La Corte dell’Oca

di Giulia Marone ed Enrico Marone

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La Corte dell’Oca nasce in un antico ed elegante edificio nel centro di Arona, con un romantico giardino ottocentesco ed un portico che consente di stare all’aperto anche nelle giornate piovose. Lì Roberto Crivellaro insedia anni fa il suo laboratorio, con un torchio per l’incisione. Già amico di Nicola Pankof, che trasferisce il suo laboratorio accanto a Roberto, il luogo diventa naturalmente un centro di fermento artistico, e si circonda di collaborazioni interne ed esterne al cortile. Nasce così l’associazione culturale che ha però bisogno di un nome. E quale nome darsi? La leggenda narra che la colpa fu dell’oca, che viveva tranquilla nel magico cortile. Ma forse non è tutta colpa sua, ma anche della storia del luogo, che Roberto è sempre felice di ricordare ai visitatori. Ma cos’è “La Corte dell’Oca”? Difficile sintetizzare una definizione viste le mille sfaccettature delle loro attività e progetti, possiamo però dire che si tratta di un gruppo di pittori, scultori, musicisti, scrittori, incisori che esercita la propria arte all’interno della città, ma nello stesso tempo anche al di fuori della fretta e della ressa tipica del mondo attuale. Senza peraltro chiudersi in una roccaforte intellettuale isolata ed irraggiungibile. La Corte dell’Oca si è impegnata spesso in attività con la comunità che le sta intorno.
Nata come centro per la diffusione e rivalutazione dell’arte dell’incisione, si è poi trasformata in centro aggregativo culturale che lavora con bambini e ragazzi con handicap, avvicinandoli all’arte in modo molto particolare.

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Negli anni, e sono già molti, ha sviluppato progetti basati su concetti ed esperienze che hanno sempre avuto riscontri positivi.
Il concorso internazionale di ex-libris, che ha portato a una collezione di 3000 ex-libris, al quale parteciparono trenta nazioni, con relativi riconoscimenti e pubblicazioni.
Il progetto Social Street, per conoscere ed interagire con i propri vicini di casa.
E poi l’applicazione della Pedagogia della Lumaca, rivolta ai bambini con il coinvolgimento dei genitori. L’idea dei “disegni lunghi”, sviluppati su rotoli di fogli lunghi fino a 30 mt., dove i bambini nel tempo aggiungono qualcosa della loro storia e della evoluzione della loro espressività.
E poi il magnifico lavoro svolto insieme ai ragazzi disabili e ai bambini su un rotolo di carta pesante, lungo circa 200 mt. Un’opera coloratissima e fantastica che viene srotolata ed esposta sotto portici o lungo scalinate che la possano ospitare viste le dimensioni ed il peso (oltre 80Kg). Opera che attende un’istituzione a cui donarla, che abbia un luogo dove poterla esporre in modo semi-definitivo (la vedete nella foto).

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Organizzano e collaborano con vari laboratori di creatività e pittura in giro per il territorio, sempre per coinvolgere i bambini e le famiglie ed avvicinarli all’arte e far conoscere la propria espressività.
Le anime della “Corte” sono Roberto Crivellaro, artista nel tepo libero, Fabio Fichera, conta storie, Grazio Rinelli, scultore, Nicola Pankof, artista a tempo pieno, e altri che collaborano attivamente.
L’arte che pulsa dentro una città è come un cuore sano in un corpo che vive intensamente, seguitela insieme alla Corte.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte di Giugno n4, sezione Artigianato, Riuso e Riciclo

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I vantaggi della mobilità sostenibile e Piccolo Vademecum per il ciclista urbano

di FIAB Novara

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La mobilità sostenibile è quella che prevede un minor uso di spazio e di energia; pertanto un minor uso dell’auto privata e dell’aereo, un maggior uso dei piedi, della bicicletta, del trasporto pubblico locale e del treno. A volte in certi territori e con certe organizzazioni sia urbanistiche che di servizi l’auto privata è o sembra essere l’unica possibilità efficiente di movimento. Per poter ridurre l’inquinamento atmosferico, migliorare la salute dei cittadini e contenere i cambiamenti climatici è necessario modificare il nostro modello di mobilità basato oggi prevalentemente sull’auto privata. Si tratta di modificare l’offerta di mobilità, cioè di rendere realmente possibili altri modi di muoversi , ma anche di rendere desiderati altri modi, come la bici ed il trasporto pubblico. Le campagne di comunicazione basate su principi emozionali possono realmente modificare i comportamenti dei cittadini.
La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità diversa, innovativa e smart, in relazione e alleata con le altre modalità di spostamento “non motorizzate” e con un trasporto pubblico altrettanto innovativo.
La bicicletta non  è solo un mezzo di trasporto sostenibile, è un modo veloce per spostarsi quotidianamente nella propia città e arrivare in luoghi dove altri mezzi non ti portano; da autonomia negli spostamenti e consente al contempo di socializzare la città, vivendola e vedendola in modo diverso. Non solo può sostituire l’auto ma può aggiungere qualcosa ai nostri percorsi quotidiani: uno sguardo diverso, movimento e benessere, risparmio di tempo e denaro.
Un modo diverso di muoversi, che consente di conoscere e capire non solo la città, ma anche il territorio, il paesaggio, l’ambiente in cui viviamo.
Più bicicletta, più spostamenti a piedi e più trasporto pubblico locale sono le chiavi di volta per raggiungere entrambi gli obiettivi di maggiore sicurezza di spostamenti e maggiore vivibilità delle nostre città.
Miglior mobilità vuol dire anche miglior qualità della vita, riduzione dell’inquinamento, turismo, economia.

