarti mai perché ella ti condurrà…

Così viene decantata in una moderna poesia Diana, la dea delle selve e della luna, della caccia e della luce e come narra il mito nel “Vangelo delle Streghe” di Charles Godfrey Leland, la Dea si unisce a suo fratello Lucifero, anche esso signore del sole, della luna e della luce, generando Aradia che discenderà sulla Terra per aiutare i poveri e gli oppressi insegnando loro l’arte della stregoneria.
Cosa è la stregoneria? Fondamentalmente è una parola che spesso incute ancora timore per via dei secoli di demonizzazione ma soprattutto per ignoranza della sua vera essenza.
Ancora oggi si legge sui più famosi dizionari che la stregoneria è l’arte connessa ad un commercio con gli spiriti del male o alla facoltà di operare attraverso poteri soprannaturali con l’ausilio di forze demoniache a danno di altri ma ci sarebbe da fare un grande revisionismo culturale a riguardo in quanto la pratica della stregoneria non ha un retaggio demoniaco ma pagano e nella sua etica non esisteva, e non esiste neppure oggi con il neo paganesimo, la visione del male assoluto incarnato in una divinità dedita a nefandezze scaturite solamente dalla fantasia di menti perverse.

Witch

Proviamo a fare qualche passo a ritroso nel tempo e cercare anche semplicemente di dare una spiegazione ad un culto antico e naturale che poi viene classificato con la stregoneria, la stessa egittologa inglese del primo novecento Margaret Murray nel suo testo “Le streghe nell’Europa Occidentale”, descrive in modo accademico ipotizzando che la stregoneria non fosse altro che un culto pagano, unico sopravvissuto all’avvento del cristianesimo. Da allora molti importanti aspetti della tesi sono stati screditati e l’idea di una resistenza pagana clandestina altamente organizzata che persisteva nel periodo pre-moderno è considerata una fantasia. Nonostante la diffusa disapprovazione per questa tesi, va però sottolineato che alcune sue intuizioni sono considerate ora corrette e la maggior parte degli storici della stregoneria concordano che le credenze e le pratiche originarie del paganesimo sopravvissero nell’età pre-moderna e che il conflitto tra tali credenze e il cristianesimo aiutò ad accelerare la caccia alle streghe in Europa. Per paradosso fu proprio l’opera dell’inquisizione cristiana a raccogliere ed appiattire dentro un unico fantomatico culto diabolico tutte le variegate sopravvivenze di origine pagana che andava perseguitando ed estirpando.
In Europa la stregoneria nasce principalmente nelle zone alpine e poi si diffonde lentamente al resto delle regioni, questo possiamo affermarlo perché proprio nelle zone rurali montane sono sopravvissute la maggior parte delle storie e leggende legate a personaggi prettamente femminili dedite a culti e pratiche magiche precristiane, il più delle volte al limite tra la figura della Fata oppure della Strega, ma quale è la differenza?
Nel Biellese, per esempio, vi sono diverse leggende improntate su un mitico popolo fatato chiamati “pe’ d’oca” (piedi d’oca). Uno di questi narra di stranieri alti, biondi e con occhi azzurri che giunsero nel territorio dell’attuale comune di Muzzano, accolti benevolmente dalla popolazione perché promisero di insegnare l’arte di trovare ed estrarre l’oro dalle montagne e dai fiumi. Un’altra causa della generosa ospitalità offerta fu la bellezza e la “formosità” delle loro donne. Mogli ed aspiranti tali, dei muzzanesi, si opposero senza successo a questa sgradevole situazione che le poneva in evidente inferiorità, fino a quando una sera durante un ballo dinanzi al fuoco, una giovinetta si accorse che sotto alle vesti lunghe fino a terra delle straniere spuntavano dei piedi d’oca. L’ilarità generale e lo scherno a cui furono sottoposte le donne, offese i “cercatori d’oro”. Difesi da una Fata e da un grosso serpente, che impedirono ai muzzanesi di riportarli indietro con la forza, se ne partirono senza aver rivelato il loro segreto.
Dietro questa leggenda si celano simboli che si ritrovano in molti miti di origine celtica, come per esempio quello dei Tuata de Danan, popolo semi divino che giunsero nell’attuale Irlanda scacciando il popolo autoctono dei Fomori, di cui quest’ultimo viene descritto come maggiormente primitivo del primo.
Posso asserire che il termine “fata” si identifica per lo più per descrivere una sorta di “straniero” che ha sembianze quasi divine. In fondo, sempre nella tradizione celtica, gli artigiani, soprattutto gli orafi, erano considerati persone semi divine in quanto erano in grado di trasformare materialmente un’idea e quindi di portare un pensiero di forma nella dimensione della realtà, guarda caso nella leggenda dei Pè d’oca si parla dell’arte di estrarre l’oro.
Sempre nella tradizione celtica irlandese, la Dea Aine era considerata una divinità solare e soprattutto regina del popolo delle fate del Sidhe, una sorta di aldilà celtico. Regno invisibile e dimora del “popolo delle colline”, immortali e potenti maghi che partecipavano a eterni banchetti in luoghi fuori dallo spazio e dal tempo, collocati spesso all’interno degli antichi tumuli o in prossimità di dolmen o dei laghi. Danzavano sotto la luna, oppure ancora rapivano bambini, tutti aspetti che ritroviamo anche nelle streghe.
Possiamo analizzare che fondamentalmente la fata acquista un potere maggiormente sovrannaturale rispetto alla più “terrena” strega, luoghi particolari come fonti sacre, cerchi di pietre e alberi secolari sono protetti miticamente da fate e meno da streghe.
Ma chi è la strega?
L’immaginario romantico l’ha spesso descritta come vecchia, laida e soprattutto malefica per non contare i danni causati dagli inquisitori medioevali e rinascimentali.
Sono sempre più convinto ed allineato con le discusse teorie della Murray, che la stregoneria e soprattutto la strega, non siano altro che i depositari di un’antica conoscenza e culto precristiano dedito ai segreti ed ai misteri della Terra e della Natura divinizzata.
Un mio amico ed insegnante di filosofia, durante una sua lezione narrò della nascita della religione, secondo il suo punto di vista solamente la donna in epoca preistorica ebbe maggiormente il tempo di alzare gli occhi al cielo e quindi dedicare il suo pensiero alle meraviglie del cosmo, mentre l’uomo era, diciamo, più impegnato e completamente assorbito dalla caccia e la raccolta del cibo mentre la donna gestiva la prole e la casa e con l’avvento dell’agricoltura e l’allevamento il tempo per meditare alla vita aumentava sempre di più.
Si osservavano gli astri, il loro moto ed i cambiamenti della Natura e tutto ciò con il tempo divenne religione, perché le comunità espletavano insieme rituali atti a rabbonire i grandi spiriti che regolavano i flussi energetici e magici che portavano abbondanza e fertilità, diversamente da carestia e morte e con il tempo qualcuno iniziò a gestire queste pratiche, coordinando cerimoniali e soprattutto cercando di comunicare con gli spiriti per poter meglio leggere ed interpretare i segni che giungevano in diversi modi.
In base agli storici e archeologi possiamo convenire che la donna, il principio femminino, è stata la prima detentrice di una cultura spirituale e religiosa.
Marija Gimbutas con il suo testo “Il linguaggio della dea”, del 1989, rivoluziona tutte le teorie degli storici precedenti sulle tradizionali assunzioni circa l’inizio della civiltà europea. La Gimbutas, analizzando le configurazioni architettoniche, le strutture sociali, l’arte e la religione della vecchia Europa del neolitico, considera che la civiltà europea inizialmente è prettamente matriarcale e ginocentrica e la cultura patriarcale, portata solamente all’età del bronzo dagli indoeuropei, si sarebbero fuse secondariamente generando le società classiche dell’Europa storica, aspetto che venne aspramente criticato dagli accademici tradizionalisti e aggiungo anche di ambiente maschilista.Gufo di athena
Non diventa molto difficile ragionare sia sugli aspetti storici che mitologici e folklorici della figura della strega, se partiamo dal presupposto che la prima sacerdotessa dell’Europa antica era una donna e non un uomo. Con il susseguirsi dei secoli, troviamo poi il grande ostacolo della politica e del dominio dell’uomo, sia applicato sul territorio che sull’uomo stesso e questo ha generato nella storia solamente orrori e sangue, ma soprattutto secondo la regola alchemica del “solve et coagula”, per ricostruire bisognava distruggere e quindi per costruire una “nuova religione” patriarcale.