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Evitare  strade  trafficate e, possibilmente, scegliere itinerari provvisti di piste ciclabili.
Uno degli errori più frequenti che le persone commettono quando iniziano a muoversi in bicicletta è percorrere esattamente le stesse strade di quando si muovono in auto.
In generale è meglio scegliere strade con meno auto e dove il traffico è più lento. Studiando bene il percorso, si scopriranno molte strade secondarie, più tranquille, che permettono di raggiungere ugualmente la meta, attraversando soltanto le strade principali anziché percorrendole.
Bisogna ricordarsi inoltre che, se ci sono piste ciclabili, i ciclisti sono OBBLIGATI ad usarle.

Rendersi visibili. Troppo ovvio? Bene, se è così, allora perché molti ciclisti viaggiano senza fanali e catarifrangenti alla sera o di notte?
Luci e catadiottri non sono optional; sono invece elementi fondamentali e anche obbligatori per la sicurezza del ciclista e devono quindi essere sempre presenti e in condizioni di efficienza. In commercio si possono trovare luci rosse intermittenti posteriori da usare come integrazione. Meglio ancora usare fanali che funzionano con la dinamo, così non si scaricano le batterie e non si producono rifiuti pericolosi e difficili da smaltire. E’ inoltre utile indossare pettorina rifrangente e abiti chiari e sgargianti, soprattutto di notte. Capi di colore arancione o giallo riflettenti fanno la differenza. Anche le fasce rifrangenti di bretelle o ferma pantaloni sono una soluzione valida e poco costosa.

Segnalare la propria presenza suonando il campanello
A volte ci si sente a disagio a suonare il campanello, ma è certo meglio provare imbarazzo piuttosto che essere investiti. Anche il campanello è obbligatorio, ma è bene operare una scelta accurata, preferendo modelli che siano ben udibili anche a distanza e nel caos del traffico.

Guardarsi alle spalle
Usare uno specchietto retrovisore. Ce ne sono di diverso tipo, da applicare al manubrio, al caschetto o agli occhiali. Anche se non si tratta di un accessorio indispensabile può essere molto utile per tenere sotto controllo il traffico anche alle spalle.

Rispettare le norme
Conoscere e rispettare norme e segnaletica è un modo per partecipare consapevolmente alla propria sicurezza, condizione necessaria anche se non sufficiente.
Nella complessità della mobilità cittadina, il ciclista deve attenersi scrupolosamente al Codice della Strada come se fosse alla guida di un’auto; prima di tutto perché in caso di incidente con altri mezzi di trasporto ha spesso la peggio e inoltre perché così agevola il congestionato traffico cittadino (non andare contromano, non passare con il semaforo rosso, scendere dalla bici negli attraversamenti pedonali, a meno che non ci sia l’apposito attraversamento segnalato con tratteggio “a quadrotti” sulla strada, non utilizzare le corsie interne delle rotatorie).

Essere prudenti
Prudenza e buon senso aiutano a prevenire incidenti. Evitare se possibile le strade più trafficate; pedalare come se si fosse invisibili; valutare i pericoli che stanno intorno.

Cercare il contatto visivo con i conducenti degli altri veicoli
Molto utile è guardare negli occhi chi guida per rendersi conto se ci ha visto o se è distratto. Nel caso, richiamare la sua attenzione è importante per tutti e due!

Segnalare con le braccia l’intenzione di svoltare a destra/ sinistra o di spostarsi al centro della carreggiata
Per permettere agli altri utenti della strada di capire dove andremo in modo che possano comportarsi di conseguenza.

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte di Giugno n4, sezione Mobilità e Turismo Sostenibile

Cicloturismo sulla Via Francigena – intervista a Manuele Minocci

di Rossana Vanetta

Il cicloturismo è una scelta sempre più in espansione negli ultimi anni, sebbene in Italia non sia ancora molto diffusa. Un’esperienza che ribalta i paradigmi della vacanza tradizionale, dove la meta è il viaggio stesso.
Manuele Minocci -bancario di professione, ciclista per passione- nell’estate 2015 decide di trascorrere le sue ferie percorrendo una tratta della Via Francigena (Novara-Roma) in sella alla sua bicicletta. Con questa intervista ci auguriamo che la sua esperienza possa essere da esempio per chi vuole trascorrere una vacanza alternativa e sostenibile.