Bisognava eliminare completamente quella matriarcale o per lo meno tutta una serie di tradizioni legate ad una devozione della Terra e del femminile, lo stesso termine “femmina” significa si essere preposto alla fruttificazione, ma anche di poca fede. D’altronde il posto delle donne nella storia del cristianesimo per esempio è sempre stato subordinato a quello degli uomini e le ‘aperture’ di Papa Francesco, non sembrano contenere in realtà novità rilevanti: le donne sono certamente fondamentali nella visione cristiana, ma il loro posto è sempre accanto, un po’ sotto, agli uomini, come Maria ai piedi della Croce.
La paranoia maschile nei confronti del potere femminile, assieme all’odio cristiano per tutto cio’ che e’ pagano, soprattutto riti e devozioni in onore della divinita’ femminile, contribuisce a spiegare la scomparsa della stregoneria e dello sciamanismo nell’Europa occidentale. Con il Cristianesimo i poteri sovrannaturali, divennero estremamente sospetti, persino tra santi, monaci ed altri ecclesiastici che operavano spesso “miracoli”, molto simili alle gesta delle antiche divinita’ e naturalmente degli sciamani. Con il tempo il clero maschile si approprio’ del diritto di operare questo tipo di magia, intimidendo le donne che continuavano a praticarla con la minaccia di venire accusate di intrattenere rapporti con il diavolo, trasformandole cosi’ in “streghe cattive”. Ad un certo punto questo atteggiamento cristiano si cristallizzo’ attorno all’idea che qualunque magia fosse opera di Satana e che tutte le streghe fossero cattive. Da quel momento anche al clero fu proibito di praticare la magia.
Per l’apologeta cristiano e il moderno razionalista scientifico, la stregoneria e lo sciamanismo sono residui di un passato pagano che fortunatamente abbiamo superato. Se indaghiamo sui motivi della difficoltà a rintracciare le pratiche sciamaniche e stregonesche nell’europa occidentale, dobbiamo prendere in seria considerazione l’ombra che e’ stata volutamente fatta cadere, creata dal complesso di superiorità cristiano-europeo che sostiene la totale supremazia della civilta’ occidentale sui suoi antenati pagani e soprattutto sulle culture che non condividono la moderna ideologia occidentale ed il suo stile di vita. L’idea di una superiorità culturale e razziale ci impedisce di riconoscere un’eredità dell’europa pagana che non per questo era incivile.
Analizziamo ora il termine stesso di “strega” che deriva dal latino “strix” il quale ha due connotati, il primo connesso alla mitologia romana delle strigae, uccelli notturni di cattivo auspicio ma allo stesso tempo, come racconta Petronio nel Satyricon, sono esseri che vengono di notte con urla stridenti a reclamare l’anima di un defunto e quindi assumono una componente sciamanica da psicopompo. Conosciamo invece che in greco il termine strigae significa “gufo” animale totemico della città di Atene e della dea Atena, entrambe connesse alla conoscenza e saggezza.
La strega tradotta nell’idioma anglosassone è witch che deriva dall’antico inglese wicce e wicca, forma maschile e femminile, che significa letteralmente uomo o donna di conoscenza, mago e veggente.
Anche in Francia la strega è la torciere che si traduce in veggente ed in Spagna troviamo la Bruja o la Sorgin che si identifica sempre nella veggente, come anche la tedesca Hexen. Insomma un termine quasi universale che non si identifica nella donna dedita al male, ma alle conoscenze e poteri occulti. Sinonimo di sopravvivenza nei tempi antichi e remoti, se messe in pratica a scopo curativo, con l’uso dei poteri fitoterapici delle piante “magiche”, delle fonti sacre oppure profezie e visioni. Potevano in qualche modo guadagnare i favori di personaggi influenti e nobili che avrebbero garantito cibo e protezione in tempi molto bui.

Ossian D’Ambrosio
http://www.anticaquercia.com
http://www.cerchiodruidico.it

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte edizione Luglio+Agosto 2016, sezione Speciale Streghe

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