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Per cominciare, quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere questo tipo di vacanza?
La mia passione per la bicicletta ha radici profonde: le due ruote sono sempre state presenti nella mia vita fin da bambino. Essendo di indole agonista, ho subito partecipato alle prime gare: granfondo, manifestazioni con un migliaio di amatori e successivamente gare in circuito, un’ora e mezza con il cuore a tutta, a 40 km/h di media.
Fortunatamente avendo un padre da cui ho attinto la passione per le due ruote ho avuto modo di venire a conoscenza di un altro approccio a questa fantastica invenzione che è la bicicletta: il cicloturismo.
Da anni mio padre e un nostro vicino di casa portano avanti una stupenda tradizione, che ogni anno li porta in giro per l’Italia e l’Europa in sella alle loro biciclette per una settimana.
Nel 2014 ho avuto il mio battesimo del cicloturismo e abbiamo trascorso sette giorni in Corsica, avventura stupenda che ci ha portato in sei tappe a girare due terzi di questa selvaggia isola francese.
Nel 2015 il programma doveva essere Roma-Brindisi, sulle orme dell’antica via Appia, ma
a causa di un piccolo incidente di mio padre abbiamo rinunciato. Così all’ultimo mi sono aggiunto ad un un gruppo di otto cicloturisti partendo alla volta della famosa Via Francigena.
Immagino che un viaggio così intenso a livello fisico possa portare con sé dei momenti un po’ difficili, magari di stanchezza o imprevisti. Sono capitati anche a te? Come li hai superati?
Certo, gli imprevisti non mancano.  Ma con lo spirito giusto e un minimo di allenamento riesci a pedalare tutto il giorno sulla tua fida compagna, con tanto di borse laterali e tutto l’occorrente per una settimana lontano da casa. E non importa la velocità o i dati del ciclocomputer, ogni sera al termine della tappa ti sentirai rinfrancato e ricaricato.
Consiglieresti una vacanza in bicicletta anche a chi non è allenato? In base alla tua esperienza hai dei segreti o degli accorgimenti da svelare?
Io mi ritengo un atleta/ciclista, anche se amatore, mediamente allenato, ma consiglio questo tipo di vacanza a chiunque. Si possono in questo caso affrontare tappe brevi, facendo parecchie soste; non per forza si devono fare 600km in sette giorni.
Credi che in una vacanza di questo tipo sia meglio meglio organizzare le tappe al minimo dettaglio o essere più flessibili?
Noi organizziamo sempre un minimo le tappe, giusto per avere un programma da seguire. Per i pernottamenti invece ci arrangiamo, dagli ostelli ai rifugi del pellegrino, B&B, ecc.
Certo se si hanno due settimane magari si può essere anche più flessibili sul programma.
Mi piacerebbe sapere cosa ti sei portato a casa da questa esperienza a livello profondo. Cosa hai guadagnato rispetto ad una più tradizionale “vacanza relax”?
Ogni volta che torno da una vacanza del genere mi porto a casa paesaggi indimenticabili, profumi, colori, suoni ed emozioni che solo una vacanza pedalata al tuo ritmo ti può regalare. E naturalmente la voglia di ripartire per una nuova avventura su due ruote. Giusto tra pochi giorni si parte nuovamente e l’emozione è sempre la stessa. Quest’anno sarà davvero speciale in quanto saremo padre, due figli più il solito Rocco, fido socio cicloturista di mio padre. Il programma è Roma-Brindisi, la Via Francigena del Sud, o meglio Via Appia.

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Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte di Giugno n4, sezione Speciale Mobilità e Turismo Sostenibile

SEMPLICEMENTE ASCOLTA IL TUO RESPIRO

di Chiara Sacco

Hai mai pensato a quale sia la funzione principale del nostro corpo? Se mettessimo le funzioni del nostro corpo in un’ipotetica piramide quale ne costituirebbe la base?

Ti do un piccolo aiuto… Appoggia il giornale, metti la mano destra sulla Pancia e la sinistra sul cuore, chiudi gli occhi e ascolta il tuo corpo che… RESPIRA.

Il respiro è la base della nostra bella piramide. Il respiro è il motore della nostra vita ma ne è anche la sinfonia. Il giorno in cui nasciamo compiamo il nostro primo respiro e con questo respiro troviamo la nostra individualità, facciamo il nostro primo passo lungo il cammino della vita. Proviamo a cambiare il punto di vista dal quale osservare il cammino della vita e, invece di suddividerla in immagini, azioni, eventi,.. proviamo a vederla come un’ immensa onda formata da respiri, ognuno diverso, ognuno totalmente impregnato di vita vissuta in quel preciso “inspiro ed espiro”. Ogni cosa che viviamo influisce sul nostro respiro e ogni nostro respiro influisce su quello che percepiamo. Quindi respiro, azione e mente sono interconnessi più di quanto si possa credere.

Per questa ragione possiamo affermare che se la mente influenza il respiro, allora il respiro influenza la mente.

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Nella nostra vita di oggi il respiro è, come si suol dire, l’ultimo dei pensieri-problemi, …“ ci manca solo di dover pensare anche a come respirare e siamo a posto”… ma in realtà dovrebbe essere il primo dei nostri pensieri e quindi l’ultimo dei nostri problemi.

Una buona e corretta respirazione permette di mantenere ossigenati gli organi e i tessuti del corpo, regola la produzione ormonale, soprattutto di quegli ormoni così detti stressogeni, mantiene una condizione di calma attiva, aiuta la peristalsi intestinale, la circolazione sanguigna e linfatica, mantiene libero il diaframma, diminuisce il livello di infiammazione cronica dell’organismo prevenendo l’insorgere di malattie e, non da meno, nutre la mente con pensieri positivi. Quindi la respirazione naturale ha come conseguenza un equilibrio psico-fisico generale del corpo.

Ripristinare il respiro naturale è il primo passo da compiere per migliorare la propria salute, le prestazioni sportive, ma anche semplicemente quotidiane e lavorative, avere più energia senza ricorrere ad integratori, ritrovare il giusto peso forma, sentirsi insomma bene e carichi.

Ora che abbiamo compreso i tanti SI di un buon respiro, facciamo insieme un altro esercizio-test: appoggia il giornale, metti una mano sulla pancia e una sul torace, respira e percepisci con le tue mani il movimento del tuo respiro e con le orecchie il suono del tuo respiro.

Facilmente dentro al tuo respiro troverai le risposte alle seguenti tre domande:

1. Respiro con la pancia o con il torace?

2. Respiro dal naso o dalla bocca?

3. Respiro in modo silenzioso o rumoroso?

…una persona rilassata e sana non la si dovrebbe né vedere né sentire respirare…

Solitamente gli adulti respirano con la parte alta dei polmoni, ovvero praticano una respirazione toracica, i bambini e gli animali respirano con la pancia e in questo caso abbiamo una RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA o ADDOMINALE o NATURALE.

COME AVVIENE LA RESPIRAZIONE NATURALE

Durante l’inspirazione, il diaframma, il principale muscolo respiratorio posto tra il torace e l’addome, si abbassa permettendo all’aria di essere risucchiata all’interno dei polmoni; durante l’espirazione il diaframma si rilassa, sale verso l’alto come una cupola e svuota dolcemente i polmoni. Questo continuo movimento diaframmatico massaggia gli organi addominali e toracici (stomaco, fegato, milza, pancreas, intestino, cuore e polmoni), stimola la circolazione, la peristalsi intestinale, mantiene muscoli e legamenti morbidi e in equilibrio con il resto del corpo.

Il diaframma rappresenta il muscolo della vita, è considerato come il secondo cuore perché funziona ininterrottamente come il cuore per mantenerci in vita; addirittura pompa più sangue del cuore stesso.

Lo stress, le emozioni trattenute, ansie, paure, stili di vita scorretti, insomma la vita moderna, porta tutti noi a dover fare i conti su ciò che sentiamo dentro e ciò che “dobbiamo” mostrare fuori. In tutto questo, il diaframma è il primo muscolo a contrarsi e irrigidirsi per mediare e sopravvivere in un modo di vivere che a volte ci va troppo stretto, come un abito di due taglie meno della nostra… e così il respiro si accorcia… e così dimentico il ritmo naturale del respiroe così mi adeguo al ritmo artificiale di tutto il resto….

Ritrovare il respiro naturale è il più bel regalo di salute e benessere che tu possa fare a te stessa, te stesso.

Per iniziare, semplicemente, ascolta il tuo respiro… E rilassati!

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione di Giugno n4, sezione Benessere Corpo e Mente

Riscaldamento globale: azione personale e locale

di Enrico Marone
È recente l’allarme della NASA per i valori di temperatura da record del mese di aprile, ma in realtà è da sette mesi che tali valori superano le medie per il periodo. Le previsioni per i mesi caldi non sono buone e il nostro governo non sembra si stia muovendo per pianificare interventi efficaci. A questo punto ci sembra giusto che tutti facciano la loro parte per limitare il più possibile i danni, quindi pubblichiamo una serie di consigli, alcuni semplici ed economici altri più complessi o costosi affinchè tutti possiamo avere qualche spunto per azioni concrete. Come potete vedere nel grafico ISTAT che riportiamo, il tasso di mortalità nel 2015 ha avuto un picco drammatico proprio nei mesi più caldi.
E’ tempo che si faccia seriamente qualcosa e noi possiamo personalmente fare qualcosa.
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Sostituite le lampadine con quelle a Led
Fanno spendere fino al 50% in meno rispetto a quelle a risparmio energetico.
Installate un termostato programmabile
Quasi metà dell’energia che usiamo in casa se ne va per il riscaldamento o il  condizionamento dell’aria.
Acquistate solo apparecchiature ad alta efficienza energetica (almeno Classe A)
Non lasciate le apparecchiature elettriche in stand-by
Spegnete completamente gli apparecchi. Un televisore acceso per 3 ore al giorno (media EU) e lasciato in stand-by per le rimanenti 21 ore, usa circa il 40% dell’energia
nella modalità stand-by.
Spegnete le luci quando non ci siete
Staccate i trasformatori dei caricabatterie
I trasformatori elettrici dei caricabatterie per cellulari, e di molte altre apparecchiature, rimangono sotto tensione ed assorbono energia anche quando l’apparecchio è spento o scollegato. Ognuno di essi consuma da 1 a 5 watt: se in una casa ne avete una dozzina, semplicemente staccandoli dalla presa di corrente quando non ne avete bisogno potreste risparmiare qualche decina di € all’anno.
Usate le batterie ricaricabili invece delle pile usa e getta
Mettete i doppi vetri alle finestre
richiede un piccolo investimento iniziale, ma la vostra casa sarà più calda a parità di energia e ciò ripagherà la spesa nel lungo termine. Potrete risparmiare fino al 70%
di energia.
Mettete un coperchio sulle pentole quando cucinate
Il cibo raggiungerà più in fretta la temperatura necessaria facendovi risparmiare energia.
Usate lavastoviglie e lavatrice solo a pieno carico
Se dovete usarle quando non sono piene, usate il programma a mezzo carico o il programma economico. Non impostate temperature troppo alte, i detergenti
moderni sono efficaci anche a basse temperature.
Fate una doccia invece di un bagno
Una doccia richiede circa un quarto dell’acqua, e dell’energia per scaldare la stessa, rispetto ad un bagno.
Usate i diffusori a risparmio energetico per i rubinetti
Sia in bagno che in cucina. Con un diffusore risparmiate non solo acqua, ma anche energia quando l’acqua è calda (ne usate di meno).
Comprate in modo intelligente
Una bottiglia da 2 litri richiede meno energia per essere prodotta, e produce meno rifiuti di una da 1 litro. Comprate prodotti di carta riciclata: richiedono dal 70% al 90% di energia in meno per essere prodotti, ed in più preserverete le foreste. No all’usa e getta.Scegliete i prodotti con il minimo imballaggio, e acquistate le ricariche.
Piantate alberi
Un albero assorbe mediamente una tonnellata di diossido di carbonio nel suo ciclo vitale. E rinfrescandoci alla sua ombra potremo ridurre le spese per l’aria condizionata dal 10 al 15%.
Passate all’energia pulita
Cambiare fornitore di elettricità e sceglietene uno che produca l’energia da fonti pulite e  rinnovabili.
Acquistate alimenti prodotti localmente (km0)
Acquistare frutta, verdura, carne e pesce prodotti nelle vicinanze della tua città aiuteranno a risparmiare sul carburante e faranno girare l’economia nella vostra comunità.
Comprate prodotti freschi invece dei surgelati
I surgelati richiedono circa 10 volte più energia dei cibi freschi per essere confezionati.
Consumate cibo BIOlogico
I terreni coltivati organicamente catturano e trattengono molta più anidride carbonica rispetto alle coltivazioni industriali.
Mangiate meno carne o eliminatela del tutto
Il metano è il secondo gas serra per quantità, e le vacche ne sono grandi produttrici. Inoltre gli allevamenti intensivi determinano la deforestazione di grandi quantità di territorio.
Fate meno chilometri in macchina: usate la bici o i trasporti pubblici
Evitando 10 km al giorno in auto per 5 giorni a settimana, potete eliminare fino a 8 tonnellate di anidride carbonica all’anno!
Iniziate a condividere l’auto con i vostri colleghi (car pooling)
Condividere il tragitto in auto con un’altra persona per soli 2 giorni a settimana ridurrebbe le vostre emissioni di anidride carbonica di circa 700 chili all’anno, per un tragitto medio casa-lavoro o casa-scuola.
Guidate senza sbalzi e risparmiate carburante
Migliorate lo stile di guida: usate gomme adatte, non accelerate a fondo, mantenete la velocità costante, quando possibile usate il freno motore invece del freno a pedali e spegnete sempre il motore quando il veicolo resta fermo per più di un minuto.
Controllate spesso che la pressione delle gomme sia appropriata
Una pressione delle gomme ottimale può abbattere il consumo di carburante di oltre il 3%.
Quando è ora di cambiare l’auto, scegliete un veicolo a bassi consumi
Sfruttate il car sharing
Avete bisogno dell’auto ma non volete comprarne una? Le organizzazioni di car sharing mettono a disposizione la macchina, in cambio di una quota di iscrizione che copre
carburante, manutenzione e assicurazione.
Proteggete le foreste e i polmoni verdi
Le foreste giocano un ruolo fondamentale contro l’effetto serra, in quanto trattengono la CO2. Quando le foreste vengono bruciate o tagliate, l’anidride carbonica che contengono viene rilasciata nell’atmosfera: la deforestazione contribuisce per il 20% alle emissioni di
diossido di carbonio.
Per saperne di più:

Festa dell’albero: www.legambiente.it/contenuti/campagne/festa-dellalbero

Impatto Zero: www.lifegate.it/imprese/progetti/impatto-zero-imprese/impatto-zero-progetto

Chilometro zero: it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_zero

Classi energetiche: http://www.enea.it/it/pubblicazioni/pdf-opuscoli/OpuscoloEtichettaEnergetica.pdf

Car Sharing: www.icscarsharing.it/main

Impronta ecologica: www.wwf.it/il_pianeta/sostenibilita/il_wwf_per_una_cultura_della_sostenibilita/perche_e_importante2/gli_indicatori_di_sostenibilita_

Deforestazione: www.greenpeace.org/italy/it/campagne/foreste/Le-foreste-del-pianeta

Lampade a LED: http://www.rinnovabili.it/energia/efficienza-energetica/quanto-si-risparmia-lampade-a-led-666

Riscaldamento globale: http://www.riscaldamentoglobale.it/consigli

Articolo Vivere Sostenibile Alto Piemonte, edizione di Giugno n4, sezione Scelte Ecosostenibili.

Arriva l’estate e la luce del sole risveglia la nostra memoria

di Marilena Ramus

sunset2Millenni prima di Cristo, gli Uomini vivevano in simbiosi con la Natura ed hanno imparato a scoprirla e a conoscerla. Con concetti concreti come freddo, caldo, alba e tramonto si orientavano nello spazio; sono i nostri punti cardinali: nord, sud, est, ovest.
L’osservazione quotidiana ha svelato loro il movimento dei corpi celesti e fenomeni come le eclissi. Hanno scoperto lo scorrere del tempo: il ciclo giornaliero, più o meno lungo,
misurato poi con le prime meridiane; il ciclo lunare, con le varie fasi, dalla Luna nuova alla Luna piena e ritorno alla Luna
nuova, incidendo tacche su un bastone hanno saputo quanto durava il viaggio della Luna nel cielo, ed ecco la nascita del calendario.
Associando tutto ciò al ciclo della vegetazione, hanno identificato le stagioni e anche i quattro giorni particolari che segnano l’inizio di ognuna: i due equinozi – a marzo e a
settembre – il solstizio d’inverno e il solstizio d’estate.
Il 21 giugno è il giorno del solstizio d’estate, primo giorno di una nuova stagione. La parola “solstizio” deriva dal latino “sol”, “sole”, e “sistere”, “fermarsi”. Ed è una data fatidica cioè il giorno più lungo dell’anno. Il sole raggiunge il punto più alto a nord ed è al culmine della sua potenza. Poi comincia a decrescere sorgendo sempre più a sud: dal 21 giugno, in
modo impercettibile, le giornate cominciano ad accorciarsi.
Dopo il semestre ascendente che si termina il 21 giugno, si entra nel semestre del sole discendente, che si conclude il 22 dicembre – solstizio d’inverno – con la notte più lunga dell’anno. Dal 21 al 24 giugno, per tre giorni, il sole sorge e tramonta sempre nello stesso punto, come se si fermasse. Poi dal 24 giugno, ricomincia a muoversi nel cielo e sorge pian piano sempre più a sud. In epoche pre-cristiane il cambio di direzione del sole
rappresentava un momento particolare e magico. Le popolazioni antiche erano convinte che il sole si fermasse e tale fenomeno era, per gli Antichi, molto inquietante. Credevano
che sotto questo fenomeno ci fosse una magia potentissima. Ecco perché già nei tempi più remoti, i simboli solari sono presenti dappertutto e il culto solare importantissimo in tutte le culture antiche. All’origine, il 24 giugno si festeggiava il solstizio d’estate: si
celebrava SOL, il Re del Solstizio d’Estate. Il solstizio d’estate è lo specchio di quello invernale, che accade fino al 25 dicembre, anch’esso accompagnato da riti al Sole, nella speranza che ritorni a riscaldare la terra e a portare vita. Nell’Antichità greco-romana, i solstizi, venivano chiamati “Porte”. “Porta degli Uomini” a giugno, “Porta degli Dei”
a dicembre, ed erano il confine tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Il dio Giano è l’iniziatore, l’asse del mondo, colui che conduce alle due porte solstiziali. Dio bifronte,
con due volti, uno giovane e l’altro barbuto, è la divinità del principio e della fine, delle porte e dei confini.
Attraverso tali porte, il sole dava inizio alle due metà – ascendente e discendente – del suo percorso annuale: a giugno il corso materiale della creazione, a dicembre quello
del regno divino e soprannaturale.

La festa di San Giovanni
A guardia delle porte solstiziali il dio Giano è stato sostituito da San Giovanni Battista per il solstizio d’estate (24 giugno), e San Giovanni Evangelista per il solstizio invernale (27 dicembre). Johannes in latino e la somiglianza fonetica fra Janus (Giano) e Joannes (Giovanni) è evidente, la scelta della Chiesa non è stata casuale. Il nome della festa è legato alla religione cristiana: la Chiesa l’ha chiamata così perché, secondo il suo calendario
liturgico si celebra San Giovanni Battista. In realtà, il culto di San Giovanni Battista si è innestato in un substrato culturale molto più antico. La Chiesa ha cancellato il culto arcaico, e l’ha “riscritto” in termini cristiani, così ha cristianizzato le feste dei
culti già esistenti, per esempio nella nostra zona, quelli celtici.
L’antica festa del solstizio Dal Nord Europa fino alle coste del Mediterraneo e anche
in Nord Africa, da tempi antichissimi, la notte che va dalla mezzanotte del 23 giugno, fino alle prime luci dell’alba, è considerata speciale, carica di magie, prodigi e meraviglie.
La notte in cui il mondo naturale e quello soprannaturale si compenetrano e allora, cose ritenute impossibili diventano possibili, con riti risalenti agli antichi culti solari. E’ la notte per eccellenza, la più corta dell’anno con particolari festività piene di mistero e di magia, è l’apoteosi della luce sulla Terra, la festa della rigenerazione e della fecondità.

Il matrimonio fra sole e luna
La festa cade nel solstizio d’estate, tempo di mietitura, con chiaro riferimento alla simbologia del fuoco e alle sue funzioni purificatrici e propiziatrici. In questa festa, secondo un’antica credenza, il SOLE (fuoco) si ferma per sposarsi con la LUNA (acqua). Ciò carica di energia il nostro pianeta, riversando i poteri positivi del fuoco (luce e calore) provenienti dal Sole, nell’acqua in cui penetra, con energie derivanti dalla Luna e tutto ciò si svolge nel buio della notte, che simboleggia la parte oscura umana. In età precristiana, questo periodo era considerato sacro.
Tutto nasce dai ritmi immutabili, scanditi dai fenomeni astronomici. Da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti fino ad oggi nella tradizione contadina e popolare.
Si accendevano grandi falò e si raccoglieva la rugiada all’alba.
La notte fra il 23 e il 24 giugno è considerata magica perché il mondo naturale e quello soprannaturale si compenetrano e in quel momento accadono “cose strane”. Non ci credete? Perfino Shakespeare le ha descritte nel suo “Sogno di una notte di mezza estate”… Nel segno del sole, anche la notte doveva essere tutto un brillare e quindi i contadini si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline e montagne,
preparavano grosse cataste di legna e accendevano grandi fuochi. Accendere il fuoco per portare la luce nella notte. I falò erano accompagnati da grida, canti e balli, si facevano
lunghe processioni con le torce accese. Perché? Il rogo, il falò, nella mentalità popolare, doveva servire per sostenere il sole affinché conservasse la sua forza, ma serviva anche a rallentare idealmente la sua discesa e bruciare il “troppo pieno” di sole che, durante l’estate, avrebbe potuto distruggere i raccolti, ma anche ottenere la protezione del sole espellendo tutto ciò che può essere dannoso. I falò accesi la notte di San Giovanni erano considerati anche purificatori, per questo vi si gettavano dentro cose vecchie, ruote di fascine, perché il fumo che ne scaturiva tenesse lontani gli spiriti maligni. La gente si riuniva attorno al falò, famiglia, amici, vicini tutti insieme e c’era tanta allegria e la condivisione del pane. Si saltava il fuoco per essere sicuri di non dover soffrire il mal di reni per tutto l’anno. Si gettavano nel fuoco erbe particolari, come la verbena per allontanare la malasorte. La mattina del 24 giugno le persone giravano tre volte intorno
alla cenere lasciata dal falò e se la passavano sui capelli o sul corpo per scacciare tutti i mali. Anche questi riti erano organizzati per ottenere la benevolenza del sole e propiziarsi
la buona sorte.

L’acqua di San Giovanni
“L’acqua di San Giovanni guarisce tutti i mali”. Un’usanza contadina consisteva nel raccogliere la rugiada stillata in questa notte dei miracoli, perchè si era convinti che facesse crescere i capelli, curasse la pelle, allontanasse le malattie e favorisse la fecondità. In certi posti c’era l’abitudine di usarla sul momento, in altri di raccoglierla stendendo un panno sull’erba e strizzandolo poi il mattino successivo.
Per confezionarla, il 23 giugno, di notte, bisognava raccogliere foglie e fiori di iperico, di lavanda, menta, ruta e rosmarino, si mettevano a bagno in un bacile colmo d’acqua di fonte che si lasciava per tutta la notte fuori casa, esposto così all’influsso della luna. La mattina successiva, le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la propria bellezza, migliorare e fortificare la pelle e preservarsi da malattie e malasorte. La prima acqua attinta la mattina del 24 manteneva la vista buona. Volete dare una chance alle credenze dei nostri antenati? Provate! Tentar non nuoce.

Le erbe magiche di San Giovanni
La notte di San Giovanni è anche la notte delle Donne della Medicina che la Chiesa ha chiamato “streghe”. In certe tradizioni rivivono figure di folletti, maligni o dispettosi.
Si riteneva che in quella notte “le donne della medicina” si riunissero e scorrazzassero per la campagna, alla ricerca di erbe spontanee. Le più note da raccogliere nella notte di San Giovanni erano l’iperico, detto anche erba di San Giovanni, l’artemisia, dedicata a Diana-Artemide, il ribes rosso, il gelsomino e anche lavanda, menta, biancospino, ruta e rosmarino, aglio, cipolla, giglio di San Giovanni… Si preparavano bei mazzi “porta fortuna” da tenere in casa o da regalare, per tenere lontani gli spiriti maligni. In certe zone
si raccoglievano 24 spighe di grano, conservate tutto l’anno, come amuleto contro le sventure. Ogni regione aveva le sue erbe si San Giovanni, sono alcune tra le erbe più comuni e che fioriscono in quel periodo. Gli Antichi pensavano che, in questa notte magica, tutte le piante e le erbe fossero esaltate dagli influssi astrali, perciò acquisivano forza e sacralità e tutte le loro proprietà erano aumentate, raggiungendo la massima concentrazione di oli essenziali, quindi in grado di scacciare ogni malattia e servivano comunque sempre contro i sortilegi, il malocchio, la malasorte e contro il diavolo. Fatte seccare al sole, si utilizzavano durante l’anno per preparare pozioni magiche e per confezionare incantesimi.

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Albero di noce e nocino
Alla notte di San Giovanni era associato l’albero di noce ed i suoi frutti. Una credenza secolare è che in questo periodo solstiziale le così dette “streghe” si riunissero nella notte tra il 23 ed il 24 giugno attorno ad un antichissimo albero di noce.
Con i frutti di questi alberi “magici”, raccolti ancora verdi e bagnati di rugiada, proprio nella notte di San Giovanni, si preparava il nocino, liquore ottenuto dalla macerazione delle noci ancora verdi e immature nell’acquavite. Era considerato terapeutico. L’utilizzo del mallo di noce come ingrediente per medicinali e liquori risale a tempi antichissimi: il culto del noce come “albero delle Donne della Medicina” era di origine druidica, infatti i Britanni si preparavano pozioni ritenute magiche utilizzando noci acerbe…

Articolo di Vivere Sostenibile Alto Piemonte, numero 4 (Giugno), sezione “Agri-cultura, Orti e Giardini”

Eco Soul

sitoIl 25 Giugno non mancate a Eco Soul, piccolo festival del naturale a Borgomanero. Perchè?

Perchè ci saranno tanti appuntamenti a partecipazione libera assolutamente da non perdere:

Marilena Ramus terrà una conferenza sulle erbe spontanee, per conoscere meglio la natura che ci circonda e risvegliare gli antichi saperi che anche i nostri nonni conoscevano e utilizzavano… Perchè la natura ha già pensato a tutto, dobbiamo solo riscorpirlo, nel suo pieno rispetto!

Chiara Sacco, insegnante di yoga, sarà presente con la sua attività per introdurci alle tecniche di respirazione di questa benefica e celebre disciplina.

Antonio, di Samas Martial Arts, ci dimostrerà cos’è la pratica del Wing Chun, arte marziale cinese che sviluppa velocità nei movimenti ed esplosività nei colpi, dove il corpo stesso diventa l’espressione del dualismo Yin e Yang.

Luana Bigioni, danzaterapeuta, ci guiderà nel movimento espressivo-creativo, per imparare a migliorare l’integrazione tra corpo e psiche, fonte primaria del benessere.

Potrete ammirare le opere di Claudio Baroni, fotografo della natura, che esporrà durante le giornata: una piccola mostra assolutamente da contemplare!

E poi tante altre attività da conoscere! Caprilla e i prodotti per bambini non inquinanti, la Grotta di Sale che farà conoscere i benefici dell’aria marina, Dookil, studio grafico e non solo improntato al riuso e riciclo, il ciruito monetario complementare Piemex

…e per concludere il pomeriggio, concedetevi un bell’aperitivo veg da Dolce Caffè! Il tutto corredato da musica a km zero (chitarra e djambe in acustico offerta da ragazzi del paese)! 😉

Quindi vi aspettiamo tutti, per un pomeriggio all’insegna della leggerezza, mentale e ambientale!

Eco Soul si terrà nel cortile interno di Dolce Caffè, via IV Novembre 1, Borgomanero (NO), dalle ore 15.00 in poi!

Presentazioni e conferenze si terrano nel pomeriggio, a seguire aperitivo vegetariano/vegano per concludere la serata.

È uscito il numero di Giugno!

A disposizione in cartaceo e online il nuovo numero di Vivere Sostenibile Alto Piemonte!

Questo mese speciale sulla mobilità sostenibile, come muoversi e viaggiare tutti i giorni senza inquinare il nostro piccolo mondo!

Leggi il pdf online!

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